Yeti: la storia degli avvistamenti e delle prove raccolte

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snowmain_2676190aMILANO – A Tashtagol, cittadina siberiana a 3.500 chilometri da Mosca, ne sono certi: gli yeti esistono e vivono proprio in questa zona. Secondo Igor Burtsev, a capo dell’International Center of Hominology, in Siberia si troverebbero circa una trentina di cosiddetti uomini delle nevi (che i russi chiamano uomini della foresta) e le prove sarebbero rappresentate in particolare da un pelo bianco della lunghezza di sette centimetri e dalle impronte trovate nei boschi vicino a Tashtagol. Il segnale più emblematico dell’esistenza dell’abominevole uomo scimmia, sottolinea ancora Burtsev, sarebbe rappresentato dalle orme, poiché le impronte delle dita sono molto larghe e con capillari in rilievo, prova certa dell’appartenenza a un ominide.

yetiL’EQUIPE DI ESPERTI – Dunque lo yeti esiste veramente: lo ipotizza un team di esperti cinesi, americani, mongoli, canadesi ed europei che è stato incaricato dal governo di Kemerovo di studiare il caso yeti, dopo che alcuni anni fa nei pressi di una stazione sciistica erano stati ritrovati indizi sospetti. Il meeting di Tashtagol si è concluso con una certezza al 95 per cento dell’esistenza dell’abominevole uomo delle nevi, dopo una spedizione nella caverna di Azasskaya nel corso della quale sono stati ritrovati marcatori del territorio, un capello, alcune impronte e una sorta di tana che dimostrerebbero, il condizionale è sempre d’obbligo, che le montagne Shoria sono abitate dallo yeti.

QUELLA COSA LA’ – I primi avvistamenti dell’abominevole uomo delle nevi (la definizione deriva dal nepalese Metoh Kangmi, uomo-orso) risalgono al 1407 e fu il tedesco Johann Schiltberger a imbattersi casualmente nella strana creatura mentre si trovava sulla catena degli Altai, presso i confini occidentali della Mongolia. “Quella cosa là”, dicevano gli sherpa per identificare questa strana creatura leggendaria che presenta inquietanti analogie sia con le scimmie che con gli umani. E il solo aspetto della mitica creatura che vivrebbe nell’Himalaya contribuirebbe ad alimentare i racconti fiabeschi. Ora, dopo che l’Università di Kemerovo aveva momentaneamente rinviato l’apertura di un centro di studi sullo yeti, arriverebbero delle prove definite per il momento inconfutabili e rimetterebbero in discussione l’idea di un centro di studi dedicato all’abominevole creatura. Anche se a onor del vero le prove ancora non sono state sottoposte alle analisi scientifiche previste e la trafila per dimostrare che lo yeti esiste davvero è ancora lunghissima. Tutti i materiali raccolti saranno infatti studiati attentamente a Mosca e a Pietroburgo e solo se le prime analisi daranno risultati confortanti i reperti saranno esaminati dagli scienziati di Novosibirsk per lo studio del DNA.

IL BUSINESS DELLO YETI –Per il momento insomma, nonostante le notizie riprese da più parti e il clamore mediatico, tutto è ancora da dimostrare e nessuno ha mai fotografato, anche se lo stesso Messner, nel 1986, ipotizzò di averne visto uno. Il sospetto malizioso che l’amministrazione di Kemerovo abbia però un suo ritorno turistico dall’affaire-yeti non è da escludere. La regione russa della Siberia sud-occidentale sta valutando infatti di ripescare il vecchio progetto dell’osservatorio dedicato, abbinandolo addirittura a un giornale dedicato alle ultime news sullo yeti. Tutti gli anni inoltre viene celebrato lo Yeti-day ed esiste anche un bar a tema.
Emanuela Di Pasqua

fonte: “Corriere della sera”
Orma-di-Yeti-fotografata-da-Eric-Shipton-nel-1954LONDRA — I primi segni dello Yeti nella storia risalgono al 19esimo secolo. Nei monasteri buddisti appaiono dei dipinti che raffigurano “la creatura che abita l’Himalaya” simile a una scimmia, con una pietra in mano e mentre fa un fischio. All’inizio del ventesimo secolo, quando turisti e occidentali iniziano a viaggiare nella regione himalayana, cresce l’interesse popolare verso questa creatura.

Nel 1921 nasce il termine “Abominevole uomo delle nevi”, grazie al libro di Charles Howard-Bury “Mount Everest The Reconnaissance”. E iniziano i ritrovamenti di orme, peli e prove dell’esistenza dello Yeti. Nel 1954 viene organizzata una spedizione per trovare lo Yeti: è la “the Snowman Expedition” organizzata dal quotidiano inglese Daily Mail. Il capospedizione John Angelo Jackson torna in patria con foto di enormi impronte nella neve e di dipinti locali che raffigurano la creatura.

Uno degli ultimi avvistamenti dello Yeti è del 1970 sull’Annapurna. L’alpinista Don Whillans ha raccontato di aver sentito alcuni versi sinistri mentre cercava il luogo per un campo alto. La sua guida locale avrebbe assicurato che si trattava del richiamo dello Yeti, e proprio quella notte Whillans racconta di aver visto una strana creatura scura aggirarsi intorno alle tende.

Oggi lo Yeti è ancora oggetto di teorie controverse. C’è chi crede sia un essere paranormale, chi una specie sconosciuta di scimmia, chi un essere umano affetto da ipertricosi e cresciuto allo stato selvaggio. E chi crede sia un orso. Oltre alle recenti analisi del Dna, anche Reinhold Messner – uno dei protagonisti degli avvistamenti – ha ipotizzato che lo yeti non sia altro che l’orso delle nevi o orso azzurro tibetano, una specie rarissima di orso. Di fatto, anche se la scienza ci lavora da decenni, è ancora un mistero.

Ecco un interessante riepilogo dei principali avvistamenti dello Yeti nella storia.

1921: Il tenente colonnello C. K. Howard-Bury, salendo al Lhapka-La, nella regione dell’Everest, a circa 7000 metri, vede una figura scura dalle sembianze vagamente umane e trova enormi impronte nella neve.
1925: Il fotografo N.A Tombazi, dice di aver visto in Himalaya una creatura simile agli umani, scura e senza vestiti sul ghiacciaio dello Zemu a 4500 metri
1948: Peter Byrne trova un’impronta di yeti in india.
1951: Eric Shipton fotografa impronte di Yeti a 5500 metri sul Menlunq Glacier, regione dell’Everest
1953: Sir Edmund Hillary dice di aver visto queste enormi impronte mentre scalava l’Everest.
1954: L’americano John Jackson fotografa dipinti dello Yeti in Nepal e molti calchi di impronte non identificabili.
1959: Ipotetiche feci dello Yeti vengono raccolte, analizzate e risultano contenere parassiti sconosciuti.
1959: L’attore James Stewart, dopo una visita in India, porta di nascosto dei reperti di Yeti a Londra.
1960: Sir Edmund Hillary organizza una spedizione per trovare lo Yeti ma non conclude niente.
1970: L’alpinista inglese Don Whillans dice di aver visto una creatura strana scalando l’Annapurna.
1983: Daniel Taylor e Robert Fleming Jr, in una spedizione alla ricerca dello Yeti, trovano impronte nella Barun Valley
1986: Reinhold Messner avvistò, in una regione del Tibet orientale, uno Yeti, che descrisse come un enorme essere, ritto sulle zampe posteriori, in posizione bipede, che guardava nella sua direzione e che iniziò a fischiare per minacciarlo. Nello stesso anno l’esploratore Anthony Wooldridge avvistò e fotografò un presunto Yeti nell’India settentrionale a una distanza di 150 metri.
1991: Ladri rubano dal monastero di Pangboche i resti della cosiddetta “mano” dello yeti. L’anno successivo escono i risultati di alcune analisi condotte su quella mano rubata dall’antropologo George Agogino dell’Universita di California: risultarono simili all’epidermide umana, ma non appartenenti a esseri umani.
1996: Durante lo spettacolo “Paranormal Borderland” della Paramount viene presentato il video “The Snow Walker Film” che risulta essere creato dai produttori.
2003: sulle montagne siberiane dell’Altai viene ritrovato un arto appartenente a un animale sconosciuto.
2007: il presentatore ed esploratore statunitense Josh Gates trova tre orme considerate compatibili con quelle dello “Yeti”, sulla sponda del fiume Manju, a 2.850 metri di altezza
2008: Alcuni giapponesi fotografano impronte di presunti Yeti sul Dhaulagiri, 4800 metri di quota.
2011: In Russia alcuni scienziati durante un convegno dicono di avere le prove dell’esistenza dello Yeti, ma risulterà essere una mossa pubblicitaria.
2011: Un cacciatore, in Russia, dice di aver trovato una creatura simile a un orso che tentava di uccidere una delle sue pecore.
2013: Lo scalatore inglese Mike Rees fotografa impronte di Yeti.
2014: Circola sul web un video di una creatura pelosa che si aggira in una foresta russa.

Sara Sottocornola

fonte: montagna.tv

Il Video:

Una Storia Vera: Lo Yeti Killer: 

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