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	<title>Uccelli &#8211; Il Portale sugli animali &#8211; www.animalieanimali.eu</title>
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		<title>Ci avete fatto caso? Dove sono finiti i passeri che vedevamo da bambini?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Dec 2015 20:16:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fauna Selvatica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passeri-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passeri-225x145.jpg 225w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passeri-300x193.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passeri.jpg 389w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />Quelli che fino a pochi decenni fa erano gli uccelli più comuni nei nostri cortili, dove spartivano le granaglie con le galline e gli altri animali domestici, oggi sono diventati rari e ormai quasi a rischio di estinzione, da noi come nel resto d’Europa. In Inghilterra studi mirati condotti dalla seconda metà degli anni Settanta [&#8230;]</p>
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<div class="veramente_excerpt">
<figure id="attachment_2200" aria-describedby="caption-attachment-2200" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passera-di-Italia.jpg" data-rel="lightbox-gallery-3oE5RYbn" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-2200 size-medium" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passera-di-Italia-300x279.jpg" alt="passera di italia" width="300" height="279" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passera-di-Italia-300x279.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passera-di-Italia-451x420.jpg 451w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passera-di-Italia.jpg 474w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-2200" class="wp-caption-text">Passera di Italia</figcaption></figure>
<p>Quelli che fino a pochi decenni fa erano gli uccelli più comuni nei nostri cortili, dove spartivano le granaglie con le galline e gli altri animali domestici, oggi sono diventati rari e ormai quasi a rischio di estinzione, da noi come nel resto d’Europa.</p></div>
<p>In Inghilterra studi mirati condotti dalla seconda metà degli anni Settanta a oggi hanno messo in luce una riduzione del 65% dei nidi complessivi. In Francia negli ultimi 17 anni i passeri sono calati del 10% e in Germania nel 2002 la Passera europea (Passer domesticus) è stata designata «Specie dell’Anno» per via del calo vertiginoso delle popolazioni (circa il 45% in 10 anni).</p>
<figure id="attachment_2201" aria-describedby="caption-attachment-2201" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passeri.jpg" data-rel="lightbox-gallery-3oE5RYbn" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-2201 size-medium" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passeri-300x193.jpg" alt="passeri" width="300" height="193" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passeri-300x193.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passeri-225x145.jpg 225w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passeri.jpg 389w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-2201" class="wp-caption-text">Passeri di Italia</figcaption></figure>
<p>Da noi erano molto comuni due specie: la <strong>Passera d’Italia (Passer italiae) e la Passera mattugia (Passer montanus)</strong>, entrambe prevalentemente non migratrici, se non a breve raggio. Hanno caratteri molto simili e sono distinguibili solo da un occhio molto esperto. La mattugia si distingue per una chiazza nera sulla guancia bianca. Il becco forte, adatto a sminuzzare i duri involucri delle sementi, caratterizza entrambe le due specie, come anche le altre specie di Passeridae presenti in Europa, Medio Oriente e Nord Africa.<br />
“La Passera d’Italia, presente prevalentemente in zone antropizzate, specie urbane, è in progressivo importante declino. La Passera mattugia è più rurale, anche spesso legata alla presenza dell’uomo; fa assembramenti invernali in incolti, è anch’essa in declino” (Maurizio Sighele, VBW).</p>
<p>La passera scopaiola, della quale Mario Rigoni Stern racconta nel suo libro UOMINI BOSCHI E API che dormiva nella cuccia assieme al cane Cimbro, non è un passero, è un prunellide. “Come il sordone si riproduce in quota in arbusti contorti e sverna in pianura. Gli individui che vediamo in inverno potrebbero essere centro-nord europei “ (M. Sighele).</p>
<figure id="attachment_2202" aria-describedby="caption-attachment-2202" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passera-mattugia.jpg" data-rel="lightbox-gallery-3oE5RYbn" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-2202" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passera-mattugia-300x285.jpg" alt="Passera Mattugia" width="300" height="285" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passera-mattugia-300x285.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passera-mattugia-442x420.jpg 442w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passera-mattugia.jpg 458w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-2202" class="wp-caption-text">Passera Mattugia</figcaption></figure>
<p>Le cause principali di regressione della presenza dei passeri sono da imputare alla scomparsa dei siti di nidificazione, alla modernizzazione del sistema di allevamento degli animali domestici nei cortili (pollai in primis) e all’avvelenamento delle campagne. Si deve tener conto che la passera d’Italia, come lo storno, costruiva il proprio nido sotto i coppi dei tetti e che negli ultimi decenni i moderni sistemi di posa dei tetti ne hanno interdetto l’accesso agli uccelli. La passera mattugia, più campagnola, preferisce fare i propri nidi nelle cavità naturali e negli anfratti dei muri a secco.</p>
<p>L’eccessiva meccanizzazione delle pratiche agricole, colpevoli di minimizzare la quantità di raccolto abbandonato nei campi, hanno sicuramente influito sulla sopravvivenza dei passeri. Allo stesso tempo i vecchi granai sono stati sostituiti da depositi e magazzini più funzionali, entro i quali è molto più complicato poter accedere alla ricerca dei preziosi semi. Ci sarebbero, in buona sostanza, minori risorse alimentari a disposizione di questi piccoli uccelli, cosa che determina, in inverno, un tasso di mortalità molto più elevato.</p>
<p>Così dai nostri cieli e dalle nostre campagne se ne vanno le rondini e i passeri, mentre vengono sempre più numerosi i neri corvi, le cornacchie e le gazze, segni di un cambiamento profondo nell’ecologia del territorio in cui viviamo e presagio poco propizio per il futuro.</p>
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		<title>Anatra da carne &#8211; anatra Pechino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Sep 2014 21:37:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Anatre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/pechino-grande-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />L&#8217;anatra Pechino è la razza più tipica da carne. Precoce, ben sviluppata, è perfettamente adatta per la produzione di carne. L&#8217;origine è orientale, importata probabilmente dalla Cina, ma l&#8217;attuale razza ha subito l&#8217;influenza della selezione operata intorno al 1870 in Belgio. Da oltre un secolo è allevata anche nel nostro paese. È un&#8217;anatra con forme [&#8230;]</p>
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<p>L&#8217;anatra Pechino è la razza più tipica da carne. Precoce, ben sviluppata, è perfettamente adatta per la produzione di carne.<br />
L&#8217;origine è orientale, importata probabilmente dalla Cina, ma l&#8217;attuale razza ha subito l&#8217;influenza della selezione operata intorno al 1870 in Belgio. Da oltre un secolo è allevata anche nel nostro paese.<br />
È un&#8217;anatra con forme massicce e portamento rilevato per cui l&#8217;asse centrale forma, rispetto all&#8217;orizzonte, un angolo di circa 70°. La sua andatura diritta è spontanea e permanente conferendo alla Pechino un aspetto da pinguino. Il becco è breve, largo e diritto di colore arancio vivace e uniforme. Le zampe sono forti e diritte di colore arancio.<br />
Il piumaggio, di colore bianco, è abbondante e fitto con grande quantità di piumino.<br />
Il maschio adulto raggiunge il peso di circa 4,00 kg; il peso della femmina è leggermente inferiore: 3,500 Kg..<br />
E&#8217; un&#8217;anatra molto rustica che non vola e si adatta bene a qualsiasi tipo di alimentazione. Il suo allevamento non richiede la presenza di acqua per la produzione di carne. Nell&#8217;allevamento dei riproduttori la presenza di acqua favorisce una maggiore fecondità delle uova.<br />
Ha una buona produzione di uova, a guscio bianco, arrivando a deporre circa 130-150 uova e più se soggette ad accurata selezione.<br />
È una razza prevalentemente da carne. Gli anatroccoli sono molto precoci: a otto settimane pesano già circa 2,5-3,00 Kg. mentre a 11 settimane superano di molto i 4,00 Kg.<br />
Se allevata in purezza produce carni abbastanza grasse. Data la sua notevole precocità l&#8217;anatra Pechino viene utilizzata, come linea femminile, incrociata con maschi di anatre rustiche ottenendo carni di maggiore qualità e più magre. La femmina di Pechino viene anche incrociata con maschi di anatra muta (di Barberia) per la produzione dei Mulard che sono degli ottimi ibridi (sterili) in grado di produrre carni di qualità pregiata.</p>
<p>fonte: biozootec.it</p>
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		<title>Pollo razza Marans</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jun 2014 20:56:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali da Fattoria]]></category>
		<category><![CDATA[Polli e Galline]]></category>
		<category><![CDATA[Uccelli]]></category>
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		<category><![CDATA[razza francese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/06/marans-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />“E’ un pollo elegante, robusto, con ossatura assai fine, e assai rustico”. Così la prof.ssa Giavarini definisce la razza Marans nel suo libro “Le razze dei polli” (Edagricole, 1983). Di categoria medio pesante, ottimo pascolatore, il pollo Marans è molto rustico e non teme gli sbalzi di temperatura e le condizioni meteorologiche più disagevoli. La [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.animalieanimali.eu/pollo-razza-marans/">Pollo razza Marans</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.animalieanimali.eu">Il Portale sugli animali - www.animalieanimali.eu</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/06/marans-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/06/marans.jpg" data-rel="lightbox-gallery-aajYZbTb" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-1637" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/06/marans.jpg" alt="marans" width="279" height="220" /></a>“E’ un pollo elegante, robusto, con ossatura assai fine, e assai rustico”. Così la prof.ssa Giavarini definisce la razza Marans nel suo libro “Le razze dei polli” (Edagricole, 1983).<br />
Di categoria medio pesante, ottimo pascolatore, il pollo Marans è molto rustico e non teme gli sbalzi di temperatura e le condizioni meteorologiche più disagevoli.<br />
La gallina depone dalle 160 alle 180 uova annue, grandissime e di un colore rosso ruggine molto carico o rosso fegato, più o meno uniformi o macchiettate.<br />
Basterebbe questo a motivare l’interesse degli allevatori, amatoriali e non, verso la Marans, ma questa antica razza francese ha ancora molte frecce al suo arco.Le origini<br />
Le radici più lontane, dal punto di vista genetico, risalgono addirittura al XII-XIV secolo, periodo di intensi traffici commerciali tra Francia e Inghilterra. I combattimenti tra galli erano allora già diffusi e molto praticati, anche a bordo delle navi mercantili che facevano la spola tra la Cornovaglia ed il porto di La Rochelle, nei pressi della cittadina di Marans. I galli reduci dai combattimenti, sbarcati, ebbero modo di incrociarsi con i polli locali, di origine del tutto ignota, allevati diffusamente nel marais costiero ed abituati a prosperare in un ambiente difficile. Da questo primo rimescolamento di geni nasce una razza locale di polli rurali estremamente rustici, piuttosto variabili nella colorazione, visto che i combattenti erano selezionati per la forza e l’aggressività, non certo per il colore, di corporatura relativamente robusta e deponenti un uovo rossiccio.<br />
Ben poco cambia fino alla seconda metà del 1800, quando vengono importate in Europa le razze giganti cinesi, in particolare la Langshan, che verrà allevata verso il 1880 da L.Rouillè poco lontano da Marans, e di cui si apprezzavano molto la stazza, la carne, l’uovo grande e rosso.<br />
Dall’incrocio dei Langshan acquistati dagli allevatori del marais con i soggetti locali, nascono i primi Marans più propriamente detti, simili alla versione odierna. Animali che hanno colorazione molto variabile, ma presentano per il resto caratteristiche sufficientemente uniformi di rusticità e struttura fisica, deponendo inoltre un uovo piuttosto grande e fortemente colorato.<br />
Bisognerà attendere il 1920 perchè si inizi una selezione rigorosa ad opera di M.me Rousseau ed il 1928-1929 per una presenza un po’ più diffusa alle esposizioni ed i primi riconoscimenti ufficiali. Nel 1929 viene anche fondato il Marans Club de France con lo scopo di tutelare e diffondere la razza, definita inizialmente “Marandaise” e poi semplicemente”Marans”, dal nome del luogo di origine. Lo standard viene approvato nel 1931 e si trasforma successivamente senza troppe modifiche in quello attuale.</p>
<p><strong>L’aspetto</strong><br />
La struttura fisica suggerisce l’idea di un pollo rustico, di altezza media, piuttosto massiccio ma non appesantito, con piumaggio abbondante ma aderente al corpo, come si conviene ad un degno erede di razze combattenti, il che maschera in qualche modo il suo peso reale, che secondo lo standard francese, è di 3,5-4 Kg per il gallo e di 2,6-3,2 Kg per la gallina.<br />
Il corpo risulta piuttosto allungato anziché rotondeggiante, con petto ampio e ben formato, spalle larghe e con ali corte e portate alte e strette al corpo. Dorso anch’esso largo e piatto con sella ben guarnita di lancette.<br />
Il collo è lungo e robusto, fornito di una ricca mantellina che copre anche le spalle. Tende tipicamente a flettersi all’apice, verso il cranio, soprattutto nella femmina.<br />
Faccia, cresta, bargigli ed orecchioni sono rosso vivo, la cresta è semplice e portata dritta nel gallo, mentre nella femmina può anche presentarsi piegata. I dentelli sono bene incisi e separati, il lobo posteriore non tocca la nuca. L’occhio è di colore rosso aranciato, vivo e ardito, ed il becco robusto, un po’ ricurvo, color corno. Nel complesso, la testa trasmette un’impressione di forza e di fierezza, ma non di grande aggressività, come capita nelle razze combattenti.<br />
La coda è piccola e corta sia nel maschio che nella femmina, portata con un angolo non superiore ai 45°. I tarsi e le dita sono impiumati più o meno leggermente, solo sulla parte esterna, chiara eredità lasciata dal progenitore Langshan. Il loro colore è bianco rosato, tranne che nelle femmine di varietà nera e nero ramata, in cui sono grigi. La misura dell’anello di identificazione, rilasciato dalle associazioni avicole nazionali (per l’Italia lo distribuisce la Federazione Italiana Associazioni Avicole FIAV) e indispensabile per presentare i soggetti nelle manifestazioni che prevedono il giudizio, è di 22mm per il gallo e 20mm per la gallina.<br />
L’uovo, grande, rotondeggiante e molto colorato, caratterizza la razza Marans in modo inconfondibile ed esclusivo.</p>
<p><strong>L’uovo</strong><br />
<a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/06/uovo-marans.jpg" data-rel="lightbox-gallery-aajYZbTb" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-1638" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/06/uovo-marans.jpg" alt="uovo marans" width="292" height="221" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/06/uovo-marans.jpg 292w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/06/uovo-marans-180x135.jpg 180w" sizes="(max-width: 292px) 100vw, 292px" /></a>L’uovo è forse il motivo principale di interesse verso questa razza. Ha un aspetto assolutamente spettacolare ed un colore rosso unico, tanto che vedendone per la prima volta uno di buona qualità, viene spontaneo esclamare: “Ma è stato colorato!?!”.<br />
In effetti è proprio così, l’uovo è dipinto, ed il maestro pittore che produce tanta meraviglia è la gallina stessa, che è dotata, a circa dieci centimetri dalla fine dell’ovidotto, di un tessuto spugnoso in grado di secernere il pigmento colorante rosso fegato. Inoltre il muco che ricopre l’uovo può conferirgli un certo grado di lucentezza. Una volta che l’uovo è stato deposto e si asciuga, il colore si fissa sul guscio e non si altera più, a meno che venga lavato via intenzionalmente.<br />
La quantità di pigmento che si deposita sul guscio dipende da moltissimi fattori, tra cui il tempo di attraversamento impiegato dall’uovo, la quantità di pigmento secreto dal tessuto spugnoso, la quantità di uova deposte, il periodo dell’anno, le condizioni fisiche dell’ovaiola, la grandezza, e quindi la superficie esterna dell’uovo stesso.<br />
E’ quindi normale che la stessa gallina deponga uova anche molto diverse tra loro, soprattutto se esse vengono deposte in sequenza: le prime saranno più scure e diventeranno via via più chiare fino al giorno fisiologico di riposo, in cui non viene deposto l’uovo, per poi riprendere con il colore base. Nello stesso modo, ad inizio deposizione le uova sono generalmente più scure che verso la fine. In generale, comunque, ogni gallina tende a mantenere una sua tipologia nella disposizione delle chiazze o dei puntini scuri sulla superficie del guscio, così come del grado di lucentezza dell’uovo, quindi in un certo senso ogni gallina ‘firma’ le sue creazioni, per l’occhio attento dell’allevatore.<br />
Esistono uova molto uniformi, in cui il pigmento si spalma su tutta la superficie senza irregolarità, uova puntinate, che hanno un fondo più chiaro ma ricoperto di una fitta rete di puntini più scuri e uova maculate, spruzzate di macchie di una certa grandezza, di cui talvolta si riesce anche a percepire lo spessore.<br />
Il Marans Club de France ha messo a punto una scala colorimetrica per la misurazione del colore dell’uovo. La gradazione parte dal valore 1 per l’uovo bianco, fino a 3 per l’uovo rossiccio di tipo industriale. Il valore 4 è il minimo accettato per la Marans, dal 5 al 7 si progredisce nel grado di colore, avvicinandosi alla tonalità cioccolato, i gradi 8 e 9 sono riservati alle uova eccezionali, in cui il pigmento si presenta praticamente puro, e che di solito vengono prodotti come eccezione anche dalle stesse campionesse di razza. In Francia si tengono normalmente concorsi in cui le uova vengono sottoposte a giudizio come gli esemplari vivi, in base al complesso delle loro qualità.<br />
Nella sua forma più tipica, l’uovo di Marans non è allungato, ma rotondeggiante e globoso, tanto che spesso è difficile distinguere il polo acuto da quello ottuso. La lucentezza è qualità desiderabile.<br />
Il peso dell’uovo si attesta rapidamente tra i 70 e gli 80 grammi (si pensi per confronto che un uovo di Livorno pesa attorno ai 55 grammi), ma nella gallina ormai adulta e a fine deposizione, o al secondo anno, non sono affatto rare medie attorno ai 100 grammi.<br />
Una volta aperto, l’uovo mostra l’interno inaspettatamente bianco candido, per cui rammenta tantissimo le note uova di cioccolata con sorpresa di cui vanno pazzi i bambini, e non solo loro.<br />
Va detto inoltre che per il suo guscio con spessore più alto del normale, e per la particolare resistenza delle membrane testacee interne, l’uovo di Marans risulta più conservabile, meno o per nulla soggetto a contaminazioni esterne (es: salmonella) e meno soggetto a rotture, caratteristiche molto interessanti sul piano industriale.</p>
<p><strong>Le varietà</strong><br />
Come si è detto, la Marans possiede un patrimonio genetico estremamente variegato, che inevitabilmente ha dato origine a molte varietà di colorazione; alcune storiche, ben affermate e fissate e pertanto riconosciute dallo standard, altre in corso di omologazione, altre ad oggi ancora oggetto di selezione da parte di allevatori e amatori avanzati, che non rinunciano al tentativo di estrarre dal grande serbatoio genetico nascosto nella Marans delle livree sempre nuove.<br />
Si deve ribadire a questo proposito (cfr. paragrafo sulla selezione) che la necessità di mantenere le eccezionali caratteristiche dell’uovo rende impossibile la ricerca di nuove colorazioni attraverso incroci extra-razza, per cui in effetti non si tratta di creare nuove varietà, quanto piuttosto di portare alla luce, nel fenotipo, qualche caratteristica già contenuta nel genotipo della razza.<br />
Lo standard italiano riconosce ufficialmente ad oggi soltanto le colorazioni bianca, nera, nera argentata, nera ramata, dorata frumento, fulva a coda nera, sparviero argentata.<br />
Per la corretta interpretazione della descrizione delle varie colorazioni che segue, i termini ‘sparviero’ e ‘cucù’ sono da considerare sinonimi, così come i termini ‘frumento’ e ‘dorata frumento’.<br />
Cucù Dorato, Cucù (o Sparviero) Argentato<br />
La prima è ancora relativamente rara, mentre la seconda è piuttosto diffusa ed è stata la varietà principale per molti anni. Lo splendido piumaggio sparviero si distribuisce secondo una barratura grossolana e irregolare, che non forma striature precise. La mantellina, le lancette e le spalle sono rispettivamente dorate ed argentate e formano uno splendido effetto. Inoltre, come succede nelle colorazioni di questo tipo, i maschi sono molto più chiari delle femmine, fenomeno che si spiega con il fatto che la barratura chiara del maschio ha altezza doppia rispetto a quella scura, mentre nella femmina i due colori si equivalgono. Questa caratteristica, legata al sesso, rende i pulcini autosessanti, in quanto la differenza di piumaggio è evidente molto presto. Alla nascita il piumino è nero con ventre bianco argentato o giallastro ed una macchia dello stesso colore sulla testa.<br />
Nero, Blu, Bianco Splash<br />
La varietà nera pura, dominante rispetto a tutti gli altri colori, è quasi scomparsa ed anche le altre due sono relativamente rare. Specificamente per la livrea nero puro, ma anche più in generale nella Marans, non e’ richiesto né desiderabile che le parti di piumaggio nere presentino abbondanti riflessi verde lucente, indice di alta produzione di melanina, ma piuttosto devono avere riflessi verdi e violacei non particolarmente scintillanti. Di fatto il nero, il bianco ed il blu sono strettamente correlati tra loro. Il blu non è che un nero ‘diluito’, mentre il bianco splash, o chiazzato, è un lavanda molto molto chiaro in cui alcune piume si presentano marcate di blu, un po’ come i piccioni ‘arlecchino’. Si deve notare che l’incrocio di nero e bianco splash genera il blu, mentre l’accoppiamento di soggetti blu genera un 25% di nero, un 50% di blu e un 25% di bianco splash. Questo indica che in pratica il bianco splash è in realtà il colore blu omozigote, che quando si presenta nel genotipo in combinazione con le altre colorazioni, agisce come ‘diluitore’ delle parti di piumaggio nere, le quali diventano appunto blu nel fenotipo.<br />
Nero Ramato, Nero Argentato, Blu Ramato, Blu Argentato<br />
La prima è ad oggi la varietà più diffusa, di cui si conoscono stirpi che producono uova tra le più colorate. Le altre sono numericamente molto meno rappresentate, ma ugualmente affascinanti. Si tratta in definitiva di variazioni sul tema della livrea totalmente nera tranne che per la mantellina e, nel gallo anche il dorso e le spalle ramati, con tonalità che possono andare dal rosso ruggine al rosso mogano sostenuto. Il nero può essere diluito e diventare blu, il ramato può essere sostituito dal carattere argentato, generando appunto le varianti citate. Si tratta in ogni caso di soggetti molto appariscenti ed apprezzati. Bisogna fare attenzione a non confondere esemplari nero ramato che presentano eccesso di nero, e quindi dal piumaggio completamente nero, con esemplari realmente nero unito (rarissimi). Anche se i fenotipi possono essere identici, dal punto di vista genetico le due colorazioni appartengono a gruppi diversi con livelli di dominanza diversi (il nero unito domina), e questo non mancherà di essere evidente appena si tenterà di riprodurre i soggetti, ottenendo risultati inaspettati.<br />
Frumento (o Dorata Frumento)<br />
E’ anch’essa una varietà molto diffusa oggigiorno. La livrea del maschio è molto simile a quella del gallo nero ramato, da cui si distingue per il piumino grigiastro più chiaro nel frumento e dal triangolo dell’ala color cannella anziché nero. Anche i riflessi delle parti nere tendono più al violaceo e meno al verde scarabeo. La femmina è completamente diversa, possiede una livrea colore del chicco di grano, con dorso fulvo chiaro, mantellina più scura, parte inferiore del corpo color crema e coda e remiganti nere. La somiglianza del maschio di questa varietà con quello nero ramato e con quello salmonato ha causato in passato parecchia confusione, in quanto gli abbinamenti per la riproduzione potevano avvenire, inconsapevolmente, tra varietà diverse, è quindi necessario prestare la massima attenzione ai dettagli identificativi. I pulcini della varietà frumento sono gialli, al contrario dei nero ramato, che sono neri, e dei salmone, che hanno delle strisce sul dorso come i polli di colorazione selvatica. A tre settimane, poi, i galletti si distinguono nettamente dalle femmine perché hanno già le copritrici dell’ala nere, mentre le pollastre le hanno color frumento. La colorazione frumento è recessiva rispetto al nero ramato e dominante (tranne eccezioni rarissime che non è il caso di approfondire qui) rispetto al salmonato.<br />
Salmone Dorato, Salmone Argentato. Sono varietà poco diffuse, di cui si conoscono ceppi dall’uovo splendido ma con esemplari di massa ancora troppo leggera. La colorazione è quella che più si avvicina a quella selvatica del gallus Bankiva e ricorda, per intenderci, quella della Livorno collo oro. La pettorina salmone dorata o argentata e la mantellina oro o argento delle femmine hanno valso alle due varietà il loro nome. Il maschio assomiglia molto al nero ramato e soprattutto al fumento, ma ha pettorina leggermente più chiara, un po’ più grigiastra. I pulcini hanno piumino giallo e recano sul dorso le strisce tipiche dei piccoli selvatici. Essendo inoltre anche qui come nel frumento il triangolo dell’ala color cannella, bisogna essere molto accorti se si intende procedere alla selezione in purezza.<br />
Ermellinato<br />
Anche questa varietà è molto rara. Si era quasi estinta, ma qualche appassionato sta cercando con pazienza di recuperarla. Il piumaggio è bianco ermellinato, cioè con fiamme nere sulla mantellina e sulle lancette e coda e punta delle remiganti nere. La testa resta bianca. Esiste anche, ma ancora più rara, una versione fulva dell’emellinato in cui le parti bianche vengono sostituite dal colore fulvo.<br />
Fulvo a Coda Nera<br />
Numericamente poco rappresentata, questa bellissima e capricciosa varietà rammenta come colorazione la New Hampshire, ed è vicina, per certi versi, alla Marans frumento. La femmina è di un colore fulvo sostenuto il più possibile uniforme, non come nella frumento che ha mantellina scura e pettorina chiara, mentre il gallo presenta la parure ramata, ma il ventre resta di un bel colore fulvo, mentre il gallo frumento ha il corpo nero. La coda e parte delle remiganti sono nere.<br />
Bianco<br />
Questa colorazione ha avuto in passato molto seguito, essendo stata utilizzata a scopo industriale. Successivamente semi-abbandonata, è stata invece recuperata ed è ad oggi abbastanza diffusa. Il bianco totale si può presentare nella Marans con diverse modalità: come colore-non-colore, che maschera gli altri colori presenti nel genotipo manifestandosi da solo nel fenotipo, ed in questo caso risulta dominante, oppure come colore bianco recessivo, che scompare dal fenotipo al primo incrocio. Di solito si incontra il bianco del secondo tipo, che si manifesta solo se omozigote e che, sotto l’influenza di altri geni, tende a presentare su dorso, spalle e mantellina, dove sarebbe stata presente la parure, dei riflessi paglierini che infatti sono ammessi dallo standard di colorazione. Un tempo il colore delle uova era più debole, ma oggi si conoscono ceppi con uovo molto ben colorato.<br />
Nana<br />
Esiste anche una varietà nana, o piuttosto semi-nana o miniatura, anche se non è molto diffusa. La taglia dovrebbe essere circa la metà di quella grande, mentre il peso circa il 30%, quindi attorno al Kg. Le colorazioni e tutti gli altri parametri di riferimento sono identici a quelli adottati per la razza di taglia normale. L’uovo è di solito di colore meno scuro di quello della Marans grande e necessita ancora di selezione.<br />
Altre varietà<br />
Nonostante l’enorme numero di varietà già presenti, o forse proprio per il fatto di disporre di così tanto materiale, alcuni allevatori evoluti si cimentano nella creazione di nuove colorazioni. Per esempio, l’allevatore olandese sig. P.Verwimp ha creato il cucù giallo, in cui la barratura si applica non al classico colore grigio, ma piuttosto ad un bel fulvo-limone, con risultati a dire poco spettacolari. L’allevatore francese sig. E.Mèon ha dato di recente notizia dei suoi primi risultati nella creazione di una varietà di argentato che non ha ancora nemmeno un nome ufficiale. La testa ed il collo, come la parte superiore della pettorina restano bianche, mentre il resto del corpo presenta delle barrature a fiocchi molto attraenti. L’insieme rammenta, ad esempio, la Braekel. L’allevatore francese sig. M.Martinod sta lavorando su un gruppo di ermellinate e bianco splash portatrici di ramato e di argentato con risultati vagamente simili al Faverolle.</p>
<p><strong>Varietà in via di creazione</strong> (foto Marans Club de France)</p>
<p>Caratteri generali e comportamento<br />
Come abbiamo visto, questo pollo è originario della zona paludosa prossima alla foce della Loira, esposta ai gelidi venti invernali che discendono dall’Artico attraverso l’Atlantico, ma con estati torride e relativamente asciutte. Non stupisce, di conseguenza, la sua estrema rusticità e la sua attitudine di pascolatore, che lo rende capace, in ambiente adatto, di ricavare buona parte del proprio nutrimento giornaliero razzolando qua e là.<br />
Prospera nei grandi spazi, allontanandosi anche parecchio dal pollaio, se ne ha la possibilità. Ciò non toglie che sia capace di adattarsi anche alla vita in ambienti contenuti, purchè vengano rispettate le normali condizioni di densità (circa quattro soggetti per m2 di superficie dei ricoveri).<br />
Entrambi i sessi sono piuttosto confidenti e addomesticabili, personalmente li ho abituati a prendere il mangime dalle mie mani e non posso entrare nel pollaio senza che mi sciolgano le stringhe delle scarpe tirandole con il becco. Probabilmente le scambiano per succulenti lombrichi. Le femmine sono sempre piuttosto tranquille, mentre i galletti si rivelano abbastanza battaglieri, soprattutto quando il gruppo di appartenenza non possiede una gerarchia stabile e ben definita. Non ho mai osservato direttamente, invece, alcun eccesso di aggressività né dei maschi verso le femmine, né viceversa, né verso gli umani, e non ho mai notato alcun accanimento verso animali più giovani. Talvolta anche le femmine sviluppano, con l’età, dei piccoli speroni, spesso su un tarso solo. Probabilmente questa è una eredità proveniente dagli avi combattenti, ma lo standard non la contempla e quindi è da evitare.<br />
La femmina può chiocciare, ma non è detto che lo faccia, dipende soprattutto dal ceppo di appartenenza. Quando cova, comunque, è una buona madre e si prende cura senza problemi della sua prole. Le caratteristiche dell’uovo (grandezza, spessore del guscio) ostacolano in qualche misura la nascita del pulcino, il che si traduce talvolta in percentuali di schiusa leggermente inferiori alla norma. Per questo è importante selezionare per la cova le uova di peso medio, da 70 a 80 grammi, ben formate, senza asimmetrie e difetti visibili.<br />
L’impennamento e la crescita del pulcino sono generalmente rapidi, anche se ogni tanto ne capitano alcuni che tendono a rimanere di corporatura più piccola del normale o ad impennarsi tardivamente, cosa che obbliga ad escluderli dalle linee di riproduzione. In diverse varietà di colorazione, come abbiamo visto, i pulcini sono autosessanti.<br />
Di regola il peso di 2,5-3kg circa viene raggiunto dai maschi poco dopo il quarto mese, il che dimostra la buona attitudine alla produzione di carne dalle ottime qualità organolettiche (il sapore rammenta la faraona). Tutti i tessuti sono particolarmente consistenti e fermi, la pelle, bianca per tutte le colorazioni di piumaggio, è abbastanza resistente alla lacerazione anche nell’animale giovane, come ben sa chi ha provato a spiumarne qualcuno a mano.</p>
<p><strong>La selezione</strong><br />
I principi di selezione sono relativamente semplici, ma la selezione in sé è abbastanza laboriosa, complicata dal fatto che per apprezzare correttamente le qualità di un riproduttore, si dovrebbe attendere la produzione di uova della sua prole e valutarne il colore, il che non è sempre possibile e/o agevole. Inoltre, l’insieme di geni che originano l’uovo extra-rosso è talmente complesso che ogni inquinamento proveniente da incroci fuori razza produce immediatamente uova troppo chiare. Questo fornisce una prima, importantissima regola da seguire: nessun incrocio fuori razza è ammissibile.<br />
Per quanto non si conosca il meccanismo in dettaglio, almeno una parte dei geni “uovo rosso” è legato al sesso, lo testimonia il fatto che viene trasmesso dal gallo in maniera doppiamente forte rispetto alla gallina, come hanno dimostrato incroci sperimentali condotti ad hoc. Un’altra regola di selezione, quindi, sarà la scelta di riproduttori, soprattutto galli, nati da uova molto scure.<br />
A questo proposito è anche opportuno, nel valutare il grado di colore dell’uovo, tenere ben presenti tutti i principi di variabilità della sua colorazione già enunciati, allo scopo di evitare di dare la preferenza, per esempio, a uova di una mediocre ovaiola, che essendo deposte più di rado sono di regola più scure, rispetto a quelle di una buona ovaiola, che magari ne produce di altrettanto scure, ma in maggior numero, o più grandi, per cui al momento risultano un po’ più chiare.<br />
In ogni caso, anche se le prime due regole vengono osservate, è sempre possibile che una pollastra deponga uova brutte o non sufficientemente scure, dunque sarà necessario escludere comunque dalla selezione le femmine che producono uova non nello standard e anche quelle che ne producono troppo poche, visto che non si deve dimenticare l’origine rurale ed utilitaristica di questo pollo. Oltre a questo, dovranno essere preservate la velocità di crescita e di impennamento così come il piumaggio aderente al corpo e ben conformato nelle ali, cosa che garantisce che gli animali siano perfettamente capaci di volare.<br />
Come per tutte le razze, la selezione dovrà poi mirare al mantenimento delle caratteristiche dichiarate come desiderabili nello standard, quindi: mantenimento del peso, della silhouette, della costituzione fisica, del portamento previsti, mantenimento del colore e dell’impiumatura dei tarsi e infine miglioramento della colorazione del piumaggio in termini di rispondenza a quello previsto per la varietà di appartenenza.<br />
Il primo e più importante punto da curare, comunque, resta la deposizione di un uovo extra-rosso, tanto che è preferibile eventualmente ‘allargare’ i parametri di selezione per qualche altro carattere, da migliorare in un secondo tempo, pur di mantenere costantemente alto quanto possibile il livello qualitativo dell’uovo. L’insieme dei geni responsabili delle sue caratteristiche, una volta disperso, potrebbe non essere più riproducibile.</p>
<p>Bibliografia<br />
&#8211; S.Deprez-C.Herment – La Marans – Ed. Rupella, 2000 (in lingua francese)<br />
&#8211; I.Giavarini – Le Razze dei Polli – Ed. Edagricole, 1983<br />
&#8211; F.Focardi – Il colore delle uova nella Marans – Avicoltura/Avicoltura n.11 Lug.-Set.2004<br />
&#8211; www.marans.eu &#8211; sito ufficiale del Marans Club de France curato da C.Herment (anche pagine in italiano)<br />
&#8211; www.marans.be &#8211; sito sulla Marans curato da C.Veltenaar (anche pagine in italiano)<br />
&#8211; www.fiav.info &#8211; sito ufficiale della Federazione Italiana Associazioni Avicole curato da S.Tonetto</p>
<p>Paolo Rasoini abita in provincia di Pisa ed alleva polli a livello amatoriale da molti anni. Fa parte dell&#8217;Associazione Toscana Avicoltori e dal 2003 si interessa della Marans collaborando anche con il Marans Club de France di cui è socio. E-mail: prasoin@tin.it</p>
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		<title>Anatra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Feb 2014 17:35:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Anatre]]></category>
		<category><![CDATA[Animali da Fattoria]]></category>
		<category><![CDATA[allevare anatra]]></category>
		<category><![CDATA[anatra]]></category>
		<category><![CDATA[anatra da carne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-2-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />L&#8217;anatra è un uccello dell&#8217;ordine degli Anseriformi, classe Anatidi. Le specie di anatra allevate in cattività sono molte, e alcune di esse sono state addomesticate. Vengono utilizzate soprattutto per scopo alimentare, per produrre uova, per la carne e per il fegato, ma possono anche essere impiegate per la caccia e per scopi ornamentali. Le anatre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-2-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><p><strong>L&#8217;anatra</strong> è un uccello dell&#8217;ordine degli Anseriformi, classe Anatidi.</p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-2.jpg" data-rel="lightbox-gallery-3yasPIUp" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1554" alt="anatra muta 2" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-2-300x200.jpg" width="300" height="200" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-2-300x200.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-2-600x400.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-2-1024x682.jpg 1024w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-2-900x600.jpg 900w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-2.jpg 1048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Le specie di anatra allevate in cattività sono molte, e alcune di esse sono state addomesticate. Vengono utilizzate soprattutto per scopo alimentare, per produrre uova, per la carne e per il fegato, ma possono anche essere impiegate per la caccia e per scopi ornamentali.</p>
<p>Le <strong>anatre allevate</strong> discendono da due specie selvatiche, la Chairina moschata, la famosa <strong>anatra muta o muschiata</strong>, detta anche anatra di Barberia, e il <strong>Germano reale o anatra selvatica</strong> (Anas platyrhynchos), che ha dato origine a tutte le anatre domestiche, spesso chiamate anatre comuni.</p>
<h2>Allevamento dell&#8217;anatra</h2>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta.jpg" data-rel="lightbox-gallery-3yasPIUp" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1555" alt="anatra muta" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-300x225.jpg" width="300" height="225" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-180x135.jpg 180w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta.jpg 480w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>L&#8217;anatra presenta alcuni vantaggi rispetto al pollo. Non razzolando, non danneggia i giardini e libera la vegetazione e il terreno da larve, insetti (anche zanzare), molluschi, essendo instancabile nella ricerca del cibo; il piccolo di anatra non ha bisogno né del caldo artificiale, né di quello materno già dopo pochi giorni di vita; la sua alimentazione è molto più semplice, la crescita molto rapida; è meno sensibile alle intemperie, quindi si ammala di meno e necessita di ricoveri meno protettivi.</p>
<p>L&#8217;<strong>anatra domestica</strong> è diventata negli ultimi anni una forte concorrente dei polli nella produzione di uova, che sono più grandi (circa 70 g), e vengono utilizzate soprattutto in pasticceria e nella produzione di pasta.</p>
<p>Le anatre da carne sono solitamente macellate intorno alle 7-8 settimane di vita.</p>
<p>L&#8217;<strong>anatra muta </strong>è utilizzata per la produzione di carne di eccellente qualità e del fegato, che è adatto per produrre<strong> foie gras</strong> (fegato grasso).</p>
<h2>L&#8217;anatra in cucina</h2>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-cucina.jpg" data-rel="lightbox-gallery-3yasPIUp" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1556" alt="anatra muta cucina" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-cucina-242x300.jpg" width="242" height="300" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-cucina-242x300.jpg 242w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-cucina.jpg 420w" sizes="(max-width: 242px) 100vw, 242px" /></a>La<strong> classica ricetta a base di carne di anatra</strong> prevede l&#8217;uso dell&#8217;arancia, che ben si sposa con l&#8217;aroma caldo e intenso di questo animale. C&#8217;è da dire che le carni degli animali allevati in modo intensivo non hanno aromi e sapori particolarmente spiccati e quindi possono essere gradite a tutti coloro che non amano carni dai sapori forti.</p>
<p>L&#8217;anatra è un uccello volatore e quindi il suo petto contiene mioglobina, rendendo la sua carne di colore rosso. Il <strong>petto di anatra</strong> si presenta come una grossa bistecca con la pelle da un lato, va cotto brevemente, lasciandolo rosato all&#8217;interno, e la pelle va utilizzata per liberare il grasso da utilizzare in cottura, che rende questa carne magrissima più tenera e succosa.</p>
<p>La <strong>coscia di anatra</strong> può essere utilizzata per preparazioni in umido, come quella del pollo, mentre l&#8217;<strong>anatra intera</strong> può essere preparata arrosto alla stregua del pollo.</p>
<p>Il <strong>germano reale</strong> (anatra selvatica), ha carni scure dall&#8217;aroma molto intenso e va in genere preparato in umido con l&#8217;aggiunta di spezie (ginepro, chiodo di garofano, cannella), con un soffritto di odori (sedano, carota, cipolla) sfumati nel vino che poi vanno frullati per preparare la salsa di accompagnamento.</p>
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		<title>Trovare un uccellino a terra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jul 2013 12:26:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uccelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/07/rondone-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />Avete trovato un piccolo uccellino in difficoltà e non sapete come comportarvi? Con qualche piccolo accorgimento potrete dargli tutte le cure necessarie senza sbagliare, in attesa di consegnarlo a un centro di recupero specializzato. E’  fondamentale sapere che la detenzione di tutta la fauna selvatica è vietata dalla legge dello Stato n. 157/92 e che entro 24 ore [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.animalieanimali.eu/trovare-un-uccellino-a-terra/">Trovare un uccellino a terra</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.animalieanimali.eu">Il Portale sugli animali - www.animalieanimali.eu</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/07/rondone-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/07/rondone.jpg" data-rel="lightbox-gallery-tGNXqm6c" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-1127" alt="rondone" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/07/rondone-300x225.jpg" width="300" height="225" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/07/rondone-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/07/rondone-600x450.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/07/rondone-180x135.jpg 180w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/07/rondone.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Avete trovato un piccolo uccellino in difficoltà e non sapete come comportarvi? Con qualche piccolo accorgimento potrete dargli tutte le cure necessarie senza sbagliare, in attesa di consegnarlo a un <a href="http://www.youanimal.it/centri-recupero-selvatici/" target="_blank">centro di recupero specializzato</a>.</p>
<p>E’  fondamentale sapere che la detenzione di tutta la fauna selvatica è vietata dalla legge dello Stato n. 157/92 e che entro 24 ore l’animale deve essere consegnato ad un ente autorizzato e competente.</p>
<p>Ma raccogliere un nidiaceo (un piccolo di uccello) può non essere sempre utile per la sua salute. Infatti la maggior parte di loro abbandona il nido quando ancora non sono provetti volatori. Trovarne uno per terra, che sia in un bosco o su di un marciapiede, non vuol dire essersi imbattuti in un uccellino abbandonato: al contrario, i genitori li accompagnano volata dopo volata verso l’autonomia e raccoglierlo in questa fase vorrebbe dire strapparlo alle loro cure. Inoltre l’uccellino potrebbe sviluppare il fenomeno dell’imprinting nei confronti dell’umano, pregiudicandone così il futuro.</p>
<p>E’ necessario quindi fare una prima distinzione:</p>
<p>&#8211; Nidiacei sani. Devono essere lasciati nel luogo di ritrovamento, a meno che non vi sia un rischio immediato (passaggio di auto o presenza di  predatori, come cani e gatti, o di elementi di particolare disturbo)</p>
<p>&#8211; Nidiacei in stato di pericolo. Il pericolo può consistere nella presenza di cani, gatti, automobili e così via. L’ideale è allontanare l’uccellino dalla condizione di rischio (ad esempio, allontanarlo dalla strada o dalla minaccia del cane o del gatto) e vigilare su di lui da lontano in attesa che i genitori lo accudiscano.</p>
<p>&#8211; Nidiacei feriti. E’ necessario recuperarli e dar loro le cure necessarie a sopravvivere, in attesa di consegnarli a un <a href="http://www.youanimal.it/centri-recupero-selvatici/" target="_blank">centro specializzato</a>.</p>
<p>Se questo è il vostro caso, ecco alcune accortezze da seguire:</p>
<p>&#8211; Procuratevi una scatola di cartone poco più grande dell’uccello e praticate dei fori sulla parte alta per permettere l’aerazione. Non usate mai una gabbietta o un trasportino: insofferente alla cattività, l’uccello potrebbe agitarsi e procurarsi ulteriori lesioni. Non inserite con lui né cibo né acqua perché potrebbe sporcarsi infettando le eventuali ferite e non ponetelo sopra a una fonte di calore quale un termosifone acceso o una stufa: piuttosto, usate una borsa dell’acqua calda.</p>
<p>&#8211; Non somministrate mai mollica di pane, latte o derivati del latte a nessun uccello, che sia giovane o adulto.</p>
<p>&#8211; Ricordate però che, in questa situazione di primo soccorso, durante il giorno un pulcino ha bisogno di mangiare e bere ad intervalli diversi a seconda dello stadio di sviluppo: circa ogni mezz’ora per i nidiacei implumi e ogni 2-3 ore per i nidiacei impiumati. Come alimenti universali di emergenza potete somministrare omogeneizzato di carne, pezzettini di carne cruda o camole (larve della farina o del miele) e acqua con un contagocce o una siringa senza ago.</p>
<p>Se il vostro uccellino in difficoltà è un rondone, vi sono ulteriori accorgimenti da seguire. Infatti questi uccelli appartengono all’ordine degli apodiformi (dal greco “senza piedi”) e, una volta atterrati per errore o incidente al suolo, non sono più in grado di darsi lo slancio necessario a spiccare di nuovo il volo. L’intervento dell’uomo, in questo caso, può salvare loro la vita.</p>
<p>&#8211; Se si tratta di un rondone adulto, lo potete riconoscere perché le ali, incrociate sul dorso, superano la fine della coda di circa 2-3 cm. In assenza di ferite, spesso tornerà a volare grazie a una semplice operazione di lancio e non sarà necessario il ricovero. Ad ogni modo vi consigliamo di portarlo in un centro di recupero poiché l’operazione di lancio deve essere eseguita da personale esperto. Qualora fosse necessario alimentarlo, si potrà somministrargli omogeneizzato di carne, camole della farina o del miele e acqua con un contagocce o una siringa senza ago.</p>
<p>&#8211; Se si tratta di un rondone giovane, anche senza ferite non sarà in grado né di volare né di alimentarsi e quindi va consegnato immediatamente a un centro di recupero per il soccorso.</p>
<p>Fonte: youanimal.it</p>
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		<title>Incubazione artificiale uova</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Apr 2013 13:07:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uccelli]]></category>
		<category><![CDATA[giorni incubazione uova]]></category>
		<category><![CDATA[incubatrice per uova di gallina]]></category>
		<category><![CDATA[incubatrice pulcini]]></category>
		<category><![CDATA[incubatrice uova gallina]]></category>
		<category><![CDATA[incubazione delle uova]]></category>
		<category><![CDATA[incubazione uova gallina]]></category>
		<category><![CDATA[incubazione uova oca]]></category>
		<category><![CDATA[periodo incubazione uova]]></category>
		<category><![CDATA[temperatura incubazione uova gallina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="145" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/pulcino-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/pulcino-150x150.jpg 150w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/pulcino-100x100.jpg 100w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/pulcino-36x36.jpg 36w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/pulcino-115x115.jpg 115w" sizes="(max-width: 145px) 100vw, 145px" />Fin da bambino ho sempre avuto la curiosità di capire come nascessero i pulcini. Avevo avuto modo di osservare attentamente la fecondazione, la deposizione, la cova e la schiusa di uova di gallina direttamente dalle chiocce del mio pollaio. Uno spettacolo incredibile! Mi sono chiesto: &#8220;ma come si fa a sostituire la chioccia per far [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="145" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/pulcino-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/pulcino-150x150.jpg 150w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/pulcino-100x100.jpg 100w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/pulcino-36x36.jpg 36w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/pulcino-115x115.jpg 115w" sizes="(max-width: 145px) 100vw, 145px" /><p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/incubatrice.jpg" data-rel="lightbox-gallery-HPZDFsHW" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-579" title="incubatrice" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/incubatrice.jpg" alt="" width="300" height="246" /></a>Fin da bambino ho sempre avuto la curiosità di capire come nascessero i pulcini. Avevo avuto modo di osservare attentamente la fecondazione, la deposizione, la cova e la schiusa di uova di gallina direttamente dalle chiocce del mio pollaio. Uno spettacolo incredibile! Mi sono chiesto: &#8220;ma come si fa a sostituire la chioccia per far nascere i pulcini&#8221;? A 10 anni costruì la mia prima rozza incubatrice fatta con una scatola di legno chiusa sul lato superiore da un vetro per vedere le uova. Avevo predisposto per la temperatura interna una serie di lampadine ad incandescenza che erano calate ad una certa distanza sopra le uova fino a raggiungere una temperatura di cova approssimativamente costante. Un termometro posto in mezzo alle uova mi garantiva una temperatura &#8220;Intorno&#8221; ai 37 gradi celsius..</p>
<p>Mattina, pomeriggio e sera, ruotavo manualmente le uova su loro stesse in modo da non fare incollare l&#8217;embrione, proprio come fa la chioccia in cova. L&#8217;umidità veniva emessa da un piccolo recipiente pieno d&#8217;acqua posta vicino ad una lampadina.</p>
<p>Che ci crdiate o no, con questo modo arcaico di cova, dopo 21 giorni, nacque un unico pulcino bianco il giorno del compleanno di mio padre e così lo chiamai Emiliano. Il Gallo crebbe sano e forte e morì molto tempo dopo di vecchiaia&#8230;</p>
<p>Inutile dire che quell&#8217;evento miracoloso mi segnò indelebilmente, iniziai ad affinare le tecniche di incubazione informandomi e mettendo in pratica le conoscenze elettroniche per migliorare sempre più le mie incubatrici.</p>
<p>L&#8217;incubatrice è costituita da un involucro di legno o in plastica all&#8217;interno della quale sono presenti:lucetta per l&#8217; illuminazione interna, resistenza elettrica, termostato per la regolazione della temperatura, e a seconda dal modello, un motore provvisto di ventola per la movimentazione dell&#8217;aria all&#8217;interno della macchina. Può essere presente un volta uova manuale o meccanico a seconda dei modelli.Può essere anche provvista di un regolatore dell&#8217;umidità digitale che va comunque controllata dell&#8217;interno con un buon igrometro di precisione a capelli.E&#8217; anche Indispensabile un termometro di precisione.</p>
<p>Sostanzialmente, le incubatrici, le possiamo classificare in: aria ferma, aria forzata.</p>
<p>Nelle prime, la temperatura è trasmessa alle uova per induzione di calore che normalmente proviene dall&#8217;alto tramite delle resistenze elettriche. Per questo motivo, le incubatrici ad aria ferma, sono provviste di un unico cestello piano. Sono ideali per l&#8217;incubazione di poche uova e per la schiusa in quanto, non essendoci la ventola, la membrana dell&#8217;uovo, una volta forata dal pulcino, non secca, facilitando la nascita del pulcino.</p>
<p>Le incubatrici ad aria forzata, sono provviste di una resistenza elettrica, termostato e da una ventola per  muovere l&#8217;aria all&#8217;interno. Essendoci aria in movimento, questo tipo di incubatrice può avere più cestelli aumentando la capacità di incubazione e garantendo la temperatura costante su tutte le uova.</p>
<p>Iniziamo col raccogliere un bel po di uova gallate, conservatele al buio in un luogo fresco avendo l&#8217;accortezza due volte al giorno di ruotarle una ad una su loro stesse.</p>
<p>Arrivati alla quantità giusta, accendete l&#8217;incubatrice e fatela girare per un giorno intero in modo da stabilizzare la <strong>temperatura sui 37,7 gradi con una umidità di 55%.durante l&#8217;incubazione e il 65-70% gli ultimi 2 giorni prima della schiusa.</strong></p>
<p>La temperatura è mantenuta costante da un termostato, la difficoltà maggiore è di stabilizzare il grado di umidità.</p>
<p>Consiglio sempre di incubare in un luogo tranquillo, lontano da fonti di calore e soprattutto da vibrazioni e da urti.</p>
<p>Amenochè non si abbia un regolatore automatico di umidità, per mantenere la percentuale giusta serve un sottovaso riempito con acqua e posto all&#8217;interno dell&#8217;incubatrice.</p>
<p>Se servirà più umidità si può aumentare il diametro del sottovaso sostituendolo con uno maggiore. Stessa cosa, al contrario se la percentuale di umidità è troppo alta.</p>
<p>Per quanto tempo dovremo tenere le uova in incubatrice? Tutto dipende dalla Specie che volete riprodurre!! Di seguito la tabella con i<strong> giorni di incubazione:</strong></p>
<h2>Periodi di incubazione delle principali specie avicole</h2>
<p>&nbsp;</p>
<table border="1" width="600" cellspacing="2" cellpadding="2" align="center">
<tbody>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" height="24"><strong>Nome scientifico</strong></td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" height="24"><strong>Nome comune</strong></td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" height="24"><strong>Durata (gg)</strong></td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Gallus spp.</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Pollo</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">21</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Meleagris gallopavo</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Tacchino</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">28</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" height="24">Chairina moschata</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" height="24">Anatra muta</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" height="24">
<div align="center">35</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" height="24">Anas platyrhynchos</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" height="24">Anatra</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" height="24">
<div align="center">28</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" height="24">Anser anser</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" height="24">Oca comune</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" height="24">
<div align="center">30</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" height="24">Cygnopsis cygnoides</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" height="24">Oca cignoide</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" height="24">
<div align="center">34</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Pavo spp.</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Pavoni</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">27-28</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Acryllium vulturinum</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Gallina della Guinea</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">26-28</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Alectoris barbara</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Pernice Sarda</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">25</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Alectoris chukar</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Pernice Chukar</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">22-24</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Alectoris graeca</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Coturnice</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">24-26</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Alectoris rufa</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Pernice Rossa</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">23-24</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Callifpepla californicus</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Quaglia della California</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">21-22</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Colinus virginianus</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Colino della Virginia</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">23-24</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Catreus wallichi</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Fagiano di Cheer</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">26</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Francolinus francolinus</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Francolino</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">18-19</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Chrysolophus amhersti</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Fagiano di Lady Amherst</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">22-23</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Chrysolophus pictus</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Fagiano Dorato</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">22-23</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Crossoptilon auritum</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Fagiano dalle orecchie blu</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">26-28</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Crossoptilon crossoptilon</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Fagiano dalle orecchie bianco</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">24-25</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Crossoptilon mantchuricum</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Fagiano dalle orecchie bruno</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">26-27</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Phasianus colchicus</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Fagiano Comune</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">23-24</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Lophophorus impeyanus</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Fagiano dell&#8217;Himalaya</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">28</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Lophura edwardsi</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Fagiano di Edwards</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">22</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Lophura leucomelana</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Fagiano di Kalij</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">24-25</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Lophura nycthemera</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Fagiano Argentato</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">25-26</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Lophura swinhoei</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Fagiano di Swinhoe</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">25</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="19">Polyplectron spp.</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="19">Fagiani di Peacock</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="19">
<div align="center">18-21</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Pucrasia macrolopha</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Fagiano di Koklass</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">26-27</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="21">Syrmaticus ellioti</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="21">Fagiano di Elliot</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="21">
<div align="center">25</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Syrmaticus humiae</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Fagiano di Hume</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">27-28</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="21">Syrmaticus mikado</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="21">Mikado Pheasant</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="21">
<div align="center">27-28</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="24">Syrmaticus reevesi</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="24">Fagiano di Reeve</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="24">
<div align="center">24-25</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="21">Syrmaticus soemmeringi</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="21">Fagiano Rame</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="21">
<div align="center">25</div>
</td>
</tr>
<tr>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="290" height="21">Tragopan spp.</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="174" height="21">Fagiani Tragopan</td>
<td class="norma" valign="top" bgcolor="#FFFFFF" width="108" height="21">
<div align="center">28</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<div></div>
<div><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/uovosciusa.jpg" data-rel="lightbox-gallery-HPZDFsHW" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-578" title="uovosciusa" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/uovosciusa.jpg" alt="" width="276" height="183" /></a>Durante l’incbazione bisogna tener sotto controllo sempre l’umidità e temperatura dentro il macchinario .</div>
<div>
<div>Per chi ha incubatrici non automatiche consiglio di girare le uova 4 volte al giorno,</div>
</div>
<div>anche se è meglio il meccanismo automatico,che le gira 8-9 volte al giorno .</div>
<div>
<div>le uova non vanno voltate il primo giorno.</div>
</div>
<div>Per chi incuba uova di anatra e oca consiglio ogni 9 giorni di bagnare le uova con uno spruzzino in modo da aumentargli l’umidità, come accade in natura quando la madre va a bagnarsi .</div>
<div>Tutte le uova dopo 4 gironi o 7 gironi vanno sperate una volta per vedere se l&#8217;embrione è vivo in caso contrario le uova vanno eliminate! una seconda speratura va fatta prima di preparare l&#8217;incubatrice alla schiusa!</div>
<div>Se tutto è andato bene.. gli ultimi 2 giorni, noterete un piccolo puntino di guscio che si è rotto dall&#8217;interno verso l&#8217;esterno, quindi il pezzettino di guscio è in rilievo. Questo sigifica che il pulcino ha forato l&#8217;uovo con il suo becco e che sta iniziando a respirare dall&#8217;interno.. Nel giro di 12-24 ore, il pulcino avrà voglia di uscire, sarà più forte e più ossigenato e ruoterà su sestesso becchettando il guscio dalla parte del polo maggiore fino a quando, spingendo da dentro, uscirà dall&#8217;uovo! Meraviglia della Natura! la stessa cosa succederà al resto delle uova! Non tutte nasceranno ma sarà comunque un successo!<a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/pulcino.jpg" data-rel="lightbox-gallery-HPZDFsHW" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-577" title="pulcino" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/pulcino.jpg" alt="" width="285" height="177" /></a></div>
<div>Lasciate i pulcini all&#8217;interno dell&#8217;incubatrice per altre 12 ore o comunque finchè non rimangono bene in piedi da soli, sarà il segno che sono abbastanza forti per essere trasferiti nella camera calda.</div>
<div>La camera calda può essere costruita con un cartone da imballo, sul fondo disponete una rete metallica elettrosaldata con maglia 1cmx1cm che servirà a non far scivolare le zampe dei pulcini. Al di sopra della rete cospargete un sottile strato di segatura, un sottovaso basso con del mangime per pulcini, una beverina per pulcini e una lampada ad infrarossi che pende verticalmente nel centro del cartone ad una distanza idonea per scaldare i piccoli senza bruciarli. 25-28 gradi è sufficiente.</div>
<div>Quando i pulcini avranno le ali completamente piumate, potranno essere spostati in gabbie o recini privi di riscaldamento.</div>
<div>Vi assicuro che questa esperienza sarà per voi entusiasmante e ricca di soddisfazioni. Ogni incubazione sarà per voi una ulteriore fonte di esperienza! Buona incubazione!</div>
<div></div>
<div>Per approfondimenti: <a href="https://www.animalieanimali.eu/uccelli/incubazione-artificiale-uova/attachment/pollo080-incubazione/" rel="attachment wp-att-2016">pollo080-incubazione</a></div>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.animalieanimali.eu/incubazione-artificiale-uova/">Incubazione artificiale uova</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.animalieanimali.eu">Il Portale sugli animali - www.animalieanimali.eu</a>.</p>
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		<title>Merlo Indiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Apr 2013 15:12:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uccelli]]></category>
		<category><![CDATA[gracula religiosa]]></category>
		<category><![CDATA[maina]]></category>
		<category><![CDATA[merlo indiano]]></category>
		<category><![CDATA[merlo parlante]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/merlo-indiano-2-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />Il merlo indiano è un uccello molto popolare per la sua eccezionale abilità nell’imitare i suoni e la voce umana, e per la sua vivace personalità. È un uccello socievole che richiede molta compagnia, ma sa a sua volta intrattenere con la sua incredibile capacità di parlare. Richiede compagnia e attenzioni, e gli si deve [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/merlo-indiano-2-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><p align="JUSTIFY"><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/merlo-indiano-2.jpg" data-rel="lightbox-gallery-jrMeOFTL" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-962" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/merlo-indiano-2-300x199.jpg" alt="merlo indiano 2" width="300" height="199" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/merlo-indiano-2-300x199.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/merlo-indiano-2-600x400.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/merlo-indiano-2-180x120.jpg 180w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/merlo-indiano-2.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Il merlo indiano è un uccello molto popolare per la sua eccezionale abilità nell’imitare i suoni e la voce umana, e per la sua vivace personalità. È un uccello socievole che richiede molta compagnia, ma sa a sua volta intrattenere con la sua incredibile capacità di parlare. Richiede compagnia e attenzioni, e gli si deve dedicare ogni giorno un certo tempo per le pulizie della gabbia, perché sporca molto.<span style="font-family: Tahoma; font-size: small;"><br />
</span></p>
<p align="JUSTIFY"><b>Generalità</b></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/gracula-religiosa.jpg" data-rel="lightbox-gallery-jrMeOFTL" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-963" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/gracula-religiosa-295x300.jpg" alt="gracula religiosa" width="295" height="300" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/gracula-religiosa-295x300.jpg 295w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/gracula-religiosa-80x80.jpg 80w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/gracula-religiosa.jpg 419w" sizes="(max-width: 295px) 100vw, 295px" /></a>Il merlo indiano o maina (<i>Gracula religiosa</i>) fa parte della famiglia degli Sturnidi, appartenente all&#8217;ordine dei Passeriformi. Proviene dall’Asia, dove in natura ha un areale di distribuzione piuttosto vasto, che si estende dalle pendici dell’Himalaya fino allo Sri-Lanka e alle Filippine e dai confini orientali del Pakistan all’Indocina. Quest’ampia area è popolata da 32 specie diverse, alcune sono stanziali &#8211; prevalentemente quelle che vivono nelle aree tropicali; altre sono migratorie e preferiscono i tropici solo durante i periodi invernali. In natura vive circa 10 anni mentre in cattività, se ben tenuto, vive il doppio. I merli indiani vivono in stormi di una ventina di esemplari tenendosi sempre in contatto tramite molteplici tipi di suoni, da fischi striduli a tonalità più basse e roche.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Gracula religiosa</i> è la specie più diffusa in Europa; comprende 12 sottospecie, ma in cattività se ne incontrano comunemente solo tre e tutte delle zone temperate. La classificazione è comunque sempre in evoluzione ed esistono pareri diversi, visto le molte similarità delle varie sottospecie.</p>
<ul>
<ul>
<li><i></i>
<p align="JUSTIFY"><i>Gracula religiosa indica</i>: originaria del Sud dell’India e dell’isola di Sri-Lanka, con i suoi 25 cm di lunghezza è la più piccola delle tre. E’ considerata la meno abile come imitatrice;</p>
</li>
</ul>
</ul>
<ul>
<ul>
<li><i></i>
<p align="JUSTIFY"><i>Gracula r. intermedia</i>: proviene dalle colline al sud dell’Himalaya, dall’India settentrionale, dalla Birmania e dal sud della Cina. Misura dai 25 ai 30 cm;</p>
</li>
</ul>
</ul>
<ul>
<li><i></i>
<p align="JUSTIFY"><i>Gracula r. religiosa</i>: originaria del Borneo, della Malesia e di Sumatra, Bali e Giava. E’, con i suoi 35 cm di lunghezza, la più grande delle sottospecie, è anche considerata la migliore imitatrice.</p>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY">Gran parte delle altre specie non sono commercializzate o commercializzabili. Le varie sottospecie si differenziano per le dimensioni e il peso (che varia tra i 130 ed i 210 g), la forma delle caruncole occipitali gialle o giallo arancio, per il colore di becco e zampe, i riflessi delle penne e la presenza di macchie o strie bianche sulle ali. Bisogna però ricordare che l’estensione delle caruncole aumenta con età dell’uccello in molte di queste sottospecie.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Legislazione</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Le maine rientrano nell’Appendice II della Convenzione di Washington (CITES), sono quindi elencate nella lista delle specie protette. Possono essere commercializzate solo con un documento CITES di importazione valido.</p>
<p align="JUSTIFY">Se possibile è bene informarsi di quale origine hanno questi animali, infatti, nella grande maggioranza dei casi questi uccelli sono esemplari prelevati in natura. Alcune specie e sottospecie vivono nelle foreste pluviali di Thailandia, Birmania e Indonesia dove sono ormai animali rari, proprio per il continuo depauperamento della popolazione dovuto alla continua sottrazione di nidiacei dal proprio ambiente. È bene quindi evitare soggetti prelevati in natura.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>La scelta</strong></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/maina2.jpg" data-rel="lightbox-gallery-jrMeOFTL" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignright size-medium wp-image-960" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/maina2-300x248.jpg" alt="maina2" width="300" height="248" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/maina2-300x248.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/maina2.jpg 314w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Dovendo comprare una maina, osservatela con attenzione per evidenziare eventuali segni di malattia. Il piumaggio deve essere in ordine, senza aree nude, le narici pulite, gli occhi limpidi e ben aperti. Il respiro deve essere normale, senza evidenti espansioni dell’addome o movimenti della coda, ed essere silenzioso. Eventuali rumori respiratori sono sempre anormali, anche se occasionalmente le maine possono starnutire in condizioni normali. Osservate con attenzione il comportamento e verificate che sia un animale vivace e di buon appetito. L’età negli adulti è impossibile da determinare, anche nei soggetti anziani. Anche il sesso non può essere determinato con la sola ispezione, perché maschi e femmine sono identici.</p>
<p align="JUSTIFY">Controllate che la gabbia in cui è alloggiata sia ben pulita e informatevi riguardo al tipo di cibo con cui è stata alimentata. È una buona regola far visitare l’animale da un veterinario esperto in medicina aviare subito dopo l’acquisto, per evitare sorprese.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Allevamento</strong></p>
<p align="JUSTIFY">In natura il merlo indiano nidifica nei cavi degli alberi e vive nella parte superiore della foresta pluviale, è bene ricordarsi di questa informazione tutte le volte che siamo chiamati a fare scelte per il benessere dell’animale. Come per tutti gli esseri viventi, per cui si è decisa la cattività, l’allevamento dovrebbe avvenire fornendogli un ambiente il più possibile vicino a quello naturale, per cui anche il maggior spazio possibile. Una voliera, quindi, sarebbe l’ambiente ottimale, scelta che diviene essenziale in caso si decida di riprodurli. Durante la stagione invernale è consigliabile, ove i climi siano più rigidi, ospitarli in casa. Qualora la maina venga tenuta in gabbia le dimensioni non devono essere inferiori a cm 100 (lunghezza) x 60 x 60 (altezza e profondità); meglio se la gabbia è di tipo inglese, cioè con la possibilità di applicare delle pareti, non trasparenti, su tre lati della gabbia. La gabbia inglese permette alla maina di avere una propria &#8220;privacy&#8221;, rendendola più tranquilla perché riesce a mantenere un completo controllo sull’ambiente circostante, o meglio su quella porzione di ambiente che le resta aperto alla vista. Inoltre questi schermi evitano che le abbondanti deiezioni di questi uccelli imbrattino la zona immediatamente circostante alla gabbia. Sconsigliabili, invece, sono le gabbie rotonde, per il cattivo sfruttamento dello spazio, e perché non permettono un’adeguata apertura alare per cui le ali vanno incontro a continui traumi e/o alla rottura delle penne. La gabbia dovrà contenere gli arredi convenzionali, ma è bene che i posatoi siano dei rami naturali, di 2-4 cm di diametro, lavati e disinfettati e, nel limite del possibile, completi di corteccia.</p>
<p align="JUSTIFY">Le piante di cui si possono utilizzare i rami sono: salice e salice piangente, melo, melo selvatico, 0lmo, frassino, faggio, betulla, corniolo, sanguinella, pioppo bianco, pioppo nero, pioppo tremulo.</p>
<p align="JUSTIFY">Questo accorgimento metterà in condizioni il merlo indiano (ma la regola vale per tutti gli uccelli in cattività), di fare un costante esercizio con i piedi, che così non si indeboliranno, finendo poi per lesionarsi. Potrebbe essere utile un’apertura sul fondo per asportare la lettiera senza dover aprire tutta la gabbia, rischiando la fuga dell’uccello.</p>
<p align="JUSTIFY">I merli indiani hanno bisogno di sole e calore, per cui la parte aperta della gabbia non dovrebbe essere mai orientata verso nord. Ottima pratica è fornirgli, in inverno, una fonte di calore supplementare, anche se tenuti in casa; una lampada a raggi infrarossi è più che sufficiente. Le gracule sono abbastanza resistenti alle basse temperature, attitudine ancora maggiore se provenienti da zone con un clima molto variabile, come il Nord dell’India. Ciò non vuol dire che lo siano anche agli sbalzi di temperatura, specie se repentini. Questo non esclude la possibilità di ospitarli in voliera, a patto che vi restino tutto l’anno, che l’ambiente sia ben progettato e che vengano alimentati in maniera adeguata, soprattutto quando fa freddo. Anche l’umidità potrebbe essere un fattore stressante; in natura le maine vivono in <i>habitat </i>con tassi di umidità elevati, attorno al 70%.</p>
<p align="JUSTIFY">Il miglior substrato per ricoprire il fondo della gabbia è dato dai giornali quotidiani; è economico reperirli e facilitano la sostituzione giornaliera, sono ottimi per assorbire le deiezioni e non sono tossici. I giornali, tra l’altro, spesso vengono utilizzati per costruire un riparo qualora la gabbia non sia fornita di ricovero. L’acqua deve essere fornita con un beverino esterno; la superficie dell’abbeverata deve essere minima (ma sufficiente all’introduzione del becco!) diminuendo così i rischi di inquinamenti fecali; per la stessa ragione anche i contenitori di cibo dovrebbero essere esterni alla gabbia. Il contenitore dell’acqua va lavato tutti i giorni e disinfettato una volta alla settimana per evitare lo sviluppo di batteri pericolosi, come<i>Pseudomonas </i>spp., ed anche quello delle alghe. Le vaschette per gli alimenti dovrebbero essere due, una per il pastoncino ed una per i cibi freschi. Alla fine di ogni giornata vanno entrambe svuotate e ben lavate con detersivo per piatti e successivamente ben sciacquate, alfine di evitare la formazione di muffe o la crescita eccessiva di batteri; una volta alla settimana vanno disinfettate con uno dei tanti prodotti reperibili sul mercato oppure con candeggina diluita (un cucchiaio in due litri di acqua). Almeno una volta al giorno, soprattutto d’estate, bisognerebbe dare la possibilità al merlo indiano di fare il bagno, per questo si può introdurre sul fondo una vaschetta con acqua in cui sguazzerà contento. In inverno è possibile sostituire l’acqua con la sabbia.</p>
<p align="JUSTIFY">I merli indiani sono animali curiosi ed amano esplorare, per questo mettere dentro la gabbia alcuni oggetti, anche colorati, giochi per bambini piccoli (anche sonagli capaci di far rumore) o per pappagalli, tubi di cartone, catenelle di corda naturale, ne migliora le condizioni di vita.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Alimentazione</strong><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/maina1.jpg" data-rel="lightbox-gallery-jrMeOFTL" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignright size-medium wp-image-961" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/maina1-300x251.jpg" alt="maina1" width="300" height="251" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/maina1-300x251.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/maina1.jpg 331w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">La maina è un uccello onnivoro; volando sopra gli alberi trova i suoi alimenti preferiti, come frutta, nettare dei fiori, insetti e anche nidiacei compresi quelli della sua stessa specie. Come sappiamo, la salute di ogni animale è dipendente in buona misura da un’alimentazione ben bilanciata, infatti più della metà delle malattie riscontrate negli uccelli esotici trae origine da una cattiva alimentazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Le maine hanno una particolarità fisiologica che le caratterizza: sono particolarmente predisposte all’accumulo nel fegato del ferro contenuto nell’alimento, che causa una grave patologia che le porta alla morte. Per mantenersi in salute richiedono dunque una dieta con una quantità di ferro piuttosto limitata. La maggior parte degli alimenti confezionati per le maine vengono preparati senza attenzione a questo particolare e contengono spesso livelli di ferro eccessivi. Volendo scegliere cibi confezionati è quindi indispensabile verificare sulla confezione la percentuale di ferro che vi è contenuta, che deve essere inferiore a 150 ppm (parti per milione), o preferibilmente più bassa. Se l’indicazione sul contenuto di ferro non è riportata sulla confezione, il prodotto va senz’altro scartato. Se non si riesce a reperire un alimento idoneo, si può ripiegare su un mangime pellettato (formulato in granuli) per pappagalli di piccola taglia, integrato con frutta fresca a pezzetti.</p>
<p align="JUSTIFY">Indipendentemente dal tipo di preparazione (miscelatura, estrusione, pellettatura, ecc.), gli alimenti commerciali ben formulati contengono tutto il necessario alla vita in buona salute dei nostri uccelli. I principali vantaggi di questo tipo di alimentazione sono di facile comprensione: gli alimenti sono prodotti con una scelta obiettiva delle materie prime; il processo produttivo permette l’eliminazione di eventuali batteri, funghi e muffe e inoltre permette l’integrazione, durante la lavorazione, di vitamine, minerali e altri oligoelementi. L’alimento è perfettamente bilanciato così si possono formulare alimenti differenziati per i diversi momenti fisiologici della vita degli uccelli (crescita, allevamento, mantenimento). Inoltre non contengono gusci o bucce, per cui il maggiore costo è compensato dall’assenza di scarti, perciò si osserva una netta diminuzione di sporco attorno alla gabbia ed è più facile esercitare una verifica obiettiva della quantità di alimento effettivamente consumata. Ciò permette un certo controllo anche del costo dell’alimentazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Tale alimentazione pre-formulata ha anche alcuni aspetti negativi: l’alimento è un po’ monotono, la dieta ha un’umidità più bassa delle necessità del merlo indiano, per cui diviene fondamentale la presenza di acqua fresca.</p>
<p align="JUSTIFY">Per una migliore conservazione del cibo bisogna trovare un luogo fresco ed asciutto e non sempre è possibile tenerne grosse quantità in frigorifero. Per fortuna oggi è possibile rifornirsi di questi alimenti, perché meglio distribuiti di qualche tempo fa. Questo tipo di alimento può essere lasciato a disposizione a volontà, avendo cura di tenere il peso dell’animale sempre sotto controllo per evitare l’obesità.</p>
<p align="JUSTIFY">Alcune marche di mangimi per maine ben formulati sono: Pretty Bird Softbill Select, Kaytee Exact Original Softbill Food, Mazuri ZuLiFe Soft-Bill Diet.</p>
<p align="JUSTIFY">Si possono offrire anche riso integrale bollito, patate lesse, mais, mele, banane, pere, papaya, meloni, anguria. Si deve evitare di offrire la frutta più ricca di vitamina C (agrumi e kiwi), perché la vitamina C favorisce l’assorbimento del ferro, e gli alimenti ricchi di ferro come uva, verdure a foglia e verdure di colore verde scuro. Per comodità, si può anche usare la frutta in scatola, purché non zuccherata.</p>
<p align="JUSTIFY">Ovviamente qualora si decida un cambio di alimentazione la maina deve essere educata ad accettare gli alimenti nuovi e/o diversi e di conseguenza anche i proprietari devono imparare a fornirgli l’alimento in modo corretto. Questo è utile per controllare lo stato di salute dei propri animali (anoressia) e contemporaneamente evitare inutili sprechi.</p>
<p align="JUSTIFY">Alcune strategie per modificare il comportamento alimentare dei merli indiani sono le seguenti.</p>
<ul>
<li>
<p align="JUSTIFY">Non sostituite improvvisamente la vecchia dieta con la nuova; ciò, oltre ad essere controproducente, è spesso anche pericoloso.</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Le maine scelgono l’alimento in base alle sue caratteristiche fisiche (forma, dimensione, colore e consistenza), più che chimiche (odore e sapore), per cui spesso l’alimento nuovo non viene accettato in quanto &#8220;strano a vedersi&#8221;: all’inizio offrite una razione normale, di alimento convenzionale, nascosto da un leggero strato di cibo pre-formulato, in modo che i vostri merli indiani siano obbligati a prendere nel becco il nuovo cibo, per arrivare a quello vecchio.</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Procedete in modo progressivo alla sostituzione, fino ad arrivare alla completa eliminazione del cibo vecchio.</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Una volta insegnato ai vostri uccelli ad alimentarsi con il cibo pre-formulato, riducetene la quantità fino ad arrivare a determinare il consumo medio giornaliero; aumentate quindi tale valore del 10-15%: questa sarà la razione quotidiana dei vostri animali.</p>
</li>
<li>
<p align="JUSTIFY">Oltre al cibo pre-formulato va offerta sempre una buona scelta di frutta e verdura fresche di stagione, tagliate a pezzetti.</p>
</li>
</ul>
<p align="JUSTIFY">Alimenti tossici: non offrire mai avocado e cioccolata, oltre naturalmente a tutto ciò che può essere tossico per l’uomo e per gli altri animali.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Il rapporto maina-uomo</strong></p>
<p align="JUSTIFY">La gracula è un ottimo pet e raggiunge un alto livello di confidenza con l’uomo, solo inferiore a quello che si può osservare con alcuni pappagalli. Per questo motivo è bene scegliere una maina solo se si può assicurarle, nell’arco della giornata, diverse ore di compagnia, altrimenti è bene prendere una coppia. Il proprietario ideale per il merlo indiano è una persona che lavora in casa, oppure che può ospitare l’uccello dove svolge la sua attività.</p>
<p align="JUSTIFY">Come prima accennato, infatti, le gracule hanno bisogno di avere un po’ di attività nei loro pressi, altrimenti si annoiano. Oppure possono tenere altri uccelli, in differenti voliere, ma nella stessa stanza. Le straordinarie doti di parlatore risultano migliori nelle maine allevate a mano sin dalla più giovane età.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Riproduzione</strong></p>
<p align="JUSTIFY">La riproduzione in cattività delle maine è piuttosto difficile.</p>
<p align="JUSTIFY">Le maine sono uccelli monomorfici, vale a dire che maschi e femmine sono esternamente identici e non è possibile distinguere i due sessi dall’aspetto. Se si vuole determinare il sesso si deve procedere a un test genetico (eseguito in laboratorio dal sangue o da alcune penne) oppure con un intervento di endoscopia eseguito in anestesia generale.</p>
<p align="JUSTIFY">Una volta in possesso di una coppia &#8220;certa&#8221;, la riproduzione va necessariamente tentata in una voliera esterna: finora non è mai successo che una coppia di questi uccelli si riproducesse in casa. La coppia va quindi alloggiata in un’ampia voliera di almeno m 1,5 x 2 x 2 d’altezza, ed è necessario che siano gli unici animali presenti nella gabbia. Nonostante sia un animale sociale nel periodo della cova la coppia ha esigenza di quiete. La presenza continua dell’allevatore o l’eccessiva frequenza dei suoi controlli possono far desistere la coppia dalla cova. In natura le gracule covano tra aprile e agosto. Nella voliera verranno posti a dimora alcuni cespugli e, al limite, anche qualche piccolo albero. Inoltre si disporranno fra le fronde almeno due o tre nidi a cassetta (20 cm per 20 cm e 30 cm di altezza, con un’apertura rotondeggiante di almeno 8 cm), oppure si metteranno un paio di tronchi scavati delle medesime dimensioni. All’interno le maine costruiscono la &#8220;coppa&#8221; deputata a contenere le uova, per questo è meglio lasciarle a disposizione diversi tipi di materiale: fieno, fili di lana, muschio, foglie secche, bastoncini, fronde. A nido pronto depongono due o tre uova verde pallido, con piccole macchie bruno-rossastre, di 26 mm per 36 mm. La cova dura 13 &#8211; 15 giorni ed inizia dopo la deposizione del secondo uovo. I piccoli vengono accuditi da entrambi i genitori finché si rendono indipendenti, cioè a 30 &#8211; 35 giorni, ma già attorno al 22° giorno sono completamente piumati. Le caruncole occipitali, generalmente di colore giallo, negli individui giovani sono rosa, così come le zampe, per la mancanza di pigmento.</p>
<p align="JUSTIFY">La maturità sessuale viene raggiunta a un anno di età.</p>
<p align="JUSTIFY">fonte: http://www.aaeweb.net</p>
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		<title>Pappagallo Ara</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Apr 2013 14:54:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uccelli]]></category>
		<category><![CDATA[ara blu]]></category>
		<category><![CDATA[pappagallo ara]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/ara-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />&#160; Classificazione e distribuzione L’Ara ararauna (Linnaeus 1758) è uno dei più grossi pappagalli esistenti sul pianeta. Appartenente alla famiglia degli Psittacidae ed al genere Ara, occupa come areale di distribuzione con le proprie popolazioni prevalentemente il Centro ed il Sud America, vivendo lungo i corsi d’acqua di Bolivia, Paraguay, Brasile, Ecuador ecc…. Descrizione Con i suoi 90 cm [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/ara-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><p><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-968 aligncenter" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/ara-300x225.jpg" alt="ara" width="300" height="225" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/ara-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/ara-600x450.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/ara-1024x768.jpg 1024w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/ara-180x135.jpg 180w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/ara.jpg 1048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><b><br />
</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Classificazione e distribuzione</b></p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/ara3.jpg" data-rel="lightbox-gallery-Xd2Q4IiF" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-953 alignleft" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/ara3-297x300.jpg" alt="ara3" width="297" height="300" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/ara3-297x300.jpg 297w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/ara3-100x100.jpg 100w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/ara3-80x80.jpg 80w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/ara3.jpg 397w" sizes="(max-width: 297px) 100vw, 297px" /></a>L’<i>Ara ararauna </i>(Linnaeus 1758) è uno dei più grossi pappagalli esistenti sul pianeta. Appartenente alla famiglia degli <i>Psittacidae</i> ed al genere <i>Ara</i>, occupa come areale di distribuzione con le proprie popolazioni prevalentemente il Centro ed il Sud America, vivendo lungo i corsi d’acqua di Bolivia, Paraguay, Brasile, Ecuador ecc….<br />
<b>Descrizione</b></p>
<p>Con i suoi 90 cm di lunghezza complessiva l’Ara blu e gialla (come viene chiamata comunemente) è un maestoso pappagallo dal becco nero. La particolarità più evidente e che accomuna tutte le ara è quella di possedere le zone guanciali nude, costituite da epidermide di colore bianco ed ornate con piccole piume nere. In particolare, secondo alcune mie osservazioni, è ipotizzabile che la disposizione di queste piume possano svolgere un significato comunicativo, identificando individualmente i soggetti.</p>
<p>La parte dorsale del corpo, vale a dire dalla nuca all’apice della coda, è di un bel blu-azzurro iridescente, mentre la parte ventrale, composta cioè dal petto, dal ventre, il sotto ala e sotto coda, sono di un giallo carico.<br />
Forti e tozze le zampe, che sono di un colore grigio con unghie nere.<br />
<b>Vita in cattività e comportamento</b></p>
<p>L’<i>Ara ararauna</i> è uno dei pappagalli di grossa taglia maggiormente diffuso in cattività. Esistono essenzialmente due tipologie presenti negli ambienti domestici: le coppie riproduttrici e i soggetti allevati artificialmente, detenuti come animali da compagnia.</p>
<p>Il temperamento di questo uccello è pacifico, presentandosi particolarmente adatto alla stretta convivenza con l’uomo in virtù del forte legame che generalmente instaura con il proprietario e della sua innata pigrizia, che consente di allevarlo libero sui trespoli anche per lunghi periodi di tempo nell’arco della giornata senza che dimostri irrequietezza.</p>
<p>Molto docile quando allevato artificialmente, è uno dei pappagalli che maggiormente manifesta la sua spiccata intelligenza, ripetendo il linguaggio umano con facilità. Proprio per queste caratteristiche, però, è un animale molto vulnerabile dal punto di vista psichico, non tardando a manifestare sofferenze psicologiche se qualcosa turba la propria esistenza. Sono animali, quindi, che si legano in modo molto intimo all’essere umano e se non si provvede a mantenere ben saldo questo rapporto gli <i>Ara ararauna</i> sono tra i pappagalli più inclini a manifestare la temuta sindrome da autodeplumazione.</p>
<p>Purtroppo, infatti, non è episodio comune osservare Ara blu e gialla con un bel piumaggio composto, brillante e non martoriato; generalmente, al contrario, è invece particolarmente facile vedere soggetti con il petto deplumato e dall’espressione depressa.<br />
<a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/ara1.jpg" data-rel="lightbox-gallery-Xd2Q4IiF" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-955 alignright" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/ara1.jpg" alt="ara1" width="274" height="258" /></a><b>Gli alloggi</b></p>
<p>Per la sua imponenza l’<i>Ara ararauna</i> è un pappagallo che necessita di ampi spazi, dove poter muoversi liberamente e manifestare tutti i comportamenti tipici della specie.</p>
<p>Per quanto concerne i soggetti domestici le dimensioni delle voliere in cui sono ospitati possono anche essere di dimensioni inferiori, purché si garantisca all’animale una vita prevalentemente libera e a stretto contatto con l’uomo.</p>
<p>I soggetti selvatici e le coppie riproduttrici, invece, richiedo voliere prossime ai dieci/dodici metri di lunghezza, tre/quattro metri di altezza e una profondità tale da essere circa il triplo dell’apertura alare.</p>
<p>Anche se queste dimensioni possono sembrare eccessive, dobbiamo tutti ricordare che l’obiettivo primo di chi vuole allevare uccelli è quello di soddisfare tutte le esigenze psicofisiche che richiedono, poiché è soltanto un uccello psicologicamente appagato e con uno stato di salute ottimale che può donarci il piacere dell’allevamento. Se non abbiamo quindi lo spazio per garantire tutto questo è meglio optare per specie più piccole, a cui garantiremo le condizioni ottimali in modo sicuramente meno impegnativo.</p>
<p>Particolare attenzione va riposta ai materiali costituenti la struttura delle voliere, giacchè il forte becco e la noia che talvolta può investire animali detenuti in cattività, per ottimali che siano le condizioni, possono portare a distruttività della rete e del telaio, danni che non tardano ad essere effettuati.</p>
<p>Da preferire le sistemazioni all’aperto su terra nuda che, come tutti i pappagalli, anche le grandi <i>Ara ararauna</i>dimostrano di preferire.<br />
<b>L’alimentazione</b></p>
<p>Come per la maggior parte dei pappagalli, anche per gli <i>Ara ararauna</i> vale la regola generale che più l’alimentazione è varia e basata su essenze alimentari fresche, più si garantirà un ottimale stato di salute dell’animale, scongiurando patologie legate a squilibri nutrizionali.</p>
<p>Profondamente sbagliata un’alimentazione a base di semi secchi, quali noci, nocciole, arachidi e quant’altro, che porta gli uccelli a gravi patologie a carico del fegato in pochi anni, causandone spesso la morte.</p>
<p>Pasta, riso, mais cotto e pannocchie immature, frutta e verdura in abbondanza, miele, yogurt, formaggi stagionati (tipo grana), frullati di frutta e verdura, polline, frutta esotica particolarmente nutriente (banana, mango ecc…), nonché omogeneizzati a base di carne da miscelare ai frullati di frutta per garantire un ottimale apporto proteico, sono tutti alimenti freschi che devono costituire l’alimentazione dell’<i>Ara ararauna</i>, consentendo un’integrazione con semi e pastoni secchi ma per non più di tre somministrazioni settimanali.<br />
<a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/ara4.jpg" data-rel="lightbox-gallery-Xd2Q4IiF" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-954" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/ara4.jpg" alt="ara4" width="220" height="212" /></a><b>Riproduzione</b></p>
<p>Nonostante l’imponenza di questi animali, la riproduzione in cattività risulta meno problematica che per altre specie; a dimostrazione di ciò basta notare quanti soggetti sono disponibili nelle realtà commerciali e private.</p>
<p>Una evidenziazione del sesso in questo soggetti attraverso un test molecolare atto ad evidenziare i marker sessuali a livello del DNA è fondamentale per poter avere la garanzia di possedere due soggetti di sesso opposto, dato che l’<i>Ara ararauna </i>è da considerarsi una specie monomorfa, cioè che non manifesta morfologicamente differenze tra il maschio e la femmina.</p>
<p>Depongono le uova in un grosso nido ricavato dal tronco di un albero cavo in natura, ed in cattività occorre necessariamente fornire la stessa condizione, anche presentando un nido in legno delle misure adeguate, un metro di diametro per un metro e più di altezza.</p>
<p>Sconsigliabili bidoni in lamiera e plastica che si usavano un tempo per la riproduzione di questi uccelli, a causa della facilità con cui si surriscaldano durante la stagione estiva.<br />
La cova dura all’incirca 28-30 giorni e il numero delle uova raramente supera le 3/4 unità.<br />
<b>CITES</b></p>
<p>L’Ara ararauna è soggetto a tutela da parte della Convenzione di Washington e la sua detenzione è autorizzata soltanto per soggetti con anello inamovibile (comprovante la nascita in cattività) e documento CITES d’accompagnamento, che l’allevatore ci fornirà al momento dell’acquisto.</p>
<p>Eventuali nascite, fughe o decessi, nonché cessioni a terzi, vanno comunicate agli uffici del Corpo Forestale di Stato della propria provincia.</p>
<p>Inoltre la detenzione in cattività è regolamentata da specifiche norme delle A.S.L. locali, pertanto se si intende acquistare uno di questi pappagalli è necessario rivolgersi agli uffici veterinari dell’A.S.L. di competenza nella propria città.</p>
<p>Autore: <i>Pierluca Costa, etologo</i></p>
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		<title>Pappagallo Cenerino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Apr 2013 14:42:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uccelli]]></category>
		<category><![CDATA[allevamento]]></category>
		<category><![CDATA[cenerino]]></category>
		<category><![CDATA[pappagallo]]></category>
		<category><![CDATA[pappagallo cenerino]]></category>
		<category><![CDATA[riproduzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-cenerino-testa-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />Classificazione &#160; Classe: Aves Ordine: Psittaciformes Famiglia: Psittacidae Tribù: Psittacini Genere: Psittacus &#160; Specie: P. erithacus Sottospecie: P. erithacus erithacus                            P. erithacus timneh &#160; Il cenerino origina dalle foreste pluviali dell’Africa centrale e occidentale. Si nutre di frutta, semi, noci di palma, foglie delle piante. È [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-cenerino-testa-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-cenerino-testa.jpg" data-rel="lightbox-gallery-wuBMIiXC" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-973" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-cenerino-testa.jpg" alt="pappagallo cenerino testa" width="660" height="330" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-cenerino-testa.jpg 660w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-cenerino-testa-600x300.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-cenerino-testa-300x150.jpg 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></a></p>
<p><b>Classificazione</b><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-cenerino2.jpg" data-rel="lightbox-gallery-wuBMIiXC" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><br />
</a><b><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-cenerino1.jpg" data-rel="lightbox-gallery-wuBMIiXC" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignright size-full wp-image-948" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-cenerino1.jpg" alt="pappagallo cenerino" width="284" height="223" /></a></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Classe: Aves</p>
<p>Ordine: Psittaciformes</p>
<p>Famiglia: Psittacidae</p>
<p>Tribù: Psittacini</p>
<p>Genere: <i>Psittacus</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Specie: <i>P. erithacus</i></p>
<p>Sottospecie: <i>P. erithacus erithacus</i></p>
<p><i>                          </i></p>
<p><i>P. erithacus</i> <i>timneh</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il cenerino origina dalle foreste pluviali dell’Africa centrale e occidentale. Si nutre di frutta, semi, noci di palma, foglie delle piante. È la sola specie del genere <i>Psittacus</i>; presenta due sottospecie:</p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/P.-erithacus-erithacus.jpg" data-rel="lightbox-gallery-wuBMIiXC" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-942" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/P.-erithacus-erithacus-277x300.jpg" alt="P. erithacus erithacus" width="277" height="300" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/P.-erithacus-erithacus-277x300.jpg 277w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/P.-erithacus-erithacus.jpg 302w" sizes="(max-width: 277px) 100vw, 277px" /></a>La sottospecie <i>P. erith</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>acus erithacus</i> ha dimensioni maggiori tra le due (33 cm), ha una colorazione grigia di tonalità più chiara, le penne della coda rosse e il becco completamente nero. I giovani fino ad un anno di età presentano le iridi di colore scuro, che poi diventano giallo chiaro, e fino a 18 mesi di età presentano la punta della coda di un rosso più scuro.</p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-cenerino2.jpg" data-rel="lightbox-gallery-wuBMIiXC" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""> </a></p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/P.-erithacus-timneh.jpg" data-rel="lightbox-gallery-wuBMIiXC" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignright size-medium wp-image-943" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/P.-erithacus-timneh-213x300.jpg" alt="P. erithacus timneh" width="213" height="300" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/P.-erithacus-timneh-213x300.jpg 213w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/P.-erithacus-timneh.jpg 266w" sizes="(max-width: 213px) 100vw, 213px" /></a>La sottospecie <i>P. erithacus timneh</i> è di dimensioni leggermente inferiori, ha un colore grigio più scuro, la coda marrone e un’area di colore chiaro sulla parte superiore del becco.</p>
<p>Entrambe le sottospecie presentano sulla faccia, intorno agli occhi, un’area di pelle nuda di colore grigio chiaro.</p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-cenerino2.jpg" data-rel="lightbox-gallery-wuBMIiXC" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""> </a></p>
<p>Sono state sviluppate diverse mutazioni di colore, tra cui la presenza di una banda rossa sull’addome, la colorazione completamente rossa, la coda bianca, albini, gialli. Non si deve confondere la comparsa di penne rosse causate da problemi di salute (follicoliti, danni epatici, malnutrizione, una malattia virale &#8211; PBFD) con una mutazione di colore, come inducono a credere alcuni allevatori o venditori senza scrupoli.</p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-cenerino2.jpg" data-rel="lightbox-gallery-wuBMIiXC" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-971 alignleft" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-cenerino2-300x200.jpg" alt="pappagallo cenerino" width="300" height="200" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-cenerino2-300x200.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-cenerino2-600x400.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-cenerino2.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><b>Longevità</b></p>
<p>Il cenerino è un pappagallo longevo e, se ben accudito, può arrivare a 65 anni di età.</p>
<p><b>Distinzione dei sessi</b></p>
<p>I soggetti adulti presentano lievi differenze morfologiche. Il maschio ha la testa leggermente più grossa e piatta, ed è di 2-3 cm più grande della femmina. Nel maschio l’iride è più rotonda, nella femmina più ellittica. Nella sottospecie <i>P. e. erithacus</i> nel maschio ci sono alcune penne rosse intorno alla cloaca e le ali sono più scure. Poiché queste differenze possono essere molto lievi o incostanti, il metodo più sicuro per stabilire il sesso è tramite l’esame del DNA, che si può eseguire su alcune penne del pappagallo. Se si desidera tenere un cenerino singolo come animale da compagnia, la determinazione del sesso non è essenziale.</p>
<p><b>Il cenerino come pet</b></p>
<p>Il cenerino è probabilmente la specie di pappagallo più intelligente, e tra le specie animali in assoluto più intelligenti; questa sua intelligenza eccezionale, paragonabile a quella di un bambino di 2-3 anni, è oggetto di studi numerosi e approfonditi. Si sa che è in grado di associare alle parole che ripete il loro significato e che sa esprimere intere frasi nel giusto contesto di una conversazione, se adeguatamente istruito.</p>
<p>La sua notevole abilità nel ripetere le parole (anche se molto variabile da individuo a individuo) e la capacità di affezionarsi alle persone ne fanno una delle specie di pappagallo più ricercata. I soggetti allevati a mano sono eccezionalmente docili. Tuttavia, proprio per la sua intelligenza, è un animale molto esigente dal punto di vista delle attenzioni e del tempo che gli si può dedicare, e uno dei pappagalli più soggetti a sviluppare problemi comportamentali, come lo strappamento delle penne (sindrome da autodeplumazione).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il cenerino deve poter interagire con il proprietario in modo regolare e poter passare tutti i giorni del tempo fuori dalla gabbia. Non è quindi un pappagallo da acquistare con leggerezza, dal momento che non tutti possono occuparsene in modo tanto assiduo; inoltre non è molto adatto a chi non ha alcuna esperienza nella gestione pappagalli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il cenerino è in Appendice II del CITES, per cui il prelievo in natura è (teoricamente) strettamente regolamentato. Poiché l’Europa dal 2007 ha proibito l’importazione di uccelli di cattura, tutti i cenerini che si trovano in commercio sono di allevamento. I soggetti di cattura presentavano grossi problemi di adattamento ed erano in genere molto paurosi. I soggetti allevati in cattività al contrario sono molto docili e affettuosi con il proprietario. Dopo la maturità sessuale, il cenerino tende a legarsi in modo esclusivo a una persona e può essere aggressivo con gli altri membri della famiglia, cosa che può rappresentare un grosso problema di gestione.</p>
<p><b>Gestione<a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-cenerino.jpg" data-rel="lightbox-gallery-wuBMIiXC" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignright size-medium wp-image-946" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-cenerino-300x246.jpg" alt="pappagallo cenerino" width="300" height="246" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-cenerino-300x246.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-cenerino.jpg 315w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I cenerini non presentano particolari difficoltà di gestione, ma richiedono molte attenzioni e tanto tempo da passare interagendo con loro (carezzarli, parlare, giocare). Per la loro intelligenza, si annoiano facilmente andando incontro a problemi comportamentali anche gravi.</p>
<p>I cenerini devono restare confinati dentro la gabbia per meno tempo possibile. Sono preferibili le gabbie che si possono aprire in alto e che hanno un posatoio nella parte più alta, in modo che l’animale interagisca meglio con l’ambiente. La gabbia deve essere più spaziosa possibile, per permettere al pappagallo di muoversi, fare esercizio, contenere diversi posatoi, molti giocattoli sicuri, vari oggetti da esplorare e distruggere con il becco.</p>
<p>I posatoi devono essere in legno naturale, preferibilmente dei rami di diametro variabile, in modo che le zampe possano fare ginnastica. Il diametro deve essere tale da permettere alle dita di circondare il ramo senza che si tocchino.</p>
<p>Il fondo della gabbia può essere ricoperto con fogli di giornale, materiale economico e facile da sostituire. Il cambio deve essere effettuato tutti i giorni. L’igiene della gabbia, dei posatoi e dei recipienti di cibo e acqua è essenziale per la salute dei pappagalli.</p>
<p>La collocazione della gabbia è un fattore importante. I cenerini sono particolarmente esigenti per quanto riguarda il contatto umano e la compagnia, pertanto la sistemazione ideale è in una stanza in cui vi sia la presenza di persone per buona parte del tempo, ad esclusione della cucina perché è un ambiente che può essere pericoloso per gli uccelli in gabbia (per le emissioni delle pentole antiaderenti di teflon, o i vapori dei prodotti per la pulizia del forno, ad esempio). La notte l’ambiente deve essere silenzioso e buio, per consentire ai pappagalli di dormire indisturbati. 10 ore di sonno continuo ogni giorno sono indispensabili per il benessere dei cenerini.</p>
<p>La gabbia deve essere al riparo da correnti d’aria e dalla luce diretta del sole, che può provocare un colpo di calore, e non raggiungibile da potenziali predatori o animali che possono spaventare il cenerino, come cani e gatti.</p>
<p><b>Igiene</b></p>
<p>Una buona igiene è fondamentale per la salute dei pappagalli tenuti in cattività. Si deve ricordare che l’uso di disinfettanti è inutile in presenza di residui organici (deiezioni o resti di cibo) che proteggono i microbi dalla loro azione. Pertanto, il modo più efficace di ottenere una buona igiene è l’uso di acqua calda, sapone e spugna per rimuovere tutti i residui strofinando con vigore, seguito poi dall’applicazione del disinfettante e quindi da un risciacquo abbondante.</p>
<p>I fogli del fondo vanno sostituiti tutti i giorni, operazione molto rapida e semplice. I contenitori di cibo e acqua vanno svuotati e lavati con cura tutti i giorni; una volta alla settimana vanno disinfettati. La gabbia intera almeno una volta al mese va svuotata di tutti gli accessori, lavata e disinfettata. Anche i posatoi vanno tenuti sempre ben puliti e disinfettati regolarmente. Come disinfettanti si possono usare varechina diluita o lisoformio.</p>
<p><b>In libertà</b></p>
<p>I cenerini hanno bisogno di passare alcune ore fuori dalla gabbia ogni giorno; tuttavia, quando sono lasciati liberi, possono andare incontro a molti pericoli, per la loro natura curiosa e l’abitudine a esplorare gli oggetti con il becco, pertanto è opportuno preparare con attenzione una stanza e non perderli di vista mentre stanno fuori dalla gabbia. Le finestre devono essere chiuse, con i vetri coperti (ad esempio con una tenda) per evitare che l’uccello vi vada a sbattere contro. In alternativa, se ci sono zanzariere si possono abbassare. Anche le porte vanno tenute chiuse. I vari pericoli a cui può andare incontro un pappagallo libero nella stanza sono:</p>
<ul>
<li>annegamento (bacinelle o pentole piene d’acqua)</li>
<li>ustioni (caminetti, stufe, fornelli, candele o piastre elettriche accesi)</li>
<li>folgorazione (fili elettrici)</li>
<li>avvelenamento (sigarette, farmaci, cioccolata, prodotti per la casa, piccoli oggetti di zinco o piombo)</li>
</ul>
<p>Il taglio delle penne delle ali può servire a limitare l’estensione del volo, ma non va inteso come un modo per impedire al pappagallo di volare. Il taglio delle penne può avere effetti molto dannosi se mal eseguito, sia dal punto di vista dell’incolumità (l’uccello può cadere o sbattere e fratturarsi) che dal punto di vista psicologico (renderlo insicuro). La limitazione del volo va effettuata solo quando il giovane pappagallo ha già imparato a volare correttamente, cosa che lo rende sicuro e fiducioso delle sue capacità. Se gli si tagliano subito le ali, prima che abbia imparato a volare, non imparerà più a farlo correttamente. Il taglio va eseguito in modo graduale, poche penne per volta, in modo che l’uccello impari ad adattarsi alla nuova condizione. Il risultato finale deve essere una limitazione della capacità di volo, mantenendo intatta la capacità di atterrare correttamente. È importante che le prime volte l’operazione sia eseguita con la guida di un veterinario esperto in medicina aviare.</p>
<p>Il taglio delle penne va ripetuto regolarmente dopo ciascuna muta, quando le penne tagliate cadono e vengono rimpiazzate da nuove penne. Occorre fare molta attenzione a non tagliare le penne prima che abbiano completamente terminato la crescita, perché mentre stanno spuntando possiedono nel calamo dei vasi sanguigni che possono sanguinare profusamente.</p>
<p><b> </b><b>Alimentazione</b></p>
<p>Sorprendentemente, i cenerini possono sopravvivere anche per 15 anni con diete totalmente inadeguate quali le miscele di semi o addirittura con soli semi di girasole, prima di soccombere alle gravi carenze nutrizionali, mentre con un’alimentazione appropriata possono superare i 50 anni di vita.</p>
<p>L’alimentazione ideale è basata sulla somministrazione di pellet di buona qualità (senza conservanti, coloranti o aromi artificiali, preferibilmente biologico), verdure (cotte e crude) e frutta (anche queste se possibile biologiche). I semi vanno somministrati in quantità ridottissima o eliminati del tutto, e non devono comprendere girasole. Altri alimenti consentiti sono pane o pasta integrali, legumi e cereali cotti, piccole quantità di yogurt o fiocchi di latte e uova sode con il guscio. Poiché i cenerini sono predisposti a problemi di carenza di calcio, gli alimenti ricchi di calcio sono particolarmente indicati. L’esposizione regolare alla luce solare diretta (non filtrata dai vetri) permette di sintetizzare la vitamina D, che ha la funzione di far assimilare il calcio dell’alimento.</p>
<p>Alimenti proibiti sono quelli ricchi di grassi e salati, la cioccolata e l’avocado.</p>
<p>Di: <i>Marta Avanzi, Med Vet</i></p>
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		<title>Pappagallo Amazzone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Apr 2013 14:31:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uccelli]]></category>
		<category><![CDATA[amazzone]]></category>
		<category><![CDATA[pappagallo]]></category>
		<category><![CDATA[pappagallo amazzone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-amazzone-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />tassonomia Amazzone: fa parte della famiglia Psittacidae del genere Amazona, vi fanno parte circa 30 specie: &#160; Amazzone collaria con gola rosa, Amazzone leucocephala di Cuba, Amazzone ventralis di Hispaniola, Amazzone albifrons con la fronte bianca, Amazzone Xantholora con redini gialle, Amazzone agilis col becco nero, Amazzone vittata di Portorico, Amazzone tucumana di Tucuman, Amazzone [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-amazzone-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-amazzone.jpg" data-rel="lightbox-gallery-c2axFGC1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-937 aligncenter" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-amazzone-225x300.jpg" alt="pappagallo amazzone" width="225" height="300" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-amazzone-225x300.jpg 225w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/pappagallo-amazzone.jpg 600w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></p>
<p><strong>tassonomia Amazzone</strong>: fa parte della famiglia Psittacidae del genere Amazona, vi fanno parte circa 30 specie:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li><em>Amazzone collaria con gola rosa,</em></li>
<li><em>Amazzone leucocephala di Cuba,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone ventralis di Hispaniola,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone albifrons con la fronte bianca,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone Xantholora con redini gialle,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone agilis col becco nero,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone vittata di Portorico,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone tucumana di Tucuman,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone pretrei con gli occhiali rossi,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone viridigenanis con redini rosse, di esso vi sono tre specie;<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone brasiliensis del Brasile,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone dufresniana,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone rhodocorytha con corona rossa,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone festiva,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone xanthops con faccia gialla,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone barbadensis delle Barbados,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone aestiva con fronte azzurra,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone auropalliata con la nuca gialla,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone ochrocephala con fronte gialla,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone oratrix con testa gialla,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone amazonica dell’ Amazzonia,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone mercenaria coricata,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone kawalli, Amazzone farinosa,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone vinacea,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone versicolor di Santa Lucia,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone arausiaca con collo rosso,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone guildingii di St. Vincent,<br />
</em></li>
<li><em>Amazzone imperialis imperiale.</em></li>
</ol>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/amazzone-fronte-bianca.jpg" data-rel="lightbox-gallery-c2axFGC1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-938" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/amazzone-fronte-bianca-212x300.jpg" alt="amazzone fronte bianca" width="212" height="300" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/amazzone-fronte-bianca-212x300.jpg 212w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/amazzone-fronte-bianca.jpg 341w" sizes="(max-width: 212px) 100vw, 212px" /></a>L&#8217;Amazzone a fronte bianca è una delle amazzoni più piccole, vive in natura nel sud America generalmente in mexico e Costa Rica ha una dimensione di circa 27cm hanno una vita molto lunga pensate fino i 40 anni!<br />
Il colore del piumaggio come potete notare è il verde che è il colore predominante su tutte le amazzoni, la fronte ovviamente bianca e la parte superiore della nuca azzurro.<br />
E&#8217; un pappagallo piuttosto rumoroso ma se allevato a mano è un buon parlatore.<br />
Esistono tre sottospecie che si differenziano per dimensione 27.26 e 24 cm, e la differenza che contraddistingue la a. Albifrons albifrons dala Saltuensis consiste nella colorazione dell&#8217;azzurro della nuca più esteso.<br />
In Italia ci sono numerose coppie e posso affermare che sono allevate tranquillamente.</p>
<p><strong>Differenze sessuali<br />
</strong>Per queste amazzoni la differenza sessuale è evidente, infatti il maschio presenta le ali copritrici primarie rosse, invece nella femmina sono completamente verdi, come potete notare nella fotto in basso.</p>
<p><strong>Vita in Allevamento</strong><br />
Sono animali come già detto piuttosto rumorosi pertanto sconsiglio il loro allevamento in zone ad alta densità di popolazione o dove ci sono vicini che non amano essere disturbati!!<br />
Sono abilit volatiri e consiglio vivamente di fornire una bella voliera ampia e spaziosa io utilizzo voliere da 2 mt x 1 mtx 2 mt di altezza.<br />
Come alimentazione somministro una miscela di sementi apposita per amazzoni dove all&#8217;interno sono presenti svariati semi girasole, arachidi. Amano moltissimo la frutta e verdura specialmente il pomodoro.</p>
<p><strong>Riproduzione</strong><br />
Per quanto riguarda la riproduzione posso affermare che è una specie piuttosto prolifica se trova l&#8217;ambiente giusto, dove naturalmente sarà poco disturbata.<br />
Uso fornire un nido rettandolare dalla base di 40&#215;40 con una altezza di circa 60cm con foro da 10 cm.<br />
Di norma il periodo riproduttivo va da maggio a settembre ma la mia coppia ad esempio sempre verso metà giugno. Dove depone dalle 2/3 uova e le cova per circa 25 giorni, i piccoli sono pronti all&#8217;involo dopo circa 7 settimane.</p>
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		<title>Allevare il Tacchino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Feb 2013 17:14:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali da Fattoria]]></category>
		<category><![CDATA[Tacchini]]></category>
		<category><![CDATA[allevamento tacchino]]></category>
		<category><![CDATA[allevare tacchino]]></category>
		<category><![CDATA[chioccia tacchino]]></category>
		<category><![CDATA[tacchino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino-225x145.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />Cennti storici Il primo a parlare del tacchino, nel 1525, fu lo spagnolo Gonzalèz Fernando de Oviedo, governatore di Hispaniola, nel suo &#8220;Summario de la Historia Natural de las Indias Occidentales&#8221;: lo descrive qui come una varietà del Pavone, con una coda meno grande del Pavone comune e con una carne ancora più saporita. Proveniente [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.animalieanimali.eu/allevare-il-tacchino/">Allevare il Tacchino</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.animalieanimali.eu">Il Portale sugli animali - www.animalieanimali.eu</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino-225x145.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><h2>Cennti storici</h2>
<div id="centerblock">
<p class="pagetext"><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino.jpeg" data-rel="lightbox-gallery-ZiOtkMZ7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-905" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino.jpeg" alt="tacchino" width="247" height="260" /></a>Il primo a parlare del tacchino, nel 1525, fu lo spagnolo <strong>Gonzalèz Fernando de Oviedo</strong>, governatore di Hispaniola, nel suo &#8220;Summario de la Historia Natural de las Indias Occidentales&#8221;: <strong>lo descrive qui come una varietà del Pavone</strong>, con una coda meno grande del Pavone comune e con una carne ancora più saporita.<br />
Proveniente dal Messico, fu introdotto in Spagna intorno al 1520; da qui raggiunse la Francia &#8211; dove fu chiamato <strong>Pollo d&#8217;India</strong> (Coq d&#8217;Inde, da cui deriva l&#8217;attuale Dindon e Dinde) &#8211; e poi, in seguito, in tutto il Continente, divenendo sempre più comune.<br />
In Inghilterra comparve per la prima volta sotto il regno di Enrico VIII nel 1524; gli storici di quel tempo, credendo che provenisse dai possedimenti turchi dell&#8217;Asia Minore, lo chiamarono <strong>Gallo Turco (Turkey-cocks)</strong> e, per abbreviazione, Turkey, mantenuto fino ad oggi.<br />
Fernandez, nel suo &#8220;Tesoro di cose nella Nuova Spagna&#8221; del 1576, già distingue il tacchino domestico da quello selvatico, ed aggiunge che gli spagnoli ed i portoghesi lo chiamavano &#8220;Pavones de las Indias&#8221;.<br />
Già intorno al 1565, in Francia, in un convento vicino a Bourges i monaci avevano impiantato un allevamento, con soggetti direttamente importati dall&#8217;America: si dice anche che il primo tacchino servito a tavola fosse quello delle nozze di Carlo XI con Elisabetta d&#8217;Austria il 20 novembre 1570.<br />
La prima descrizione scientifica del tacchino è dovuta al naturalista viaggiatore francese Pierre Gilles, edita a Lione nel 1553; a lui seguirono Pierre Belon, sempre francese, che fornì nella sua &#8220;Histoire Naturelles des Oiseaux&#8221; (Lione, 1555) il primo disegno del tacchino; indi Gesner da Zurigo ed il nostro grande Ulisse Aldrovandi.</p>
<p class="pagetext">I Tacchini che noi oggi conosciamo derivano tutti dai tacchini selvatici del genere &#8220;Meleagris&#8221;. Si contano sette sottospecie con caratteristiche più o meno simili che vivevano in un&#8217;area molto vasta, dal Canada al Messico.<br />
Ecco cosa diceva <strong>Brehm</strong> del tacchino selvatico nel suo lavoro &#8220;La Vita Degli Animali&#8221; (Torino, 1869):</p>
<blockquote><p>«Il tacchino vive allo stato selvatico anche al giorno d&#8217;oggi, è di una grande bellezza e prolifico assai. Era sparso nei piani dell&#8217;America del Nord, particolarmente nell&#8217;Arkansas, nell&#8217;Illinois, l&#8217;Alabama, l&#8217;Ohio, Kentucky, l&#8217;Indiana, il Missouri e il MissisSipi. I grandi branchi condotti da vecchi maschi i quali sono di una meravigliosa vigilanza che temono del continuo l&#8217;insidia, che non cercano il cibo se non quando si vedono rimpiazzati da altri vecchi di ugual tempra. Fanno lunghissimi giri di strada a piedi e possono in un giorno fare tanto cammino quanto ne può fare un robusto cane; in caso di bisogno fanno anche forti voli per oltrepassare corsi di acque. Si nutrono di semi, frutti di alberi, ghiande, bacche, insetti, verdure ed ogni sorta di tuberi che trovano. Sono ghiotti specialmente di lumache e di insalate tenere, e sovente fanno indigestioni pel troppo mangiare. Certi scrittori a torto prendono questo animale come prototipo della collera stupida ed inconscia; ma molti altri lo difendono, ed alcuni americani, come Beniamino Franklin, ebbero a proporre agli Stati Uniti che si mettesse nello stemma nazionale l&#8217;emblema del Tacchino in luogo della superba e antisociale aquila; mentre il tacchino è di origine essenzialmente americana&#8221;.»</p></blockquote>
<p class="pagetext">Riporto anche integralmente quello che il grande naturalista <strong>G. Buffon</strong> (1707 &#8211; 1788) scriveva, sia per la sua importanza storica che per la sua pittoresca e scrupolosa descrizione:</p>
<blockquote><p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino.jpg" data-rel="lightbox-gallery-ZiOtkMZ7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignright size-medium wp-image-906" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino-295x300.jpg" alt="tacchino" width="295" height="300" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino-295x300.jpg 295w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino-80x80.jpg 80w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino.jpg 300w" sizes="(max-width: 295px) 100vw, 295px" /></a>«E&#8217; rimarchevole per la grandezza della sua statura come per certe naturali inclinazioni che non gli sono comuni con un piccol numero di altre specie. La sua testa che è molto piccola a proporzione del corpo, è quasi interamente spogliata di piume e solamente coperta, del pari che una parte del collo, di una pelle turchina carica di capezzoli rossi nella parte anteriore del collo e di capezzoli biancastri sulla parte posteriore della testa con alcuni piccioli peli neri sparsi raramente tra i capezzoli e con piume più rare all&#8217;alto del collo. Dalla base del collo gli scende sul collo fino ad un terzo circa della sua lunghezza una specie di barba carnosa rossa ondeggiante, composta di una doppia membrana. Sulla base del becco superiore gli si innalza una caruncola carnosa di figura conica e solcata di grinze traversali assai profonde: questa allo stato naturale ha poco più di un pollice, cioè quando il gallo d&#8217;India passeggia tranquillamente senza oggetti intorno a lui che lo tormentino; ma se qualche straniero oggetto gli si presenta inaspettatamente, massimo nella stagione degli amori, lascia questo uccello il suo portamento semplice ed umile, si ingalluzza immediatamente con fierezza, la sua testa e il suo collo si gonfiano, la caruncola si spiega, s&#8217;allunga e discende due o tre pollici più basso coprendosi il becco interamente; tutte le dette parti carnose si colorano di rosso vivo, nel tempo stesso le piume del collo e del dorso si arruffano, e la coda si alza a guisa di ventaglio, mentre le ali spiegandosi si abbassano fino a trascinarsi a terra.<br />
In tale attitudine or va camminando fieramente intorno alle sue femmine, accompagnando la sua azione con un sordo rumore, prodotta dall&#8217;aria del petto che esce pel becco, e che è seguito da un lungo sussurro; ora abbandona la sua femmina come per minacciare quelli che lo turbano; e in tal caso la sua andatura è grave, e soltanto si accelera nel momento in cui fa sentire il rumore suddetto; di tempo in tempo egli interrompe siffatto esercizio per gettare un altro grido più forte, e che gli si può, tante volte, far ripetere quanto si vuole o fischiando o facendogli sentire qualsiasi altro tono acuto; egli ricomincia in seguito a far la ruota, la quale esprima ora il suo amore per la femmina, ed ora la sua collera contro quel che non conosce. Ventotto penne si contano in ciascuna delle ali, e diciotto nella coda; egli ha peraltro due code, l&#8217;una superiore e l&#8217;altra inferiore, la prima formata come sopra di penne grandi piantate intorno al groppone, è quella che l&#8217;animale rialza facendo la ruota, la seconda poi consiste in altre penne men grandi e non l&#8217;alza dalla sua situazione orizzontale.<br />
Due attributi sensibili distinguono il maschio dalla femmina; un mazzetto cioè di crini duri e neri, lungo da 5 a 6 pollici, che gli esce quando è adulto dalla parte inferiore del collo, e l&#8217;altro che è uno sperone cha ha a ciascun piede, che è più o meno lungo, ma più corto e spuntato che quel del gallo ordinario. La gallina d&#8217;India è diversa dal maschio non solo per gli attributi suddetti, per la caruncola del becco superiore più corta ed incapace di allungarsi e pel rosso più pallido della barba carnosa e della barba glandulosa che le copre la testa, ma eziandio per gli attributi propri del sesso, essendo più piccola, avendo una fisionomia meno caratteristica, con men di forza nell&#8217;interno, e men d&#8217;azione all&#8217;esterno: di più il suo grido non è che un accento lamentevole, i suoi movimenti non sono che per cercare il nutrimento o per fuggire il pericolo; finalmente è priva della facoltà di far la ruota, non già perché non abbia la coda doppia, ma perché manca dei muscoli atti a levare e raddrizzare le penne più grandi (in questo devo purtroppo smentire il Buffon in quanto, come abbiamo detto, anche la femmina saltuariamente fa la ruota, ndr).<br />
Un maschio può avere cinque o sei femmina, ove sianvi più maschi, si fanno fra loro la guerra battendosi, non però col furore dei galli ordinari. La femmina non è così feconda coma la gallina ordinaria, non fa essa le uova che una volta all&#8217;anno per quindici giorni circa, il suo accoppiamento col maschio non è così breve come quello del gallo, appena ha terminato di far l&#8217;uovo che si mette tosto a covare; cova pure le uova di ogni sorta di uccello, basta che abbia il nido in luogo asciutto e nascosto, vi si abbandona ella a questa occupazione con tanto ardore ed assiduità che morrebbe di inazione sulle sue uova se non si avesse la cura di levarla una volta al giorno per darle da bere e da mangiare.<br />
Quando il maschio vede a covare la sua femmina cerca di rompervi le uova, riguardandole forse come un ostacolo ai suoi piaceri, il perché essa si nasconde allora con tanta cura. Finito il tempo in cui debbono schiudersi tali uova, i pulcino battono col becco il guscio dell&#8217;uovo che li chiude; talvolta ancora per essere il guscio troppo duro, vengono aiutati a romperlo, il che si fa con molta circospezione. Appena schiusi dal guscio, hanno questi pulcini la testa coperta di una specie di lanugine, e non hanno ancora né carne glandulosa, né barba carnosa, parti che si sviluppano in capo a sei settimane o due mesi. La madre li guida con la stessa sollecitudine onde la gallina conduce i suoi; essa li riscalda sotto le proprie ali col medesimo affetto e li difende collo stesso coraggio. Quando questi sono divenuti forti, lasciano la loro madre, o piuttosto ne sono abbandonati, amano andare a pollaio in aria libera, e passano così le notti più fredde dell&#8217;inverno or sostenendosi sopra un sol piede, ritirando l&#8217;altro nelle piume del loro ventre come per riscaldarlo, ora al contrario annicchiandosi in equilibrio sul lor bastone, per dormire, mettendosi la lor testa sotto l&#8217;ala, e durante il loro sonno hanno il moto della respirazione sensibile e notabilissimo. Essi hanno diversi toni e differenti inflessioni di voce secondo l&#8217;età e il sesso e secondo le passioni che vogliono esprimere. La loro andatura è lenta e il loro volo pesante, bevono, mangiano ed inghiottiscono dei piccoli sassolini digerendo presso a poco come i galli. Se credesi ai viaggiatori, sono essi originari dell&#8217;America e delle isole adiacenti e prima della scoperta di quel nuovo continente essi pure non esistevano nell&#8217;antico.<br />
I galli d&#8217;India selvaggi non sono differenti dai domestici se non perché sono molto più grossi e più neri, del resto essi hanno gli stessi costumi, le stesse naturali inclinazioni, e la medesima stupidità; vanno a pollaio nei boschi sui rami secchi e quando se ne fa cadere qualcuno a colpi di fucile, gli altri se ne restano al lor sito, e non ne vola via neppure uno.<br />
Ha questi la carne più dura, e se ne allevano facilmente dovunque trovansi nei parchi e nei boschetti.»</p></blockquote>
<p class="pagetext">Oggi il Tacchino allo stato selvatico, a causa della caccia di cui è stato oggetto, è diventato molto più raro, anche se si sono tentate reintroduzioni, alcune delle quali andate a buon fine.<br />
I Meleagridi sono i più grandi galliformi oggi esistenti.</p>
<p class="pagetext">Molteplici sono le denominazioni volgari con cui esso è stato ed è chiamato; eccone alcune, tratte da una lista ben più lunga riportata nel libro di Savorelli:<br />
&#8211; Piemonte: Pitu/Pita, ma anche Biru e Bira come pure Dindi e Dinda o Bibin e Bibina.<br />
&#8211; Veneto: Dindio/Dindia<br />
&#8211; Brianza: Polin e Pola<br />
&#8211; Crema: Pulù/Pola<br />
&#8211; Ravenna: Tachèn e Tachena<br />
&#8211; Toscana: Lucio o Tacco<br />
&#8211; Arezzo: Billo/Billa<br />
&#8211; Roma: Gallinaccio<br />
&#8211; Cagliari: Dindu e Piocce<br />
&#8211; Messina: Ciurro e Gaddu d&#8217;India</p>
<h2>Allevamento</h2>
<div id="centerblock">
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchinoocellato.jpg" data-rel="lightbox-gallery-ZiOtkMZ7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-907" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchinoocellato-300x209.jpg" alt="tacchinoocellato" width="300" height="209" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchinoocellato-300x209.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchinoocellato.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Non è molto sviluppato in Italia; peccato, perché è un animale molto bello e per le nostre campagne lo trovo molto più indicato del Pavone.<br />
Devo però riconoscere che solo chi ha grandi spazi può permettersi l&#8217;allevamento del tacchino, che necessita infatti di pascolare: un tacchino in un pollaio non è bello da vedere.</p>
<p>Anche se il tacchino domestico è meno battagliero del selvatico, è bene comunque non tenere più di un maschio nel periodo della riproduzione: si disturberebbero a vicenda e non dimostrerebbero alle femmine il dovuto riguardo.<br />
<strong>Il gruppo riproduttore</strong> potrà essere formato da un giovane maschio e tre o quattro femmine di almeno due anni.<br />
E&#8217; la femmina che decide quando accoppiarsi: il maschio non deve fare altro che essere pronto, e lo dimostra facendo sempre la ruota.<br />
E&#8217; sufficiente un accoppiamento andato a buon fine perché tutte le uova che la femmina deporrà, prima di iniziare la cova, risultino fecondate.<br />
L&#8217;inizio della deposizione è la primavera: molte femmine però iniziano anche nel mese di febbraio.<br />
L&#8217;incubazione dura 28/30 giorni.</p>
<p><strong><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino-e-pulcini-2.jpg" data-rel="lightbox-gallery-ZiOtkMZ7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-908" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino-e-pulcini-2-300x225.jpg" alt="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" width="300" height="225" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino-e-pulcini-2-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino-e-pulcini-2.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La tacchina è una covatrice e madre eccezionale</strong> che può portare a termine più covate in una sola stagione; per questa sua dedizione è sfruttata come &#8220;incubatrice&#8221; naturale: non è comunque bene approfittarne troppo, per lei è sempre uno stress; assicurarsi giornalmente che sia uscita dal nido e si sia rifocillata; anche un buon bagno di sabbia sarebbe l&#8217;ideale per dargli sollievo e disfarsi di un po&#8217; di parassiti.<br />
Spesso è restìa ad allontanarsi dal nido; con alcune, dopo averle messe fuori, dovevo chiudere la porta per garantire almeno 15 minuti d&#8217;aria.</p>
<p>Quando allevavo il Tacchino Crollwitz facevo fare alle mie femmine una sola covata; mi davano soggetti sufficienti, e devo dire che avere un gruppo di più di 20 tacchini non è una cosa semplice da gestire: orto devastato, vasi in continuo pericolo, tetti presi d&#8217;assalto con i conseguenti danni alle tegole, ecc.</p>
<p>E&#8217; preferibile che sia la tacchina stessa a fare da madre perché, se allevati sotto lampade, può succedere che i tacchinotti abbiano difficoltà ad iniziare a nutrirsi.<br />
Se poi la stagione è asciutta si possono far uscire prima, approfittando delle giornate di sole &#8211; necessario per lo sviluppo scheletrico &#8211; e per farli cominciare fin da piccoli a mangiare sassolini, erba e insetti, tanto utili al loro sviluppo.<br />
Nei primi due/tre mesi comunque è bene somministrare una miscela con una dose proteica del 28% e con coccidiostatico per prevenire brutte epidemie.<br />
A tre mesi effettuare due sverminazioni a distanza di 15 giorni l&#8217;una dall&#8217;altra.<br />
Hanno bisogno di molta verdura, frutta e di tanto spazio a loro disposizione con tanto verde.<br />
Personalmente non ho mai riscontrato la fatidica &#8220;crisi del rosso&#8221; o &#8220;crisi del corallo&#8221;: in queste condizioni i miei tacchini sono sempre cresciuti velocemente e in salute.</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Oca romagnola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Feb 2013 18:55:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali da Fattoria]]></category>
		<category><![CDATA[Oche]]></category>
		<category><![CDATA[oca bianca]]></category>
		<category><![CDATA[oca domestica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-bianche-e-grigie-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />Origine, diffusione e caratteristiche economiche Razza italiana originaria dell&#8217;Emilia-Romagna (province Ravenna, Forlì, Bologna e Ferrara). L&#8217;attuale Standard Italiano Razze Avicole (1996) propone come nuova denominazione il termine di &#8220;Oca Italiana&#8220;. L&#8217; oca di Romagna o romagnola, è meglio conosciuta in tutto il mondo col nome di oca di Roma affibiatole dagli avicoltori spagnoli di Barcellona, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-bianche-e-grigie-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><h2><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-bianche-e-grigie.jpg" data-rel="lightbox-gallery-pzOlxhBB" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-898" alt="oche bianche e grigie" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-bianche-e-grigie-300x225.jpg" width="300" height="225" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-bianche-e-grigie-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-bianche-e-grigie-600x450.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-bianche-e-grigie-1024x768.jpg 1024w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-bianche-e-grigie-180x135.jpg 180w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-bianche-e-grigie.jpg 1048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Origine, diffusione e caratteristiche economiche</h2>
<p>Razza italiana originaria dell&#8217;Emilia-Romagna (province Ravenna, Forlì, Bologna e Ferrara). L&#8217;attuale Standard Italiano Razze Avicole (1996) propone come nuova denominazione il termine di &#8220;<strong>Oca Italiana</strong>&#8220;.<br />
L&#8217; oca di Romagna o romagnola, è meglio conosciuta in tutto il mondo col nome di oca di Roma affibiatole dagli avicoltori spagnoli di Barcellona, quando la nostra razza venne presentata in quella città ad una esposizione mondiale nel maggio del 1924. In quell&#8217;occasione i visitatori si domandarono se la romagnola appartenesse alla razza che salvò il Campidoglio dalle truppe galliche di Brenno nel lontano 382 a.C. La questione probabilmente non sarà mai chiarita perché Lucrezio sostiene che quelle oche erano bianche, mentre Virgilio le definì argentate&#8230; Ma con lo scorrere dei secoli il piumaggio potrebbe aver subito variazioni. Certo è che le oche romagnole possiedono una voce assai acuta e stridula, diversamente dal tono borbottante delle Tolosa, per esempio&#8230; Comunque sia, le nostre candide oche romagnole sono sicuramente tra le razze più antiche al mondo&#8230; Tra l&#8217;altro è la razza più feconda e ovaiola tra le oche (110/115 uova l&#8217;anno, dal peso minimo di 150 grammi). Inoltre il suo piumino è tra i più apprezzati e la sua carne è ottima!<br />
In Italia vi sono tre razze tra cui la pezzata veneta che non possiede però ancora uno standard preciso. C&#8217;è la grigia padovana, di media taglia, molto apprezzata anch&#8217;essa! Ma è la romagnola che detiene il primato tra le tre e soprattutto nel mondo per la sua numerosa deposizione di uova! L&#8217;oca di Roma ha una variante col ciuffo sul capo (tuffed roman goose) che viene meticolosamente selezionata negli Stati Uniti d&#8217;America.<br />
Peccato si allevi poco qui in Italia e che la selezione in questo campo, non sia ancora così curata come negli altri Stati altrimenti la fama della romagnola potrebbe ritrovare il plauso che le fu riservato lo scorso secolo in tutta Europa e in Inghilterra.</p>
<h2>Caratteristiche morfologiche</h2>
<p><strong><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oca-romagnola.jpg" data-rel="lightbox-gallery-pzOlxhBB" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-899" alt="oca romagnola" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oca-romagnola-300x200.jpg" width="300" height="200" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oca-romagnola-300x200.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oca-romagnola.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Taglia: </strong>piccola.<strong><br />
Peso medio:</strong><br />
&#8211; maschio a. 5-6 kg<br />
&#8211; femmina a. 4-5 kg</p>
<p>Mantello bianco. Becco largo, forte, attaccato alto, arancione con unghia carne.<br />
Zampe mediamente lunghe, color arancio intenso. Occhi azzurri con caruncola oculare rossa.<br />
Non possiede alcun sacco ventrale.<br />
L&#8217;oca Romagnola di pura razza ha la particolarità, alla pari dell&#8217;oca di Embden, di essere autosessabile alla nascita: i paperi nascono con macchie brune sulla testa e sul dorso e queste macchie sono decisamente più scure nelle femmine.</p>
<p>fonte: agraria.it</p>
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		<title>Allevare le oche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Feb 2013 18:37:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali da Fattoria]]></category>
		<category><![CDATA[Oche]]></category>
		<category><![CDATA[oca]]></category>
		<category><![CDATA[oca domestica]]></category>
		<category><![CDATA[oca romagnola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />Origini L&#8217;allevamento dell&#8217;oca è antichissimo, molto anteriore a quello dell&#8217;anatra. Se ne trova traccia 4000 anni a.C. nella tomba del faraone Tè (V° dinastia), nella metropoli di Menfi. In essa è dimostrata l&#8217;avvenuta domesticazione, in quanto sono raffigurate, oche in un cortile insieme a gru e colombi, con sotto l&#8217;iscrizione: «La riunione dei colombi e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><h5><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche.jpg" data-rel="lightbox-gallery-dJF2pMBf" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-891" alt="oche" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche.jpg" width="550" height="342" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche.jpg 550w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-300x186.jpg 300w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a>Origini</h5>
<p>L&#8217;<strong>allevamento dell&#8217;oca è antichissimo</strong>, molto anteriore a quello dell&#8217;anatra. Se ne trova traccia 4000 anni a.C. nella tomba del faraone Tè (V° dinastia), nella metropoli di Menfi. In essa è dimostrata l&#8217;avvenuta domesticazione, in quanto sono raffigurate, oche in un cortile insieme a gru e colombi, con sotto l&#8217;iscrizione: <cite> «La riunione dei colombi e delle oche dopo che essi hanno mangiato.»</cite><br />
Omero ne parla nell&#8217;Odissea, allo XV° canto, in cui è citata Elena che alleva oche nella corte del palazzo di Menelao ed al canto XIX°, quando Penelope, raccontando un sogno, parla del suo allevamento di oche.<br />
I poeti greci si ispirarono al candore dell&#8217;oca e la paragonarono alla grazia e alla bellezza delle giovani fanciulle.</p>
<p>Ha oltretutto innumerevoli antenati famosi:<br />
L&#8217;<strong>oca sacra di Augusto</strong>: abbandonata fra le braccia di sua moglie Livia dall&#8217;aquila cara a Giove, fu ritenuta un dono degli dei e pertanto consacrata.<br />
Le <strong>consorelle del Campidoglio</strong>, allevate nel tempio di Giunone, che col loro sberciare avvertirono dell&#8217;arrivo dei barbari di Brenno.<br />
L&#8217;<strong>oca di Friburgo</strong>, immortalata con un monumento, che, con la sua sensibilità, durante la seconda guerra mondiale funzionava da radar, avvertendo gli abitanti dell&#8217;arrivo degli aerei nemici.</p>
<p>Viene da pensare che mai più ingiuste furono espressioni come: &#8220;Stupido come un&#8217;oca&#8221; o &#8220;Essere un&#8217;oca giuliva&#8221;.<br />
Il secondo può andare, se non viene inteso in senso dispregiativo, in quanto l&#8217;oca è gaia e festosa e saprebbe godersi la vita se l&#8217;uomo gliene desse l&#8217;opportunità.</p>
<p>La <strong>capostipite dell&#8217;oca domestica</strong> la troviamo nella famiglia degli Anatidi nell&#8217;ordine Anseriformi: l&#8217;<strong>Oca Selvatica Grigia (anser cinereus)</strong>.<br />
È una delle oche selvatiche più grandi, pur mantenendo una forma molto aerodinamica, ha un peso di circa kg. 3,5 ed un&#8217;apertura alare di 180 cm.Il becco è grosso e robusto, alla base è più alto che largo, di colore arancio intenso con unghiata rosea; esso è provvisto, ai margini, di lamine cornee che servono a strappare, triturare e spesso filtrare gli alimenti che l&#8217;oca trova sondando il fondo degli stagni.<br />
Ha comunque un menu esclusivamente vegetale: erbe, semi, tuberi, bacche e frutta.<br />
La testa è piccola, in proporzione al corpo. Il collo è lungo e fine. Le lunghe ali stanno aderenti e, quando sono chiuse, raggiungono l&#8217;estremità della coda senza però incrociarsi o sorpassarla.<br />
I tarsi sono rosei e robusti.<br />
Come tutte le oche selvatiche porta a termine una sola covata l&#8217;anno, covando, per 28/29 giorni, 5/6 uova al massimo.<br />
Ha una colorazione particolare, che ritroviamo in molte razze di oche domestiche.<br />
Il colore di fondo è un grigio brunastro uniforme ed il margine delle penne è orlato di bianco. Bianco nella parte bassa del petto, ventre castano con macchie di tonalità più intensa. La coda è come il resto del piumaggio.</p>
<h5>Allevamento</h5>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/accrescimento-oca.jpg" data-rel="lightbox-gallery-dJF2pMBf" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-894" alt="accrescimento oca" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/accrescimento-oca.jpg" width="200" height="286" /></a>In Romagna l&#8217;oca era altamente considerata, si diceva che, quando venne sparso nel Mondo il sale del giudizio, tre parti di questo furono assorbite dalle oche; il resto venne assimilato dagli uomini.<br />
Definita il &#8220;maiale dei poveri&#8221;, in tempi in cui era difficile vivere, lei dava uova, piumino e ottima carne con pochissima spesa; anche la pelle veniva usata e, dopo essere stata sapientemente conciata, serviva per confezionare candide pellicce.</p>
<p>Le nostre oche domestiche assomigliano molto all&#8217;Oca selvatica grigia, anche se hanno un aspetto più pesante; la distinzione del sesso non è facile, perché nei due sessi la colorazione è identica; solo in età adulta, in alcune razze, il maschio è riconoscibile perché più grosso.<br />
Nel recente passato il suo allevamento era molto sviluppato, specialmente nell&#8217;Emilia Romagna e Veneto.</p>
<p>Allevare oche non richiede molto, <strong>è sufficiente un prato per il pascolo</strong>, più o meno ampio a seconda del numero dei soggetti che si vogliono tenere, e acqua, anche poca, perché l&#8217;oca non è come l&#8217;anatra, ama soprattutto pascolare. I tarsi, situati al centro del corpo, sono molto più lunghi di quelli delle anatre, questa particolarità conferisce loro un passo più sicuro.<br />
Se dispongono di sufficiente alimento verde sarà sufficiente, ogni tanto, un pastone di pane, cruschello di frumento e farina di granoturco oltre ad un po&#8217; di grani, niente di più.<br />
Ho letto, in un vecchio libro, che in Pomerania Occidentale &#8211; Regione a nord est della Germania da cui proviene l&#8217;omonima razza e dove fino alla metà del secolo scorso l&#8217;allevamento era particolarmente sviluppato &#8211; un ragazzo, al mattino, passando nei pressi dei villaggi suonava a distesa un corno e, da ogni casolare, uscivano branchi di oche che il ragazzo stesso conduceva al pascolo, come un gregge di pecore. Alla sera le oche rientravano al Paese e ciascun gruppo ritrovava la propria casa.Un agricoltore, mio vicino, ha un bellissimo gruppo di oche bianche, sempre immacolate nonostante stiano tutto il giorno nei campi; molto indipendenti, le trovo addirittura sulla strada a più di un chilometro di distanza dai loro prati, sempre tranquille e con aria indolente, senza fretta e senza paura, si spostano, quando passo in macchina, quando sono a piedi allungano il collo e sembra mi redarguiscano con il loro verso per averle disturbate.<br />
Quando non le vedo le cerco con lo sguardo e spesso le intravedo in fondo al prato nel ruscello e mi viene da pensare: che bella vita fanno!Intorno <strong>all&#8217;età di sei mesi</strong>, a seconda della razza, <strong>le femmine iniziano a deporre</strong>, ma è bene per la riproduzione usare soggetti di almeno un anno compiuto. Un&#8217;oca può dare buoni risultati fino ai 4/5 anni; dopo, la fertilità ed il numero di uova calano.</p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/morfologia-oca.jpg" data-rel="lightbox-gallery-dJF2pMBf" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-895" alt="morfologia oca" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/morfologia-oca-289x300.jpg" width="289" height="300" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/morfologia-oca-289x300.jpg 289w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/morfologia-oca.jpg 400w" sizes="(max-width: 289px) 100vw, 289px" /></a>Il <strong>gruppo ideale è formato da un maschio e tre femmine</strong> ed è bene che siano soggetti della stessa età, specialmente le femmine, altrimenti il maschio tende a preferire la più giovane (però!!) snobbando le altre. Mai il gruppo deve avere due maschi, si disturberebbero a vicenda.</p>
<p>La scelta dei riproduttori va fatta standard alla mano e non si deve incorrere nell&#8217;errore: più grosse più belle. A parte la fecondità, che non è compatibile con la grossezza, lo Standard va anche seguito per la mole.Le nostre oche un tempo erano riconosciute come eccezionali produttrici di uova e carne prelibata, ma erano anche apprezzate per la loro robustezza e facilità di allevamento; per queste loro doti furono esportate in tutta Europa. Sono sicuro che <strong>molte razze oggi esistenti in altri Paesi hanno il sangue delle oche italiane</strong>.</p>
<p>Sul libro <strong>Standard inglese, con prima edizione datata 1956</strong>, si legge:<br />
<cite>«Non ci sono dubbi che, in Germania ed Olanda del nord, fu usata l&#8217;oca bianca italiana per creare la Embden, incrociandola con le loro indigene bianche.»</cite></p>
<p>Oggi l&#8217;Oca non è più allevata come una volta e quei pochi soggetti che si vedono provengono dai tanti mercati di provincia, dove parole come morfologia, colorazione, disegno o produzione hanno poca importanza, ma agli inizi del secolo scorso, fino ad oltre la metà, l&#8217;oca faceva parte di quel patrimonio avicolo da conservare gelosamente nelle sue caratteristiche morfologiche di colorazione e di produzione.<br />
La selezione, volta nel tempo a migliorare la produzione o l&#8217;aspetto, ha fatto sì che si creassero varietà con caratteri stabili dovuti anche al rapporto con l&#8217;ambiente e, quindi, al clima ed alla nutrizione.</p>
<p>fonte: www.fiav.info</p>
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		<title>Canarini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Oct 2012 17:16:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uccelli]]></category>
		<category><![CDATA[Canarini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="145" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/canarino1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/canarino1-150x150.jpg 150w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/canarino1-300x300.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/canarino1-100x100.jpg 100w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/canarino1-36x36.jpg 36w" sizes="(max-width: 145px) 100vw, 145px" />Il Canarino (Serinus canaria) è un piccolo uccello da canto che è membro della famiglia dei fringuelli. Questo uccello è originario dell&#8217;isola di Madeira e delle Canarie, dalle quali prende il nome, anche se il nome di queste isole deriva a sua volta dal termine latino &#8220;cannariae&#8221; (cane), datogli dagli antichi romani per via dei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="145" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/canarino1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/canarino1-150x150.jpg 150w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/canarino1-300x300.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/canarino1-100x100.jpg 100w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/canarino1-36x36.jpg 36w" sizes="(max-width: 145px) 100vw, 145px" /><p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/canarino-fattore-rosso.jpg" data-rel="lightbox-gallery-p0c9UpZW" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-611" title="canarino fattore rosso" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/canarino-fattore-rosso.jpg" alt="" width="224" height="225" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/canarino-fattore-rosso.jpg 224w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/canarino-fattore-rosso-100x100.jpg 100w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/canarino-fattore-rosso-150x150.jpg 150w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/canarino-fattore-rosso-36x36.jpg 36w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/canarino-fattore-rosso-115x115.jpg 115w" sizes="(max-width: 224px) 100vw, 224px" /></a>Il Canarino (Serinus canaria) è un piccolo uccello da canto che è membro della famiglia dei fringuelli.</p>
<p>Questo uccello è originario dell&#8217;isola di Madeira e delle Canarie, dalle quali prende il nome, anche se il nome di queste isole deriva a sua volta dal termine latino &#8220;cannariae&#8221; (cane), datogli dagli antichi romani per via dei numerosi cani selvatici che le abitavano.</p>
<p>Il suo habitat è costituito da aree semi-aperte come frutteti o sottobosco, dove nidifica nei caespugli o sugli alberi.</p>
<p>La varietà selvatica è di colore giallo-verde, con striature sul dorso. Con circa 13 cm di lunghezza, è più grosso e meno contrastato del Verzellino (Serinus serinus), ed ha più grigio e marrone nel suo piumaggio.</p>
<p>Il suo canto è un cinguettare argenteo, come quello del Cardellino (Carduelis Carduelis).</p>
<p>I canarini sono popolari uccelli da gabbia, e ne sono state prodotte razze di diverse tonalità. I moderni canarini domestici variano in colore dal praticamente bianco, passando per ilcrema chiaro, oro, giallo acceso, arancio fino al rosa-arancio.</p>
<p>Tenere dei canarini, per il loro aspetto e il loro canto, è una tradizione vecchia di secoli.</p>
<p>I canarini erano un tempo regolarmente usati nelle miniere di carbone, come primitivo sistema di allarme. La presenza di gas tossici nelle miniere, come il monossido di carbonio, avrebbe ucciso i canarini prima ancora di avere effetto sui minatori. Poiché i canarini tendono a cantare per gran parte del tempo, fornivano a questo scopo un segnale visibile e udibile. L&#8217;uso dei canarini nelle miniere britanniche non venne abbandonato prima del 1986.</p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/canarino2.jpg" data-rel="lightbox-gallery-p0c9UpZW" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-613" title="canarino2" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/canarino2.jpg" alt="" width="237" height="212" /></a>I canarini sono spesso ritratti nei cartoni animati, dove vengono molestati dai gatti domestici; il più famoso canarino dei cartoni animati è Titti.</p>
<p>Con il nome canarino comprendiamo tutte le razze che l’uomo con secoli di allevamento ha derivato dall’originario canarino selvatico.</p>
<p>Sembra che la storia del canarino domestico inizi nel 1402 con la conquista dell’arcipelago delle Canarie ad opera degli Spagnoli i quali conobbero e apprezzarono subito questo grazioso uccellino sia per il suo canto notevole sia per la facilità con cui si abituava alla vita captiva. Il minuscolo alato, denominato “canario” dagli iberici (canarino in italiano),divenne in breve tempo oggetto di un florido commercio e si diffuse pian piano in tutta Europa.</p>
<p>I primi canarini si trovavano solo presso i ricchi a causa del loro costo elevato in seguito, la canaricoltura si estese anche alle classi meno agiate.</p>
<p>Dalla Spagna il canarino si diffuse ben presto in Olanda, Italia e Inghilterra. Nel secolo passato la maggiore diffusione del canarino si ebbe in Germania specialmente in Sassonia (da cui la denominazione “canarino sassone”).</p>
<p>Oggi come tutti sanno il canarino, con le sue numerosissime razze, è il volatile da gabbia più diffuso al mondo.</p>
<p><strong>L&#8217;ALIMENTAZIONE</strong></p>
<p>I canarini vanno nutriti con una miscela di semi, regolarmente integrata con sostanze vegetali come la verdura e la frutta, con minerali e con un alimento di particolare valore proteico. Nei canarini da canto la tecnica di alimentazione e&#8217; strettamente connessa con la produzione di valenti cantori. La formula d&#8217;una miscela idonea dei canarini da canto e&#8217; la seguente:</p>
<p>Ravizzone&#8230;&#8230;..60%<br />
Scagliola&#8230;&#8230;..20%<br />
Canapa&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;5%<br />
Niger&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.5%<br />
Avena&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.5%<br />
Papavero&#8230;&#8230;&#8230;.3%<br />
Lino&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..1%<br />
Lattuga&#8230;&#8230;&#8230;..1%</p>
<p>Durante il periodo di addestramento al canto dei giovani maschi bisogna pero&#8217; somministrare per circa un mese esclusivamente del Ravizzone, con dell&#8217;aggiunta, un paio di volte la settimana, d&#8217;una miscela di altri semi che puo&#8217; essere la seguente:</p>
<p>Scagliola&#8230;&#8230;..50%<br />
Canapa&#8230;&#8230;&#8230;..10%<br />
Niger&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;10%<br />
Avena&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;10%<br />
Papavero&#8230;&#8230;&#8230;.8%<br />
Lino&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..6%<br />
Lattuga&#8230;&#8230;&#8230;..6%</p>
<p>Per tutti gli altri canarini potra&#8217; essere usata la seguente:</p>
<p>Scagliola&#8230;&#8230;..35%<br />
Niger&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;20%<br />
Panico&#8230;&#8230;&#8230;..10%<br />
Ravizzone&#8230;&#8230;..10%<br />
Avena&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;10%<br />
Canapa&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;5%<br />
Lino&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..5%<br />
Cardo&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.5%</p>
<p>Due o tre volte la settimana sara&#8217; opportuno somministrare in separata mangiatoia una piccola dose di un&#8217;altra miscela composta in parti uguali di grani di lattuga, cicoria e papavero. Questi semi sono considerati condizionatori, servono cioe&#8217; a mantenere i canarini nella fomra migliore durante tutto l&#8217;anno e soprattutto nel periodo della riproduzione. E&#8217; anche bene appendere nella gabbia una spiga di panico dalla quale gli uccelletti spiccheranno i semi con particolare piacere. I semi sono l&#8217;alimento base dei canarini ma non deve essere considerato l&#8217;unico. Tutti gli uccelli granivori hanno bisogno regolarmente di sostanze vegetali fresche. Le verdure piu&#8217; gradite dai canarini sono: lattuga, cicoria, scarola, cavolo, broccolo, spinaci, indivia, radicchio. Esistono pero&#8217; degli altri ortaggi molto graditi da questi uccelli, come: fave e piselli freschi e dolci, cetriolo freso, pomodoro maturo, carota. E&#8217; bene somministrare ai canarini anche dei pezzetti di aglio e di cipolla, che avendo notevoli proprieta&#8217; anti fermentative e acaricide, giovano molto alla salute. Le verdure vanno somministrate ben lavate e accuratamente asciugate, perche&#8217; i vegetali intrinsi d&#8217;acqua possono causare disturbi intestinali. Per quanto riguarda la frutta, la mela e&#8217; la piu&#8217; indicata e gradita da tutti i canarini, ma ugualmente accetti possono risultare gli altri frutti di stagione. Ogni tipo di frutta va somministarto in piccole porzioni tali da essere consumate prima che vadino a deteriorarsi. E&#8217; consigliabile somministrare ai canarini una o due volte la settimana una fettina di rosso d&#8217;uovo sodo oppure fornire loro giornalmente del biscotto all&#8217;uovo. I canarini nel periodo della riproduzione, necessitano di maggiori sostanze proteiche sia per essi sia per la prole che devono imbeccare. A questi soggetti bisogna fornire un pastone apposito, il cosidetto pastoncino all&#8217;uovo, che molti allevatori preferiscono confezionare in casa. La ricetta e&#8217; la seguente: mescolare amalgamando bene parti uguali di rosso d&#8217;uovo sodo e biscotto polverizzato con l&#8217;aggiunta di carota grattuggiata, bagnare il tutto con qualche goccia di succo di mela. Il pastone deve risultare soffice e moderatamente umido; per le razze molto selezionate e&#8217; opportuno arricchirlo con l&#8217;aggiunta di un pizzico di sali minerali ed eventualmente con un po&#8217; di omogeneizzato carneo vitaminizzato del tipo in uso per lo svezzamento dei bambini. La preparazione deve essere giornaliera perche&#8217; il composto si deteriora facilmente. Tutti i canarini, durante l&#8217;anno, dovranno disporre di integrativi minerali, tra cui l&#8217;osso di seppia. Ma importanti sono pure i sali minerali e ancora piu&#8217; importante e&#8217; il grit, costituito da un insieme di piccoli corpi duri insolubili che gli uccelli ingoiano per facilitare la triturazione del cibo. Nelle localita&#8217; dove l&#8217;acqua potabile non e&#8217; ottima, sara&#8217; bene fare uso di un filtro oppure sostituirla con acqua minerale non gassata. E&#8217; buona abitudine aggiungere all&#8217;acqua da bere delle sostanze che giovano alla salute degli uccelli, cioe&#8217; succo di limone, aglio e bicarbonato di sodio. Una volta la settimana si aggiunga all&#8217;acqua, nella dose di 5 gr per litro, del bicarbonato di sodio che e&#8217; un regolatore delle funzioni digestive, e gli altri sei giorni si ponga nell&#8217;acqua alternativamente alcune goccie di succo di limone che fungono da disinfettante, facilitando la digestione e un pezzo di spicchio d&#8217;aglio dal buon potere disinfettante soprattutto delle vie respiratorie</p>
<p><strong>LA RIPRODUZIONE :</strong></p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/canarino.jpg" data-rel="lightbox-gallery-p0c9UpZW" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-612" title="canarino" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/canarino.jpg" alt="" width="240" height="178" /></a>Per la nidificazione dei canarini bisogna osservare certe regole e adottare determinati accorgimenti. Occorre, anzitutto, assortire la coppia. Per quanto riguarda la natura del piumaggio, ricordare che bisogna unire soggetti a piumaggio intenso e soggetti a piumaggio brinato. In linea generale e&#8217; preferito che sia la femmina ad avere piumaggio brinato. Una volta accoppiati i due volatili bisogna favorire il processo di familiarizzazione, ed e&#8217; buon metodo farli svernare da soli nella medesima gabbia, in modo che abbiano modo di abituarsi uno a l&#8217;altro prima degli accoppiamenti. L&#8217;inizio delle cove deve avvenire alla fine di Marzo meglio ancora entro Aprile o Maggio. Vi sono allevatori che utilizzano un mashio per piu&#8217; femmine. Si puo&#8217; dire che di norma conviene lasciare uniti maschio e femmina in modo che portino insieme a conclusione il ciclo riproduttivo, cosi&#8217; come si verifica in natura. Alla gabbia da cova si puo&#8217; applicare il porta nido esterno a gabbietta fin dall&#8217;immissione della coppia, ma non si deve fornire il materiale destinato all&#8217;imbottitura del nido fino a quando la canarina non mostri per chiari segni di volerne iniziare la preparazione. Vi sono canarine che dimostrano di non essere all&#8217;altezza di costruire il nido in tal caso l&#8217;allevatore deve aiutarla. Puo&#8217; succeder che la femmina inetta distrugga l&#8217;opera dell&#8217;allevatore disperdendo il materiale; in tal caso si deve ripeter l&#8217;operazione fino a quando non avra&#8217; inizio la deposizione delle uova, perche&#8217; a partire da questo momento la canarina pensera&#8217; soltanto a covare e non danneggera&#8217; piu&#8217; il nido. Il numero delle uova depositate varia di regola da 3 a 5, piu&#8217; raramente 2 o 6 o 7; in casi eccezzionali possono venir deposte 8 o 9 uova. L&#8217;uovo espulso per primo ha una colorazione piu&#8217; chiara degli altri e viene chiamato &#8220;uovo azzurro&#8221;. Le femmine tendono a dare inizio alla cova dopo aver deposto il secondo o il terzo uovo, il che rende opportuno, togliere le uova a mano a mano che vengano deposte, sostituendole con uova finte onde evitare una schiusa sfalsata con il rischio che gli ultimi nati vengano sopraffatti dai fratelli al momento dell&#8217;imbeccata. Le vere uova devono essere conservate entro una scatoletta imbottita di ovatta e rivoltate ogni giorno per evitare che il tuorlo si decentri rendendo piu&#8217; difficile la futura schiusa. L&#8217;incubazione dura tredici giorni, ma puo&#8217; prolungarsi fino a quattorddici quindici giorni se la femmina non e&#8217; stata covatrice assidua o se la temperatura ambientale e&#8217; stata particolarmente bassa. Durante la cova deve essere consentito alla canarina di effettuare il bagno perche&#8217; cio&#8217; serve a mantenere nel nido il grado di umidita&#8217; che e&#8217; necessario per la schiusa. Se la canarina rifiuta il bagno e&#8217; opportuno, un paio di giorni prima della schiusa delle uova, spruzzare lievemente le uova con acqua tiepida. Si tenga presente che le canarine sentono il bisogno d&#8217; una certa penombra; il portanido va quindi schermato mediante un panno verde che ricordi il protettivo schermo della vegetazione. Verso il sesto settimo giorno di icubazione, ponendo le uova contro luce e&#8217; possibile accertare se l&#8217;embrione e&#8217; in fase di sviluppo perche&#8217; l&#8217;uovo fecondato appare in trasparenza scuro mentre quello infecondo e&#8217; chiaro. I canarini nascono pressocche&#8217; nudi, con gli occhi chiusi. La loro alimentazione sara&#8217; costituita dal pastoncino all&#8217;uovo con cui verranno imbaccati i genitori. Per evitare che i genitori non accettino il nuovo alimento, piccole dosi di pastoncino devono essere somministrate ai riproduttori due o tre volte la settimana fin da un mese prima dell&#8217;accoppiamento. Il pastoncino all&#8217;uovo serve anche a mantenere i rirpoduttori in buone condizioni fisiche e in perfetta forma. Verso il diciottesimo giorno di vita il giovane canarino e&#8217; completamente formato, pur distinguendosi chiaramente dagli adulti. Anche dopo usciti dal nido i piccoli continuano ad ever bisogno dell&#8217;imbeccata dei genitori, di regola fino ai venticinque giorni di eta&#8217;, con una certa differenza in piu&#8217; o in meno per le razze tardive o precoci. Quasi sempre possono venir separati dai genitori verso il ventiseiesimo &#8211; ventottesimo giorno di vita. La femmina raramente completa lo svezzamento della nidiata prima di essere presa dallo stimolo di una nuova nidificazione che insorge verso il diciottesimo &#8211; ventesimo giorno dalla schiusa della prima covata. La prole continuera&#8217; ad essere svezzata dal maschio fin quando non sara&#8217; indipendente. Qualora accada che la madre spiumi la prole, e&#8217; necessario dividere in due la gabbia da cova mediante un divisorio a sbarre che tenga i figli da una parte e i genitori dall&#8217;altra. Davanti al divisorio si porranno due posatoi sistemati in modo da consenstire i genitori di continuare a imbeccare la prole attraverso le sbarre. Una volta svezzati i nidiacei dovranno essere spostati in una gabbia molto spaziosa che permetta agli stessi di esercitarsi nel volo. E&#8217; saggia norma non permettere alla canarina di effettuare piu&#8217; di due covate l&#8217;anno. Per fronteggiare all&#8217;inconveniente di un abbandono di una cova, e&#8217; norma precauzionale fare in modo che due o piu&#8217; canarine inizino a covare lo stesso giorno.</p>
<p><strong>CANARINO GLOSTER </strong></p>
<p>Descrizione generale<br />
Il Gloster si può annoverare tra i canarini inglesi di forma e posizione lisci più simpatici e aggraziati.</p>
<p>La razza è di origine inglese, di taglia minuta (intorno ai 12 cm) e di corporatura tondeggiante, caratteristiche principali nella razza, alle quali vanno accomunate altre peculiarità che sono sagoma graziosamente arrotondata, piumaggio serico e composto e aderente al corpo, portamento gaio e vivace, ali corte ben aderenti al corpo con punte che s’incontrano, senza incrociarsi appena sopra la base della coda, gambe di media lunghezza, coda corta e ben stretta per tutto il suo sviluppo. Il ciuffo non deve essere troppo piccolo ma nemmeno tanto grande da coprire gli occhi raggiungendo la punta del becco. L&#8217;ampiezza ideale dovrebbe stare a metà occhio. Esistono due tipi di gloster, il corona che presenta il ciuffo (netto, regolare, non spezzato, di forma rotonda, che lascia vedere l&#8217;occhio) e il consort, senza ciuffo, ma con testa larga e rotonda in ogni punto con vertice bombeggiante. Il piumaggio di questo canarino deve essere folto e ben aderente al corpo. Le tinte preferite sono quelle unite: giallo, bianco, isabella, verde e blu; particolarmente apprezzati i soggetti chiari con il ciuffo e la parte superiore del capo di color scuro. Un buon ciuffo oltre ad essere ben formato deve avere giuste dimensioni. I Gloster hanno canto dolce e melodioso che ricorda quello del Malinois e sono molto prolifici.</p>
<p>Alloggio</p>
<p>Il gloster può essere alloggiato nelle classiche gabbie per canarini, il più possibile spaziose (55/60 cmdi lunghezza), ottime le gabbie in ferro zincato con fondo estraibile in lamiera o in plastica. La gabbia deve avere la forma di parallelepipedo, assolutamente sconsigliate le gabbie che si sviluppano in altezza e le gabbie circolari. Il fondo deve essere dotato di una griglia in modo da evitare che il canarino venga a contatto con gli escrementi e le muffe che talvolta si possono formare. Il gloster non va mai esposto a sbalzi di temperatura: è un canarino che sopporta molto bene le basse temperature (comunque mai sotto i 5°C) ma rischia di ammalarsi se la gabbia viene spostata repentinamente dal caldo al freddo.</p>
<p>Alimentazione</p>
<p>La dieta di un Gloster deve comprendere, oltre al misto di semi per canarini, spighe di panico, osso di seppia, mattonella di sali minerali, frutta e verdura da offrire giornalmente, soprattutto mele, carote, pomodori maturi, zucchine, cetrioli, centocchio e tarassaco. L&#8217;acqua deve essere offerta fresca ogni giorno. Il pastoncino all&#8217;uovo, particolarmente appetito dal Gloster, non deve essere somministrato più di due volete alla settimana, essendo un prodotto molto grasso e proteico. Si deve offrire invece a volontà durante la stagione riproduttiva, insieme ai semi germinati e qualche camola della farina, e nel periodo invernale se i canarini sono alloggiati all&#8217;esterno.</p>
<p>Riproduzione</p>
<p>La stagione riproduttiva inizia verso la fine dell&#8217;inverno, generalmente nel mese di marzo. Nell&#8217;assortire la coppia è assai importante che solo uno dei due canarini sia corona, perché il gene del ciuffo è di tipo letale e se portato da entrambi i genitori non consente la nascita di soggetti sani e vitali. L&#8217;accoppiamento giusto è quindi &#8220;corona&#8221; x &#8220;consort&#8221;. Alla coppia va fornito un normale nido per canarini con il materiale per foderarlo (rametti di legno, striscette di stoffa, filamenti di iuta&#8230;); la canarina depone in media quattro uova che cova per circa 14 giorni. In genere i Gloster sono ottimi genitori e imbeccano i novelli fino al loro completo svezzamento, che avviene verso i 25-30 giorni di età.</p>
<p>FONTI :</p>
<p><a href="http://www.synapsis.it" target="_blank">www.synapsis.it</a><br />
<a href="http://www.inseparabile.com/Uccelli/canarino.htm" target="_blank">www.inseparabile.com/Uccelli/canarino.htm</a><br />
Da Wikipedia, l&#8217;enciclopedia libera<br />
<a href="http://www.animalinelmondo.com" target="_blank">http://www.animalinelmondo.com</a><br />
<a href="http://www.best-gloster.com" target="_blank">www.best-gloster.com</a></p>
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		<title>Bengalino o Diamante Mandarino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Oct 2012 17:01:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uccelli]]></category>
		<category><![CDATA[Bengalino o Diamante Mandarino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="145" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/bengalino-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/bengalino-150x150.jpg 150w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/bengalino-300x300.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/bengalino-100x100.jpg 100w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/bengalino-36x36.jpg 36w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/bengalino-115x115.jpg 115w" sizes="(max-width: 145px) 100vw, 145px" />Il Bengalino ( Diamante Mandarino ) Il diamante mandarino è un simpatico uccellino appartenente alla famiglia degli Estrildidae di carattere docile e vivace molto prolifico e di facile allevamento. Il diamante mandarino raggiunge i 10cm di lunghezza e il colore della livrea può essere dei più svariati, esiste infatti una varietà molto numerosa di mutazoni: [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="145" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/bengalino-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/bengalino-150x150.jpg 150w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/bengalino-300x300.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/bengalino-100x100.jpg 100w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/bengalino-36x36.jpg 36w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/bengalino-115x115.jpg 115w" sizes="(max-width: 145px) 100vw, 145px" /><div>
<p><strong>Il Bengalino ( Diamante Mandarino )</strong></p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/bengalino.jpg" data-rel="lightbox-gallery-o55ukAPS" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-604" title="bengalino" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/bengalino-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/bengalino-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/bengalino-180x135.jpg 180w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/bengalino.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Il diamante mandarino è un simpatico uccellino appartenente alla famiglia degli Estrildidae di carattere docile e vivace molto prolifico e di facile allevamento. Il diamante mandarino raggiunge i 10cm di lunghezza e il colore della livrea può essere dei più svariati, esiste infatti una varietà molto numerosa di mutazoni: Diluito, Guancia, Faccia Nera, Ciuffato, Bruno, Dorso Chiaro, Mascherato, Pinguino, Isabella, Becco Giallo, Bianco, Pezzato, Arricciato, Petto Arancio, Agata&#8230; .<br />
Questa specie presenta un evidente dimorfismo sessuale: il maschio si distingue dalla femmina per la presenza di guance color arancio acceso, per i fianchi castani punteggiati di bianco, per il colore del becco rosso intenso (mentre nelle femmine è arancione). La femmina non presenta le guance arancioni, ha un colore meno brillante, e non presenta le caratteristiche puntinature bianche sui fianchi presenti invece nel maschio. Inoltre il maschio canta mentre la femmina si limita ad uno sporadico cicaleccio.</p>
<p><strong>Habitat naturale</strong></p>
<p>In natura lo si può trovare in Australia e nelle isole della Sonda, soprattutto nelle zone boscose, lungo i corsi d&#8217;acqua ma anche nelle zone aride del continente australiano. Predilige la compagnia dei suoi simili e vive in gruppi numerosi. Adora bagnarsi anche più volte al giorno e per questo in cattività è opportuno mettergli a disposizione uno o più bagnetti.</p>
<p><strong>Alloggio</strong></p>
<p>I diamanti mandarini possono essere alloggiati in gabbie o voliere sia all&#8217;interno che all&#8217;esterno dell&#8217;abitazione. Sopportano bene le basse temperature a patto che la temperatura non scenda mai sotto i 5°centigradi, non superi i 30° e che la gabbia/voliera sia riparata dai fenomeni atmosferici, quali vento, pioggia&#8230;<br />
La gabbia deve essere collocata in un luogo fisso e non deve essere spostata in continuazione fuori/dentro casa per evitare pericolosi sbalzi di temperatura.<br />
Le misure minime di una gabbia per una coppia di diamanti mandarini sono 100cm x 50cm x 40cm, il materiale delle sbarre dovrebbe essere di ferro zincato mentre il fondo della gabbia dovrebbe avere un cassetto estraibile di plastica dura (facilmente lavabile) dove mettere fogli igienici e sabbia igienica specifici per volatili. E&#8217; preferibile che sul fondo della gabbia sia presente una griglia (sempre di ferro zincato) per evitare che i diamantini vengano direttamente a contatto con i propri escrementi.</p>
<p><strong>Alimentazione</strong></p>
<p>Una buona soluzione di dieta per diamantini mandarini consiste in una miscela di semi specifici per esotici (composta principalmente da panico, scaiola, miglio bianco e in minor quantità da niger, ravizzone, semi di lattuga e cicoria), integrata giornalmente da frutta e verdura da offrire ben lavate e asciugate e mai direttamente fredde dal frigorifero (questo per evitare problemi gastrointestinali e diarrea). Tra i frutti più graditi si annoverano la mela e il mandarino mentre le verdure maggiormente apprezzate sono gli spinaci, i cetrioli, le zucchine, la lattuga, il centocchio, il tarassaco e la carota. Si può provare di tutto, tranne l&#8217;avocado (tossico per tutti i volatili) e il prezzemolo.<br />
Nella gabbia non devono mai mancare un osso di seppia e/o una mattonella di sali minerali e un sifone con dell&#8217;acqua fresca da rinnovare giornalmente. Una volta a settimana può essere offerta una spiga di panico, un biscotto specifico per esotici, una fettina di uovo sodo e, in una mangiatoia a parte, del pastoncino all&#8217;uovo.<br />
Per i diamantini alloggiati all&#8217;esterno dell&#8217;abitazione e durante il periodo riproduttivo il pastoncino all&#8217;uovo deve essere offerto giornalmente.</p>
<p><strong><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/coppia-bengalini.jpg" data-rel="lightbox-gallery-o55ukAPS" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-605" title="coppia bengalini" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/coppia-bengalini-300x217.jpg" alt="" width="300" height="217" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/coppia-bengalini-300x217.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/coppia-bengalini-600x434.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/coppia-bengalini.jpg 609w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Riproduzione</strong></p>
<p>I diamanti mandarini raggiungono la maturità sessuale intorno ai 6 mesi ma è consigliabile non farli riprodurre fino all&#8217;anno di età. Il nido che deve essere messo a disposizione può essere di due tipi: o quello classico a pera specifico per esotici (più gradito ai diamantini ma più difficile da ispezionare e pulire) o quello a cassetta di legno verticale con camera di incubazione o con frontale semiaperto. E&#8217; necessario fornire del materiale per l&#8217;imbottitura del nido, come ad esempio i fili di iuta in vendita nei negozi di animali, striscioline di stoffa, paglia, fieno, rametti di legno. La femmina depone in media 5/6 uova che cova per circa 12/15 giorni (l&#8217;incubazione delle uova inizia in genere dopo la deposizione del secondo uovo). Alla nascita i pulli presentano il colore del piumaggio simile a quello delle femmine, il becco di colore grigio, bruno o bianco a seconda della varietà di colore e un caratteristico disegno del palato denominato puttern buccale, che consente ai genitori di identificarli come propri. Lo svezzamento si completa intorno alla quarta settimana di età e i piccoli diamantini sono completamente autonomi a circa 30/35 giorni, dopo i quali si dovranno mettere in una gabbia separata da quella dei genitori affinchè si esercitino con il volo e con l&#8217;esercizio fisico e anche per evitare che i genitori li aggrediscano per prepararsi ad una nuova covata. Importante è non farli covare per più di tre volte all&#8217;anno, per non debilitare troppo i diamantini riproduttori.</p>
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		<title>Passero del Giappone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Oct 2012 13:32:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uccelli]]></category>
		<category><![CDATA[Passero del Giappone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="145" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/passero-del-giappone-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/passero-del-giappone-150x150.jpg 150w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/passero-del-giappone-300x300.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/passero-del-giappone-100x100.jpg 100w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/passero-del-giappone-36x36.jpg 36w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/passero-del-giappone-115x115.jpg 115w" sizes="(max-width: 145px) 100vw, 145px" />Il Passero del Giappone è uccello che si presta più di ogni altro ad essere impiegato nell&#8217;allevamento degli Astrildidi ed i giapponesi furono i primi ad utilizzarlo a questo fine, seguiti ben presto dagli europei. Come è noto, nel 1960 l&#8217;esportazione degli uccelli dall&#8217;Australia venne proibita per giuste ragioni protezionistiche.Lo studio del comportamento animale era [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="145" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/passero-del-giappone-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/passero-del-giappone-150x150.jpg 150w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/passero-del-giappone-300x300.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/passero-del-giappone-100x100.jpg 100w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/passero-del-giappone-36x36.jpg 36w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/passero-del-giappone-115x115.jpg 115w" sizes="(max-width: 145px) 100vw, 145px" /><div>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/passero-del-giappone.jpg" data-rel="lightbox-gallery-cbyyVRgb" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-594" title="passero del giappone" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/passero-del-giappone-281x300.jpg" alt="" width="281" height="300" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/passero-del-giappone-281x300.jpg 281w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/passero-del-giappone.jpg 400w" sizes="(max-width: 281px) 100vw, 281px" /></a>Il <strong>Passero del Giappone</strong> è uccello che si presta più di ogni altro ad essere impiegato nell&#8217;allevamento degli Astrildidi ed i giapponesi furono i primi ad utilizzarlo a questo fine, seguiti ben presto dagli europei. Come è noto, nel 1960 l&#8217;esportazione degli uccelli dall&#8217;Australia venne proibita per giuste ragioni protezionistiche.Lo studio del comportamento animale era ancora agli inizi ed i prodotti alimentari disponibili sul mercato non avevano raggiunto l&#8217;elevato standard attuale, per cui si fu obbligati a ricorrere a qualsiasi mezzo per riprodurre specie ornitiche delicate e rare.</p>
<p>Intervenne a questo punto il <strong>Passero del Giappone</strong> che, prodotto di reincroci, non è in possesso di specifiche caratteristiche etologiche e non ha espresso caratteristiche semantiche originali nei propri pulii pur avendo (reincrocio sin che si vuole, ma è un uccello) assunto dalle forme parentali ancestrali il carattere appreso dell&#8217;accettazione e del riconoscimento della prole in funzione del luogo in cui questa si trova, e cioè il nido (per la discussione, cfr. TRUFFI, 1980).</p>
<p>Si adatta così con estrema facilità a covare le uova e ad allevare i piccoli di tutte le specie di Astrildidi a becco grosso ed anche alcune di quelle a becco sottile che pure gli sono filogeneticamente meno vicine.Unica condizione per il positivo esito dello svezzamento è che si tratti di uccelli che nei primi giorni di vita non richiedano tassativamente un&#8217;alimentazione strettamente insettivora. Anche in questo caso però il risultato può non essere compromesso se si dispone di soggetti preventivamente abituati ad alimentarsi almeno in parte con prede vive, che somministreranno così ai nidiacei loro affidati.</p>
<p>Decisivo, perché l&#8217;allevamento abbia luogo, è l&#8217;impiego di <strong>Passeri del Giappone</strong> che abbiano uova o piccoli allo stesso stadio di sviluppo di quelli dei quali devono prendersi cura.</p>
<p>E&#8217; però consigliabile sostituire le loro uova e trasferire ad altri i loro piccoli ad evitare che la stessa coppia debba dedicarsi contemporaneamente all&#8217;allevamento dei propri nidiacei (che sarebbero immancabilmente meglio alimentati ed accuditi, almeno in linea di larga massima) e di quelli di altre specie. Da quando, l&#8217;allevamento dei diamanti australiani si è rivelato economicamente positivo, le coppie di riproduttori vengono isolate ed alloggiate in gabbie da cova (a volte anche piuttosto anguste) ponendo loro a disposizione nidi rudimentali in cui le femmine depongono uova che vengono regolarmente sottratte e passate alle balie per la cova e lo svezzamento, procedimento che provoca una ovideposizione più numerosa di quanto non si verificherebbe se i genitori naturali dovessero accudire alla propria nidiata.</p>
<p>Si tratta però di una selezione <strong>totalmente negativa</strong> perché innesca un processo paragonabile a quanto avviene nell&#8217;allevamento dei polli o delle quaglie condotto su scala industriale.</p>
<p>I piccoli <em>Astrildidi</em> appena sgusciati dall&#8217;uovo vengono <em>imprintizzati</em> dalla specie che vedono per prima (e questo irreversibile processo si verifica in un breve spazio di tempo) e che di loro si occupa; in natura quindi dai propri genitori, nella situazione che stiamo esaminando dai <strong>Passeri del Giappone</strong>. Nel corso dell&#8217;allevamento le cose procedono a tal punto che i giovani svezzati da questi ultimi saranno in seguito incapaci di accoppiarsi con i propri conspecifici, manifestando una netta tendenza preferenziale a scegliere i <strong>Passeri del Giappone</strong> (con i quali per ef­fetto dell&#8217;imprintizzaziane finiscono per identificarsi) come partners sessuali.</p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/p_giappone1.jpg" data-rel="lightbox-gallery-cbyyVRgb" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-595" title="p_giappone1" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/p_giappone1-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/p_giappone1-300x204.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/10/p_giappone1.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>E&#8217; questo uno dei motivi per cui negli allevamenti amatoriali di uccelli esotici si incontrano facilmente tanti ibridi con il <strong>Passero del Giappone</strong>, dovuti il più delle volte al caso.Le balie perciò, ai fini di un corretto allevamento, vanno usate solo in casi estremi e quando non esiste nessun&#8217;altra possibilità, per sopravvenuti imprevisti motivi, di salvare uova o nidiacei ed anche in questo caso occorre poi drasticamente isolare i giovani non appena raggiunta l&#8217;indipendenza ed allontanare dalla loro vista i genitori adottivi a svezzamento avvenuto.E&#8217; chiaro che le positive caratteristiche di domesticità evidenziate hanno fatto del <strong>Passero del Giappone</strong> un soggetto ideale per l&#8217;ibridazione amatoriale. Quasi sempre sono state impiegate le femmine, proclivi alla deposizione senza difficoltà alcuna, accoppiate a maschi di altre specie, tutte però appartenenti alla famiglia degli <em>Astrildidi</em>.Le vecchie notizie risalenti ad oltre cinquant&#8217;anni fa (e mai più riconfermate) relative ad avvenute ibridazioni con il <strong>Canarino domestico</strong> e forse altri uccelli del genere <em>Serinus</em> appaiono in verità <strong>scarsamente credibili</strong>.</p>
<p>Elencare le ibridazioni ottenute di cui esiste traccia nella letteratura (non in tutti i casi affidabile) non è cosa semplice e fatalmente si corre il rischio di presentare dati incompleti oppure di prestare a certe notificazioni, necessitanti di verifica, più credibilità di quanto nella realtà non meritino.</p>
<p>Praticata anche negli allevamenti italiani, tanto è vero che alle esposizioni vengono presentati F 1 di notevoli caratteristiche che giustamente ottengono lusinghieri riconoscimenti, l&#8217;ibridazione del <strong>Passero del Giappone</strong> si è sviluppata in tre differenti direzioni.La <strong>prima</strong>, con precisi intendimenti scientifici e sistematici (scuola tedesca, e molto dobbiamo in questo senso al Russ, che se ne occupò alla fine del secolo scorso) per stabilirne le origini. La <strong>seconda</strong> (scuola tedesca in un primo tempo, successivamente olandese e danese ed ultimamente ancora tedesca) volta alla ricostruzione di soggetti monocolori scuri e con nette squamature sulle parti inferiori allineate e precise come previsto dai più rigorosi standards di eccellenza, anche se forse attualmente un po&#8217; lontani dallee realtà di allevamento tanto è vero che i criteri di giudizio tedeschi prevedono in ogni categoria sia soggetti con disegno sia a ventre chiaro e non disegnato.La <strong>terza</strong>, di scuola latina (se così si può affermare, dato che assolutamente nulla di concreto è stato fatto se non lasciando che il caso si sbizzarrisse a suo piacere) si è sviluppata senza alcuna finalizzazione razionale e tendendo a produrre ibridi ai soli fini espositivi, appaganti sotto il profilo estetico, giudicati in relazione alla maggiore o minore estrinsecazione delle caratteristiche delle specie che hanno contribuito alla loro realizzazione.</p>
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<p><strong>Analizziamole in dettaglio</strong>.</p>
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<p>Allevato dai giapponesi sin dagli inizi del 1700 (e in un tempo relativamente breve arrivarono a selezionarne oltre quaranta varietà, tutte abbastanza stabilmente fissate) e di probabile provenienza cinese, il <strong>Passero del Giappone</strong> fece la sua prima comparsa in Europa ad una esposizione inglese nel <strong>1860</strong>. Successivamente il <strong>Russ</strong> ne importò alcune coppie in Germania negli ultimi anni dell&#8217;ottocento e ne curò l&#8217;allevamento, rendendolo se non popolare almeno abbastanza conosciuto con il pubblicarne note pertinenti su una rivista amatoríale da lui diretta.</p>
<p>Per lungo tempo si è ritenuto che all&#8217;origine avessero contribuito incroci fra specie e sottospecie asiatiche e persino africane, quali il <strong>Domino</strong> <em>Lonchura</em><em> punctulata </em>ed il <strong>Becco d&#8217;argento</strong> <em>Lonchura</em><em> malabarica cantans</em>, dato che questi uccelli sotto certi aspetti presentano caratteri fenotipici di disegno e colore che richiamano ab­bastanza da vicino quelli del <strong>Passero del Giappone</strong>. Da qui la tesi ancora oggi diffusa di &#8221; uccello artificiale &#8220;.</p>
<p>La letteratura è invece attualmente concorde nell&#8217;affermarne la diretta discendénza dal <strong>Cappuccino a coda lunga</strong> <em>Lonchura</em><em> striata</em>, anch&#8217;esso da lungo tempo presente allo stato captivo negli allevamenti amatoriali asiatici.</p>
<p>Il <strong>Cappuccino a coda lunga</strong> presenta un&#8217;ampia suddivisione in sottospecie e razze geografiche, che hanno tra loro differenze più o meno marcate. Le stesse variazioni si riscontrano nel disegno scuro del <strong>Passero del Giappone</strong> e non furono inizialmente notate forse perché nei primi ottant&#8217;anni del suo allevamento come uccello da gabbia tutte le attenzioni erano dedicate a produrre soggetti pezzati di bianco. Con la domesticazione tutti gli animali manifestano prima o poi uno schiarimento del pelo o delle penne perché non necessitano più di protezione mimetica in quanto già protetti dall&#8217;uomo.</p>
<p>Originariamente si ebbero solo alcune parti del piumaggio di colore bianco che a seguito dell&#8217;allevamento di selezione si estesero sino allo schiarimento totale con tutte le gradazioni intermedie, da una preponderanza delle zone di colore scuro ad una preponderanza di quelle chiare. Per consentirci di identificare l&#8217;effettiva derivazione e collocazione di questi <em>Astrildidi</em><em> </em>domestici è necessario fare riferimento ad alcune differenze di certe razze originarie di <em>Lonchura</em><em> striata</em>, i cui areali, ricavati da ALI e RIPLEY (1974) e da CHENG ( 1976 ) sono riportati in cartina.</p>
<p>La forma tipo, <em>Lonchura</em><em> striata striata</em> (Linneo 1776), è superiormente, compreso testa e collo, di colore quasi esclusivamente nero bruno mentre inferiormente presenta un crema luminoso che a distanza può apparire quasi bianco.</p>
<p>Esistono varie sottospecie, di cui alcune endemícamente insulari, come <em>Lonchura</em><em> striata fumigata</em> (Walden 1873) delle isole Andamans e <em>Lonchura</em><em> striata semistriata</em> (Huma 1874) delle isole Nicobar, con il groppone scuro ed altre, tutte continentali, con il grop­pone chiaro, come <em>Lonchura</em><em> striata</em><em> acuticauda</em> (Hodgson 1836) in cui il piumaggio nero bruno del dorso viene interrotto solo scarsamente da piccole striscioline chiare longitudinali. Forse per il disegno, ma più sicuramente per ragioni geografiche, le forme subspecifiche con il groppone scuro parrebbero a mio avviso non essere state usate dai cinesi per la selezione del Passero del Giappone, ma piuttosto, oltre a <em>Lonchura</em><em> striata acuticauda</em>, anche <em>Lonchura</em><em> striata subsquamicollis</em> (Stuart Baker 1925) il cui areale di diffusione confina con la Cina e <em>Lonchura</em><em> striata swinhoei</em> (Cabanis 1882) endemica della Cina meridionale.</p>
<p>Sono entrambe di colore ciocco­lato, soprattutto al collo, e presentano su tutto il piumaggio una maggiore striatura. Le parti inferiori sono decisamente grigio bruno. In complesso sono di colori più tenui ed il groppone è spruzzato di grigio. L&#8217;aspetto generale è piuttosto monocorde e <em>Lonchura</em><em> striata subsquamicollis</em> si differenzia <em>da Lonchura striata swinhoei</em> per il groppone ancora più chiaro, simile a quello <em>di Lonchuraa striata acuticauda</em>.</p>
<p>Queste differenze di disegno e di intensità di colore ritornano nella semi totalità dei casi nella maggior parte dei <strong>Passeri del Giappone</strong> e si possono ancora ritrovare abbastanza riconoscibili nei soggetti pezzati di chiaro. Pezzati più scuri mostrano al collo piume brune più chiare e sono generalmente molto chiari sull&#8217;alto petto e nella parte bassa del collo. E&#8217; ancora sufficientemente distinguibile una striatura diritta grigio bruna.</p>
<p>Se invece i <strong>Passerí</strong><strong> del Giappone</strong> fossero derivati (cosa che a mio avviso non è) dalla forma tipo, le zone attorno alla gola e sul groppone avrebbero dovuto essere prevalentemente bianche ed il groppone anche scuro monocolore, come abbiamo ricordato in precedenza accennando alle varie forme subspecifiche. Il groppone dei pezzati con colore di base scuro è di solito lavato di grigio.</p>
<p>Si può ragionevolmente quindi concludere che gli antenati ancestrali si limitino (più che a <em>Lonchura</em><em> striata acuticauda</em> ) a <em>Lonchura</em><em> striata subsquamicollis</em> e <em>Lonchura</em><em> striata swinhoei</em>, mentre invece tutte le deviazioni di colore o disegno sono da ricondursi a mutazioni spontanee oppure ad incroci con altre specie, che ancora oggi esercitano nella discendenza la loro influenza sulle caratteristiche del fenotípo.</p>
<p>Nei primi decenni dell&#8217;allevamento del <strong>Passero del Giappone</strong> la tendenza dei selettori era orientata a far riprodurre i soggetti importati dal Giappone cercando di ottenere sfumature di colore diverse e più chiare. Si ebbe così la creazione di varietà ormai ben codificate, dal bruno al giallastro al crema al nero diluito ai pezzati, sino al bianco.Successivamente si è venuto da anni delineando l&#8217;orientamento ad eliminare nuovamente il bianco delle pezzature e la diluizione di colore per ritornare a soggetti completamente scuri. Su base selettiva la cosa però si presenta difficile, dato che si tratta di invertire la tendenza (dopo un secolo di allevamento) che aveva prodotto uccelli in cui il bianco (più o meno esteso e regolare) era quasi sempre presente. In un primo tempo si pensò di procedere, per il &#8221; reincrocio all&#8217;indietro &#8220;, con le diverse sottospecie di partenza ma ben presto questa strada venne abbandonata dopo aver constatato che nelle varie razze di <em>Lonchura</em><em> striata</em>, e soprattutto con <em>Lonchura</em><em> striata acuticauda</em> di cui sul mercato era disponibile e a volte lo è tuttora un&#8217;offerta piuttosto ampia, si osservava nell&#8217;allevamento in purezza allo stato captivo la comparsa di una pezzatura bianca che iniziando dalla radice del becco si estendeva successivamente in tempi brevissimi (una o due generazioni) alle rimanenti parti del piumaggio.</p>
<p>Fu ritenuto quindi opportuno, ed in parecchi casi positivamente gratificante, l&#8217;introdurre sangue nuovo procedendo in direzione di accoppiamenti con specie filogeneticamente vicine (per un esame più approfondito cfr. RADTKE 1979). Senza entrare in questa sede in una analisi tecnica dettagliata dei risultati ottenuti e delle verifiche da questi scaturite, argomenti che dovranno comunque essere oggetto di discussione sulla stampa specializzata e che prima o poi bisognerà affrontare per uscire dal generico e sviluppare, acquisendo nel nostro bagaglio di cognizioni le esperienze conseguite all&#8217;estero, un corretto lavoro finalizzato di specializzazione, mi limiterò ad accennare che gli ibridi ottenuti ai fini della ricostruzione della tipicità non presentano, all&#8217;occhio del profano, né pregi né caratteristiche particolari ed in sede espositiva sono scarsamente interessanti ( se il giudicante è padrone della materia li valorizzerà nelle voci appropriate della scheda) mentre invece possono costituire materiale validissimo in allevamento per il miglioramento dei ceppi, anche se la fertilità in F 1 riscontrata ( ma assolutamente non generalizzata) nei maschi è pressoché nulla nelle femmine ed è quindi giocoforza continuare l&#8217;allevamento in R 1, accoppiando i maschi con <strong>Passeri del Giappone</strong> femmina o, più raramente, con femmine della specie parentale.</p>
<p>Gli R i presentano buona fertilità anche nelle femmine ed è quindi possibile procedere ad accoppiamenti compensativi e meglio indicizzati soprattutto per quanto si riferisce al tipo, dato che gli ibridi ottenuti possono a volte essere migliorativi ai fini del colore e del disegno ma quasi sempre presenteranno caratteristiche debordanti per la sagoma, troppo affusolata in alcuni casi e troppo raccolta ed arrotondata in altri, e per la posizione as­sunta, quasi sempre eccessivamente eretta sul posatoio. A titolo di informazione ricordo che i giudici olandesi considerano non fra gli ibridi ma come <strong>Passeri del Giappone</strong> i risultati dell&#8217;accoppiamento con le varie forme di <em>Lonchura</em><em> striata</em> (VAN DEN MOLEN 1971) .Gli R 2 e gli R 3 sono totalmente fecondi in entrambi i sessi.</p>
<p>Le ibridazioni conseguite ai fini sopra accennati sono state ottenute per lo più con specie asiatiche del genere Lonchura (i Cappuccini) e precisamente (almeno per quanto a mia conoscenza) con: <strong>Cappuccino del Borneo</strong> <em>Lonchura</em><em> fuscans</em>, <strong>Cappuccino a ventre ondulato</strong> <em>Lonchura</em><em> molucca</em>, <strong>Cappuccino montano</strong> <em>Lonchura</em><em> kelaarti</em>, <strong>Cappuccino di Giava</strong>, <em>Lonchura</em><em> leucogastroides</em>, <strong>Cappuccino triste</strong> <em>Lonchura</em><em> tristis</em>, <strong>Cappuccino a testa bianca</strong> <em>Lonchura</em><em> maja</em>, <strong>Cappuccino a testa nera</strong> <em>Lonchura</em><em> malacca</em>, <strong>Cappuccino tricolore</strong> <em>Lonchura</em><em> malacca atricapilla</em>, <strong>Domino</strong> <em>Lonchura</em><em> punctulata</em>.</p>
<p>Interessanti esperimenti che hanno dato origine anche ad ibridi esteticamente pregevoli e dai quali in un primo tempo sembrava di poter ottenere risultati eccezionali (calda colorazione bruno intenso sulle parti superiori con mascherina nerastra, groppone nero intenso, parti inferiori più o meno perlate di grigio o squamate su fondo scuro, soggetti lievemente più grossi dei <strong>Passeri del Giappone</strong>, con portamento eretto e coda leggermente più corta e meno lanceolata) si sono ottenuti dall&#8217;accoppiamento con il <strong>Donacola</strong><strong> a petto castano</strong> <em>Lonchura</em> <em>castaneothorax.</em></p>
<p>Purtroppo, non fu possibile continuarne l&#8217;allevamento data la quasi totale sterilità delle femmine anche nei reincroci di seconda e terza generazione ( RADTE 1989).Poco interessanti, poiché di taglia ridotta, gli ibridi con la <strong>Nonnetta</strong> <em>Lonchura</em><em> cucullata</em> e con la <strong>Nonnetta</strong><strong> nana</strong> <strong>del Madagascar</strong> <em>Lonchura</em><em> nana</em> (quest&#8217;ultima il più delle volte impiegata senza coerenti finalizzazioni). Il ROBERTS ( 1989) e così pure il RADTKE ( 1989) ci parlano di F 1 ottenuti con la <strong>Nonnetta</strong><strong> bicolore</strong> <em>Lonchura</em><em> bicolor</em> e con la <strong>Nonnetta</strong><strong> maggiore</strong> <em>Lonchura</em><em> fringílloides</em> sull&#8217;esistenza dei quali avevo in precedenza avanzato riserve (TRUFFI 1982) che ora mi pare però doveroso ammettere meritevoli di ripensamento dopo la comunicazione giuntami ( Forgani, com. pers. ) che nei primi mesi del 1982 si è avuta in un allevamento amatoriale dell&#8217;Emilia &#8211; Romagna la schiusa di tre pulli figli di <strong>Nonnetta</strong><strong> maggiore</strong> maschio <strong>e Passero del Giappone</strong> femmina.</p>
<p>Di non spiccate caratteristiche anche gli ibridi ottenuti con il <strong>Becco d&#8217;argento</strong> <em>Lon</em><em>chura</em><em> malabarica cantans</em> e con il <strong>Becco di piombo</strong> <em>Lonchura</em><em> malabarica malabarica</em>, interessanti però per l&#8217;armonica fusione delle sfumature di colore della livrea, disturbata da una più o meno vistosamente presente tacca gulare bíanchíccia bordata di nerastro, ed a mio parere più che accettabili per quanto si riferisce al tipo.</p>
<p>Ai soli fini espositivi poi si sono avuti incroci con varie specie, per lo più di origine australiana, e precisamente con il <strong>Diamante a coda lunga</strong> <em>Poephila</em><em> acuticauda</em>, il <strong>Diamante a bavetta</strong> <em>Poephila</em><em> cincta</em>, il <strong>Diamante mascherato</strong> <em>Poephila</em><em> personata</em>, il <strong>Diamante mandarino</strong> <em>Taeniopygia</em><em> guttata castanotis</em>, il <strong>Diamante a coda</strong> <strong>rossa</strong> <em>Neochmia</em><em> ruficauda</em>, il <strong>Diamante di Bicheno</strong> <em>Poephila</em><em> bichenovii</em>, il <strong>Diamante guttato</strong> <em>Emblema guttata</em> (a proposito di quest&#8217;ultima ibridazione, a mio ricordo mai presentata in una esposizione italiana, cfr. Buchan 1991), alcuni di questi di veramente appaganti caratteristiche estetiche e che sino ad ora non hanno offerto casi di fertilità, manifestatisi invece (ma raramente e per quanto mi consta solo nei maschi) con il <strong>Padda</strong> Padda oryxívora di cui sono state utilizzate sia la forma grigia ancestrale sia le varietà bianca e isabella.</p>
<p>La letteratura ( ROBERTS 1982, RADTKE 1985) dà notizia di altre ibridazioni con il <strong>Diamante pappagallo</strong> <em>Erythrura</em><em> psittacea</em>, il <strong>Gola tagliata</strong> <em>Amadina</em><em> fasciata</em> ed il <strong>Cordon</strong><strong> blu</strong> <em>Uraeginthus</em><em> bengalus</em>, che cito per dovere di cronaca ma che sono senz&#8217;altra poco comuni e non mi risultano sino ad ora presentate in Italia.</p>
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