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	<title>Fauna Selvatica &#8211; Il Portale sugli animali &#8211; www.animalieanimali.eu</title>
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	<description>Portale animali su Cani, Gatti, animali da fattoria, uccelli e animali selvatici</description>
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		<title>Cacciatori aggrediti da un orso sul monte Peller, il presidente della giunta provinciale di Trento firma ordinanza di abbattimento</title>
		<link>https://www.animalieanimali.eu/cacciatori-aggrediti-da-un-orso-sul-monte-peller-il-presidente-della-giunta-provinciale-di-trento-firma-ordinanza-di-abbattimento/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 08:10:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fauna Selvatica]]></category>
		<category><![CDATA[aggressione di orso a persone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2020/06/orso1200-690x362-1-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />L’aggressione a due cacciatori da parte di un orso sul monte Peller ha scatenato polemiche e accuse. Perché il presidente della giunta provinciale di Trento, il leghista Maurizio Fugatti, ha annunciato di prepararsi a firmare un’ordinanza che autorizzi non solo la cattura, ma addirittura l’abbattimento del plantigrado nel momento in cui sarà identificato e intercettato. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2020/06/orso1200-690x362-1-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><p><img loading="lazy" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2020/06/orso1200-690x362-1.jpg" alt="" width="690" height="362" class="aligncenter size-full wp-image-7001" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2020/06/orso1200-690x362-1.jpg 690w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2020/06/orso1200-690x362-1-300x157.jpg 300w" sizes="(max-width: 690px) 100vw, 690px" /><br />
L’aggressione a due cacciatori da parte di un orso sul monte Peller ha scatenato polemiche e accuse. Perché il presidente della giunta provinciale di Trento, il leghista Maurizio Fugatti, ha annunciato di prepararsi a firmare un’ordinanza che autorizzi non solo la cattura, ma addirittura l’abbattimento del plantigrado nel momento in cui sarà identificato e intercettato. Inoltre, vuole rivedere il piano relativo agli orsi perché sarebbero troppi e occorrerebbe procedere a una selezione. Ma gli animalisti e le associazioni ambientaliste, come la Lav, non ci stanno e replicano: “È l’ennesima ordinanza spara-orso, ma ci sono delle regole dettate dal Piano d’azione che non possono essere calpestate a piacimento da politici in cerca di visibilità”.</p>
<p>L’aggressione dei due trentini, Fabio Misseroni, 58 anni, macellaio di Cles, e il figlio Christian, 28 anni, è avvenuta domenica pomeriggio. I due stavano perlustrando il bosco in vista di una futura battuta di caccia quando l’orso si è avventato sul più giovane, che è caduto a terra. Con grande coraggio il padre è intervenuto in suo soccorso, ma è stato ferito a una gamba, che poi risulterà fratturata dalla violenza dei colpi. Per loro fortuna l’animale è fuggito. Non è escluso, secondo gli uomini della Forestale, che potesse trattarsi di una femmina che avrebbe agito così, impaurita, per difendere i piccoli che però nessuno dei due cacciatori ha visto.</p>
<p>Il giorno dopo l’aggressione, che ha fatto finire entrambi gli uomini in ospedale, il governatore Fugatti ha annunciato: “Firmerò un’ordinanza per farlo abbattere. È chiaro che un episodio del genere, che si aggiunge a numerosi altri casi di plantigradi confidenti che entrano sempre più spesso nei centri abitati a fondo valle, ci impone di avviare una riflessione sulla situazione presente sul nostro territorio. In Trentino ci sono fra gli 82 ed i 93 esemplari, a cui si aggiungono i nuovi cuccioli. Questi numeri mettono in dubbio la possibilità di convivenza dell’orso con l’uomo”. E ha spiegato: “Sottoporremo questa situazione al ministro Costa per avviare una discussione sulla prospettiva gestionale degli orsi che sta diventando sempre più insostenibile. Vogliamo dialogare con il Ministero, sapendo comunque che la nostra legge numero 9 del 2018 ci consente ampi margini di manovra sulla gestione dei grandi carnivori”.</p>
<p>Intanto gli agenti della Forestale stanno cercando reperti che possano portare all’identificazione dell’orso. Il dirigente generale Romano Masè ha spiegato che gli abiti di padre e figlio sono stati inviati al laboratorio della Fondazione Mach, alla ricerca del Dna dell’orso. Claudio Groff, responsabile Grandi carnivori della Provincia, ha detto: “Non sappiamo se fosse una femmina, ma è improbabile che si tratti di uno degli orsi che stavamo monitorando in zona”. Gli orsi presenti saranno catturati con trappole-tubo per raffrontare il Dna, finché sarà trovato l’aggressore. Un lavoro lungo, che impegnerà la Forestale per settimane.</p>
<p>Cacciatori aggrediti da un orso sul monte Peller, il presidente della giunta provinciale di Trento firma ordinanza di abbattimento<br />
Cacciatori aggrediti da un orso sul monte Peller, il presidente della giunta provinciale di Trento firma ordinanza di abbattimento<br />
Il ferimento di un padre e suo figlio è avvenuto domenica pomeriggio. Gli animalisti e le associazioni ambientaliste, come la Lav, non ci stanno e replicano: &#8220;È l&#8217;ennesima ordinanza spara-orso, ma ci sono delle regole dettate dal Piano d&#8217;azione che non possono essere calpestate a piacimento da politici in cerca di visibilità&#8221;</p>
<p>L’aggressione a due cacciatori da parte di un orso sul monte Peller ha scatenato polemiche e accuse. Perché il presidente della giunta provinciale di Trento, il leghista Maurizio Fugatti, ha annunciato di prepararsi a firmare un’ordinanza che autorizzi non solo la cattura, ma addirittura l’abbattimento del plantigrado nel momento in cui sarà identificato e intercettato. Inoltre, vuole rivedere il piano relativo agli orsi perché sarebbero troppi e occorrerebbe procedere a una selezione. Ma gli animalisti e le associazioni ambientaliste, come la Lav, non ci stanno e replicano: “È l’ennesima ordinanza spara-orso, ma ci sono delle regole dettate dal Piano d’azione che non possono essere calpestate a piacimento da politici in cerca di visibilità”.</p>
<p>L’aggressione dei due trentini, Fabio Misseroni, 58 anni, macellaio di Cles, e il figlio Christian, 28 anni, è avvenuta domenica pomeriggio. I due stavano perlustrando il bosco in vista di una futura battuta di caccia quando l’orso si è avventato sul più giovane, che è caduto a terra. Con grande coraggio il padre è intervenuto in suo soccorso, ma è stato ferito a una gamba, che poi risulterà fratturata dalla violenza dei colpi. Per loro fortuna l’animale è fuggito. Non è escluso, secondo gli uomini della Forestale, che potesse trattarsi di una femmina che avrebbe agito così, impaurita, per difendere i piccoli che però nessuno dei due cacciatori ha visto.</p>
<p>Il giorno dopo l’aggressione, che ha fatto finire entrambi gli uomini in ospedale, il governatore Fugatti ha annunciato: “Firmerò un’ordinanza per farlo abbattere. È chiaro che un episodio del genere, che si aggiunge a numerosi altri casi di plantigradi confidenti che entrano sempre più spesso nei centri abitati a fondo valle, ci impone di avviare una riflessione sulla situazione presente sul nostro territorio. In Trentino ci sono fra gli 82 ed i 93 esemplari, a cui si aggiungono i nuovi cuccioli. Questi numeri mettono in dubbio la possibilità di convivenza dell’orso con l’uomo”. E ha spiegato: “Sottoporremo questa situazione al ministro Costa per avviare una discussione sulla prospettiva gestionale degli orsi che sta diventando sempre più insostenibile. Vogliamo dialogare con il Ministero, sapendo comunque che la nostra legge numero 9 del 2018 ci consente ampi margini di manovra sulla gestione dei grandi carnivori”.</p>
<p>Intanto gli agenti della Forestale stanno cercando reperti che possano portare all’identificazione dell’orso. Il dirigente generale Romano Masè ha spiegato che gli abiti di padre e figlio sono stati inviati al laboratorio della Fondazione Mach, alla ricerca del Dna dell’orso. Claudio Groff, responsabile Grandi carnivori della Provincia, ha detto: “Non sappiamo se fosse una femmina, ma è improbabile che si tratti di uno degli orsi che stavamo monitorando in zona”. Gli orsi presenti saranno catturati con trappole-tubo per raffrontare il Dna, finché sarà trovato l’aggressore. Un lavoro lungo, che impegnerà la Forestale per settimane.</p>
<p>È intanto arrivata una dura risposta della Lega Antivivisezione. “Invece di lanciare ordinanze spara-orso, va ricostruita l’esatta dinamica dell’incontro ravvicinato, anche in questa occasione, risoltosi con lievi ferite agli umani coinvolti” per cercare di capire “se si trattasse o meno di una mamma orsa in difesa dei propri cuccioli, o di un orso solitario”. Una differenza importante, secondo la Lav: “Ma ciò pare non interessare al Presidente della Provincia il quale, disinteressandosi di come si sono svolti i fatti, si dichiara pronto a firmare un’ordinanza di uccisione, una vera esecuzione, e rincara la dose asserendo che vi sono troppi orsi e che presenterà al Ministro dell’Ambiente un piano per ridurne il numero”. Tra le ipotesi formulate dalla Lav c’è quella che i due uomini “si siano avvicinati inconsapevolmente ai cuccioli, provocando una reazione della mamma”. Simone Stefani, responsabile del movimento a Trento, dichiara: “Il piano di azione per la conservazione dell’orso bruno sulle Alpi prevede delle regole e una serie di interventi più o meno energici in base all’evento avvenuto e al comportamento dell’orso. In questo caso non si può affatto affermare di un attacco deliberato da parte del plantigrado e l’uccisione non è prevista dalle norme, oltre ad essere eticamente inaccettabile”. E riferendosi ad alcun eventi accaduti negli ultimi anni, ha concluso: “Purtroppo i presupposti sembrano portare verso finali scontati, come le crudeli uccisioni di Daniza e di KJ2 e l’ergastolo a vita per M49-Papillon. Siamo comunque pronti a fare il possibile per opporci ad una nuova ingiustizia e tutelare anche nelle aule dei tribunali il diritto a vivere liberi, nei loro boschi, di questi splendidi animali”.</p>
<p>di Giuseppe Pietrobelli<br />
ilfattoquotidiano.it</p>
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		<title>Ci avete fatto caso? Dove sono finiti i passeri che vedevamo da bambini?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Dec 2015 20:16:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fauna Selvatica]]></category>
		<category><![CDATA[Uccelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passeri-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passeri-225x145.jpg 225w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passeri-300x193.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passeri.jpg 389w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />Quelli che fino a pochi decenni fa erano gli uccelli più comuni nei nostri cortili, dove spartivano le granaglie con le galline e gli altri animali domestici, oggi sono diventati rari e ormai quasi a rischio di estinzione, da noi come nel resto d’Europa. In Inghilterra studi mirati condotti dalla seconda metà degli anni Settanta [&#8230;]</p>
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<div class="veramente_excerpt">
<figure id="attachment_2200" aria-describedby="caption-attachment-2200" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passera-di-Italia.jpg" data-rel="lightbox-gallery-QGowZH2h" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-2200 size-medium" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passera-di-Italia-300x279.jpg" alt="passera di italia" width="300" height="279" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passera-di-Italia-300x279.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passera-di-Italia-451x420.jpg 451w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passera-di-Italia.jpg 474w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-2200" class="wp-caption-text">Passera di Italia</figcaption></figure>
<p>Quelli che fino a pochi decenni fa erano gli uccelli più comuni nei nostri cortili, dove spartivano le granaglie con le galline e gli altri animali domestici, oggi sono diventati rari e ormai quasi a rischio di estinzione, da noi come nel resto d’Europa.</p></div>
<p>In Inghilterra studi mirati condotti dalla seconda metà degli anni Settanta a oggi hanno messo in luce una riduzione del 65% dei nidi complessivi. In Francia negli ultimi 17 anni i passeri sono calati del 10% e in Germania nel 2002 la Passera europea (Passer domesticus) è stata designata «Specie dell’Anno» per via del calo vertiginoso delle popolazioni (circa il 45% in 10 anni).</p>
<figure id="attachment_2201" aria-describedby="caption-attachment-2201" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passeri.jpg" data-rel="lightbox-gallery-QGowZH2h" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-2201 size-medium" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passeri-300x193.jpg" alt="passeri" width="300" height="193" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passeri-300x193.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passeri-225x145.jpg 225w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passeri.jpg 389w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-2201" class="wp-caption-text">Passeri di Italia</figcaption></figure>
<p>Da noi erano molto comuni due specie: la <strong>Passera d’Italia (Passer italiae) e la Passera mattugia (Passer montanus)</strong>, entrambe prevalentemente non migratrici, se non a breve raggio. Hanno caratteri molto simili e sono distinguibili solo da un occhio molto esperto. La mattugia si distingue per una chiazza nera sulla guancia bianca. Il becco forte, adatto a sminuzzare i duri involucri delle sementi, caratterizza entrambe le due specie, come anche le altre specie di Passeridae presenti in Europa, Medio Oriente e Nord Africa.<br />
“La Passera d’Italia, presente prevalentemente in zone antropizzate, specie urbane, è in progressivo importante declino. La Passera mattugia è più rurale, anche spesso legata alla presenza dell’uomo; fa assembramenti invernali in incolti, è anch’essa in declino” (Maurizio Sighele, VBW).</p>
<p>La passera scopaiola, della quale Mario Rigoni Stern racconta nel suo libro UOMINI BOSCHI E API che dormiva nella cuccia assieme al cane Cimbro, non è un passero, è un prunellide. “Come il sordone si riproduce in quota in arbusti contorti e sverna in pianura. Gli individui che vediamo in inverno potrebbero essere centro-nord europei “ (M. Sighele).</p>
<figure id="attachment_2202" aria-describedby="caption-attachment-2202" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passera-mattugia.jpg" data-rel="lightbox-gallery-QGowZH2h" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-2202" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passera-mattugia-300x285.jpg" alt="Passera Mattugia" width="300" height="285" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passera-mattugia-300x285.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passera-mattugia-442x420.jpg 442w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/12/passera-mattugia.jpg 458w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-2202" class="wp-caption-text">Passera Mattugia</figcaption></figure>
<p>Le cause principali di regressione della presenza dei passeri sono da imputare alla scomparsa dei siti di nidificazione, alla modernizzazione del sistema di allevamento degli animali domestici nei cortili (pollai in primis) e all’avvelenamento delle campagne. Si deve tener conto che la passera d’Italia, come lo storno, costruiva il proprio nido sotto i coppi dei tetti e che negli ultimi decenni i moderni sistemi di posa dei tetti ne hanno interdetto l’accesso agli uccelli. La passera mattugia, più campagnola, preferisce fare i propri nidi nelle cavità naturali e negli anfratti dei muri a secco.</p>
<p>L’eccessiva meccanizzazione delle pratiche agricole, colpevoli di minimizzare la quantità di raccolto abbandonato nei campi, hanno sicuramente influito sulla sopravvivenza dei passeri. Allo stesso tempo i vecchi granai sono stati sostituiti da depositi e magazzini più funzionali, entro i quali è molto più complicato poter accedere alla ricerca dei preziosi semi. Ci sarebbero, in buona sostanza, minori risorse alimentari a disposizione di questi piccoli uccelli, cosa che determina, in inverno, un tasso di mortalità molto più elevato.</p>
<p>Così dai nostri cieli e dalle nostre campagne se ne vanno le rondini e i passeri, mentre vengono sempre più numerosi i neri corvi, le cornacchie e le gazze, segni di un cambiamento profondo nell’ecologia del territorio in cui viviamo e presagio poco propizio per il futuro.</p>
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		<title>Ritrovamento cuccioli di animali selvatici, ecco cosa fare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2015 06:21:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fauna Selvatica]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[animale abbandonato]]></category>
		<category><![CDATA[cosa fare cucciolo cervo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/05/cucciolo-capriolo-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/05/cucciolo-capriolo-225x145.jpg 225w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/05/cucciolo-capriolo-100x65.jpg 100w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />Dalla fine dell’inverno all’inizio dell’autunno è facile che vi imbattiate in animali selvatici che potrebbero sembrare abbandonati, o in difficoltà. In realtà sono solo dei giovani o piccoli in allattamento che attendono il ritorno dei genitori rimanendo nascosti e immobili, unica loro forma di difesa contro eventuali predatori. I consigli su cosa fare giungono dal [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/05/cucciolo-capriolo-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/05/cucciolo-capriolo-225x145.jpg 225w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/05/cucciolo-capriolo-100x65.jpg 100w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /><h5><em><a href="https://www.animalieanimali.eu/notizie/ritrovamento-cuccioli-di-animali-selvatici-ecco-cosa-fare/attachment/cucciolo-capriolo/" rel="attachment wp-att-2043"><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-2043" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/05/cucciolo-capriolo.jpg" alt="cucciolo-capriolo" width="410" height="278" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/05/cucciolo-capriolo.jpg 410w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/05/cucciolo-capriolo-300x203.jpg 300w" sizes="(max-width: 410px) 100vw, 410px" /></a>Dalla fine dell’inverno all’inizio dell’autunno è facile che vi imbattiate in animali selvatici che potrebbero sembrare abbandonati, o in difficoltà. In realtà sono solo dei giovani o piccoli in allattamento che attendono il ritorno dei genitori rimanendo nascosti e immobili, unica loro forma di difesa contro eventuali predatori.</em></h5>
<p>I consigli su cosa fare giungono dal personale del Parco del Gran Sasso e Monti della Laga:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Comportamenti naturali per noi “umani” alcune volte si dimostrano dannosi nei confronti degli animali selvatici che vorremmo aiutare.</p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/notizie/ritrovamento-cuccioli-di-animali-selvatici-ecco-cosa-fare/attachment/17_2_grafica_pnalm/" rel="attachment wp-att-2044"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-2044" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/05/17_2_Grafica_PNALM-225x300.jpeg" alt="17_2_Grafica_PNALM" width="225" height="300" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/05/17_2_Grafica_PNALM-225x300.jpeg 225w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/05/17_2_Grafica_PNALM.jpeg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/05/17_2_Grafica_PNALM-268x357.jpeg 268w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/05/17_2_Grafica_PNALM-362x483.jpeg 362w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a>Dalla fine dell’inverno all’inizio dell’autunno è facile che vi imbattiate in animali selvatici che potrebbero sembrare abbandonati, o in difficoltà. In realtà sono solo dei giovani o piccoli in allattamento che attendono il ritorno dei genitori rimanendo nascosti e immobili, unica loro forma di difesa contro eventuali predatori.</p>
<p>Le madri di Cervo e Capriolo, ma anche quelle di molte altre specie animali, utilizzano i prati, il sottobosco o le siepi per <strong>nascondervi i cuccioli in allattamento</strong> e poi andare ad alimentarsi più lontano evitando, così, di richiamare, con la loro presenza, eventuali predatori che potrebbero catturare i cuccioli.</p>
<p>Quando scorgete un piccolo di qualsiasi specie, immobile e acquattato osservatelo e godete della sua bellezza e tenerezza, ma non toccatelo a meno che non sia gravemente ferito o posto in un sito pericoloso come, ad esempio, in mezzo ad una strada. Nel qual caso è opportuno spostarlo semplicemente di pochi metri facendo in modo che la madre lo possa ritrovare facilmente ed evitando al contempo eventuali incidenti.</p>
<p>Allontanandoti dal luogo del ritrovamento senza accarezzarlo, permetterai ai genitori che ti hanno scorto di ritornare dal loro piccolo, ma soprattutto eviterai che lo abbandonino definitivamente a se stesso, sentendo il tuo odore su di lui. Solo così eviterai la sua sicura morte.</p>
<p><strong>LA MAMMA ASPETTA CHE TI ALLONTANI PER POTER RAGGIUNGERE IL SUO PICCOLO</strong></p>
<p>Se lungo le strade, i sentieri o in mezzo ai prati, vi imbattete in piccoli di animali selvatici apparentemente bisognosi di cure, ecco cosa è importante sapere:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Per gli animali selvatici, il posto migliore in cui vivere ma anche in cui morire è il loro habitat naturale. Questo significa conoscerli e rispettarli.</li>
<li>I mammiferi come il cervo, il capriolo, il daino, e la lepre non hanno una tana in cui partorire i piccoli e non formano nuclei familiari in cui la prole è sempre a contatto con i genitori. <strong>La madre li accudisce e alimenta ad intervalli regolari, per allontanarsi subito dopo, in modo da non attirare i predatori sul luogo in cui è nascosto il proprio piccolo.</strong></li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Alcuni uccelli abbandonano spontaneamente il nido</strong> (es, civette, allocchi, allodole, spioncelli…), quando ancora non sanno volare, pur essendo ancora seguiti ed alimentati dai genitori.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>I nidiacei ed i cuccioli sani devono essere lasciati nel luogo di ritrovamento (senza toccarli ed accarezzarli), a meno che non si sia certi della morte dei genitori o di un pericolo incombente.</strong></li>
</ul>
<ul>
<li>I nidiacei, se possibile, <strong>riposizionateli velocemente nel nido o su di un ramo</strong>. I genitori continueranno a nutrirli, di notte, quando ve ne sarete andati.</li>
</ul>
<ul>
<li>I cuccioli, <strong>solo se in grave pericolo</strong>, spostateli in un luogo protetto poco distante da dove l’avete trovati e possibilmente, senza toccarli con le mani nude.</li>
</ul>
<ul>
<li>Tenete il vostro cane al guinzaglio durante le passeggiate in natura, soprattutto da aprile a luglio.</li>
</ul>
<ul>
<li>Gli uccelli ed i mammiferi selvatici sono specie protette ed appartengono al patrimonio dello Stato (L 157/92, Direttive Internazionali)”.</li>
</ul>
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		<title>Per capire il nostro cane dobbiamo pensare ai lupi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2015 12:51:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cani]]></category>
		<category><![CDATA[Fauna Selvatica]]></category>
		<category><![CDATA[branco lupi]]></category>
		<category><![CDATA[capire il cane partendo dai lupi]]></category>
		<category><![CDATA[gerarchia lupi]]></category>
		<category><![CDATA[il lupo]]></category>
		<category><![CDATA[lupi]]></category>
		<category><![CDATA[lupo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/113908384-d0e748d0-3acd-4f6a-a626-98ed2c3d5821-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/113908384-d0e748d0-3acd-4f6a-a626-98ed2c3d5821-225x145.jpg 225w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/113908384-d0e748d0-3acd-4f6a-a626-98ed2c3d5821-100x65.jpg 100w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/113908384-d0e748d0-3acd-4f6a-a626-98ed2c3d5821-745x483.jpg 745w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />Se non si conosce niente del branco e si sente questa parola, la prima immagine che viene alla mente è probabilmente quella di un gruppo di animali: alcuni animali che “stanno insieme”. E’ vero: un animale che vive “in branco” vive insieme ai suoi simili. Ma il branco non è un insieme caotico o soltanto [&#8230;]</p>
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Le più moderne ricerche riguardanti l’origine del cane, basate su analisi genetiche e studi di paleontologia, hanno stabilito che il cane discende solo dal lupo (Canis lupus). Il cane domestico è una sua sottospecie (anche se avete un Bassotto, sappiate che avete in casa un “Canis Lupus Familiaris”… Ma non iniziate ad averne paura, perché lui è un lupo “addomesticato” e poi, sì e no, si sbranerà una pantofola!).<br />
<a href="https://www.animalieanimali.eu/animali-da-compagnia/cani/per-capire-il-nostro-cane-dobbiamo-pensare-ai-lupi/attachment/animali-lupi1007/" rel="attachment wp-att-1981"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1981" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/animali-lupi1007-300x225.jpg" alt="animali-lupi1007" width="300" height="225" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/animali-lupi1007-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/animali-lupi1007-600x450.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/animali-lupi1007-1024x768.jpg 1024w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/animali-lupi1007-700x525.jpg 700w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/animali-lupi1007-476x357.jpg 476w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/animali-lupi1007-644x483.jpg 644w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/animali-lupi1007.jpg 1048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>L’ipotesi più accreditata sull’origine della coevoluzione tra lupo ed uomo è quella che la spiega come un graduale avvicinamento di alcuni lupi, probabilmente meno abili nel cacciare e meno spaventati dai gruppi umani, ai nostri avi. Da qui ebbe in inizio la simbiosi tra noi e i cani. Questa convivenza portava dei vantaggi ad entrambi: i lupi mangiavano i resti dei pranzetti umani e in cambio fungevano da guardiani degli accampamenti e delle risorse e eliminavano eventuali piccoli predatori in cerca di cibo.<br />
I nostri cani discendono – in un periodo che va da 8000 a 12000 anni fa- con ogni probabilità dal lupo asiatico, fisicamente più piccolo del lupo “nordico” che è quello più comunemente consociuto. La somiglianza tra il vivere in branco dei lupi e quella dei nostri avi, fece sì che i primi lupi che ci avvicinarono, vedessero in noi degli appartenenti al loro branco.<br />
<a href="https://www.animalieanimali.eu/animali-da-compagnia/cani/per-capire-il-nostro-cane-dobbiamo-pensare-ai-lupi/attachment/lupo-2/" rel="attachment wp-att-1982"><img loading="lazy" class="alignright size-medium wp-image-1982" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/lupo-254x300.jpg" alt="lupo" width="254" height="300" /></a>Visualizzare il funzionamento di un branco di lupi servirà a capire il “modo di pensare” del nostro cane. Premettiamo che il lupo è un animale intelligentissimo, estremamente organizzato socialmente, capace di una fruttuosa collaborazione con gli altri membri del branco ed anche di grandi sacrifici per il loro bene.<br />
1. Un branco ha una struttura sociale gerarchica dominata da una coppia detta “alfa”. Soltanto uno dei componenti la coppia alfa può essere il “capobranco” ed è quasi sempre il maschio. La coppia alfa è seguita da un individuo o da una coppia “beta”, che ha la funzione di “vice-capo”. Poi seguono degli individui di medio rango e, infine, degli individui di basso rango, detti “omega”. (Nota: “alfa” è la prima lettera dell’alfabeto greco, “beta” è la seconda, “omega” è invece l’ultima. Da qui tali definizioni).<br />
<a href="https://www.animalieanimali.eu/animali-da-compagnia/cani/per-capire-il-nostro-cane-dobbiamo-pensare-ai-lupi/attachment/lupi-neve-182791/" rel="attachment wp-att-1983"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1983" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/lupi-neve-182791-300x188.jpg" alt="lupi,-neve-182791" width="300" height="188" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/lupi-neve-182791-300x188.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/lupi-neve-182791-600x375.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/lupi-neve-182791-1024x640.jpg 1024w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/lupi-neve-182791-700x438.jpg 700w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/lupi-neve-182791-571x357.jpg 571w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/lupi-neve-182791-773x483.jpg 773w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/lupi-neve-182791.jpg 1048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>2: La gerarchia fa sì che il capobranco sia il primo ad accedere al cibo: seguono poi tutti gli altri. L’ultimo è l’individuo omega. Il capobranco non è capo in quanto dà degli ordini, ma è capo in quanto decide cosa si deve fare: decide quando ci si deve muovere, quando ci si deve fermare, quando si deve cacciare, quando si deve giocare. E l’autorità, nel branco di lupi, più che dipendere dalla forza fisica, dipende dalla forza psicologica. Infatti i lupi preferiscono manifestare la loro dominanza (e anche la loro ostilità) più tramite atteggiamenti psichici che con aggressioni fisiche.<br />
3. Il capobranco cammina davanti a tutti ed è il primo a passare attraverso qualsiasi tipo di passaggio. Dorme, poi, in una posizione più alta degli altri, per poter controllare meglio il territorio. Insomma, essere un capobranco, tra i lupi, è un ruolo di grande responsabilità, volta alla protezione e alla sopravvivenza degli altri, non il frutto di velleità e tentazioni di “potere”.<br />
4. I lupi hanno un forte senso della famiglia (il branco è una famiglia -generalmente, ma non sempre &#8220;allargata&#8221;): la proteggono, si prendono cura dei loro malati, si aiutano reciprocamente e sono generalmente felici di appartenervi. Perciò, nella maggior parte dei casi, accettano di essere anche degli individui omega, piuttosto che andarsene.<br />
5. Nel branco i cuccioli vengono allevati da tutti i componenti del branco, che provvedono alla loro alimentazione nella loro totalità. Anche i cuccioli hanno accesso al cibo prima degli altri, insieme alla coppia alfa. Una volta diventati adulti, i nuovi lupi possono scegliere se fare parte del branco o allontanarsi.<br />
6. Un nuovo branco nasce quando un lupo solitario rivendica un suo territorio. Questa ricerca può durare anche a lungo e il lupo che vive solo dovrà fare molta attenzione a non invadere territori di altri lupi. La vita di un lupo che vive solo è durissima, perché anche cacciare diventa più difficile. Anche per questo, in genere i lupi preferiscono restare nel branco, anche se ultimi nella scala gerarchica.<br />
7. Il gradino più alto della scala sociale, la coppia alfa, e quello più basso, cioè l’individuo omega, sono fissi. Negli altri livelli della gerarchia, invece, il grado sociale può anche mutare, soprattutto nei branchi molto numerosi (il numero di individui di un branco va da 2 a 30). Può anche instaurarsi una struttura gerarchica di tipo circolare: sempre utilizzando la successione alfabetica delle lettere greche, l&#8217;individuo “gamma” domina su “delta”, “delta” su “epsilon” e questo, a sua volta, su &#8220;gamma”.<br />
8. Mutamenti nella gerarchia possono avvenire in modo pacifico e senza aggressioni, come accade, per esempio, nel caso di lupi vecchi che vogliano lasciare il “posto” a lupi più giovani o, invece, possono verificarsi della sfide, anche violente. Chi perde viene spesso allontanato dal branco e, in rarissimi casi, anche ucciso. Gli scontri più violenti e cruenti sono più frequenti durante la stagione degli accoppiamenti.<br />
9. Gli accoppiamenti avvengono all’interno del branco. La coppia alfa è generalmente monogama, ma ci possono essere delle eccezioni. Un elemento della coppia può decidere infatti di accoppiarsi con individui inferiori il quali, però, sono per lo più sempre suoi parenti. Se decide di farlo, ed è maschio, ha accesso alle femmine prima degli altri individui.<br />
10. La collaborazione è essenziale soprattutto nella caccia. Il numero di individui che formano un branco dipende principalmente dalle caratteristiche del territorio in cui vive. Se vi sono prede di grandi dimensioni, il branco sarà più numeroso. La caccia può avvenire in forma di repentini attacchi o di lunghissimi inseguimenti. Soprattutto nelle fasi della caccia la collaborazione deve essere massima, pena il fallimento della caccia stessa e, quindi, il digiuno. Poiché non sempre la caccia ha successo, i lupi mangiano molto per avere a disposizione delle riserve. Un lupo può arrivare a mangiare anche nove chili di carne in una volta sola.</p>
<h3>LA STRAORDINARIA AVVENTURA di SHAUN ELLIS</h3>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/g8YfcA20bAc" width="640" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe>Ormai è chiamato “The Wolfman”, l’Uomo Lupo. Il suo esperimento ha stupito il mondo intero, tanto che alcuni lo considerano un pazzo e altri un genio, cosa che capita spesso a chi fa qualcosa di veramente straordinario. Shaun Ellis, uno studioso di 49 anni che lavora da 7 anni nel parco naturale di Combe Martin (Devon) ha infatti vissuto per 18 mesi con un branco di lupi.<br />
<a href="https://www.animalieanimali.eu/animali-da-compagnia/cani/per-capire-il-nostro-cane-dobbiamo-pensare-ai-lupi/attachment/e9ad43dfef/" rel="attachment wp-att-1979"><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-1979" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/e9ad43dfef.jpg" alt="e9ad43dfef" width="400" height="269" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/e9ad43dfef.jpg 400w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/03/e9ad43dfef-300x202.jpg 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a>C’era solo un modo per farsi accettare da un branco: diventare un lupo. Shaon Ellis, infatti, dormiva all’aperto con i lupi, non si lavava per settimane, mangiava carcasse di animali crude come loro e ha imparato a mordere, a ringhiare e ad ululare. Ellis ha dovuto fare tutto molto “sul serio”: gli animali, si sa, sono molto seri. (Ci viene da osservare che sono seri quanto lo sono gli umani fin quando sono cuccioli…). Ha allevato un branco di tre cuccioli di lupo ed è diventato il loro capo branco. Ha dovuto fare molta attenzione a non sbagliare nei suoi atteggiamenti e nel manifestare la propria autorità, pena l’alto rischio di essere attaccato da loro, se la sua autorevolezza non fosse stata realmente riconosciuta pari a quella di un vero lupo-leader.<br />
Ma le attenzioni che ha dovuto avere non finiscono qui. Ha spiegato lui stesso: “I lupi sono estremamente sensibili e riescono anche a capire se uno cambia la propria dieta, quindi bisogna stare molto attenti a non ricadere nei comportamenti umani. L’unica cosa che non riuscivo fisicamente a fare era mangiare organi interni crudi e allora mi facevo segretamente cuocere il fegato del cervo che ci davano. Il fegato è la leccornia numero uno per i lupi, chi mangia quello è il capo.”<br />
Ellis ha dovuto necessariamente costituirsi come maschio alfa ed è riuscito a sottomettere gli altri membri del branco con morsi e vari atteggiamenti aggressivi dominanti, ma sempre ben dosati. I lupi, alla fine, lo hanno riconosciuto come proprio capobranco.<br />
E’ uno straordinario esperimento che ha richiesto una rara forma di coraggio, che può essere stata determinata solo da un desiderio purissimo di comprendere, oltre ogni limite, la vita di questi magnifici animali. Gli è stato necessario scavalcare fisicamente i confini della propria specie.</p>
<h3>Il NOSTRO CANE</h3>
<p>Anche il nostro cane deve riconoscerci come suo capobranco, per il suo ed il nostro bene. Lui è per molti aspetti ancora un lupo, soprattutto nel suo funzionamento da “branco”: in un certo senso, ha le idee molto più chiare di noi su “come vivere”. Dà ai nostri segnali e ai nostri comportamenti un preciso significato e ne trae le conseguenze per stabilire il suo comportamento. Non bisogna confonderlo né ingannarlo in proposito.</p>
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		<title>Che fare degli scoiattoli grigi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2015 18:22:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fauna Selvatica]]></category>
		<category><![CDATA[abbattere scoiattoli grigi]]></category>
		<category><![CDATA[scoiattoli grigi invasori]]></category>
		<category><![CDATA[Scoiattolo grigio]]></category>
		<category><![CDATA[scoiattolo rosso]]></category>
		<category><![CDATA[scomparsa dello scoiattolo rosso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/01/small_141231-003656_to301214pa_3522-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/01/small_141231-003656_to301214pa_3522-225x145.jpg 225w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/01/small_141231-003656_to301214pa_3522-100x65.jpg 100w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/01/small_141231-003656_to301214pa_3522-745x483.jpg 745w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />C’è da anni un conflitto aperto tra ambientalisti ed animalisti. Il conflitto riguarda le specie animali alloctone introdotte volontariamente o meno sul nostro territorio. Si va dalpesce siluro che distrugge l’ittiofauna autoctona nel Po. Alla nutria che scava le sponde dei corsi d’acqua creando condizioni per dissesti idrogeologici. Agli scoiattoli grigi (presenti solo in Italia e [&#8230;]</p>
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<p>Dopo tre raccomandazioni dell’Ue, in questi giorni <a href="http://www.lastampa.it/2015/01/15/societa/lazampa/animali/fermate-lo-scoiattolo-grigio-francia-e-svizzera-contro-litalia-ysWxTCmx4yz3FYP3Lgu1iM/pagina.html">Francia e Svizzera hanno minacciato l’Italia</a>: «<strong>Se troviamo anche un solo esemplare nei nostri boschi, sarà guerra». </strong>I due paesi si sentono particolarmente minacciati perché Liguria di Ponente, Piemonte e Lombardia sono invase dalla specie di origine americana. Finora nessuna amministrazione centrale o locale si è mossa per porre rimedi al disastro, in quanto lo scoiattolo grigio, oltre ad essere invasivo, è portatore sano di un <strong>virus</strong> che uccide il nostro roditore.</p>
<p>Ecco allora anche lo scontro tra ambientalisti ed animalisti. I primi sono per <strong>un intervento radicale</strong> volto all’eliminazione anche cruenta della specie alloctona. I secondi tentennano sul da farsi ma escludono comunque a priori qualsivoglia intervento cruento.<br />
La guerra silenziosa si trascina da molti anni (lo scoiattolo grigio è stato inconsciamente immesso in natura negli scorsi anni settanta).</p>
<p>Il rimedio deve prendersi, ma come agire? Questo è un post che non dà soluzioni, ma chiede: “che fare di Cip e Ciop?(intesi come scoiattoli americani)”.</p>
<p>di Fabio Balocco</p>
<p>ilfattoquotidiano.it</p>
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		<title>La Francia dice sì alla caccia al lupo rischio invasione in Piemonte</title>
		<link>https://www.animalieanimali.eu/la-francia-dice-si-alla-caccia-al-lupo-rischio-invasione-piemonte/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Dec 2013 15:05:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fauna Selvatica]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[caccia al lupo]]></category>
		<category><![CDATA[cacciare lupi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/lupo-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />Sono circa 200 gli animali che vivono sulle Alpi al confine tra i due paesi e cinque branchi si spostano tra le valli francesi e quelle di Susa e Chisone. L&#8217;allarme dei pastori del Torinese di FABIO TANZILLI La Francia ha deciso: il lupo si potrà cacciare, e le operazioni di prelievo partiranno proprio dalle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/lupo-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><h3 itemprop="description">Sono circa 200 gli animali che vivono sulle Alpi al confine tra i due paesi e cinque branchi si spostano tra le valli francesi e quelle di Susa e Chisone. L&#8217;allarme dei pastori del Torinese</h3>
<p><em itemprop="author">di FABIO TANZILLI</em></p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/lupo.jpg" data-rel="lightbox-gallery-L4iLQgTY" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1545" alt="lupo" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/lupo-300x225.jpg" width="300" height="225" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/lupo-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/lupo-600x450.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/lupo-1024x768.jpg 1024w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/lupo-180x135.jpg 180w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/lupo-900x675.jpg 900w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/lupo.jpg 1048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La Francia ha deciso: il lupo si potrà cacciare, e le operazioni di prelievo partiranno proprio dalle regioni confinanti con il Piemonte: Rhone Alpes e Paca. Lo ha annunciato il ministro dell’Agricoltura Stéphane Le Foll, durante un convegno, pochi giorni fa nella cittadina di Drome. Il ministro ha spiegato di aver scritto una lettera ai prefetti, con il responsabile del dicastero dell’Ecologia, Philippe Martin, in cui si autorizzano le operazioni di prelievo per i cacciatori addestrati, nei boschi francesi che confinano con la montagna torinese. Ad esempio a ridosso della Val Susa e Val Chisone, ma senza dimenticare la zona delle Alpi Marittime. L’elevata concentrazione di branchi (si stima la presenza di circa 200 lupi in tutta la Francia) unita ai continui attacchi agli allevamenti di ovini e bovini, ha convinto i francesi a una scelta drastica, per tutelare l’economia montana. Ovviamente la caccia al predatore delle Alpi dovrà rispettare le prescrizioni della direttiva Habitat, essendo il lupo un animale protetto a livello europeo. “Nel 2013, su 24 abbattimenti autorizzati, ne sono stati effettuati solo tre – ha spiegato il ministro – i nostri mezzi non sono sufficienti e per quello chiederemo il supporto dei cacciatori locali”.<br />
Il provvedimento francese avrà delle ripercussioni anche in Piemonte, proprio perché alcuni dei branchi che saranno colpiti, sono quelli definiti “transfrontalieri”. Ce ne sono cinque di questo genere, di cui due nella provincia di Torino: tra <span style="line-height: 1.5em;">Bardonecchia e Nevache in Val Claree, e tra l’Haute Maurienne e la Val Cenischia, al Moncenisio. Ma occorre citare anche il branco della Valle Ripa, con lupi che si spostano tra Cesana e il Monginevro. Nella provincia di Torino, altri branchi sono presenti in Val Germanasca, Val Chisone, nel Gran Bosco di Salbertrand e nel parco Orsiera, e dall’estate scorsa anche nelle Valli di Lanzo. Un totale di 2530 lupi, mentre in tutto il Piemonte si è stimata la presenza di circa 40 esemplari. Ma in futuro sarà più difficile monitorarne la presenza: la Regione ha infatti deciso dopo 13 anni di tagliare il progetto di ricerca partito nel 1999. </span></p>
<p>Intanto sale la protesta tra gli allevatori piemontesi: “Solo quest’anno mi hanno massacrato oltre trenta pecore, non si può più andare avanti – dice sconsolato Silvano Galfione, che ha l’alpeggio in Val Chisone – sono venuti anche in queste ultime due notti”. Secondo gli allevatori non si può permettere ad un predatore simile di riprodursi senza controlli: “La Francia fa bene a permettere la caccia controllata – aggiunge – ma noi pastori non contiamo nulla, i politici sono senza palle, e temono di perdere voti perché il lupo piace ai cittadini, è bello da vedere nelle foto”. Della stessa opinione Silvia Fiore, con alpeggio a Venaus: “Siamo esasperati, coi tempi che corrono, non possiamo più permetterci di pagare un guardiano notturno per sorvegliare gli animali e contro i branchi non basta un cane da guardia”. Iniziando la caccia in Francia, i lupi cercheranno un rifugio sicuro nelle vallate piemontesi? La ricercatrice Elisa Avanzinelli tranquillizza gli animi: “Non c’è rischio di invasioni, ma non è abbattendo i lupi che si risolvono i problemi della pastorizia. Solo la prevenzione può tutelare gli allevatori: installando recinzioni elettrificate, non lasciando incustoditi le greggi, e rinforzando la sorveglianza con guardiani e cani”.</p>
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		<title>Procione &#8211; Procyon lotor</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Dec 2013 12:02:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fauna Selvatica]]></category>
		<category><![CDATA[orsetto lavatore]]></category>
		<category><![CDATA[procione]]></category>
		<category><![CDATA[procione in italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/procioni-3-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />Nome comune: PROCIONE Nome scientifico: Procyon lotor Famiglia: Procionidi Ordine: Carnivori Classe: Mammiferi CARATTERISTICHE: La dimensione del procione ricorda quella della volpe. La lunghezza testa-corpo è di 40-70 cm e l’altezza alla spalla è di 23-35 cm. Il peso varia dai 4 ai 9 kg. La testa è rotonda e il muso allungato; le orecchie sono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/procioni-3-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><p style="text-align: center;"><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/orsettolavatore.jpg" data-rel="lightbox-gallery-p8Alfw4d" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-1532" alt="Procyon lotor" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/orsettolavatore-1024x682.jpg" width="819" height="546" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/orsettolavatore-1024x682.jpg 1024w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/orsettolavatore-600x400.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/orsettolavatore-300x199.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/orsettolavatore-900x599.jpg 900w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/orsettolavatore.jpg 1048w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></a>Nome comune: PROCIONE</p>
<p>Nome scientifico: Procyon lotor</p>
<p>Famiglia: Procionidi</p>
<p>Ordine: Carnivori</p>
<p>Classe: Mammiferi</p>
<p><strong>CARATTERISTICHE:</strong></p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/Procione.jpg" data-rel="lightbox-gallery-p8Alfw4d" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1533" alt="Procione" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/Procione-300x224.jpg" width="300" height="224" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/Procione-300x224.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/Procione-600x450.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/Procione-180x135.jpg 180w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/Procione.jpg 862w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La dimensione del procione ricorda quella della volpe. La lunghezza testa-corpo è di 40-70 cm e l’altezza alla spalla è di 23-35 cm. Il peso varia dai 4 ai 9 kg.</p>
<p>La testa è rotonda e il muso allungato; le orecchie sono tondeggianti e bordate di bianco.</p>
<p>La folta pelliccia del procione è caratterizzata da tonalità del grigio. Distintiva è la mascherina sul muso di colore nero e bordata di bianco.</p>
<p>Le zampe presentano delle “dita” piuttosto lunghe provviste di artigli taglienti.</p>
<p>Un&#8217;altra specie è il procione granchiaiolo che ha il corpo più lungo rispetto agli altri, sebbene abbia una coda leggermente più corta; i denti sono, inoltre, più spessi e robusti e la pelliccia è più corta, di colore grigio scuro con macchie gialle.</p>
<p><strong>VITA ED ABITUDINI:</strong></p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/procione-1.jpg" data-rel="lightbox-gallery-p8Alfw4d" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1534" alt="procione (1)" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/procione-1-300x240.jpg" width="300" height="240" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/procione-1-300x240.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/procione-1.jpg 432w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>I procioni conducono una vita solitaria, anche se nel periodo invernale si possono creare delle aggregazioni più o meno numerose.</p>
<p>Questi animali non difendono un territorio in modo particolarmente marcato, tanto che le aree familiari si possono sovrapporre.</p>
<p>Generalmente il periodo riproduttivo cade tra gennaio e marzo. Durante questa fase i maschi visitano le tane delle femmine e si accoppiano, quindi non si creano dei legami di coppia stabili.</p>
<p>Tra aprile e maggio vengono alla luce 2-8 piccoli completamente ciechi e dal peso di 60-70 gr. Il legame tra la madre e la prole s’interrompe con il successivo periodo riproduttivo. A questo punto i giovani creano dei gruppi, prima di cercare individualmente un proprio territorio.</p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/orsetti-lavatori.jpg" data-rel="lightbox-gallery-p8Alfw4d" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1535" alt="orsetti-lavatori" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/orsetti-lavatori-300x169.jpg" width="300" height="169" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/orsetti-lavatori-300x169.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/orsetti-lavatori-128x72.jpg 128w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/orsetti-lavatori.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Il procione è una specie onnivora, che si adatta a qualsiasi disponibilità alimentare. Si nutre di frutta, ghiande, avena, mais, lombrichi, insetti, micromammiferi, uccelli e uova.</p>
<p>E’ un ottimo scalatore e un eccezionale nuotatore. Spesso utilizza vecchie tane (per trascorre il giorno, per allevare la prole e per ibernare) costruite dalla volpe o dal tasso, oppure delle cavità naturali.</p>
<p>Occupa diversi habitat, anche se preferisce le zone agricole e le foreste miste <a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/procioni-3.jpg" data-rel="lightbox-gallery-p8Alfw4d" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1536" alt="procioni (3)" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/procioni-3-300x187.jpg" width="300" height="187" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/procioni-3-300x187.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/procioni-3-600x375.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/procioni-3-1024x640.jpg 1024w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/procioni-3-900x562.jpg 900w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/procioni-3.jpg 1048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>ricche di aree umide. Lo possiamo incontrare ai margini delle città, nei parchi e nei frutteti. Il suo attuale areale di distribuzione comprende gli Stati Uniti, il Canada, l’Europa centrale e l’Asia.</p>
<p>La pelliccia dei procioni, pur essendo ruvida, è molto bella; quella della specie nordamericana, in particolare, è apprezzata fin dal XVII secolo e ancora oggi viene utilizzata per confezionare berretti e altri capi di vestiario. La caccia al procione è molto praticata negli Stati Uniti meridionali e avviene di notte utilizzando i cani, che stanano questi mammiferi nei pressi delle paludi e dei corsi d&#8217;acqua.</p>
<p><strong>NON TUTTI SANNO CHE:</strong></p>
<p>Il procione, prima di ingerire il cibo lo manipola ripetutamente con le zampe anteriori, dando l’impressione che desideri lavarlo, ciò gli è valso il nome di orsetto “lavatore”.</p>
<h2>IL PROCIONE IN ITALIA:</h2>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/Raccoon_Procyon_lotor_2.jpg" data-rel="lightbox-gallery-p8Alfw4d" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1539" alt="Raccoon_(Procyon_lotor)_2" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/Raccoon_Procyon_lotor_2-300x253.jpg" width="300" height="253" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/Raccoon_Procyon_lotor_2-300x253.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/Raccoon_Procyon_lotor_2-600x506.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/Raccoon_Procyon_lotor_2-1024x864.jpg 1024w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/Raccoon_Procyon_lotor_2-900x759.jpg 900w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/Raccoon_Procyon_lotor_2.jpg 1048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Sono così carini, simpatici, sono tanto amabili gli orsacchiotti dalla maschera bianca e nera, quelli che lavano nell&#8217;acqua il cibo prima di mangiarlo! Peccato che l&#8217;intero genere dei Procyionidae, cui appartiene <span style="text-decoration: underline;">il Procione o anche Orsetto lavatore, non può essere allevato in cattività in quanto è inserito nell&#8217;elenco degli animali «che possono costituire pericolo per la salute e l&#8217;incolumità pubblica e di cui è proibita la detenzione», come stabilito dal Decreto del Ministero dell&#8217;Ambiente del 19 aprile del 1996.</span><br />
La caratteristica principale del Procione è la mascherina di pelo nero attorno agli occhi, in forte contrasto con il colore bianco che la circonda.</p>
<p>Chi, nelle sue terre d&#8217;origine (Stati Uniti, Messico e America centrale), ha a che fare abitualmente con l&#8217;Orsetto lavatore ne conosce le caratteristiche di pericolosità dovute non solo alla possibilità di aggressione fisica, ma sopratutto alle malattie che questo animale è in grado di trasmettere agli uomini e agli animali. Rabbia, leptospirosi e altre amenità di questo tipo rendono poco simpatico e tollerato questo animale a chi spesso lo incontra di sera nel proprio giardino.</p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/Procione1.jpg" data-rel="lightbox-gallery-p8Alfw4d" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1540" alt="Procione" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/Procione1-300x226.jpg" width="300" height="226" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/Procione1-300x226.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/Procione1-600x452.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/Procione1-180x135.jpg 180w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/Procione1-900x678.jpg 900w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/Procione1.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Senza contare la cosiddetta «Conhound raccoon disease», una grave paralisi che colpisce alcune razze di cani che sono entrate in contatto e sono state più volte morsicate dal simpatico orsacchiotto che lava la mela nell&#8217;acqua prima di mangiarsela.</p>
<p>Ora, il problema è che alcuni procioni, nel secolo scorso, sono stati deliberatamente introdotti in Francia e Germania e da qui si sono diffusi anche in Lombardia trovando un ambiente ideale lungo le sponde dell&#8217;Adda. Ed è proprio in un paese che si chiama Fara Gera d&#8217;Adda, in provincia di Bergamo, che i guai sono diventati insostenibili, quando la presenza dell&#8217;orsetto dalla mascherina nera ha cominciato a farsi ingombrante a causa del numero di esemplari. Non più un paio che desta la curiosità della gente, ma un centinaio che ormai tiene sotto scacco il paese. Rumori notturni strani, galline che scompaiono o si trovano a terra in un lago di sangue, tubi rosicchiati che perdono acqua&#8230; di chi la colpa? Dei procioni.</p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/procione-italia.jpg" data-rel="lightbox-gallery-p8Alfw4d" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1541" alt="procione italia" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/procione-italia-300x199.jpg" width="300" height="199" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/procione-italia-300x199.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/procione-italia-600x400.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/12/procione-italia.jpg 620w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Avvistamenti sono stati segnalati fin dal 2004 e poi nel 2008. Negli ultimi anni si sono moltiplicati e, secondo gli esperti, vi sarebbero addirittura due o tre colonie nella zona di Fara Gera d&#8217;Adda nel Parco regionale dell&#8217;Adda Nord. Altre segnalazioni sono state fatte alla Forestale e ai vigili del fuoco per la presenza di procioni nei sottotetti di abitazioni, nei container dei rifiuti e anche nelle vicinanze del laghetto della Trucca vicino all&#8217;Ospedale di Bergamo. Ciò significa che il procione si sta diffondendo sempre più. «È un problema che ormai ci trasciniamo da qualche anno» commenta il sindaco Valerio Piazzalunga «ogni tanto ci sono cittadini che li segnalano. E gli operatori della piattaforma ecologica raccontano che se li ritrovano nei cassoni della spazzatura a mangiare gli avanzi, e devono metterli in fuga prima di poter scaricare nuovi rifiuti. Noi non possiamo intervenire, perché si tratta di animali classificati come pericolosi, e quindi serve l&#8217;intervento di personale specializzato. Ora temiamo che possano anche diffondersi nella zona tra l&#8217;Adda, il canale e l&#8217;ex Linificio, ormai dismesso».</p>
<p>Gli assedi di paesi e città da parte di animali non sono infrequenti. Poco tempo fa, a Livorno, sembrava di rivivere le scene de Gli Uccelli di Hitchcock, solo che si trattava di gabbiani reali, che proteggevano uova e piccoli attaccando chi capitava. A Cinisello Balsamo, pochi giorni orsono dopo aver subito un&#8217;invasione di afidi (piccoli insetti tipo cimici), il centro è andato in allarme per la presenza di un elevato numero di grosse api per nulla rassicuranti. Un&#8217;invasione originale e tutto sommato gradita è quella avvenuta a Blagoveshchensk, nella regione di Amur nell&#8217;Estremo Oriente russo. Il paese, forse per l&#8217;estate piovosa, ha subito l&#8217;invasione da parte di centinaia di migliaia di coccinelle. Non male, portano fortuna.</p>
<p>fonte: ilgiornale.it</p>
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		<title>Aquila reale uccisa da una fucilata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Dec 2013 17:46:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fauna Selvatica]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[aquila abbattuta]]></category>
		<category><![CDATA[aquila sparata]]></category>
		<category><![CDATA[aquila uccisa]]></category>
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<p>SPOLETO – È una specie rara e protetta a livello comunitario e in tutto l’Appennino umbro-marchigiano se ne contano non più di 15 coppie nidificanti, di cui almeno 4 all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Eppure è stata proprio un’aquila reale di due o tre anni ad essere stata uccisa dai pallini di un cacciatore nel giorno di preapertura della stagione venatoria. La sua carcassa è stata trovata a settembre scorso sull’alto versante meridionale di Monte Maggiore, nel territorio comunale di Campello. La conferma che si trattasse della “regina dei cieli appenninici” è arrivata dopo la necroscopia congiunta eseguita all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale e presso la Sezione di Chirurgia e Radiodiagnostica della Facoltà di Veterinaria di Perugia. Secondo gli esami compiuti, l’animale al momento della morte era “in perfette condizione fisiche, nel pieno delle proprie capacità locomotorie e sensoriali”. La causa del decesso dunque sarebbe da attribuirsi ai tre pallini da caccia rinvenuti nel corpo dell’esemplare dagli esperti: “Due in posizione centrale nella cavità basso-addominale, uno nella cavità toracica a tre millimetri del segmento toracico della colonna vertebrale, tutti in posizioni e condizioni letali”. Il colpo di fucile sarebbe stato sparato a non più di venti metri di distanza da un’arma lunga, probabilmente un fucile. E secondo la ricostruzione, avrebbe colpito l’animale in volo “strappandogli il possente becco”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Un precedente a lieto fine</h2>
<p>Nel 2001, un’aquila reale era stata trovata nei pressi di Bolognola, dal Corpo forestale dello Stato, su segnalazione di alcuni cercatori di funghi. Le sue condizioni apparivano disperate, a causa delle ferite d’arma da fuoco su un’ala procuratele da un cacciatore. Subito affidata al Centro di recupero animali selvatici dell’Oasi Wwf Bosco Frasassi di Fabriano, l’aquila si era salvata, ma l’ala non aveva recuperato la sua funzionalità. Poi, a 10 anni di distanza dal suo ritrovamento, è tornata tra le sue montagne, nel Centro Faunistico di Castelsantangelo sul Nera, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. anche se costretta a vivere in cattività.</p>
<p>di Antonella Manni</p>
<p>fonte: il messaggero.it</p>
<p>&#8211; See more at: http://www.falconeria.org/aquila-reale-uccisa-da-un-cacciatore-si-cerca-il-colpevole/#comment-74</p>
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		<title>Il Lupo in Italia &#8211; Canis lupus italicus</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Nov 2013 18:14:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fauna Selvatica]]></category>
		<category><![CDATA[canis lupus]]></category>
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		<category><![CDATA[distribuzione lupo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis-lupus-italicus2-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis-lupus-italicus2-225x145.jpg 225w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis-lupus-italicus2-600x388.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis-lupus-italicus2-300x193.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis-lupus-italicus2-1024x661.jpg 1024w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis-lupus-italicus2.jpg 1048w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />Il lupo (Canis lupus, Linnaeus 1758) è un mammifero appartenente all’ordine dei Carnivori e alla famiglia dei Canidi. Il lupo “Garganico”, per cui il lupo dell&#8217; Appennino (Canis lupus italicus), è una sottospecie del lupo. Sulla classificazione esistono tuttora controversie tra gli esperti relative all&#8217;attribuzione del rango di sottospecie, ma è indubbiamente caratterizzato da peculiari [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis-lupus-italicus2-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis-lupus-italicus2-225x145.jpg 225w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis-lupus-italicus2-600x388.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis-lupus-italicus2-300x193.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis-lupus-italicus2-1024x661.jpg 1024w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis-lupus-italicus2.jpg 1048w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /><p style="text-align: center;"><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis-lupus-italicus2.jpg" data-rel="lightbox-gallery-gLpZkyfp" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-1513" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis-lupus-italicus2-1024x661.jpg" alt="canis lupus italicus2" width="922" height="595" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis-lupus-italicus2-1024x661.jpg 1024w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis-lupus-italicus2-600x388.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis-lupus-italicus2-225x145.jpg 225w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis-lupus-italicus2-300x193.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis-lupus-italicus2.jpg 1048w" sizes="(max-width: 922px) 100vw, 922px" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Il lupo (Canis lupus, Linnaeus 1758) è un mammifero appartenente all’ordine dei Carnivori e alla famiglia dei Canidi.<br />
Il lupo “Garganico”, per cui il lupo dell&#8217; Appennino (Canis lupus italicus), è una sottospecie del lupo. Sulla classificazione esistono tuttora controversie tra gli esperti relative all&#8217;attribuzione del rango di sottospecie, ma è indubbiamente caratterizzato da peculiari adattamenti all&#8217;ambiente appenninico che lo rendono unico. Il lupo appenninico è più piccolo rispetto al lupo comune, la taglia è quella di un cane di medie dimensioni, infatti, il peso di un maschio si aggira attorno ai 30-35 Kg., mentre una femmina è di circa 20-25 Kg., la lunghezza media è di circa 120 cm, mentre l&#8217;altezza al garrese varia dai 60 ai 70 cm.<br />
Il lupo è un carnivoro puro, che oltre a predare animali di grandi dimensioni quali cervi, caprioli, cinghiali e occasionalmente ovini e bovini domestici, può mangiare di tutto, bacche, funghi, insetti, lucertole, rane, uccelli, topi ed altri piccoli mammiferi, nonché, carcasse e rifiuti vari.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<h2>Distribuzione</h2>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/Distribution_Canis_Lupus_Italicus.png" data-rel="lightbox-gallery-gLpZkyfp" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1512" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/Distribution_Canis_Lupus_Italicus-241x300.png" alt="Distribution_Canis_Lupus_Italicus" width="241" height="300" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/Distribution_Canis_Lupus_Italicus-241x300.png 241w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/Distribution_Canis_Lupus_Italicus.png 482w" sizes="(max-width: 241px) 100vw, 241px" /></a>La popolazione odierna, tenendo conto delle comunità alpine e di quelle presenti nel territorio peninsulare, è composta da un numero di individui che si aggira tra le 600 e le 1.000 unità, con la popolazione alpina composta da circa 100-120 esemplari e quella peninsulare da 500-800 individui, sebbene alcune stime parlino di 1.000-1.200 esemplari presenti in tutto il territorio italiano. Tuttavia, trattandosi di stime, il numero esatto non è al momento conosciuto. La popolazione alpina, pur crescendo con ritmi piuttosto veloci (10% all&#8217;anno), risulta ancora in pericolo per l&#8217;esiguità del numero di individui e per lo scarso contatto con altre popolazioni di Canis lupus, entrambi fattori che potrebbero indebolire il corredo genetico. Per questo motivo, tale popolazione è considerata in pericolo, mentre la popolazione appenninica, a causa della maggiore consistenza numerica è considerata a minore rischio e categorizzata come vulnerabile. Tuttavia anche per questa popolazione la riduzione del flusso genico e la pressione antropica, esercitata soprattutto attraverso il bracconaggio rappresentano evidentemente dei fattori di rischio elevati. Tuttora, infatti, persistono campagne di persecuzione, attraverso il bracconaggio, che utilizza principalmente armi da fuoco, bocconi avvelenati e lacci. Si tratta in ogni caso di comportamenti illegali, perché tutte le Leggi Regionali sulla caccia tutelano senza eccezioni il lupo e, a livello nazionale, esso è specie integralmente protetta.<br />
Uno dei maggiori pericoli a cui è esposto attualmente il lupo appenninico è l&#8217;ibridazione, causata dall&#8217;accoppiamento con cani rinselvatichiti, con conseguente corruzione del patrimonio genetico di questo animale.<br />
Come detto, il lupo appenninico è attualmente presente sull&#8217;intera catena degli Appennini e sulle Alpi Occidentali. Il maggior numero di branchi ed esemplari è presente in Abruzzo, con i nuclei principali nell&#8217;area del Parco Nazionale omonimo e nei settori a cavallo tra il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, il Parco Nazionale della Majella ed il Parco nazionale dei Monti Sibillini e, in Calabria, nel Parco Nazionale della Sila; il territorio abruzzese, inoltre, grazie alla presenza di efficaci corridoi faunistici è l&#8217;unico in tutto l&#8217;Appennino a permettere spostamenti da parte del lupo sull&#8217;asse Ovest-Est e viceversa.<br />
Nel Lazio è presente sulla dorsale appenninica (particolarmente nel Parco dei Monti Simbruini), ma anche sui Monti della Tolfa, sui Monti Lepini e sui Monti Ausoni. Da circa 5 o 6 anni è stato registrato il suo ritorno anche nel Parco naturale dei Monti Aurunci. Ci sono stati avvistamenti anche nella campagna romana con un branco di 4-5 lupi. Negli ultimi anni alcuni esemplari sono stati avvistati all&#8217;interno del territorio del Parco Regionale dei Castelli Romani e nel Parco naturale regionale delle Serre. Nel 2010 sono avvenuti sporadici avvistamenti di 3-4 esemplari sui boschi del Subappenino Dauno nella Puglia settentrionale e 5 esemplari sulle Murge. Nel 2011 è stato accertato il ritorno del lupo italico nel Parco nazionale del Gargano dove alcune ricerche hanno confermato la presenza di almeno un nucleo familiare. Da poco tempo poi si è stabilito un branco nel Parco nazionale del Gran Paradiso.<br />
<a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/reintroduzione-lupo-italicus.jpg" data-rel="lightbox-gallery-gLpZkyfp" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1514" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/reintroduzione-lupo-italicus-300x199.jpg" alt="reintroduzione lupo italicus" width="300" height="199" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/reintroduzione-lupo-italicus-300x199.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/reintroduzione-lupo-italicus-600x399.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/reintroduzione-lupo-italicus.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Da qualche anno si registra inoltre la presenza di alcuni esemplari di Canis lupus italicus in Svizzera, Valle d&#8217;Aosta e Lombardia. Altri individui erratici sono stati avvistati anche sui Pirenei. È infine probabile il ricongiungimento della popolazione del lupo appenninico con la popolazione del lupo sloveno: alcuni esemplari sono stati infatti segnalati nel Friuli-Venezia Giulia a partire dal 2000. Nel 2009 sulle Dolomiti è stata trovata la carcassa di un lupo, morto per cause naturali. Nella Provincia di Imperia, dopo operazioni atti ad aiutare il ripopolamento, sono stati fotografati a partire dal 2011. Nel 2012 nel Parco naturale regionale della Lessinia è stata verificata la presenza di una coppia di lupi, una femmina della popolazione italiana e un maschio di quella balcanica, diventando il primo caso verificato di ricongiungimento tra le due popolazioni, (ne parleremo più dettagliatamente nel seguito di questo articolo); la coppia si è riprodotta nel 2013. Le uniche regioni d&#8217;Italia dalle quali il lupo non è mai scomparso sono Campania, Basilicata, Calabria e Abruzzo, dove, all&#8217;interno delle foreste dei Monti Picentini-Alburni, del Pollino, del Vulture, della Sila e Parco nazionale d&#8217;Abruzzo, ha potuto proseguire la sua vita in relativa serenità e isolamento.</p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis-lupus-italicus.jpg" data-rel="lightbox-gallery-gLpZkyfp" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1515" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis-lupus-italicus-200x300.jpg" alt="canis lupus italicus" width="200" height="300" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis-lupus-italicus-200x300.jpg 200w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis-lupus-italicus.jpg 500w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a>Il lupo, può vivere isolato o in branchi gerarchicamente organizzati, con la presenza di un maschio e una femmina, capo-branco, detti “alfa” che hanno la dominanza assoluta sugli altri componenti del branco; le dimensioni dei branchi variano a seconda delle disponibilità ambientali ed alimentari, possono essere composti da 2 a 15/20 e più individui. Nel branco solo la coppia “alfa” si riproduce, il resto del branco protegge ed assiste nella crescita i loro cuccioli. L&#8217;accoppiamento avviene all’incirca nel mese di marzo, la gestazione dura intorno ai 2 mesi ed il numero dei nuovi nati (in genere nel mese di maggio) varia: dai 2 agli 8 cuccioli, i lupi hanno 1 solo periodo riproduttivo all’anno. La vita media di un lupo è di circa 10 anni ed è strettamente legata alla capacità di provvedere al proprio sostentamento. Il verso più caratteristico ed affascinate del lupo è l&#8217;ululato che serve sia a segnalare la propria presenza che come richiamo per gli altri membri del proprio branco.<br />
L’habitat naturale del Lupo è rappresentato da zone boscose in generale ma è capace di adattarsi ad ambienti diversi, purché ampi e selvaggi e non disturbati dall&#8217;azione o dalla presenza dell&#8217;uomo. E’ prevalentemente notturno, durante il giorno si rifugia nei luoghi più selvaggi ed inaccessibili, dove passa il tempo riposando e giocando, talvolta compie piccoli e rari spostamenti diurni, ed è un animale difficile da avvistare, per cui, l’incontro con un lupo in natura, diventa un evento eccezionale che pochissimi fortunati possono vantarsi di aver vissuto. Il Lupo non ha predatori naturali, se si esclude l&#8217;uomo.<br />
Del lupo, a parte illustrare le caratteristiche zoologiche più o meno note, non è facile scrivere, anche perché molto si è gia scritto o detto su di esso. E’ l&#8217;animale che più di ogni altro ha ispirato, in tutto il mondo, sia positivamente che negativamente favole, romanzi, racconti, film e leggende, era ed è tuttora, simbolo di forza e astuzia, creatura misteriosa e mitologica, ma anche un animale associato a forze oscure e maligne, simbolo di paura e cattiveria. Chi non conosce la storia della lupa di Roma che allattò Romolo e Remo, chi non conosce la fiaba di Cappuccetto Rosso e il lupo cattivo, ecc. ecc., gli scritti, i racconti, le fiabe e le leggende sul lupo sono tantissimi.</p>
<h2>La Ripresa</h2>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis_lupus_italicus_a.jpg" data-rel="lightbox-gallery-gLpZkyfp" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1516" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis_lupus_italicus_a-300x194.jpg" alt="canis_lupus_italicus_a" width="300" height="194" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis_lupus_italicus_a-300x194.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis_lupus_italicus_a-225x145.jpg 225w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/canis_lupus_italicus_a.jpg 450w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>A partire dagli anni &#8217;70 vennero attuate le prime politiche di conservazione, che favorirono l&#8217;aumento della popolazione. Nel 1971 partì la campagna del Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo e del WWF significativamente chiamata &#8220;Operazione San Francesco&#8221; e nel 1976 vennero promulgate le prime leggi di conservazione[8]. Nei primi anni &#8217;80 una nuova indagine stimò il numero degli esemplari in circa 220-240 individui, in espansione. Negli anni &#8217;90 nuove stime portarono il numero a circa 400 lupi, con in più il ripopolamento di zone, come le Alpi Occidentali, dalle quali questi animali erano scomparsi da quasi un secolo.<br />
Contemporaneamente rinascevano comportamenti persecutori da parte dell&#8217;uomo: ad esempio, negli anni &#8217;80, a seguito della ricomparsa di un piccolo nucleo di lupi nel comprensorio dei Monti Lepini, si attivarono nella zona squadre di armati che spesso arsero vive nelle tane intere cucciolate. In un episodio emblematico, accaduto nel 1983 a Carpineto Romano, un cucciolo di lupo, dopo essere stato barbaramente ucciso, venne inchiodato al portone del municipio, come monito per gli ambientalisti.</p>
<h2>L&#8217;addomesticamento del Lupo</h2>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/addomesticamento-lupo.jpg" data-rel="lightbox-gallery-gLpZkyfp" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-1517" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/addomesticamento-lupo.jpg" alt="addomesticamento lupo" width="300" height="200" /></a>Nell’antichità, il lupo veniva visto, dai popoli nomadi legati alla caccia, in maniera molto positiva. Essendo anch’esso cacciatore, il lupo era un mito, ne veniva esaltata l&#8217;audacia, la potenza, l’astuzia, l&#8217;abilità nelle azioni di caccia (la straordinaria coordinazione del branco durante una battuta di caccia) e ne venivano imitate le tecniche, si può affermare, infatti, che le prime tecniche di caccia utilizzate dall’uomo derivano dall’osservazione dello stile predatorio del lupo.<br />
Tutto cambiò quando nacquero le prime civiltà stanziali, fondate sull’agricoltura e sulla pastorizia, dove si è cominciato a vedere il lupo come un competitore, un nemico da combattere e da eliminare. Questa situazione fece sì che nel medioevo l’odio nei confronti del lupo aumentasse notevolmente, fino ad associarlo come un animale vicino alle forze oscure e maligne, cattive e sleali, e addirittura al diavolo.<br />
Niente di più falso, la vera cattiveria e slealtà è stata perpetrata dall’uomo, nei confronti di questa mitica e misteriosa creatura, che ricopriva un ruolo principale nella catena alimentare di predatore insieme all’uomo. Il lupo non era preda dell’uomo come l’uomo non era preda del lupo, ma, un concorrente, due cacciatori antagonisti, una competizione vinta dall’uomo in modo sleale. Dal medioevo fino agli anni 70’, venne cacciato, braccato, ucciso con ogni mezzo; il lupo, insomma, da grande predatore, da grande cacciatore, una volta venerato, veniva cacciato, divenendo preda dell’uomo che da antagonista cacciatore divenne cacciatore di lupi. Tutto ciò, solo perché il lupo era divenuto un concorrente scomodo, perché l’uomo aveva mutato il suo modo di vivere, non più legato solo alla caccia, ma cominciava ad allevare le proprie prede (le greggi).<br />
Per queste azioni repressive il lupo rischiò di scomparire, ma negli anni 70’ per fortuna, divenne specie protetta. Il lupo attualmente è una specie “particolarmente” protetta e non cacciabile. Con il passare degli anni però, per il sempre meno spazio di natura selvaggia e il moltiplicarsi senza controllo del lupo, sarà inevitabile una nuova contrapposizione dei due cacciatori storici, il lupo e l’uomo, predatore contro predatore, il maestro (lupo) contro l’allievo (uomo). Ma l’allievo ha superato il maestro, con l’evidente vantaggio dell’uomo aiutato dalla tecnologia. Questa volta, una battaglia tra titani, già vinta in partenza dall’uomo per ovvi motivi, al solo scopo di ristabilire un equilibrio ecologico.</p>
<p>Nonostante tutto, l’uomo cacciatore (un po’ meno l’uomo allevatore o urbano) continuerà ad onorare il suo maestro (il lupo), perché, sa bene, che, ci fu un tempo in cui il lupo insegnò all’uomo le sue tecniche di caccia. C’è stato un tempo in cui il rispetto reciproco di cacciatori si è trasformato da concorrenza ad alleanza, infatti, nella notte dei tempi e con modalità ancora sconosciute, qualche lupo ammirata l’intelligenza dell’uomo, decideva di avvicinarsi pian piano agli accampamenti dell’uomo, si sottometteva e accettava scarti ed avanzi che l’uomo gli porgeva con stima, ammirazione e stupore. Sempre più attratto dall’amicizia sincera dell’uomo decideva di partorire i suoi cuccioli tra gli uomini, fino al punto di lasciar toccare ed accudire i propri piccoli dal nuovo branco umano, il lupo trovò nell’uomo un alleato sincero, cominciò a fidarsi, da divenire pian piano negli anni un suo fedele ausiliario “IL CANE”, si perché il lupo è il progenitore selvatico del cane domestico, pronto a cacciare al fianco dell’uomo ed a morire, se necessario per lui. Un rapporto Lupo-Uomo che ha arricchito entrambi, con una solo differenza, la fedeltà del lupo per il tramite del cane non è eguagliabile da nessun sentimento umano.</p>
<h2>La storia di Slavc e di Giulietta</h2>
<p>E’ un evento storico, ma <i>loro</i> non lo sanno.</p>
<p><b><i>Slavc</i></b> e <b><i>Giulietta</i></b> sono due <b>Lupi</b>.   Nei giorni scorsi, nel <b><a href="http://www.lessiniapark.it/opencms/comune.act?dir=/opencms/opencms/VREST/CPL">parco naturale regionale della Lessinia</a></b> (VR, VI), hanno avuto due <i>cuccioli</i>, due <i>piccoli</i> di Lupo ed è già un <i>avvenimento storico</i>, perché si tratta della prima riproduzione <i>lupesca</i> sulle <b>Alpi orientali</b> da almeno un secolo.</p>
<p>Ma non basta.   <b><i>Slavc</i> </b>è un <b>Lupo balcanico</b>, di provenienza <i><a href="http://www.volkovi.si/en">dinarica</a></i>, appartiene alla specie <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Canis_lupus"><em>Canis lupus</em></a></strong>, mentre <b><i>Giulietta</i></b> è un <b>Lupo italiano</b> e appartiene alla sottospecie <strong><i><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Canis_lupus_italicus">Canis lupus italicus</a></i></strong>.  Dopo più di 150 anni, c’è stato un nuovo <i>incontro</i> e una nuova <i>riproduzione</i> fra le due distinte <i>popolazioni</i>.</p>
<p>Un avvenimento storico che fa ben sperare per la sopravvivenza del <i>nostro</i> <a href="http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2011/09/20/il-lupo-in-italia-chi-ne-ha-davvero-paura/">Lupo</a>, della <i>nostra</i>Terra.</p>
<p><strong>A.N.S.A.</strong>, <strong>16 agosto 2013</strong></p>
<p><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/natura/2013/08/16/Nati-due-cuccioli-lupo-Parco-Lessinia-_9162438.html"><strong>Nati due cuccioli lupo nel Parco Lessinia. Evento nel Veronese, i ‘piccoli’ filmati dal Corpo Forestale dello Stato</strong></a>.</p>
<p>Due cuccioli di lupo hanno preso possesso di un’area della Lessinia veronese. Una ‘videotrappola’, nei giorni scorsi, ha documentato l’avvenuta riproduzione con la presenza di due cuccioli di lupo. E’ stata quindi accertata la riproduzione della prima coppia di lupo delle Alpi orientali, formatasi lo scorso anno in Lessinia dall’incontro tra un lupo balcanico di provenienza dinarica, ‘Slavc’, e una femmina di lupo italico, ‘Giulietta’. Nel corso degli accertamenti svolti nei giorni successivi, è stato possibile riprendere ‘dal vivo’ le prime immagini dei due cuccioli. È il risultato del costante monitoraggio svolto dal personale del Parco della Lessinia e del Comando Stazione di Bosco Chiesanuova del Corpo Forestale dello Stato.</p>
<p>L’eccezionale evento riconduce a quanto zoologi e ricercatori avevano previsto e attendevano da tempo: il ricongiungimento di due popolazioni diverse non più in contatto da secoli con la formazione di un nucleo familiare, l’unico noto per le Alpi orientali, fatto di elevatissimo valore biologico e conservazionistico. Le attività di monitoraggio e vigilanza continuano al fine non solo di identificare geneticamente i nuovi nati ma anche di seguire e tenere costantemente sotto controllo le attività del nuovo nucleo familiare. La specie, ‘particolarmente protetta’ dalle normative nazionali e comunitarie, ha un importante ruolo al vertice della piramide alimentare nell’ecosistema alpino.</p>
<p>Si sottolinea che quest’ospite speciale, estremamente schivo ed elusivo con abitudini prettamente notturne e crepuscolari, non rappresenta alcun pericolo per l’uomo, e riuscire ad osservarlo in natura è un evento eccezionale e fortuito. Come testimoniano i dati relativi al restante territorio italiano, Appennino e Alpi occidentali, a fronte di diverse centinaia di animali presenti – rileva una nota del Parco delle Lessinia – non è mai stato documentato alcun caso di aggressione nei confronti dell’uomo nell’ultimo secolo.<br />
<iframe src="//www.youtube.com/embed/a0vn2D8aOVQ" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>Il ritorno dell&#8217;orso sulle Alpi Centrali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2013 19:28:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fauna Selvatica]]></category>
		<category><![CDATA[alpi centrali]]></category>
		<category><![CDATA[orso]]></category>
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		<category><![CDATA[orso bruno]]></category>
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		<category><![CDATA[Ursus arctos]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/Ursus-arctos-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />Quale futuro per l’orso bruno (Ursus arctos)? Malgrado sia una specie protetta fin dal 1939, il rapporto tra uomini e orsi non sempre è stato corretto, tanto che alla fine del secolo scorso se ne paventava addirittura l’estinzione. Con l’intervento dell’Unione europea, ha preso avvio nel 1996 un progetto, rifinanziato nel 2000, per la salvaguardia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/Ursus-arctos-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><p style="text-align: center;"><em><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/Ursus-arctos.jpg" data-rel="lightbox-gallery-qyYcDsuD" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-1500" alt="Ursus arctos" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/Ursus-arctos-1024x768.jpg" width="819" height="614" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/Ursus-arctos-1024x768.jpg 1024w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/Ursus-arctos-600x450.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/Ursus-arctos-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/Ursus-arctos-180x135.jpg 180w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/Ursus-arctos.jpg 1048w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></a></em></p>
<p style="text-align: left;"><em>Quale futuro per l’orso bruno (Ursus arctos)? Malgrado sia una specie protetta fin dal 1939, il rapporto tra uomini e orsi non sempre è stato corretto, tanto che alla fine del secolo scorso se ne paventava addirittura l’estinzione. Con l’intervento dell’Unione europea, ha preso avvio nel 1996 un progetto, rifinanziato nel 2000, per la salvaguardia del celebrato planti-grado. Il progetto è stato promosso dal Parco Naturale Adamello Brenta e con-dotto in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento e l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica. Il fu-turo degli orsi sembra oggi meno precario, anche se sarà necessario che gli enti coinvolti nella tutela del plantigrado trovino le opportune sinergie e collaborazioni.</em><br />
L’orso bruno (Ursus arctos) è una specie particolarmente rilevante a livello europeo, come sancito dalle direttive comunitarie preposte alla salvaguardia della biodiversità. Nella direttiva “Habitat” (92/43 CEE), il plantigrado è indicato come “specie prioritaria” (con asterisco), ovvero come specie «per la cui conservazione la Comunità ha una responsabilità particolare» (Art. 1), «per cui gli Stati membri garantiscono la sorveglianza dello stato di conservazione» (Art. 11) e infine elencato tra le specie «di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa» (allegato IV). Inoltre, in Europa l’orso bruno è una specie inclusa nell’appendice II (“Specie di fauna rigorosamente protette”) della Convenzione di Berna del 1979, in cui le nazioni aderenti vengono stimolate a trovare opportune misure di salvaguardia della specie e di conservazione degli habitat.</p>
<p>A dispetto del supporto legale (l’orso bruno è una specie protetta fin dal 1939 in base all’art. 38 del Testo Unico della Caccia, secondo il qua-le veniva considerato raro e meritevole di protezione), il rapporto tra uomini e orsi è sempre stato ambivalente. Se, per un verso, l’orso ha condiviso il suo territorio con l’uomo fin dall’antichità, entrando a pie-no titolo nella cultura delle genti alpine, alcuni fattori conflittuali hanno condannato la specie ad una caccia spietata che, intorno al XIX-XX se-colo, ne ha decretato l’estinzione quasi totale dall’arco alpino. Già dopo la seconda guerra mondiale, il plantigrado è dunque rimasto confinato in una ristretta area del Trentino occidentale che nel 1988, anche per questo scopo, è divenuta area protetta con il nome di Parco Naturale Adamello Brenta. Alla fine del secolo scorso, tuttavia, anche il nucleo di orsi del Brenta, ridotto a non più di 2-3 individui, aveva superato la so-glia dell’estinzione: una ripresa naturale era considerata assolutamente improbabile.</p>
<p>In questo contesto, nel 1996, ha preso avvio mediante finanziamenti “Life” dell’Unione Europea il Progetto “Ursus &#8211; Tutela della popolazione di orso bruno del Brenta”, rifinanziato nel 2000 (sempre dall’Unione Europea) con il titolo “Ursus &#8211; Seconda fase di tutela del-l’orso bruno del Brenta”.</p>
<p><strong>Il progetto “Life-Ursus”</strong></p>
<p><strong></strong><br />
<a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/Ursus-arctos2.jpg" data-rel="lightbox-gallery-qyYcDsuD" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1501" alt="Ursus arctos2" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/Ursus-arctos2-300x194.jpg" width="300" height="194" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/Ursus-arctos2-300x194.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/Ursus-arctos2-225x145.jpg 225w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/Ursus-arctos2.jpg 463w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>L’intervento di salvaguardia nei confronti del plantigrado &#8211; promos-so dal Parco Naturale Adamello Brenta e condotto in stretta collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento (PAT) e l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (INFS) &#8211; si è basato su una attenta fase preparatoria. In base ad un apposito “Studio di fattibilità”, la reintroduzione è stata individuata come l’unico metodo in grado di riportare gli orsi sul Brenta: 9 individui (3 maschi e 6 femmine di età compresa tra 3 e 6 anni) sono stati indicati come il contingente minimo per la ricostituzione, nel medio-lungo periodo (20-40 anni), di una popolazione vitale di orsi sulle Alpi Centrali, formata da almeno 40-50 individui. Lo “Studio di fattibilità” ha inoltre stimato &#8211; mediante un’approfondita modellizzazione del territorio comprendente il Trentino occidentale e parte delle province di Bolzano, Brescia, Sondrio e Verona &#8211; in più di 1.700 km2 le aree idonee alla presenza del plantigrado: superficie giudicata sufficientemente ampia per ospitare la popolazione minima vitale.</p>
<p>Proprio in base all’estensione territoriale dell’area interessata dal progetto ed alla sua complessità, numerosi sono stati i partner che han-no collaborato all’iniziativa. Sono infatti stati formalizzati accordi operativi, oltre che con le quattro province confinanti con quella di Trento, anche con l’Associazione Cacciatori Trentini, che collabora tuttora al monitoraggio degli orsi immessi, con il WWF di Trento e con numero-si altri enti, organizzazioni ed associazioni di categoria.<br />
Dato l’elevato impatto emotivo della specie, la fase preparatoria del progetto ha previsto altresì la realizzazione di un sondaggio di opinione (affidato all’Istituto Doxa di Milano): più di 1500 abitanti dell’area di studio sono stati intervistati telefonicamente per verificare l’attitudine, la percezione nei confronti della specie e la possibile reazione di fronte ai problemi derivanti dalla sua presenza. I risultati sono stati sorprendenti: più del 70percento dei residenti interpellati si sono dichiarati a favore del rilascio di orsi nell’area e la percentuale ha raggiunto addirittura l’80per-cento di fronte all’assicurazione che sarebbero state adottate misure di prevenzione dei danni e gestione delle situazioni di emergenza.</p>
<p>Questi ultimi provvedimenti sono stati adeguatamente e dettagliata-mente pianificati dal Parco nell’ambito delle “Linee Guida” che, oltre a definire l’organizzazione generale del progetto, hanno permesso di individuare gli enti e le figure coinvolte a vario titolo, identificando compiti e responsabilità nell’ambito di tutte le attività previste per favorire una positiva realizzazione della reintroduzione.<br />
La fase operativa del progetto ha preso avvio nel 1999, con la liberazione dei primi due esemplari: Masun e Kirka, catturati nelle riserve di caccia della Slovenia meridionale. Tra il 2000 e il 2002 sono stati liberati altri 8 individui, per un totale di 10 complessivi (l’ultima femmina, Maja, è stata liberata per sostituire Irma, morta nel 2001 a causa di una slavina).</p>
<p>Tutti gli orsi rilasciati sono stati dotati di un radiocollare e di due marche auricolari trasmittenti. Questi dispositivi hanno consentito di monitorare gli spostamenti degli animali per il periodo successivo al ri-lascio, confermando le previsioni dello “Studio di fattibilità” e l’ottimo adattamento degli individui reintrodotti al nuovo territorio di vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Presente e futuro degli orsi sulle Alpi</strong></p>
<p><strong></strong><br />
<a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/Ursus-arctos-horribilis.jpg" data-rel="lightbox-gallery-qyYcDsuD" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1502" alt="Ursus-arctos-horribilis" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/Ursus-arctos-horribilis-300x225.jpg" width="300" height="225" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/Ursus-arctos-horribilis-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/Ursus-arctos-horribilis-180x135.jpg 180w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/Ursus-arctos-horribilis.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Il successo dell’operazione di reintroduzione è stato sancito soprattutto dal rapido accrescimento della popolazione. A seguito degli otto eventi riproduttivi accertati tra il 2002 e i primi mesi del 2006 (per un totale di 20 cuccioli nati in 5 anni) dopo più di un decennio di inattività riproduttiva, il nucleo di orsi che ha il Parco come sua core area è oggi stimato in più di 20 esemplari.</p>
<p>Parallelamente all’incremento numerico, la popolazione di orsi si sta espandendo anche dal punto di vista territoriale: la presenza della specie non è infatti più limitata al Trentino occidentale ma comprende aree distanti qualche decina di chilometri dal Parco. L’esplorazione del territorio, sintomo del raggiungimento della capacità portante dell’area pro-tetta e dell’idoneità ambientale dei territori confinanti, lascia ben spera-re per un eventuale futuro ricongiungimento di tutte le popolazioni alpine, anche se il pericolo di estinzione non può ancora dirsi scongiurato. Desta infatti particolare preoccupazione la consanguineità tra gli individui derivante dal fatto che la maggior parte dei cuccioli nati in Trentino negli ultimi anni sono figli di un unico maschio (Joze, 11 anni di età), con un conseguente elevato rischio di depressione da inbreeding per le prossime generazioni se non si interverrà preventivamente.</p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/ursus-arctos-tegn.jpg" data-rel="lightbox-gallery-qyYcDsuD" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1503" alt="ursus-arctos-tegn" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/ursus-arctos-tegn-300x278.jpg" width="300" height="278" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/ursus-arctos-tegn-300x278.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/11/ursus-arctos-tegn.jpg 420w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Proprio per questo motivo, nonostante la fine dei finanziamenti europei, il Parco prosegue le sue attività di tutela nei confronti del plantigrado, in stretta collaborazione con gli altri enti coinvolti (in primis la Provincia Autonoma di Trento, ente legalmente preposto alla gestione della specie).<br />
Nel dettaglio, per favorire il raggiungimento di una popolazione minima vitale sulle Alpi Centrali, l’impegno del Parco si è concretizzato mediante l’istituzione, al suo interno, di un “Gruppo di Ricerca e Conservazione dell’Orso Bruno” composto da biologi, naturalisti ed un eterinario che coordinano le attività di ricerca scientifica e divulga-zione nei confronti della specie. Conoscere il numero di individui, la distribuzione sul territorio e la ripartizione per sesso ed età, ma anche le abitudini alimentari, le caratteristiche dell’ibernazione e i potenziali fattori di disturbo della popolazione di orsi è infatti indispensabile per controllarne l’evoluzione nel tempo e prendere conseguentemente le decisioni gestionali più idonee. Considerando inoltre che a tutt’oggi l’immagine dell’orso bruno nell’opinione pubblica rimane basata più su miti e leggende che su assunzioni di ordine biologico ed ecologico, il progetto di conservazione del Parco prevede, oltre alle attività di monitoraggio e ricerca scientifica cui si è appena accennato, un’ampia opera di divulgazione e comunicazione rivolta a tutte le categorie sociali. Proprio per ottimizzare la realizzazione di tali interventi di informazione, e per rendere altresì disponibile la propria esperienza anche al di fuori dei propri confini territoriali, il Parco, insieme ad alcuni tra gli enti storicamente impegnati per la salvaguardia del plantigrado sul-l’arco alpino (Servizio Foreste sloveno, WWF Austria e Dipartimento di Scienze Animali dell’Università di Udine), ha delineato alcune azio-ni di comunicazione utili per favorire la convivenza con il plantigrado, con particolare riferimento alle azioni urgenti necessarie nelle zone di nuova colonizzazione. Tali principi sono stati redatti &#8211; insieme ad un modello predittivo di dinamica di popolazione tendente ad individua-re le aree di possibile espansione futura degli orsi sulle Alpi &#8211; nell’ambito di un apposito progetto ancora una volta promosso dall’Unione Europea (LIFE Co-op Natura “Criteri per la creazione di una metapopolazione alpina di orso bruno”).</p>
<p>Il futuro degli orsi sembra dunque oggi meno incerto, anche se il ri-torno definitivo della specie sulle Alpi è tuttora strettamente dipenden-te dalla possibilità di ricongiungimento tra l’unica popolazione stabile di orsi sull’arco alpino, quella slovena, e i nuclei presenti in Austria e in Italia. Tale possibilità potrà divenire realtà solo se tutti gli enti coinvolti nella tutela del plantigrado sapranno trovare le più opportune sinergie e forme di cooperazione. Purtroppo le collaborazioni in tal senso, attual-mente, rappresentano più un’eccezione che non la regola.</p>
<p>di <i>Filippo Zibordi</i></p>
<p><b>Bibliografia</b></p>
<p>AA.VV. 2005 &#8211; <i>Criteri di comunicazione per la conservazione dell’Orso Bruno sulle</i> <i>Alpi</i>. Rapporto redatto nell’ambito dell’Azione A3 del progetto LIFE Co-op<i> </i>Natura LIFE2003NAT/CP/IT/000003 (Criteri per la creazione di una me-tapopolazione alpina di orso bruno). <i>http://www.pnab.it/Lifecoop/azione_a3.htm</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>DUPRÉ, E. &#8211; GENOVESI, P. &#8211; PEDROTTI, L. 1998 &#8211; <i>Studio di fattibilità per la rein-troduzione dell’orso bruno (</i>Ursus arctos<i>) sulle Alpi centrali</i>. Istituto Nazionale per<i> </i>la Fauna Selvatica e Parco Naturale Adamello-Brenta. Rapporto Tecnico: pagg. 1-96.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>GRUPPO DI RICERCA E CONS. DELL’ORSO BRUNO DEL PNAB 2002 &#8211; <i>La rein-</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>troduzione dell’orso bruno nel Parco Naturale Adamello Brenta. Attività di ricerca scien-tifica e tesi di laurea</i>. Documenti Parco n. 15. Parco Naturale Adamello Brenta<i> </i>Ed. Strembo, pp. 254.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>GRUPPO DI RICERCA E CONS. DELL’ORSO BRUNO DEL PNAB 2002 &#8211; <i>La rein-</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>troduzione dell’orso bruno nel Parco Naturale Adamello Brenta. Attività di ricerca scien-tifica e tesi di laurea &#8211; seconda parte</i>. Documenti Parco n. 16. Parco Naturale<i> </i>Adamello Brenta Ed. Strembo, pp. 144.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>MUSTONI, A. 2004 &#8211; <i>L’Orso Bruno sulle Alpi</i>, Nitida Immagine Editrice, Cles, pp. 236.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PARCO NATURALE ADAMELLO BRENTA 1998 &#8211; <i>Linee guida per l’organizzazione e</i> <i>la realizzazione dell’intervento di immissione di orsi nel Parco Naturale Adamello Brenta</i>,<i> </i>pp. 1-25.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>SWENSON, J. &#8211; GERSTL, N. &#8211; DAHLE, B. &#8211; ZEDROSSER, A. 2000 &#8211; <i>Action plan for</i> <i>the conservation of the brown bear in Europe (</i>Ursus arctos<i>)</i>, Council of Europe,<i> </i>Nature and Environment, 114: pp. 1-69.</p>
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		<title>Come Prendersi Cura di un Riccio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Oct 2013 17:58:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fauna Selvatica]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione riccio]]></category>
		<category><![CDATA[allevare riccio]]></category>
		<category><![CDATA[cosa mangia riccio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/riccio-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />Per chi ha pazienza e dedizione, i ricci sono fantastici animali domestici. Sebbene abbiano bisogno di spazio e di molte attenzioni, sono animali intelligenti e curiosi che faranno molta compagnia a chi saprà come prendersi cura di loro. Ecco alcuni suggerimenti di base. Provenienza &#8211; E’ fondamentale fare ricerca per trovare un buon allevatore dal [&#8230;]</p>
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<ol>
<li><b>Provenienza &#8211; E’ fondamentale fare ricerca per trovare un buon allevatore dal quale acquistare il riccio altrimenti potresti ritrovarti con un animale di cattivo umore che molto probabilmente non vivrà a lungo</b>. Evita gli annunci sui forum online, come pure i negozi che vendono animali. Assicurati che l&#8217;allevatore abbia una buona reputazione e non dimenticare di controllare che il riccio sia in buona salute prima di acquistarlo.</li>
<li>Ricordati che i ricci selvatici non si possono detenere legalmente in quanto sono patrimonio dello Stato. Se trovi un riccio, lascialo li dove si trova a meno che non si trovi in imminente pericolo: vicinanza strade, centro abitato, molestato da altri animali o ferito. I questo caso, raccoglilo e chiama il Corpo Forestale dello Stato.
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<div> <a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-1.jpg" data-rel="lightbox-gallery-O2a25yJZ" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-1431" alt="Riccio" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-1.jpg" width="550" height="413" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-1.jpg 550w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-1-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-1-180x135.jpg 180w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a></div>
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<li><b>Prima di portarlo a casa &#8211; Prima dell’acquisto, assicurati di avere tutto l’occorrente necessario ad accogliere e allevare il tuo riccio</b>. Non cambiare il cibo che mangia all’improvviso. Informati sul tipo di cibo che l’allevatore gli sta dando e continua a seguire la stessa dieta. Quando porti il riccio a casa per la prima volta, lascialo tranquillo durante le prime 24 ore per dargli il tempo e la tranquillità di esplorare la sua nuova casa e di familiarizzarsi con il nuovo ambiente. Occorrerà circa un mese prima che si abitui alla tua presenza e ai nuovi odori. Dovrai avere pazienza.
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<div> <a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-2.jpg" data-rel="lightbox-gallery-O2a25yJZ" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-1432" alt="riccio domestico" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-2.jpg" width="550" height="413" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-2.jpg 550w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-2-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-2-180x135.jpg 180w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a></div>
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<p><b><b>Un luogo appropriato</b>.</b> I ricci hanno bisogno di una gabbia molto grande in cui stare comodi. Quindi la loro gabbia dovrebbe essere:</p>
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<div> <a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-3.jpg" data-rel="lightbox-gallery-O2a25yJZ" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-1433" alt="gabbia per ricci" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-3.jpg" width="550" height="413" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-3.jpg 550w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-3-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-3-180x135.jpg 180w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a></div>
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<li>Spaziosa: come minimo 45 cm x 60 cm e con una base solida, o meglio ancora se più grande visto che questo gli garantirà abbastanza spazio per sgranchirsi le gambe e per giocare. Le gabbie non devono avere più di un livello dato che i ricci non hanno una buona vista e le loro zampe sono delicate e si possono fratturare facilmente. Altrettanto pericolose sono quelle gabbie a grata sulle quali possono arrampicarsi. Dovrà anche avere abbastanza spazio per la ciotola del cibo, alcuni giochi e la lettiera.
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</li>
<li>Ben ventilata: l’aria dovrebbe circolare liberamente, trane quando la temperatura nella stanza scende rapidamente (per esempio durante un black out elettrico). In quel caso dovrai coprire la gabbia con una coperta.
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</li>
<li>Sicura: i ricci sono particolarmente bravi a scappare e amano arrampicarsi. Assicurati che la gabbia sia ben chiusa e che il tuo riccio non possa arrampicarsi per uscire dalla gabbia.
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</li>
<li>Fornire un posto in cui nascondersi: dato che il riccio è principalmente un animale da preda, avrà bisogno di un’area nascosta e buia dove possa riposare lontano da occhi indiscreti e rumori fastidiosi. Una cuccia a igloo o un mini sacco a pelo sono l’ideale.
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</li>
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<li>
<div>4</div>
<p><b>Avere una temperatura adatta</b>: la temperatura ideale per un riccio va dai 21 ai 29 gradi. Se la temperatura nel tuo appartamento è troppo bassa (sotto i 21 gradi) il riccio andrà probabilmente in letargo il che potrebbe rivelarsi LETALE; se è troppo alta potrebbe soffrire di un colpo di caldo. Se sembra assonnato e si sdraia a zampe larghe come se avesse caldo, o se la sua temperatura corporea è piu fredda del solito, dovrai regolare di conseguenza la temperatura del tuo ambiente.</p>
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<div><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-4.jpg" data-rel="lightbox-gallery-O2a25yJZ" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-1434" alt="riccio domestico" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-4.jpg" width="550" height="413" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-4.jpg 550w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-4-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-4-180x135.jpg 180w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a></div>
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<div>5</div>
<p><b><b>Scegli un materiale da giaciglio di qualità</b>.</b> I ricci amano i trucioli di legno (leggi la sezione Avvertenze per maggiori informazioni) e il tessuto come la felpa. Scegli una marca di trucioli di qualità.</p>
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<div> <a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-5.jpg" data-rel="lightbox-gallery-O2a25yJZ" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-1435" alt="riccio" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-5.jpg" width="550" height="413" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-5.jpg 550w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-5-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-5-180x135.jpg 180w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a></div>
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<li>
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<p><b>Evita i trucioli che tendono a rimanere incastrati tra gli aculei</b>. Puoi anche usare strisce di giornale ma attenzione al contenuto di polvere che si creerebbe in questo modo nella gabbia.</p>
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<div>7</div>
<p><b>Fai attenzione ai bisogni del riccio e al suo comportamento</b>.</p>
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<div><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-6.jpg" data-rel="lightbox-gallery-O2a25yJZ" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-1436" alt="riccio" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-6.jpg" width="550" height="413" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-6.jpg 550w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-6-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-6-180x135.jpg 180w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a></div>
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<li>Evita i rumori. Non mettere la gabbia del riccio sotto le casse dello stereo o vicino alla televisione. Come animale da preda allo stato selvaggio, il riccio si affida principalmente al senso dell’udito: troppo rumore o trambusto saranno molto stressanti per lui.
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</li>
<li>La possibilità di muoversi. I ricci tendono ad ingrassare facilmente, quindi la possibilità di fare attivita fisica è fondamentale. Avranno bisogno di molti giochi inclusa una ruota con una base solida. Quelle con grate o barre sono pericolose perchè il riccio potrebbe rimanere incastrato, spezzarsi le unghie e perfino fratturarsi le zampe. Qualunque oggetto che può masticare, spingere e muovere, e perfino rivoltare può diventare un giocattolo dato che questi comportamenti ripetono il loro istinto naturale nel cercare cibo. Ma fai attenzione che non sia troppo piccolo da essere ingoiato.
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</li>
<li>Osserva attentamente il loro comportamento e quanto bevono e mangiano. I ricci sono notoriamente “bravi” a nascondere i loro malanni, percio è estremamente necessario essere attenti.
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</ul>
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<div>8</div>
<p><b><b>Dai cibo appropriato al tuo riccio</b>.</b> I ricci sono principalmente insettivori, ma assaggiano con piacere frutta, vegetali, uova e carne. Dato che tendono a mettere su peso facilmente, fai attenzione a quanto mangiano per evitare che ingrassino troppo. Un riccio sovrappeso non riesce ad arrotolarsi ed eventuali rotoli di grasso possono impedirgli di camminare adeguatamente. I ricci possono mangiare:</p>
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<div> <a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-7.jpg" data-rel="lightbox-gallery-O2a25yJZ" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-1437" alt="riccio" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-7.jpg" width="550" height="413" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-7.jpg 550w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-7-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-7-180x135.jpg 180w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a></div>
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<li>Principalmente cibo di qualità. Le precise necessità alimentari dei ricci sono alquanto misteriose. Generalmente gli si può dare cibo per gatti secco di qualità o cibo specifico per ricci. I croccantini che scegli dovrebbero contenere meno del 12% di grasso e circa il 30% di proteine, essere organici. Evita quelli che indicano sottoprodotti tra gli ingredienti. La giusta dose è 1 o 2 cucchiai ogni sera alla stessa ora, regolando questa quantità a seconda del peso del singolo riccio. Cerca di variare la loro dieta per evitare deficienze alimentari, ad esempio con frutta, vegetali, pollo cotto e scondito, e uova strapazzate. Tra gli alimenti importanti per la dieta del riccio ci sono i vermi della farina, i bachi da seta. Grilli e farfalle notturne possono essere serviti 1 – 4 volte alla settimana.
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</li>
<li>MAI dare ai ricci: noci o semi, frutta secca, carne cruda, verdure crude, cibo duro appiccicoso o filamentoso, avocado, uva o uvetta, Vitakraft per ricci, latte, insetti catturati da te, alcool, pane, finocchio, cipolle crude o in polvere, carote crude, pomodori, snack come patatine, caramelle, qualsiasi piena di zucchero o sale oppure miele.
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</li>
<li>Un riccio ha bisogno di 70 &#8211; 100 calorie al giorno ma la maggior parte non dirà di no ad uno snack in più.
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<li>La ciotola del cibo deve essere abbastanza larga e abbastanza pesante in modo che non possa rovesciarla (e cominciare a giocarci).
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</li>
<li>Utilizza una bottiglia di acqua con un tubo nella gabbia per una qualità migliore. Inoltre in questo modo i trucioli finiscano nella ciotola dell’acqua e che questa venga accidentalmente rovesciata. Soprattutto, sarai in grado di vedere quanta acqua viene consumata.
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</li>
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</li>
<li>
<div>9</div>
<p><b>Sistema una lettiera delle giuste dimensioni per il tuo riccio</b>. Fai in modo di usare SOLTANTO sabbietta da lettiera per gatti non-agglomerante e puliscila tutti i giorni. Fai attenzione a qualsiasi irregolarità del tuo riccio nell’andare al bagno che potrebbe indicare malattia o stress.</p>
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<div><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-8.jpg" data-rel="lightbox-gallery-O2a25yJZ" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-1438" alt="riccio" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-8.jpg" width="550" height="413" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-8.jpg 550w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-8-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-8-180x135.jpg 180w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a></div>
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<li>
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<p><b>La gabbia del riccio va pulita regolarmente e completamente ogni 2 -3 settimane</b>. La ciotola e il tubo della bottiglia dell’acqua vanno lavati ogni giorno con acqua calda.</p>
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<li>
<div>11</div>
<p><b>Prendi spesso in mano il riccio con delicatezza</b>. L&#8217;unico modo per fare in modo che si abitui alla tua presenza è quello di interagire spesso con lui. Sii sempre delicato, fai movimenti lenti e parla a bassa voce. Per avere un riccio ben socializzato la regola generale è di trascorre almeno 30 minuti al giorno con lui. Quando esce per la prima volta dal letargo dagli alcuni minuti per riprendersi dal lungo sonno mentre lo tieni nel palmo della mano. Quando è complementamente sveglio e attivo, allora puoi cominciare ad interagire con lui.</p>
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</li>
<li>
<div>12</div>
<p><b>Preparati alla perdita degli aculei, un processo simile a quello della perdita dei denti per i bambini che avviene per la prima volta tra le 6 e le 8 settimane di vita e poi ancora attorno ai 4 mesi quando gli aculei immaturi vengono sostituiti da quelli maturi</b>. Questo processo è del tutto normale e non bisogna preoccuparsi a meno che non ci siano altri segni di malattia o fastidi, oppure se gli aculei non crescono bene. Durante questo periodo è possibile che il riccio sia irritabile e non gradisca essere toccato. Non preoccuparti, è una fase passeggera.</p>
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</li>
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<p><b><b>Dedicare tempo al gioco</b>.</b> Non esitare a giocare con il tuo riccio. Accetterà la tua partecipazione al gioco se interagisci con lui regolarmente.</p>
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<div> <a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-9.jpg" data-rel="lightbox-gallery-O2a25yJZ" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-1439" alt="riccio" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-9.jpg" width="550" height="413" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-9.jpg 550w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-9-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-9-180x135.jpg 180w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a></div>
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<p><b>I ricci in cattività non devono andare il letargo perchè per loro E’ LETALE</b>. Questo si può evitare mantenendo una temperatura ottimale.</p>
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<div><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-10.jpg" data-rel="lightbox-gallery-O2a25yJZ" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-1440" alt="riccio" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-10.jpg" width="550" height="413" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-10.jpg 550w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-10-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/550px-Take-Care-of-a-Hedgehog-Step-10-180x135.jpg 180w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a></div>
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<p><b>Pulizia</b>. Almeno una volta al mese dovresti fare il bagno al riccio e tagliargli le unghie (a seconda di quanto crescono in fretta).</p>
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<div><span style="font-size: 1.5em;">Consigli</span></div>
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<div id="tips">
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<li>Se vuoi avere più di un riccio, è consigliabile tenerli separati. I ricci sono animali solitari e preferiscono stare soli. Se li tieni nella stessa gabbia, ti terranno sveglio tutta la notte quando combattono. A meno che tu non voglia comprare un maschio e una femmina. I maschi possono combattere fino alla morte.</li>
<li>Secondo una strana legge della natura, sebbene non siano veramente in grado di partorire senza problemi fino a che non raggiungono i 6 mesi di vita, le femmine dei ricci possono avere cuccioli fin dalle 8 settimane. E’ soprattutto da evitare che si riproducano all’interno della stessa famiglia. Se la femmina è troppo giovane, non sopravviverà alla gravidanza; se entrambi i genitori sono presenti, i piccoli rischiano di venir mangiati.</li>
<li>
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<div> <a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/1782756_71d51e0621.jpg" data-rel="lightbox-gallery-O2a25yJZ" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-1443" alt="riccio" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/1782756_71d51e0621.jpg" width="375" height="500" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/1782756_71d51e0621.jpg 375w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/1782756_71d51e0621-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 375px) 100vw, 375px" /></a></div>
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</div>
<p>Un semplice pezzo di legno o un vecchio giocattolo possono bastare a far divertire il tuo riccio</p>
</div>
<p>Come giocattoli per ricci si possono usare quelli per cani come le palline di gomma, le ossa in pelle bovina, giocattoli di gomma, massaggiagengive (come quello per i bambini), etc. Fai in modo che non ci sia niente che possano masticare e ingerire. I ricci NON SONO roditori e incoraggiarli a masticare gli rovinerà i denti causando severi problemi di salute che rimpiangerai più tardi. Fai in modo che non ingoino o si taglino con i giochi che gli fornisci.</li>
<li>Se la temperatura della tua casa è troppo fredda, alzala tramite uno scaldino in ceramica o una stufa elettrica, e se questo non funziona una coperta elettrica regolata al minimo. Non usare lampadine perchè disturbano il ciclo notte/giorno per i ricci.</li>
<li>
<h2>Avvertenze</h2>
<div id="warnings">
<ul>
<li>Attenzione: NON usare trucioli di legno di cedro perchè mischiato con l’urina dei ricci può formare esalazioni tossiche. Anche i trucioli di legno di pino che non sono stati essiccati in modo inappropriato possono creare esalazioni se mischiati all’urina dei ricci. Se il pacco di trucioli ha un forte odore di pino può darsi che sia non stato essiccato in maniera adatta. Cerca una busta che odora piú di legno che di pino.</li>
<li>Non confondere la perdita di aculei normale con quella causata dal danno di parassiti, infezione o dieta povera. Se hai dubbi, consulta un veterinario.</li>
<li>
<div>
<div><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/14950126_8a603ac05a.jpg" data-rel="lightbox-gallery-O2a25yJZ" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-1442" alt="14950126_8a603ac05a" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/14950126_8a603ac05a.jpg" width="500" height="375" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/14950126_8a603ac05a.jpg 500w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/14950126_8a603ac05a-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/14950126_8a603ac05a-180x135.jpg 180w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></div>
<p>Il tuo riccio dorme troppo?</p>
</div>
<p>Non permettere che i ricci vadano in “semi-letargo” – è letale per il riccio pigmeo. Il sintomo piu comune è una profonda letargia e se il riccio è freddo al tocco. Se questo accade, tira fuori il riccio immediatamente dalla gabbia e mettilo sotto i tuoi vestiti o a contatto con il calore del tuo corpo per riscaldarlo. Continua a riscaldarlo usando oggetti caldi ma non bollenti, come asciugamani riscaldati, una coperta elettrica ricoperta regolata al minimo, oppure una borsa dell&#8217;acqua calda. Se il riccio non si riprende o non sembra attivo, rivolgiti immediatamente ad un veterinario.</li>
<li>Tratta il tuo riccio con delicatezza. Non farlo cadere, non rotolarlo quando si appallottola, non tirarlo, non dargli fastidio fino a farlo diventare irritabile e aggressivo.</li>
<li>Se tratti il riccio bruscamente e non fai attenzione potrebbe morderti. E’ un animale, dopo tutto.</li>
</ul>
<p>fonte: it.wikihow.com</p>
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</li>
</ul>
</div>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.animalieanimali.eu/prendersi-cura-riccio/">Come Prendersi Cura di un Riccio</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.animalieanimali.eu">Il Portale sugli animali - www.animalieanimali.eu</a>.</p>
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		<item>
		<title>Cinghiali scatenati Due cacciatori ottantenni aggrediti nel Cuneese</title>
		<link>https://www.animalieanimali.eu/cinghiali-scatenati-due-cacciatori-ottantenni-aggrediti-nel-cuneese/</link>
					<comments>https://www.animalieanimali.eu/cinghiali-scatenati-due-cacciatori-ottantenni-aggrediti-nel-cuneese/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2013 12:03:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fauna Selvatica]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[caccia al cinghiale]]></category>
		<category><![CDATA[cacciatori aggrediti cinghiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/caccia-al-cinghiale-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />Domenica di caccia e cinghiali particolarmente irrequieti, se non furiosi. Nel Cuneese due cacciatori, dopo essere stati aggrediti, sono stati operati alle gambe per le lesioni riportate. Nell&#8217;Aretino invece a essere colpiti dall&#8217;animale in fuga sono stati due bambini. Cuneo, 13 ottobre 2013 &#8211; Due cacciatori sono stati feriti da un cinghiale infuriato. E’ accaduto nel pomeriggio tra San Donato e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.animalieanimali.eu/cinghiali-scatenati-due-cacciatori-ottantenni-aggrediti-nel-cuneese/">Cinghiali scatenati Due cacciatori ottantenni aggrediti nel Cuneese</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.animalieanimali.eu">Il Portale sugli animali - www.animalieanimali.eu</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/caccia-al-cinghiale-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/caccia-al-cinghiale.jpg" data-rel="lightbox-gallery-4aosnwtu" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-1427" alt="caccia al cinghiale" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/caccia-al-cinghiale.jpg" width="430" height="300" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/caccia-al-cinghiale.jpg 430w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/caccia-al-cinghiale-300x209.jpg 300w" sizes="(max-width: 430px) 100vw, 430px" /></a></p>
<p>Domenica di caccia e cinghiali particolarmente irrequieti, se non furiosi. Nel Cuneese due cacciatori, dopo essere stati aggrediti, sono stati operati alle gambe per le lesioni riportate. Nell&#8217;Aretino invece a essere colpiti dall&#8217;animale in fuga sono stati due bambini.</p>
<p>Cuneo, 13 ottobre 2013 &#8211; Due <strong>cacciatori</strong> sono stati <strong>feriti</strong> da un <strong>cinghiale infuriato</strong>. E’ accaduto nel pomeriggio tra <strong>San Donato e Mango</strong>, nel <strong>Cuneese</strong>. I due, entrambi ottantenni, hanno riportato profonde lacerazioni alle gambe e hanno dovuto essere sottoposti a un intervento chirurgico in ospedale ad <strong>Alba.</strong> L’animale ha caricato la coppia e si è servito anche delle <strong>zanne</strong>. Altri partecipanti alla battuta di caccia hanno chiamato il servizio di soccorso 118.</p>
<h3>1 – CHI</h3>
<p>Il cinghiale (<em>Sus scrofa</em> Linnaeus, 1758) è un mammifero artiodattilo della famiglia dei Suidi. Per l’Italia sono state descritte le sottospecie Sus scrofa scrofa, Sus scrofa majori (Maremma), Sus scrofa meridionalis (Sardegna). Di fatto però, nell’Italia peninsulare l’identità genetica del cinghiale è compromessa  dalle massicce e ripetute immissioni a scopo venatorio, effettuate, a partire dal secondo dopoguerra, con soggetti centro-europei (di taglia maggiore) o<br />
ibridati con il maiale (più prolifici).</p>
<h3>2 – DOVE</h3>
<p>Originario dell’Eurasia e del Nordafrica, nel corso dei millenni il cinghiale è stato a più riprese decimato e reintrodotto in ampie porzioni del proprio areale.</p>
<h3>3 – QUANDO</h3>
<p>La forma autoctona (nativa) delle regioni settentrionali italiane scomparve prima che potesse essere caratterizzata dal punto di vista sistematico.</p>
<h3>4 – COSA</h3>
<p>Aumento numerico della popolazione di cinghiale sul Carso triestino e fenomeni di inurbamento (cinghiali in città): danni ad attività umane, problemi sociali, sicurezza pubblica.</p>
<h3>5 – PERCHE’</h3>
<p>E’ stata attuata un’enorme attività di foraggiamento degli animali con lo scopo di fermarli nell’area peri-urbana e di farne crescere a dismisura il numero. L’attività di foraggiamento, finalizzata ad avere un’enorme quantità di selvaggina in aree facilmente accessibili, è stata eseguita dal mondo venatorio, anche con il supporto dell’ allora Comitato Provinciale della Caccia. Un’altra importante causa di inurbamento degli animali è il progressivo abbandono dei campi coltivati (con conseguente rimboschimento delle aree peri-urbane) e l’espandersi delle città a ridosso dell’Altipiano carsico, con frammentazione dell’habitat naturale.</p>
<h3>6 – COMPORTAMENTO – SICUREZZA</h3>
<p>I cinghiali, se non molestati o feriti, sono animali tranquilli e non aggressivi nei confronti dell’uomo, ciò vale anche per le femmine con i cuccioli. Si avvicinano all’uomo in quanto animali semi-domestici (spesso ibridati coi maiali e molto simili a questi ultimi) ed abituati perciò alla nostra presenza.</p>
<p>Sono animali sociali la cui unità base è costituita dalle femmine con i piccoli dell’anno ed eventualmente i giovani dell’anno precedente, mentre i maschi adulti conducono vita solitaria.</p>
<h3>7 – SITUAZIONE LEGISLATIVA</h3>
<p>Legge nazionale: 157/92, norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio. Compete alla Provincia o agli organi gestori di Parchi e Riserve naturali, rilevare le esigenze sul territorio, verificare lo stato di attuazione delle misure preventive dei danni (metodi incruenti ed ecologici) adottate, nonché proporre alla Regione l’adozione di un provvedimento in deroga. Sentito il parere dell’ISPRA la Regione potrà quindi autorizzare le azioni necessarie. L’abbattimento in deroga può venir autorizzato solo in caso di provata inefficacia dei metodi dissuasivi (incruenti) e deve essere giustificato da documentato pericolo per l’incolumità pubblica o in caso si prevedano ingenti danni economici. La L.R. 6/3/ 2008, n. 6 prevede un indennizzo per le opere non cruente di prevenzione dei danni da fauna selvatica (fondo per il miglioramento ambientale e la copertura di rischi, assegnato in parte alle province).</p>
<h3>8 – SITUAZIONE ECOLOGICA</h3>
<p>Al contrario di ciò che spesso si è portati a credere a causa di una scarsa e scorretta informazione, la presenza mas­siccia dei cinghiali nei boschi non è un problema ecologico (in natura non esiste il concetto di “troppi cinghiali”, il sistema infatti si autoregola) ma un problema sociale, di interazione tra questa specie ed alcuni esponenti della specie umana che lamentano danni a vigneti, orti e coltivazioni e/o sono colti da timori irrazionali ed infondati per gli animali.</p>
<h3>9 – GESTIONE E CONTENIMENTO</h3>
<h4>1 – Recinzioni meccaniche o elettriche</h4>
<p>I danni causati dai cinghiali a vigneti, frutteti ed orti potrebbero essere evitati con apposite recinzioni (ad es. rete interrata, recinzioni elettriche).</p>
<h4>2 – Foraggiamento dissuasivo</h4>
<p>Gli animali potrebbero essere allontanati dalle aree urbane allestendo delle stazioni di foraggio al di fuori dei centri abitati, o utilizzando delle coltivazioni esca, entrambi metodi validi e facilmente attuabili, già sperimentati con ottimi risultati in provincia di Pordenone. Questo metodo si è dimostrato valido anche per proteggere dai danni i campi coltivati.</p>
<h4>3 – Repellenti chimici/biologici</h4>
<p>Utilizzo di sostanze repellenti specie-specifiche che agiscono sul sistema olfattivo e gustativo. Siano esse di sintesi o di origine naturale, si reperiscono di solito in forma liquida e vanno applicate su stracci, corde, spugne, ecc. distribuite lungo il perimetro della zona interessata, si sono dimostrati particolarmente efficaci. Alcuni prodotti garantiscono la durata di diversi mesi.</p>
<h4>4 – Gestione venatoria</h4>
<p>Quando in un territorio viene abbattuto un certo numero di esemplari, il che avviene soprattutto in autunno ed in inverno, i sopravvissuti hanno un migliore apporto nutritivo. Gli animali così rinforzati si riproducono in primavera, prima e con un maggior numero di discendenti. Secondo recenti studi la caccia non rappresenta una soluzione valida per il contenimento dei cinghiali, tendendo anche a peggiorare la situazione a medio-lungo termine. Spaventando gli animali inoltre non si ottiene che soltanto un effetto temporaneo di allontanamento, presto compensato da altri individui.</p>
<h3>10 – PER ULTERIORI INFORMAZIONI</h3>
<p>MI.F.A. – Missione Fauna &amp; Ambiente – onlus, sezione Trieste</p>
<h3>RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI</h3>
<p>Amici A. Serrani F. 2004 Linee guida per la gestione del cinghiale (Sus scrofa) nella provincia di Viterbo, Università della Tuscia, Dipartimento di produzioni animali – Provincia di Viterbo, Assessorato Agricoltura, Caccia e Pesca &#8211;</p>
<p>Juan Herrero . Alicia García-Serrano , Sergio Couto ,Vicente M. Ortuño , Ricardo García-González 2006, Diet of wild boar Sus scrofa L. and crop damage in an intensive agroecosystem</p>
<p lang="en-US">Il Cinghiale, la specie, la sua gestione e la prevenzione dei danni, 2006. Regione Autonoma F.V.G. direzione centralerisorse agricole, naturali, forestali e montagna. Servizio tutela ambienti naturali e fauna. Ufficio studi faunistici.</p>
<p>Oliver Keuling, Norman Stier, Mechthild Roth, 2008. Commuting, shifting or remaining? Different spatial utilisation patterns of wild boar Sus scrofa L. in forest and ﬁeld crops during summer</p>
<p>Checchi .A., Montroni C. Repellenti olfattivi e gustativi nella prevenzione dei danni in agricoltura</p>
<p>(Poster). Dipartimento di Economia ed Ingegneria Agrarie (DEIAGra) – Sezione di Ingegneria del territorio, costruzioni e fisica – Università di Bologna</p>
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		<title>Scoiattoli grigi, perché è giusto eradicarli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Oct 2013 15:35:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fauna Selvatica]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[caccia scoiattolo grigio]]></category>
		<category><![CDATA[difendere scoiattolo rosso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/scoiattolo-grigio1-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />La decisione di &#8220;deportare&#8221; gli scoiattoli grigi di Nervi continua a fare discutere. Questi simpatici animaletti, inseriti tra le 100 specie più pericolose del pianeta per la capacità di espandersi a danno delle altre e in particolare dei loro cugini rossi, minacciano la biodiversità e gli equilibri degli ecosistemi a cui sono estranei. Tuttavia sono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/scoiattolo-grigio1-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><p style="text-align: left;"><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/scoiattolo-grigio.jpg" data-rel="lightbox-gallery-MCoeYEHp" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-1417" alt="scoiattolo grigio" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/scoiattolo-grigio-1024x682.jpg" width="819" height="546" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/scoiattolo-grigio-1024x682.jpg 1024w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/scoiattolo-grigio-600x400.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/scoiattolo-grigio-300x200.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/scoiattolo-grigio.jpg 1048w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></a></p>
<p style="text-align: left;">La decisione di &#8220;deportare&#8221; gli scoiattoli grigi di Nervi continua a fare discutere.<br />
Questi simpatici animaletti, inseriti tra le 100 specie più pericolose del pianeta per la capacità di espandersi a danno delle altre e in particolare dei loro cugini rossi, minacciano la biodiversità e gli equilibri degli ecosistemi a cui sono estranei.</p>
<p>Tuttavia sono in molti a chiedersi che male possono fare quelli che da anni vivono nei giardini sul lungomare e che ormai per i cittadini del capoluogo ligure sono parte integrante delle passeggiate al sole.</p>
<p>Chi è in grado di rispondere a questo interrogativo meglio di un genovese doc, prestato all&#8217;Australia per conseguire il Ph.D all&#8217;ARC Centre of Excellence for Environmental Decisions, presso la School of Botany, dell&#8217;università di Melbourne? Ecco l&#8217;articolo di Stefano Canessa, pubblicato sul suo blog, scritto sotto forma di domande e risposte per spiegare ai suoi concittadini e a tutti gli scettici che non esiste altra soluzione.</p>
<p><strong>Cos’hanno fatto di male gli scoiattoli di Nervi?</strong></p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/grey-squirrel.jpg" data-rel="lightbox-gallery-MCoeYEHp" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1418" alt="grey-squirrel" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/grey-squirrel-300x197.jpg" width="300" height="197" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/grey-squirrel-300x197.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/grey-squirrel.jpg 425w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Lo scoiattolo grigio e’ una specie americana, non presente naturalmente in Europa. In Europa e’ stato introdotto in Italia e in Inghilterra nel XX secolo: in Italia le introduzioni sono avvenute in Piemonte nel 1948 e 1994 e a Nervi (GE) nel 1966.<br />
In Inghilterra lo scoiattolo grigio si e’ diffuso nella maggior parte del paese e i tentativi di eradicarlo (eliminare le sue popolazioni) sono falliti.</p>
<p>Da allora, sono stati osservati e documentati al di la’ di ogni possibile dubbio questi effetti:<br />
Lo scoiattolo grigio compete con quello rosso (la specie originaria dell’Europa) e poco a poco lo rimpiazza. Questo avviene perche’ si appropria delle risorse disponibili, è più aggressivo, ha meno predatori e anche perché lo scoiattolo grigio è portatore di un virus che uccide lo scoiattolo rosso.<br />
Nelle zone dove lo scoiattolo grigio non viene tenuto sotto controllo, caccia e uccide uova e nidiacei di molte specie di uccelli boschivi, causandone una drastica diminuzione. Quello rosso non causa questi problemi.<br />
Lo scoiattolo grigio scorteccia e danneggia molte specie di alberi (faggi, querce, abeti), danneggiando sia le specie che vivono nelle foreste sia la qualità e il valore del legname a scopo commerciale.</p>
<p>In conclusione, lo scoiattolo grigio è chiaramente dannoso sia per molte altre specie animali, sia per interi ecosistemi, e puù causare anche danni puramente economici.<br />
E’ stato dimostrato che in Inghiltera i soli danni causati dallo scoiattolo grigio all’industria del legname ammontano a circa 10 milioni di sterline, senza neanche calcolare i danni alle altre specie e al valore estetico e culturale dei boschi danneggiati.</p>
<p>Il problema fondamentale è che lo scoiattolo grigio è un animale con una “personalita’”, per cui diventa difficile vederlo come una minaccia.<br />
Eppure questo rappresenta: una malattia.<br />
Provate per un momento a vederlo come un batterio, un microbo: anche queste sono specie viventi, e proprio come lo scoiattolo grigio, hanno la capacità di diffondersi, passare da un “malato” a un altro (boschi) e causare danni fino ad uccidere il malato.<br />
Ma qualcuno sarebbe disposto a difendere il parassita che causa la malaria, perfino nelle sue zone d’origine? E pensate se qualcuno provasse di proposito a creare una zona malarica in Italia, non vorremmo forse liberarcene prima possibile?</p>
<p>Alla fine, questo è quello che abbiamo fatto: creare un serbatoio di una malattia che puo’ creare danni certi. E’ logico cercare di riparare al danno fatto, soprattutto visto che chi ne risentirebbe non saremmo noi, almeno nel breve periodo, ma altre specie indifese.</p>
<p>A Nervi gli scoiattoli sono isolati e non fanno male a nessuno.</p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/scoiattolo-grigio1.jpg" data-rel="lightbox-gallery-MCoeYEHp" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1419" alt="scoiattolo-grigio" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/scoiattolo-grigio1-300x220.jpg" width="300" height="220" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/scoiattolo-grigio1-300x220.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/scoiattolo-grigio1.jpg 400w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Come qualunque malattia (ciò che di fatto sono, anche se hanno un musetto simpatico) il pericolo sta nell’avere un serbatoio di infezione. Esistono studi molto accurati che mostrano come, se questi animali dovessero sfuggire dai parchi di Nervi e diffondersi altrove, si espanderebbero presto a grande velocita’, fino ad occupare nel giro di pochi anni gran parte del Nord Italia, dove causerebbero tutti i danni descritti sopra.</p>
<p>L’esperienza inglese con gli scoiattoli, e quella nel resto del mondo con decine e decine di altri casi simili, dimostra che e’ impossibile escludere che questi animali si possano diffondere al di fuori dei parchi di Nervi.<br />
A quel punto qualunque azione diventerebbe impossibile: al contrario, agire mentre sono ancora circoscritti nel parco ha notevoli probabilita’ di riuscire completamente (come se il parco rappresentasse una specie di “quarantena” da cui eliminare l’infezione poco a poco).</p>
<p><strong>Non si possono usare altri sistemi?</strong><br />
Non sono coinvolto in alcun modo nel programma di eradicazione e quindi posso solo fare delle ipotesi, che non riflettono necessariamente le argomentazioni dei responsabili ma solo il mio punto di vista professionale.<br />
Bisogna come minimo assicurarsi che non possano riprodursi: semplicemente spostarli non risolverebbe nulla e anzi creerebbe ancora piu’ rischi.<br />
Sterilizzarli e rimetterli dove sono renderebbe molto difficile capire quali sono stati gia’ sterilizzati (non e’ pensabile che vengano catturati tutti in una volta sola) e finirebbe per creare confusione e aumentare i costi riducendo l’efficienza del programma.<br />
Reintrodurli nelle loro zone d’origine: ovviamente questa sarebbe una soluzione estremamente costosa, visto che questi animali vengono dal Nord America e anche solo il traferimento richiederebbe una serie infinita di controlli, permessi, procedure, per non parlare del biglietto aereo. Inoltre questi animali sono nati e cresciuti a Nervi, a contatto con il nostro ambiente, che e’ molto diverso da quello americano. Riportandoli laggiu’, non c’e’ modo di sapere se porteranno con se’ malattie o parassiti potenzialmente dannosi: in concreto, dubito che in America li rivogliano indietro.</p>
<p><strong>Non e’ assurdo dire di voler fare “conservazione” e uccidere degli animali?</strong><br />
Per capire le ragioni dei conservazionisti, bisogna allargare la propria visione. Lo scoiattolo grigio vive e prospera nel suo ambiente originario: eliminare gli esemplari in Italia non causerà alcun danno alla specie che non si estinguerà certo per questo.<br />
Viceversa, se non vengono eliminati c’e’ il concreto rischio che lo scoiattolo rosso vada incontro all’estinzione totale, mentre se si riuscisse almeno a tenere sotto controllo i grigi, potrebbe sopravvivere almeno in parte.<br />
Quindi: eliminando i grigi, 2 specie – non eliminando i grigi, 1 specie.<br />
Il vantaggio per l’ambiente nel suo complesso è evidente, se solo ci si sforza di considerare il quadro generale. E tutto questo senza considerare le specie di uccelli che potrebbero andare perdute in seguito all’espansione del grigio in Europa.</p>
<p>In pratica, eliminare gli scoiattoli grigi rappresentebbe un “massacro” di pochi esemplari – non eliminarli rappresenterebbe un “massacro” di un’intera specie, piu’ notevoli quantita’ di altre. Il fatto che questo avverrebbe lontano dai nostri occhi, anzichè nei giardinetti sotto casa, non lo rende meno drammatico e cruento.</p>
<p><strong>Se lo scoiattolo grigio e’ piu’ resistente di quello rosso, non sarebbe piu’ giusto lasciare che la natura faccia il suo corso?</strong></p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/scoiattolo-rosso.jpg" data-rel="lightbox-gallery-MCoeYEHp" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1420" alt="scoiattolo rosso" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/scoiattolo-rosso-300x228.jpg" width="300" height="228" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/scoiattolo-rosso-300x228.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/10/scoiattolo-rosso.jpg 441w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Il problema è che il corso della natura è stato alterato all’origine. In condizioni naturali, lo scoiattolo grigio non sarebbe mai giunto in Europa, o vi sarebbe arrivato (chissà) nel corso di milioni di anni, dando la possibilita’ ad altre specie di adattarsi.<br />
Invece l’introduzione è stata effettuata dall’uomo e volontariamente, mettendo a rischio altre specie del tutto incolpevoli.</p>
<p>Il valore della diversità è proprio questo, avere piu’ specie ciascuna nel contesto che le compete: uno scoiattolo in America e uno in Europa, ciascuno con la sua storia e il suo valore, il suo ruolo nell’ecosistema.<br />
Per consentire che la natura faccia il suo corso, è giusto riparare un danno che abbiamo fatto: il metodo scelto per la rimozione degli scoiattoli grigi è il piu’ efficace nel garantire che non vi siano effetti collaterali.</p>
<p><strong>Perchè questa ossessione con le specie “alloctone”? Non sono comunque animali?</strong></p>
<p>Un ecosistema è tanto più resistente e capace di adattarsi ai cambiamenti quanto più è “diverso” al suo interno, nel senso che ha più specie, alcune delle quali possono evolversi mentre altre spariranno.<br />
Nel “corso della natura”, i cambiamenti, le estinzioni e le evoluzioni di nuove specie sono processi che impiegano milioni di anni: quando l’uomo elimina aree naturali intatte, o introduce specie esotiche, il cambiamento è immediato. Molte specie non hanno la possibilità di reagire e spariscono rapidamente. Il risultato è una perdita netta: dove prima c’era una varietà di forme e colori, adesso ce n’è solo uno, o nessuno.</p>
<p>Nel mondo, la sparizione di specie animali e vegetali ha raggiunto un ritmo senza precedenti: tutti gli studi compiuti fino ad oggi indicano come prima causa la distruzione degli habitat causata dall’uomo. Al secondo posto si trovano proprio le specie “alloctone”: in tutto il mondo i danni che queste causano sono spaventosi e solitamente irreparabili.<br />
In questo senso, introdurre specie che non dovrebbero trovarsi in un certo ambiente è proprio come versare dei liquami inquinanti o abbattere delle foreste. Quando vogliamo disfarci delle tartarughine che sono cresciute troppo e le rilasciamo nel laghetto dietro casa, stiamo volontariamente condannando altre specie al declino e all’estinzione.</p>
<p>Nei paesi dove questo processo è chiaro, come l’Australia, non troverete nessuno disposto a difendere le specie alloctone: tutti sanno che permettere ad una volpe (animale che personalmente adoro) di sopravvivere significa condannare a morte migliaia di altri piccoli mammiferi, uccelli e altra fauna.<br />
I governi hanno ben chiari i danni che questi invasori possono arrecare, sia in termini di biodiversità che economici, esistono accurati programmi di controllo e se possibile di eradicazione, e le comunità sostengono e partecipano attivamente a tali programmi, perché sanno di aggiungere valore all’ambiente, e non toglierlo.</p>
<p><strong>E allora?</strong><br />
<strong> Cosa puo’ insegnarci la storia dello scoiattolo grigio?</strong><br />
Personalmente credo ci indichi come gli animali non sono a nostra disposizione per giocare, tenendoli in casa e poi rilasciarli dove ci pare quando ce ne stufiamo.<br />
Credo ci dica anche che abbiamo grosse responsabilità nei confronti dell’ambiente, perché possiamo creare danni mostruosi anche senza volere: fortunatamente abbiamo la capacita’ di imparare e correggere i nostri errori.<br />
Infine, che la difesa dell’ambiente non può essere egoistica (evitare sensi di colpa o voler a tutti i costi vedere gli scoiattoli nel parco di Nervi) ma deve necessariamente cercare di vedere il quadro generale delle cose, perché è quello in cui ci troviamo anche noi.</p>
<p>Stefano Canessa</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.animalieanimali.eu/scoiattoli-grigi-perche-giusto-eradicarli/">Scoiattoli grigi, perché è giusto eradicarli</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.animalieanimali.eu">Il Portale sugli animali - www.animalieanimali.eu</a>.</p>
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