Protocolli vaccinali in cani e gatti: nuove prospettive

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vaccini-animaliL’attuale classificazione dei vaccini, e il loro utilizzo, è particolarmente lunga. Soprattutto relativamente alle diverse caratteristiche e al diverso tipo di immunità che possono stimolare.

Dott. Sante Roperto

Dipartimento di Patologia e Sanità Animale, Facoltà di Medicina Veterinaria Università di Napoli “Federico II”

L’attuale classificazione dei vaccini, ed il loro utilizzo, è particolarmente lunga. Soprattutto relativamente alle diverse caratteristiche e al diverso tipo di immunità che possono stimolare: più solida e duratura nel caso dei vaccini vivi per cui non si richiedono richiami frequenti, non necessitano di adiuvanti e stimolano intensamente l’immunità cellulo-mediata, rispetto all’immunità più breve e alla necessità di richiami frequenti dei vaccini spenti.

La persistenza variabile degli anticorpi materni e di conseguenza la loro interferenza sulla risposta vaccinale rende difficoltosa l’individuazione del momento più opportuno per praticare la prima vaccinazione. Infatti un intervento vaccinale troppo precoce, comporta il rischio di non indurre uno stato immunitario valido a causa della neutralizzazione totale o parziale del virus vaccinale ad opera degli anticorpi di origine materna. Alcuni veterinari raccomandano una somministrazione dei vaccini separata se possibile, per diminuire i danni al sistema immunitario, inoltre consigliano di evitare la somministrazione in alcune condizioni fisiologiche quali l’estro, la gravidanza o la lattazione. Ma è ormai numerosa la varietà di nuovi e più specifici protocolli vaccinali, anche se non sempre di facile attuazione, che alcune università hanno recentemente sviluppato.

La stimolazione delle difese dell’organismo verso alcune malattie specifiche è il principio su cui si basa la vaccinazione. La difesa immunitaria è sostenuta da numerose cellule e molecole, come gli anticorpi, oltre che da una lunga serie di barriere fisico-meccaniche presenti nell’organismo animale. I cuccioli sono protetti contro molte malattie infettive grazie agli anticorpi contenuti nel colostro, tuttavia tale protezione di origine materna dura meno di tre mesi. Per questo, si consiglia di iniziare i programmi vaccinali attorno ai due mesi d’età con la prima vaccinazione e completarli al terzo mese, quando gli anticorpi materni diminuiscono.

Nel colostro la massima concentrazione di anticorpi neutralizzanti si ha 48 ore dopo il parto, anche se il loro titolo corrisponde a meno del 50% del titolo sierico. L’escrezione diminuisce rapidamente e si annulla entro il 35o-40o giorno dopo il parto. Nel cucciolo neonato il sistema immunitario diviene indipendente dopo il 21 giorno di vita. In ogni caso, comunque, nessun vaccino, sia vivo modificato che inattivato, induce una valida immunità in presenza di un tasso anticorpale materno tale da neutralizzare, anche parzialmente, l’agente patogeno corrispondente. Per questo è importante individuare il momento più adatto per praticare la vaccinazione.

L’attuale classificazione dei vaccini è molto lunga, si distinguono vaccini spenti e vivi attenuati. I vaccini spenti sono sia batterici che virali; in essi l’agente patogeno viene inattivato fisicamente o chimicamente. I vantaggi sono dati dall’impossibilità di ritorno alla virulenza originaria dei ceppi e dalla mancanza di rischi se utilizzati durante la gestazione. Gli svantaggi sono, invece, la necessità di richiami frequenti e la richiesta di un adiuvante per rafforzare l’immunità nonché il raggiungimento di un’immunità più breve rispetto ai vaccini vivi. I vaccini vivi attenuati sono solo virali; il potere patogeno del virus è stato attenuato o annullato del tutto. In questo caso avremo un’immunità più solida e duratura per cui non si richiedono richiami frequenti, non necessitano di adjuvanti e stimolano intensamente l’immunità cellulo-mediata. A fronte di ciò si potrà avere un potere patogeno residuo dell’agente, piuttosto che l’eventualità di infezioni persistenti soprattutto in soggetti immunodepressi e non sono consigliabili in gravidanza perchè in alcuni casi sono causa di aborto e/o encefalite.

La persistenza variabile degli anticorpi materni e di conseguenza la loro interferenza sulla risposta vaccinale rende difficoltosa l’individuazione del momento più opportuno per praticare la prima vaccinazione. Infatti un intervento vaccinale troppo precoce, comporta il rischio di non indurre uno stato immunitario valido a causa della neutralizzazione totale o parziale del virus vaccinale ad opera degli anticorpi di origine materna. Situazione ideale sarebbe riuscire a determinare con precisione il periodo favorevole per la vaccinazione mediante un test sierologico da effettuare sul cucciolo e/o sulla madre. Questa tecnica risulta però costosa e complicata, per cui si preferisce far riferimento ad una età media del cucciolo che corrisponde ad un basso livello di anticorpi ricevuti dalla madre. I maggiori problemi sono quelli riguardanti gli anticorpi materni contro Cimurro e Parvovirosi presentando questi ampie variazioni di persistenza in circolo. La prima vaccinazione si ritiene che debba essere praticata tra l’8a e la 9a settimana di vita, al limite minimo alla 6a settimana. Prima di questo momento, infatti, non avremo nessun tipo di risposta da parte del cucciolo.

Nella Rabbia gli anticorpi materni possono persistere fino a 11 settimane. Per questo motivo la vaccinazione può essere praticata a partire dal terzo mese di vita. Per quanto riguarda la Leptospirosi, poiché nella madre il tasso anticorpale indotto dal vaccino è relativamente basso, gli anticorpi assunti con il colostro si esauriscono piuttosto presto (verso la 6a-7a settimana). Per quanto concerne i richiami invece la prima iniezione determina una sensibilizzazione del sistema immunitario, mentre la seconda, praticata almeno 15 giorni dopo la prima (da 4 a 6 settimane) determina un effetto di richiamo (effetto booster), inteso come la possibilità dell’organismo già immunizzato di aumentare rapidamente il livello anticorpale. La seconda inoculazione dello stesso vaccino, infatti, stimola la produzione di un titolo anticorpale maggiore di quello indotto dalla prima inoculazione ed in tempi più brevi (2-3 giorni). Inoltre detto titolo tende a mantenersi elevato per un periodo più lungo rispetto a quello che si ottiene con un unico intervento. L’animale è protetto entro un periodo di due settimane. Successivamente al primo anno, nella maggior parte dei casi i richiami vengono effettuati a distanza di 12 mesi.
Non bisogna infine dimenticare gli effetti secondari alla vaccinazione. In seguito alla somministrazione del vaccino infatti si possono verificare delle reazioni avverse quali: reazioni locali nel punto di inoculo, fenomeni allergici generalizzati, problemi legati alla sfera riproduttiva. Le reazioni generalizzate invece, associate alla formazione ed al deposito di immunocomplessi, sono manifestazioni sistemiche anche gravi, generalmente si sviluppano contro l’Adenovirus di tipo 1 (Epatite virale) e possono causare glomerulonefrite ed edema corneale (occhio blu). Alcuni vaccini per il Cimurro possono provocare encefaliti post-vaccinali però dal momento che il rischio di contrarre il Cimurro è di gran lunga superiore a quella dell’encefalite da vaccino, si procede abitualmente alla vaccinazione. I problemi legati alla sfera riproduttiva comprendono aborto e infertilità.


Protocolli vaccinali nel cane

Cimurro, epatite infettiva, leptospirosi, parvovirosi, parainfluenza, rabbia sono obbligatorie in alcune zone d’Italia e per l’estero, da effettuarsi almeno un mese prima della partenza. Per tutte queste malattie esistono i cosiddetti vaccini polivalenti che possono essere somministrati all’animale adulto, una volta l’anno. La leptospirosi, compresa nel vaccino polivalente, viene in genere richiamata da sola dopo 6 mesi. Alcuni dei tra i protocolli più diffusi prevedono due incontri annuali: uno per il vaccino polivalente ed uno per il richiamo della leptospirosi, a distanza di 6 mesi dal precedente.
Altra cosa è per il cucciolo o il cane adulto, mai vaccinato o vaccinato in modo irregolare.
A seconda dell’età del cucciolo, infatti, si eseguono uno o più richiami vaccinali, a distanza di due- tre settimane uno dall’altro. E’ molto importante eseguire i richiami nei tempi prestabiliti, perché solo così si può ottenere una copertura efficace.
Esistono poi vaccinazioni particolari che si possono effettuare in particolari condizioni (esposizione a specifiche malattie) o che si debbono effettuare prima di viaggi all’estero, o in particolari zone d’Italia (es. Sardegna). I protocolli vaccinali possono variare a seconda, non solo dell’età del cane, ma anche della presenza e distribuzione delle malattie sul territorio. Sarà il veterinario a scegliere che tipo di vaccinazioni eseguire, a seconda dei rischi a cui è esposto il cane.
Negli ultimi anni sono stati pubblicati alcuni studi scientifici che hanno introdotto diverse novità in campo vaccinale. Anche se rispetto ai collaudati protocolli conosciuti, mancano ancora dei dati definitivi che possano modificare la frequenza delle vaccinazioni dei cani adulti.

Nuovo approccio alla vaccinazione nel cane

Per anni si è creduto che le vaccinazioni annuali fossero necessarie a tenere lontane alcune malattie virali. Ma recentemente si è arrivati ad una svolta: se infatti da un lato è riconosciuta l’efficacia dei vaccini per proteggere verso diverse malattie, come cimurro e parvovirosi, dall’altro c’è una sempre più forte convinzione che il vaccino non abbia sempre effetti benefici. Nel 1996 Duval et al suggerivano che esistesse un’associazione tra vaccinazione e malattie autoimmuni, quali l’anemia emolitica immuno-mediata (IMHA) nel cane e nell’uomo. In particolare sarebbero coinvolti i vaccini per cimurro, adenovirus type 2, leptospirosi, parainfluenza e parvovirus.
Discorso identico nel gatto dove, sul finire del secolo scorso, l’American Association of Feline Practitioners sottolineò l’aumentata incidenza di fibrosarcomi vaccino-indotti. Iniziava a sorgere quindi il dubbio se si fosse fatto un uso eccessivo della vaccinazione e se i protocolli in uso fossero realmente efficaci.
Recenti studi hanno dimostrato che, una volta pienamente immunizzati, più del 90% di cani mantiene per oltre sette anni l’immunità a parvovirus-2 ed adenovirus-2. L’immunizzazione al cimurro può durare fino a 15 anni e al coronavirus probabilmente per tutta la vita. L’immunizzazione alla rabbia ed alla parainfluenza dura circa 3 anni in circa 80-85% dei cani. Chiaramente la durata dell’immunità è in relazione al tipo di vaccino usato: il parvovirus vivo-attenuato mostra una più duratura immunità rispetto al vaccino spento. Così come i nuovi vaccini ricombinanti possono essere più efficaci e producono un’immunità più durevole.
Nel gennaio 2001 l’associazione Veterinary Clinics of North America (Small Animal Practice) ha discusso sull’esigenza di riesaminare i protocolli vaccinali tradizionali, prevedendo programmi vaccinali di tre o più anni per i gatti e oltre quattro per i cani. Con il chiaro di intento di vaccinare più animali, ma meno spesso. Sempre nel 2001, furono approvati e pubblicati i nuovi ‘principi di vaccinazione’ secondo i quali ‘un inutile stimolo del sistema immune non provoca un’aumentata resistenza alla malattia, ma può aumentare il rischio di eventi avversi di post-vaccinali’. Per questo motivo si raccomandava al veterinario di creare programmi di vaccinazione ad alta o bassa priorità detti: “core” e “non-core”, rispettivamente. E di adeguare i programmi vaccinali alle specifiche esigenze di ogni animale.


Vaccini alta priorità (“Core”)

Vaccini che proteggono contro le malattie a più alto rischio per gli animali e per l’uomo. Tra questi, i vaccini che possono essere inclusi in molti programmi ‘core’ sarebbero:

1. canine parvovirus-2 (CPV-2)
2. canine distemper virus (CDV)
3. epatite infettiva, sostenuta dal canine adenovirus-2 (CAV-2).

4. rabbia (RV).

All’elenco va aggiunta la vaccinazione per la parainfluenza (PI), visto che molti prodotti per la vaccinazione CAV-2 , includono la parainfluenza.


Vaccini a bassa priorità (non-core)

I vaccini spenti sono più rischiosi nel breve periodo, ad esempio possono possibilmente provocare immediate reazioni avverse (anafilassi/shock anafilattico) rispetto ai vaccini vivi-attenuati, così come i vaccini batterici sono più rischiosi di quelli virali.
Quanto detto denoterebbe il vaccino per la Leptospira (batterico spento) come il più comunemente vaccino usato per causare anafilassi, seguito dal vaccino per Borrelia/malattia di Lyme (spento/batterico ricombinante) e per la rabbia (spento virale), Bordetella e Corona. Per quest’ultimo è disponibile come vivo-attenuato, ma più spesso usato il vaccino spento.
Controversa è la situazione del vaccino per la leptospirosi. Recentemente, il vaccino copriva due sierovarianti ed era efficace in circa il 50-75% di cani vaccinati. Due nuove sierovarianti sono state da poco aggiunte e la leptospirosi è divenuta endemica in alcune aree. Il valore del vaccino per Canine Coronavirus è altrettanto controversa. Per alcuni autori non è necessaria, ma la decisione di vaccinare i cuccioli dipende da quanto siano esposti a cani che vivono all’esterno e non in casa.. Il Coronavirus è altamente contagioso, ma raramente causa morte nei cani adulti, mentre può essere fatale per i cuccioli.
La vaccinazione per Borrelia/malattia di Lyme e Giardia non sono generalmente necessari, se non in aree endemiche. Il vaccino per la Bordetella bronchiseptica è spesso somministrato a cani che vengono a contatto più probabilmente con altri cani. Sfortunatamente il vaccino per Bordetella non è uno dei più efficaci, avendo una breve durata e circa il 70% di protezione.


Nuovi protocolli

Alcuni veterinari raccomandano una somministrazione dei vaccini separata se possibile, per diminuire i danni al sistema immunitario, inoltre consigliano di evitare la somministrazione in alcune condizioni fisiologiche quali l’estro, la gravidanza o la lattazione. Attualmente tale protocollo risulta di difficile attuazione, in quanto molti vaccini sono polivalenti, o addirittura eptavalenti. Ma alcuni sono disponibili in combinazioni più semplici, come di seguito:

– 9 settimane vaccino vivo-attenuato solo cimurro/parvovirus;
– 12 settimane solo cimurro/parvovirus;
– 16/20 settimane solo cimurro/parvovirus;
– 24 e più settimane, laddove previsto dalla legge, vaccino spento per la rabbia;
– 1 anno richiamo per cimurro/parvovirus;
– 3 anni vaccino spento per la rabbia.

A partire dall’anno successivo, con cadenza annuale si misura, il titolo anticorpale nel siero contro specifici agenti infettivi per cimurro e parvovirus.

Per bordetella, coronavirus, leptospirosi o Lyme solo se endemica in quella area.


Sample Core Protocols: 1998 Colorado State University Protocol

Alcune università hanno sviluppato nuovi programmi vaccinali. Tra queste la Colorado State University (Sample Core Protocols) che raccomanda tre serie standard ad 8, 12 e 16 settimane d’età, incluso parvovirus, adenovirus 2, parainfluenza, cimurro. Il vaccino per la rabbia è raccomandato dopo le 16 settimane di vita. Successivamente i cani potrebbero essere richiamati dopo un anno e, quindi con cadenza triennale.

Il protocollo prevede:
– a 8, 12 e 16 settimane: parvo, adeno, parainfluenza, cimurro, rispettivamente;
– dopo 16 settimane: rabbia;
– a 68 settimane e ogni 3 anni da allora in poi: parvo, adeno, parainfluenza, cimurro, rabbia. Bordetella, laddove richiesto.


Protocolli vaccinali nel gatto
Le malattie contro le quali si vaccina di solito, con un vaccino trivalente, sono la panleucopenia felina: malattie respiratorie (Herpes e Calicivirus)

Esistono poi altri vaccini supplementari per la clamidiosi – leucemia felina (FeLV) – rabbia.

I protocolli vaccinali nel gatto possono essere molto più variabili rispetto a quelli del cane, per la diversità di risposta immunitaria delle due specie, nonché per le differenti condizioni di vita, della risposta al farmaco.

I protocolli vaccinali vanno stabiliti dal veterinario, a seconda dell’ambiente nel quale il gatto vive e, quindi, della possibilità che ha di venire a contatto con agenti infettivi; ad esempio, per quanto riguarda la vaccinazione per leucemia, essendo una malattia che si contrae venendo in contatto ripetutamente con gatti infetti (anche asintomatici), essa ha un significato solo nei gatti che vengono frequentemente a contatto con altri gatti. Il ‘rischio leucemia’ per un gatto che vive esclusivamente in casa è infatti del tutto assente. Anche per le comuni vaccinazioni potranno essere consigliati richiami vaccinali più o meno frequenti.
In generale, si effettua una vaccinazione annuale (trivalente o quadrivalente, comprendente anche il vaccino per la clamidiosi); la prima volta il vaccino va richiamato a distanza di 2-3 settimane.
Nel dicembre del 2000 l’American Association of Feline Practitioners and the Academy of Feline Medicine Advisory Panel on Feline Vaccines pubblicò la seconda versione delle linee guida nella vaccinazione per gatti. Un gruppo di esperti e luminari nel campo dell’immunologia, medicina felina e polizia veterinaria contribuì a redigere questo documento. In particolare si raccomandava ai veterinari di estendere l’intervallo per la vaccinazione di richiamo fino a 3 anni per panleucopenia felina, herpesvirus-1 e calicivirus nei gatti adulti. Il principale obiettivo rimane quello di vaccinare il più alto numero possibile di animali nelle popolazione a rischio, vaccinarli meno frequentemente e solo verso gli agenti patogeni per i quali esiste un reale rischio di esposizione e successivo sviluppo della malattia. I gattini di età inferiore alle 16 settimane sono generalmente più suscettibili all’infezione rispetto ai gatti adulti. Pertanto rappresentano il principale target da vaccinare. L’interferenza degli anticorpi materni è la più comune ragione per la quale gli animali non si immunizzano dopo la vaccinazione ed il motivo per il quale una serie di vaccinazioni è necessaria per gattini con meno di 12 settimane di età.


Panleucopenia felina

La panleucopenia felina è sostenuta dal feline parvovirus (FPV) e la vaccinazione per FPV è altamente raccomandata. Dalla dodicesima settimana gli anticorpi materni diminuiscono per permettere l’immunizzazione. L’immunità conferita è eccellente, e molti animali vaccinati risultano completamente protetti dall’infezione e dalla malattia clinica. Dopo l’iniziale vaccinazione e successivo richiamo ad un anno, i gatti possono essere vaccinati ogni tre anni.


Rinotracheite virale felina e calicivirus felino

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a rinotracheite virale felina sostenuta dal feline herpesvirus-1 (FHV-1) e l’infezione da calicivirus felino (FCV) rappresentano oltre il 90% di tutte le infezioni delle alte vie respiratorie nei gatti. La vaccinazione per FHV-1 e FCV è altamente raccomandata in tutti i gatti. Gli anticorpi materni interferiscono con la risposta immunitaria, ma dalla dodicesima settimana di età il titolo diminuisce favorendo l’immunizzazione. Una somministrazione parenterale del vaccino FHV-1 e FCV induce protezione per almeno tre anni. Quindi dopo l’iniziale vaccinazione e successivo richiamo ad un anno, i gatti possono essere vaccinati ogni tre anni.


Virus Leucemia Felina

Il Virus leucemia felina (FeLV) colpisce soprattutto gatti in giovane età, con l’età aumenta la resistenza all’infezione. Dati sperimentali dimostrano che gattini di meno di 16 settimane di età sono più suscettibili all’infezione. Gatti a più alto rischio sono quelli che vivono all’aperto, pertanto la decisione di vaccinare verso tale patologia deve basarsi sull’età e sul rischio di esposizione.


Clamidiosi

Chlamydophila psittaci
è un batterio intracellulare della congiuntiva e del tratto respiratorio dei gatti. La frequenza di reazioni avverse associate al vaccino per la C. psittaci è più alto di quella con altri vaccini comunemente usati. Poichè l’infezione da C. psittaci non è caratterizzata da segni clinici gravi e risponde positivamente al trattamento, la vaccinazione non è raccomandata.


Peritonite Infettiva Felina
Attualmente non è sempre dimostrata una rilevante protezione all’infezione con il vaccino, per cui la vaccinazione non è raccomandata.


Dermatofitosi
La Dermatofitosi nei gatti è sostenuta dal Microsporum canis. Non è stato dimostrato che la vaccinazione prevenga l’infezione, per cui non è raccomandata.


Bordetella bronchiseptica
La Bordetella bronchiseptica
è un coccobacillo gram-negativo aerobio che colonizza il tratto respiratorio di diversi animali. Recentemente un vaccino per prevenire l’infezione da B. bronchiseptica è stato prodotto, ma anche in questo caso non è raccomandato.


Fibrosarcoma

Alcuni vaccini spenti contengono adjuvanti finalizzati ad aumentare la risposta immunitaria, ed la somministrazione di tali vaccini è stato dimostrato indurre nei gatti granulomi infiammatori. Alcuni di questi granulomi progrediscono in sarcomi (Hendrick et al., 1992).

Nota la stretta correlazione tra vaccinazione e sviluppo di sarcomi, diventa ancor più evidente la relazione tra vaccinazione per la FeLV e sviluppo di sarcoma. Mentre è senza dubbio meno importante l’associazione tra sarcoma e vaccinazione per altre malattie infettive nei gatti così come tra sarcoma e somministrazione di prodotti non vaccinali. In risposta al problema nacque nel 1996 la Vaccine-Associated Feline Sarcoma Task Force (VAFSTF) il cui obiettivo era di pianificare ed eseguire una risposta coordinata ad un problema di animali, proprietari, professione medica veterinaria e case farmaceutiche.

I sarcomi vaccino-associati nei gatti sono frequentemente fibrosarcomi, solitamente caratterizzati da pleomorfismo, elevata attività mitotica e larghe zone centrali di necrosi. I macrofagi in questi sarcomi spesso contengono materiale grigio-bluastro che, mediante microanalisi a raggi X, è stato identificato come alluminio ed ossigeno. Probabilmente l’idrossido di alluminio è uno degli adiuvanti correntemente usati nei vaccini per gatti. Del resto reazioni infiammatorie verso sostanze estranee sono state descritte in gatti, cani e uomini nei siti di vaccinazione. Inoltre, l’osservazione di zone di transizione da granuloma infiammatorio a sarcoma suggerirebbe che la risposta infiammatoria alla vaccinazione sia antecedente allo sviluppo del sarcoma. È ben noto inoltre come l’infiammazione preceda lo sviluppo di altri tipi di tumori nei piccoli animali ed in molte altre specie.

Come con la maggior parte delle funzioni di pratica medica, ci sono benefici e rischi nella vaccinazione. Di conseguenza, i protocolli di vaccinazione dovrebbero:

– essere specifici per il paziente;
– tener conto del potenziale zoonosico dell’agente patogeno;
– tener conto del rischio di esposizione del paziente.

Non si conoscono del tutto i meccanismi patogenetici che rendono i gatti suscettibili al VAFS, tuttavia dobbiamo continuare a vaccinare i gatti contro alcune malattie contagiose. La vaccinazione una volta era considerata una procedura medica sistematica essenziale con rischio minimo. Nella decade passata, si è visto invece che i protocolli di vaccinazione devono includere la valutazione del rischio di sviluppo del sarcoma.


Il futuro

Il futuro è sicuramente rappresentato dallo studio e dalla sperimentazione di vaccini più efficaci, sostenuto magari da un più largo approccio alle nuove tecnologie. Anziché virus vivi-attenuati, saranno sempre a più disposizione vaccini da DNA ricombinante e, ancora di più, le nuove frontiere sono rappresentate da un uso sempre più largo di vaccini nasali, che probabilmente possono causare meno reazioni avverse. È inevitabile uno studio più approfondito sulla correlazione dei titoli anticorpali con immunizzazione alla malattia clinica e/o la valutazione della prevalenza della malattia autoimmuni fra i gruppi di piccoli animali annualmente vaccinati e quelli vaccinati meno frequentemente secondo i nuovi protocolli. E naturalmente, maggiori studi dovranno incentrarsi sulla durata effettiva dell’immunità dopo la vaccinazione.


Bibliografia

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Duval D, Giger U. Vaccine-induced immune-mediated hemolytic anemia in the dog. J Vet Intern Med 1996; 10(5):290-5.

Ford R.B. – Feline Vaccination Protocols

Guidi G. – Vaccinazioni nei piccoli animali

Hendrick MJ, Goldschmidt MH, Shofer FS, et al. Postvaccinal sarcomas in the cat: epidemiology and electron probe microanalytical identification of aluminum. Cancer Res 1992;52:5391–5394.

Schultz RD, Ford RB, Olsen J, Scott F. Titer testing and vaccination: a new look at traditional practices.Vet Med, March 2002, pp 1-13.

Richards J, Rodan I; American Association of Feline Practitioners and Academy of Feline Medicine Advisory Panel on Feline Vaccines. Feline vaccination guidelines. Vet Clin North Am Small Anim Pract. 2001 May;31(3):455-72.

2000 Report of American Association of Feline Practitioners and Academy of Feline Medicine Advisory Panel on Feline Vaccines, pg. 15-16.

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