Cane da Guardia

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Top Dog Pressato a freddoCibo per cane corso

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cane aggressivoNegli ultimi giorni, per un motivo o per l’altro,  si è parlato molto di cani da guardia, toccando diversi argomenti e ponendosi diverse domande.
Per esempio: ha ancora senso, nel 2014, utilizzare i cani per proteggere una proprietà? Il cane da guardia deve vivere in giardino o in casa? C’è modo di addestrare un cane alla guardia? Se un cane da guardia ferisce – o peggio, uccide – un ladro, il proprietario può incorrere in sanzioni o addirittura essere accusato di omicidio?
Provo a rispondere esprimendo il mio personale punto di vista almeno per quanto riguarda le prime domande, mentre per quelle relative alle eventuali azioni legali è davvero difficile trovare il bandolo della matassa.

Cominciamo dall’inizio: il cane da guardia ha ancora senso, in questo mondo ipertecnologico che mette ormai a disposizione sistemi d’allarme sofisticatissimi?
Stando a quel che si sente in giro, direi proprio di sì: non tanto un singolo cane (facilmente neutralizzabile con vari metodi più o meno cruenti) quanto una coppia, che ovviamente dev’essere addestrata a rifiutare il cibo. E questo, già ve lo anticipo anche se ci torneremo dopo, è l’unico vero “addestramento” che si può impartire a un cane da guardia.
E’ un dato di fatto che le abitazioni protette da più cani solitamente vengono lasciate in pace dai ladri: un’amica che alleva rottweiler mi raccontava, tempo fa, che nel suo quartiere residenziale tutte le villette erano state visitate dai ladri, comprese quelle dotate di allarmi vari… ma da lei non c’erano mai andati, chissà come mai! E di racconti come questo ne ho sentiti diversi: io stessa, che quando allevavo vivevo letteralmente in mezzo a un bosco, non ho mai avuto problemi in questo senso, a differenza dei miei “lontani di casa”, come li chiamavo io perché proprio “vicini” non erano: stavano a quattrocento metri da casa mia. Però vivevamo nello stesso bosco, e da loro a rubare ci sono andati: da me non ci ha mai provato nessuno).
Ovviamente, però, un intero allevamento di cani non equivale a un cane singolo: e purtroppo ogni tanto si legge sui giornali di cani (singoli) messi fuori combattimento, o uccisi dal malintenzionato che voleva entrare in una proprietà.
Si legge ogni tanto,  ho detto: ed è proprio così.
Se si paragonano le notizie generiche di furti con quelle in cui viene riferita la presenza e la neutralizzazione (in un modo o nell’altro) di un cane da guardia, le prime battono le seconde mille a uno.

C’è da dire, però, che spesso l’eventuale presenza di un cane non viene neppure citata. Credo abbiate visto tutti, in questi giorni, le immagini relative alla villa di Sergio Zavoli, l’anziano giornalista malmenato e rapinato da quattro malviventi: non si è parlato praticamente d’altro e la TV ha mostrato la villa da ogni possibile angolazione. Bene, sul cancello di quella villa c’è un bel cartellone rosso di “Attenti al cane”… ma nessuno vi ha fatto cenno.
C’era o non c’era un cane da guardia? E se c’era, che fine ha fatto?
Non si sa.
Si sa, però, che “i banditi hanno atteso dall’esterno il rientro a casa dei domestici, per poi minacciarli ed entrare con loro probabilmente da una porta secondaria“. Quindi, anche ammesso che un cane ci fosse stato, potrebbe essere rimasto del tutto tranquillo vedendo i domestici, ovvero persone a lui ben conosciute.
Una cosa è certa: una banda di professionisti, se vuole entrare in casa di qualcuno, nove volte su dieci ci entra.
Però è anche vero che la banda di professionisti non prende certo di mira il primo che capita: e siccome VIP e persone assai benestanti non sono certo la norma, alla “persona normale” capita molto più spesso di doversi difendere dalla microcriminalità, dal drogato, dallo sbandato, dal rubagalline (che è comunque un delinquente e che può essere pericolosissimo, vista l’escalation di violenza gratuita a cui si sta assistendo negli ultimi anni).
Nei confronti del delinquente comune, a mio avviso, il cane da guardia serve eccome (meglio se in coppia): ma serve innanzitutto da deterrente, perché se il ladro entra lo stesso (non essendo, presumibilmente, un pazzo scriteriato) significa che ha già in mente un modo per liberarsi del cane. Magari uccidendolo.
Ora: vale la pena di rischiare la vita del proprio cane pur di non ricevere visite sgradite?
Non posso rispondere,  perché la risposta può essere solo soggettiva.
Per qualcuno il gioco varrà la candela, per qualcun altro no (se vi può interessare, io faccio parte del secondo gruppo): dipende dalla sensibilità di ognuno e dall’affetto che prova per il cane.

La mia scelta personale, però, è sempre stata quella di tenere il cane da guardia non in giardino, ma dentro casa: anche perché, sinceramente, del fatto che mi possano fregare le rose, i tulipani o la sedia a sdraio nun ne me po’ frega’ de meno. E in giardino (quando ne ho avuto uno), altro non ho mai tenuto.
Le cose di valore (magari poche, visto che non sono mai stata né VIP, né  ricca) le ho sempre tenute in casa, come penso faccia la maggior parte della gente (compresi quelli che VIP o ricconi sono davvero): e come logica conseguenza, ho sempre tenuto in casa anche il cane.
Anche perché, se il cane sta dentro casa, diventa decisamente più complicato, per il ladro, provare a neutralizzarlo. Primo, perché si mette ad abbaiare e sveglia i proprietari (che fanno in tempo a chiamare la polizia prima che il ladro abbia potuto forzare la porta); secondo, perché entrare da una porta non è come entrare in un giardino, dove ci sono ampi spazi per muoversi. Se devi passare da quel mezzo metro lì, e dietro a quel mezzo metro c’è un cane incazzato, non è che hai molto da inventarti: o gli spari – ma così svegli tutto il paese, oltre ai padroni di casa – oppure è meglio che lasci perdere.
Certo, in questo caso il cane non è più tanto un deterrente, quanto un’arma vera e propria: gli incontri, se ci sono, sono ravvicinati e il ladro può beccarsi un bel morso.
Nel qual caso, che succede?
Ho provato a cercare notizie in rete, ma si trova ben poco e quel poco non è troppo chiaro.
Una cosa certa è che, nel caso del cane tenuto in giardino, devono essere sempre presenti cartelli molto espliciti (il che significa “comprensibili anche per chi non sapesse leggere”, quindi con scritte e figure esplicative) che indichino la presenza del cane da guardia. Un’altra cosa certa è che il proprietario del cane finirà sempre e comunque per essere indagato, qualora il malvivente subisca delle lesioni, e che il cane verrà comunque sequestrato e sottoposto ai controlli sanitari del caso.
Dopodiché, a quanto sono riuscita a capire, c’è sempre un margine di discrezionalità lasciata ai giudice… ma in base a parametri che dovrebbero essere i seguenti:

a) se il cane si limita a un’aggressione tesa ad allontanare il malintenzionato, causandogli ferite non gravi (che sono quelle con prognosi inferiore a 20 giorni), il proprietario non risponderà ne civilmente ne penalmente;b) se le ferite sono gravi, dipende (e qui interviene la discrezionalità del Giudice): se sono commisurate alla difesa, il proprietario non risponde; se risultano non commisurate alla difesa, il proprietario risponderà per lesioni colpose;c) se il malintenzionato, entrato nella proprietà, viene aggredito e ucciso dal cane, il proprietario risponderà di omicidio colposo oltre al risarcimento dei danni. Se però si potesse provare che il malvivente aveva intenzione di uccidere il proprietario del cane, allora potrebbe configurarsi la legittima difesa.

Sulla carta sembra tutto abbastanza semplice: infatti il concetto base di “legittima difesa”, in Italia, è proprio quello di “difesa commisurata all’offesa”. In pratica,  è legittimo che io faccia a te (o, in questo caso, faccia fare dal cane a te) ciò che tu avresti voluto fare a me. Ma non posso andare oltre.
Se  tu mi hai minacciato a mani nude perché volevi rubarmi il portafoglio e io ti dò un pugno in faccia, è legittima difesa. Se tiro fuori un coltello e ti ammazzo (o se slego il cane e ti ammazza lui), è omicidio.
Se tu mi punti contro una pistola e io slego il cane che ti ammazza, dipende: se si scopre che la pistola era un giocattolo e che non avresti potuto uccidermi, io sono colpevole di omicidio.
Il che è francamente ridicolo, perché non ho mai sentito che qualcuno, minacciato con un’arma, chiedesse al malvivente: “Scusi,  ma quella è vera? E nel caso sia vera, lei avrebbe intenzione di spararmi oppure no? Perché, vede,  senza queste informazioni non so bene se dire al cane di morderle gentilmente una chiappa oppure  di saltarle alla gola…”
La verità è che, in ogni caso, il proprietario di un cane che morde seriamente un ladro verrà indagato e probabilmente processato… dopodiché dipenderà tutto (o quasi) dall’abilità del suo avvocato e da come la vede il Giudice. Sinceramente devo dire che non vorrei mai trovarmi nei panni di un Giudice chiamato a decidere sulle basi di una legge come la nostra: ma siccome le leggi vanno rispettate per come sono, e non per come vorremmo che fossero, bisogna mettere in conto la possibilità che l’azione sacrosanta del nostro cane da guardia, qualora abbia conseguenze serie per il malvivente, potrebbe causarci un sacco di guai.
Questo è un altro buon motivo, a mio avviso, per tenere il cane dentro casa: perché da lì è molto difficile che possa ammazzare qualcuno. Tra le altre cose, non sentendomi una Giustiziera della Notte, sinceramente non credo che sarei affatto felice se il mio cane mandasse qualcuno all’altro mondo. Per carità, non provo neppure particolare simpatia per ladri e delinquenti vari… però la vita, a mio avviso, ha un valore troppo alto per pensare di spegnerne una senza una validissima ragione (che può essere solo quella di salvare la mia).
Se invece il cane, al malvivente, stacca una manina… be’, allora andiamo pure a giocarcela in Tribunale. Ma in quel caso non proverei il minimo senso di colpa, perchè davvero la mia difesa mi sembra assolutamente commisurata all’offesa: se volevi tenerti la manina intera, te ne restavi a casa tua e non provavi a venire a rubare nella mia!

Chiusa la parentesi legislativa, veniamo a quella cinofila. Dal punto di vista cinofilo le domande più frequenti sono: “Il cane da guardia va addestrato?”,  “Qualsiasi cane può essere da guardia, o è meglio rivolgersi a razze specifiche?” e infine: “Il caneda guardia deve essere allevato ed educato in modo diverso dagli altri?”
Le prime due risposte sono semplicissime e veloci.

1 – NO, il cane non si può (né si dovrebbe)  “addestrare alla guardia”:  questa attitudine dev’essere genetica e la si mantiene attraverso la selezione, non con l’addestramento.
E’ possibile, certo, “insegnare” alcune cose al cane da guardia, così come a quello da difesa personale (civile e non sportiva): per esempio a mordere solo in determinate parti del corpo (evitando così, magari, di fargli ammazzare davvero qualcuno), o a restare a distanza tale da non poter essere raggiunto né da eventuali colpi di arma bianca (coltello), né da ipotetiche spruzzate di spray soporiferi (che secondo alcuni sono leggende metropolitane o invenzioni di chi non vuole ammettere di aver lasciato entrare i ladri in casa per pura ingenuità: non so quale sia la verità, non ho mai vissuto personalmente questa esperienza né conosco nessuno che l’abbia vissuta…e di quello che scrivono i giornali mi fido pochissimo!). Sicuramente il cane da guardia DEVE essere addestrato al rifiuto dell’esca… ma tutto questo non ha nulla a che fare con “la guardia” vera e propria: l’impulso a difendere la proprietà, o c’è o non c’è. Non lo si può “costruire” con l’addestramento. Si può costruire, al massimo, un cane squilibrato che attacca le persone a vanvera, ma questo “non” è un cane da guardia: è una bomba innescata e fuori controllo, e chi ama avere un cane di questo genere dovrebbe finirci lui, in galera.

2 – Qualsiasi cane con buona vigilanza può fare la guardia, certamente: però dipende da cosa si intende per “guardia” . Un tempo, in campagna, praticamente tutti tenevano un cane piccolo e nevrile con funzioni di semplice “avvisatore” (quello che lo Scanziani chiamava “cane campanello”) e un cane grosso capace di intervenire nel caso un malintenzionato, ignorando l’avvertimento del “campanello”, si introducesse ugualmente in una proprietà (“guardia armata”). Esempio tipico italiano, il mastino napoletano (o il cane corso) abbinato al volpino italiano.
Il cane grosso, ovviamente, aveva anche una funzione deterrente ben più efficace di quella del cagnolino, che però aveva il suo perché visto che era capace di avvisare dell’arrivo di un estraneo e quindi di mettere in allarme gli umani.
Per chi vive isolato, questa combinazione è ancora validissima: per chi vive in un quartiere residenziale molto popolato, al contrario, rischia di tramutarsi in un continuo abbaio fastidiosissimo da parte del cane piccolo (con conseguenti discussioni e liti con i vicini), che alla fine non serve più a nulla. Infatti, laddove passano centinaia di persone al giorno, il “cane campanello” ha due scelte: o quella di assuefarsi e quindi di non abbaiare più a nessuno (rara), o quella di abbaiare continuamente a tutti (più frequente, anche perché i cani campanello hanno caratteristiche particolari che non mi metto ad elencare qui, altrimenti non finisco più questo articolo, e che comunque sono a loro volta genetiche e quindi difficili da modificare).
Anche tra i cani di una certa mole, ovviamente, non tutti dispongono delle doti necessarie ad un buon cane da guardia.
A volte queste doti saltano fuori inaspettatamente: la mia meticciona Snowwhite, che per tutta la vita aveva coperto di baci e feste chiunque incontrasse, quando rimasi chiusa fuori di casa e dovetti chiamare i Vigili del Fuoco perché entrassero dalla finestra si rivelò una vera belva e non permise in alcun modo al povero vigile di entrare in casa. Provarono allora ad entrare dalla porta principale “forzandola” con la speciale lastra che hanno in dotazione, e il cane dal di dentro gliela strappò di mano con un morso.
Alla fine io chiamai il cane dalla porta da basso mentre il vigile entrava dalla finestra al piano di sopra: per fortuna sullo stesso piano c’era un pulsante apriporta, che lui fece in tempo a premere permettendomi di entrare in casa prima che la Snow, che vedendolo dentro già si stava scagliando contro di lui su per le scale, riuscisse a raggiungerlo.
Non appena io fui dentro casa e le dissi “Sono amici, sta’ buona”, la cagna cambiò completamente atteggiamento e dal vigile del fuoco andò, sì, ma per fargli le feste (che lui accolse con piacere, ma anche con un sottile velo di sudore sul volto).
In realtà, dunque, qualsiasi cane dotato di vigilanza, aggressività e combattività può fare “la guardia” in senso lato. Se però si vuole un tipo di guardia ben preciso, che comprenda anche la capacità di discernere tra amici e nemici e la capacità di dosare la propria azione a seconda del comportamento dell’intruso… allora bisogna rivolgersi necessariamente alle razze selezionate per questo.

Ora vediamo quali sono le razze più indicate a questo compito e come le si debba allevare e gestire per ottenere una valida azione di difesa della proprietà.

Diciamo subito che un buon cane da guardia non può essere un cane indiscriminatamente aggressivo: quello si chiama, semmai,  “pericolo pubblico”. Il cane da guardia deve controllare il territorio, valutare chi si avvicina, dissuaderlo dal proseguire il suo avvicinamento e, solo nel caso in cui l’intruso ignori i suoi avvertimenti, passare eventualmente alle vie di fatto.
Questa precisa attitudine ce l’hanno soprattutto i cani da guardiania, selezionati per la custodia delle greggi: quindi più o meno tutti i cane da pastore di tipo molossoide (Pastore del Caucaso, dell’Asia Centrale, di Ciarplanina, di Tatra, il nostro Pastore maremmano-abruzzese eccetera). Ci sono poi i grandi molossi selezionati per svolgere la funzione di veri e propri “guardiani della casa” (come i nostri Mastino napoletano e Cane corso), che non hanno mai avuto nulla a che vedere con le greggi ma sono stati sempre impegnati proprio nella sorveglianza delle abitazioni.
Possono “fare la guardia”, in senso lato, anche le razze da difesa (riesenschnauzer, rottweiler, dobermann e boxer: sono solo queste quattro): ma questi cani, più che la proprietà in se stessa, proteggono l’uomo (non per niente sono appunto cani “da difesa!”) e quindi il loro atteggiamento è diverso. Se il vero cane da guardia è riflessivo e valuta le situazioni prima di intervenire, il cane da difesa normalmente parte “all’attacco” contro chiunque si avvicini al cancello e non si pone neppure il problema di “fermare” l’intruso con la sua imponente presenza. E’, insomma, molto più reattivo.
Lo stesso vale, in media, per i cani da pastore adibiti alla conduzione (pastore tedesco, scozzese, belga eccetera).

Personalmente, dovendo scegliere un vero e proprio “cane da guardia”, mi orienterei per prima cosa verso le razze da “guardia abitativa”: peccato che proprio quelle italiane siano state un po’ troppo pasticciate dall’uomo a fini “bellezzari” (soprattutto il Mastino napoletano) ed oggi risultino, nel loro lavoro, molto meno efficienti che nel passato.
Oggi vediamo, purtroppo, Mastini napoletani al limite della deformità, che magari sanno ancora abbaiare ed avere un buon effetto deterrente (si tratta sempre di 70 kg di cane!), ma ai quali i ladri potrebbero facilmente sfuggire semplicemente scappandosene, perché i cani non ce la fanno neppure più a correre!
Il Cane corso non è stato reso altrettanto handicappato, ma di errori di allevamento ne sono stati commessi a bizzeffe anche lì e la razza non si può, purtroppo, più considerare “in buona salute”.
Lo stesso discorso vale un po’ per tutti i cani che hanno cominciato ad essere apprezzati per la loro bellezza: gli allevatori di cani da show (i “bellezzari”, come vengono chiamati in gergo) si sono messi a selezionare solo l’estetica, perdendo spesso di vista il carattere e  le attitudini. Un modo di allevare che fa rizzare (giustamente) i capelli in testa, ma che in molti casi ha prodotto l’effetto diametralmente opposto, e cioè la tendenza ad allevare cani badando solo al carattere e infischiandosene della morfologia, con la scusa di “mantenere il cane per ciò che è sempre stato nei secoli” (o nei millenni, a seconda della razza) e di preservarlo, appunto, dallo scempio compiuto dai bellezzari. Peccato che il risultato sia stato un ulteriore scempio, e cioè l’allevamento di cani bravissimi nel loro lavoro, ma lontanissimi dallo Standard morfologico e quindi – di fatto – dalla propria razza. Su questo argomento scriverò un articolo a parte, perché credo sia il caso di dedicargli più spazio di quello che sarebbe sensato qui: quindi limitiamoci, per ora, a prendere atto del fatto che una razza dovrebbe sempre essere rappresentata da soggetti tipici, sani e in possesso delle corrette doti caratteriali ed attitudini. Se manca uno dei tre requisiti, manca “un pezzo di cane”.

Detto questo, “corrette attitudini”, nel caso dei cani da guardia, significa anche, in alcuni casi (per esempio proprio quello dei pastori da guardiania), “felicità nel vivere all’aperto e nell’avere a disposizione ampi spazi”.
I cani che per secoli (o millenni) hanno vissuto con le pecore in aperta campagna, rimanendo da soli per la maggior parte del tempo ed avendo con l’uomo solo contatti sporadici, non possono diventare cagnolini da appartamento da un giorno all’altro. Se li si costringe ad assumere questo ruolo, si va contro la loro natura: in una parola,  si manca di rispetto al cane (e pure a tutti gli allevatori che per secoli o millenni hanno lavorato alla sua selezione: ma se di questo può anche fregarcene pochino, del cane ci  deve fregare moltissimo).
In un commento alla prima parte dell’articolo, nella quale sostenevo – e continuo a sostenerlo – che il cane da guardia “funzioni meglio” (oltre che rischiare meno la vita) se viene tenuto dentro casa, ho letto una frase che mi ha fatto saltare sulla sedia, e cioè: “I maremmani tieniteli in camera da letto”.
ARGH!  Ma anche no!!!
Il pastore maremmano-abruzzese fa proprio parte di quella categoria di cani che in casa non si sente assolutamente a suo agio: che ci può stare “per fare un piacere a noi”, ma non certo perché piaccia a lui. Lui sente proprio l’esigenza, l’impulso, la spinta interiore (chiamatela come vi pare) a controllare tutto lo spazio possibile, a tener d’occhio anche a distanza i possibili predatori/malintenzionati che potessero avvicinarsi al loro gregge (anche quando questo “gregge” è composto dai bambini della sua famiglia). Se lo chiudete in uno spazio da cui non possa controllare tutto, lui va letteralmente in paranoia: ed è questo il motivo per cui tutti coloro che tengono i maremmani-abruzzesi in campagna li ritengono i cani più meravigliosi del mondo, mentre chi li tiene in città li trova mordaci, instabili, squilibrati.
Ma non sono squilibrati loro: siamo stati noi a non rispettarne l’indole, la storia, la selezione. E quando si tratta di animali di una certa mole e dal carattere bello “tosto”, a volte capita di “pagar pegno” anche in modo molto sgradevole per queste mancanze di rispetto.
Lo stesso discorso fatto per il maremmano-abruzzese, ovviamente, vale per tutti i cani da guardiania: Caucaso, Asia Centrale, Tatra e via dicendo.

Ma allora avrei detto una cavolata quando ho suggerito di tenere in casa il cane da guardia? Mi sto rimangiando tutto?
Veramente no… perché non mi pare di aver mai detto che in casa ci si deve tenere un pastore del Caucaso. Se ci teniamo un cane da difesa, per esempio, lui sarà felicissimo (anzi, sarebbe infelice se lo lasciassimo fuori).
Il fatto è che – e non mi stancherò MAI di ripeterlo – i cani non sono tutti uguali. Sono 14.000 anni (almeno) che i cani vengono selezionati dall’uomo per compiti diversi, e non è che in cinque minuti possiamo buttar nel cesso 14.000 anni di selezione solo perché ci sembra simpatico tenere il Caucaso in camera da letto.
Ce lo vogliamo tenere, o meglio vogliamo dargli la possibilità di stare “anche” lì? Benissimo: diamogli modo di scegliere.
Basta procurarsi una porta da cani di misura adeguata e far decidere a lui se vorrà stare in casa o in giardino (in alternativa potrei anche dirvi “lasciate la porta aperta, tanto è difficile che qualcuno venga a rompervi le scatole se avete un Caucaso”: ma questo, nel 2012, mi pare un filo eccessivo. Qualcuno potrebbe arrivare, eccome: quindi è molto meglio la porta per cani). Faccio una previsione (facile): nove cani su dieci, tra le razze da guardiania, decideranno di stare fuori, ma sdraiati sulla soglia di casa. In questo modo potranno sorvegliare tutto il sorvegliabile e restare contemporaneamente a contatto con la loro famiglia.
Non sopportate proprio l’idea del cane “in esterni”, perché avete paura degli avvelenamenti o di altri eventi nefasti? E allora prendetevi un dobermann e tenetelo in camera con voi!

Esistono 342 razze diverse di cani: c’è una scelta immane tra taglie, pesi, colori e anche attitudini. Chi è più sensibile verso i pericoli che potrebbe correre un cane da guardia NON è sicuramente obbligato a sceglierne uno che ama vivere fuori: se ne prenda uno che vuole vivere dentro. Magari spalmato dentro al letto, e non solo in camera da letto.
Chi invece pensa che qualche rischio si possa anche far correre al cane, pur di evitare il più possibile i rischi per l’incolumità propria e della propria famiglia, potrà prendersi il Caucaso o l’Asia Centrale  o anche il Maremmano-abruzzese.
E potrà compiere ancora ulteriori scelte: se vuole il cane più riflessivo, che attacca solo qualora pensi che ci sia un effettivo pericolo, meglio il Maremmano Abruzzese (o il Mastino Napoletano). Se vuole un cane più reattivo, che lasci passare ben poco tempo tra l’avviso e l’attacco, meglio i pastori dell’Est (non nel senso di “provenienti dal traffico cagnaro di cuccioli”, ma nel senso di “originari dell’Est europeo”!). Se vuole una via di mezzo tra un “cane campanello” e una “guardia armata”, ovvero un cane che abbai ferocemente a tutti e che abbia però una taglia consistente e tale da poter avere un buon effetto deterrente, allora potrà prendersi un pastore tedesco. E così via.
Le possibilità di scelta sono infinite: basterebbe informarsi davvero sul tipo di cane che si ha in mente, e controllare per benino che corrisponda alla nostra idea di “cane da guardia” (e anche di “cane” in generale”) per evitare ogni problema.
Invece, purtroppo, spesso si sceglie il cane in fotografia (perché “Va’ che bello che è!”) e poi, se le sue attitudini non concidono con le nostre aspettative, si cerca di cambiare il cane anziché adeguarsi alle aspettative. Dopodiché, di solito, succede la stessa cosa che succede alle donne che sposano un uomo notoriamente bastardo inside, convinte di poterlo “cambiare”: si divorzia. Perché “gli uomini non cambiano”, come cantava Mia Martini. Ma i cani nemmeno.
O meglio, possono cambiare “un po’”: perché ci amano  (molto più degli uomini), perché si sforzano di compiacerci e di diventare come li vogliamo (immensamentepiù degli uomini)… ma il loro DNA non può cambiare solo per amore. Proprio come con i mariti, la cosa può funzionare per un po’, ma alla fine la genetica salta fuori comunque.
Quindi, perché cercare di forzarla? Non è meglio scegliere fin dall’inizio il cane più adatto a noi? E’ molto più facile con i cani che con i mariti, eh… perché gli uomini mentono e i cani no.

Nella prima parte avevamo lasciato ancora un argomento in sospeso: quello del modo di allevare/gestire/educare un cane da guardia. Abbiamo già detto che l’attitudine alla guardia è genetica, e che quindi non si può “insegnare” ad un cane ad essere territoriale o vigile: ma si possono migliorare, “allenare”, per così dire, queste attitudini?
La mia risposta è “ni”. Ovvero, potere si può, ma a mio avviso non ne vale la pena: perché se il cane le ha, le tirerà fuori comunque al momento giusto.
Quello che si può fare è cercare di non avere “cani killer” che provano a mangiarsi chiunque, anziché valutare casi e situazioni: e il modo migliore per ottenere cani che ragionano è, innanzitutto, quello di socializzare i cuccioli.
Molti appassionati di cani da guardia (compresi alcuni allevatori) credono ancora che il cane da guardia debba essere il classico “cane di un solo padrone”, che detesta tutto il resto del mondo: quindi suggeriscono di non socializzare i cuccioli con nessuno che non appartenga alla famiglia (e nei casi estremi, addirittura di fargli avere esperienze negative con gli estranei). Ma in questo modo: a) non si avrà mai un cane capace di distinguere tra amici e nemici, né di valutare e ragionare su ciò che è giusto fare: si avrà invece una bomba innescata, che personalmente non vorrei per nessun motivo al mondo; b) si avrà un cane che ha timore dell’uomo, perché gli animali (tutti, compreso l’uomo) hanno paura di ciò che non conoscono e, se attaccano, attaccano per difendere se stessi prima ancora che la loro famiglia/casa/gregge o quel che sia. Il che si traduce, molto spesso, in cani che devono essere tenuti alla catena per essere davvero efficaci: perché potendo scegliere, vedendo arrivare un estraneo, non gli vanno incontro con fare minaccioso ma scappano. Penso che chiunque di voi abbia avuto modo di incontrare qualche esemplare della categoria “finché il cancello è chiuso sembro una belva, appena il cancello si apre vado a nascondermi dietro le gambe di papà”.

Ovviamente la cosa diventa meno probabile se si sceglie una vera razza da guardia: in questo caso il cane potrà vincere il timore e la diffidenza e fare ugualmente il suo lavoro.
Però non vedo, sinceramente, il motivo per costringere un cane a lottare ogni volta con se stesso, quando una buona socializzazione (e diverse esperienze successive verso tutti i possibili “casi della vita”) possono dargli sicurezza e autostima, nonché metterlo in grado di pensare: “Tu chi saresti? Aspetta un po’ che valuto i tuoi atteggiamenti, la tua faccia, il linguaggio del tuo corpo…e poi decido se è il caso di fermarti semplicemente lì dove sei finché non arrivano i miei umani, oppure se posso morderti una chiappa. Intanto sappi che non mi fai paura, e che quello intimorito devi essere tu“.
Scordatevi la leggenda metropolitana (ahimé, diffusissima) secondo cui un cane socializzato non può essere un buon cane da guardia: è esattamente il contrario! Un cane che conosce il mondo, che conosce le persone e sa distinguere situazioni “normali” da situazioni “a rischio” sarà sempre estremamente più efficace di quello che ha paura di tutto e di tutti.
L’esempio della mia Snowwhite col vigile del fuoco, fatto nella prima parte dell’articolo, credo spieghi perfettamente il concetto: una cagna stra-socializzata, amica di tutti e giocherellona con tutti, nel momento in cui ha ritenuto che ci fosse un pericolo si è letteralmente trasformata. Se vogliamo portare avanti lo stesso esempio… nel caso in cui non fosse stata socializzata, sicura di sè e delle sua possibilità,  la Snow avrebbe potuto fare la stessa identica sceneggiata, ma una volta che il vigile fosse entrato in casa si sarebbe probabilmente rintanata in un angolo a ringhiare tremando di rabbia impotente.
Quindi, per l’amor del cielo: socializzate sempre TUTTI i cuccioli. Anzi, i futuri cani da guardia socializzateli ancora di più, perché solo così impareranno a discernere tra le varie situazioni.

Infine: uno dei motivi per cui spesso si cade nella trappola del “cane che non deve mai essere toccato/accarezzato” è l’aspettativa esagerata degli umani, che pretendono che un cane di nove-dieci mesi si comporti già come un perfetto guardiano.
Ma santa pupazza… se aveste bisogno di un body guard a DUE zampe e non a quattro, scegliereste forse un ragazzino di tredici anni?!?
Il cane deve crescere, maturare, completarsi prima di cominciare a svolgere i suoi compiti all’interno del suo branco/famiglia: e siccome i molossoidi sono proprio tra i cani che maturano più lentamente, ci vorranno almeno due anni e mezzo (più facilmente tre) per poter valutare davvero le  loro capacità.
Se avete fretta, compratevi una pistola: ma non rovinate i cuccioli pretendendo performance che non sono ancora in grado di darvi e non cercate scorciatoie inutili o addirittura controproducenti.

Valeria Rossi

fonte: tipresentoilcane.com

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