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	<title>Animali da Fattoria &#8211; Il Portale sugli animali &#8211; www.animalieanimali.eu</title>
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	<description>Portale animali su Cani, Gatti, animali da fattoria, uccelli e animali selvatici</description>
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		<title>Strongili gastro intestinali negli ovini, nei caprini e altri ruminanti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2016 17:41:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Capre]]></category>
		<category><![CDATA[Malattie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2016/11/grossi_strongili-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />Carissimi lettori, dopo aver avuto a che fare con questi maledetti parassiti con la relativa perdita di capre e pecore adulte e non&#8230; ho deciso di pubblicare questo articolo sperando che possa essere di aiuto ad altri. Su internet c&#8217;è pochissimo, i veterinari dell&#8217;ASL sono INUTILI, spesso i veterinari specializzati in questi animali sono intovabili. La [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.animalieanimali.eu/strongili-gastro-intestinali-negli-ovini-nei-caprini-altri-ruminanti/">Strongili gastro intestinali negli ovini, nei caprini e altri ruminanti</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.animalieanimali.eu">Il Portale sugli animali - www.animalieanimali.eu</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2016/11/grossi_strongili-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2016/11/grossi_strongili.jpg" data-rel="lightbox-gallery-QPUVLyHB" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-2439" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2016/11/grossi_strongili.jpg" alt="grossi_strongili" width="454" height="296" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2016/11/grossi_strongili.jpg 454w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2016/11/grossi_strongili-300x196.jpg 300w" sizes="(max-width: 454px) 100vw, 454px" /></a>Carissimi lettori,</p>
<p>dopo aver avuto a che fare con questi maledetti parassiti con la relativa perdita di capre e pecore adulte e non&#8230; ho deciso di pubblicare questo articolo sperando che possa essere di aiuto ad altri. Su internet c&#8217;è pochissimo, i veterinari dell&#8217;ASL sono INUTILI, spesso i veterinari specializzati in questi animali sono intovabili. La moria è inarrestabile. L&#8217;autopsia dei miei animali mi ha permesso di verificarne le cause. I miei animali erano TUTTI infestati da strongidi (nome azzeccatissimo) che porta al rapido deperimento degli animali, dissenteria e morte ta atroci dolori. Gli strongili, a seconda della specie possono colpire anche i cavalli.</p>
<p>Federico Lavanche</p>
<p>Gli Strongili sono dei vermi appartenenti ai nematodi, (nematelminti = vermi tondi).</p>
<p>Il corpo dei nematodi è cilindrico, affusolato all’estremità e lungo da qualche frazione di millimetro a circa 10 cm (anche fino a 26 cm per il bonostomum). La sua struttura è semplice: il tubo digerente e la parete muscolare esterna sono separati da una cavità piena di liquido chiamata pseudoceloma (le femmine sono più grandi dei maschi).<br />
La malattia sostenuta da strongili gastro-intestinali è una malattia parassitaria sostenuta da nematodi di vari generi che si ritrovano a livello abosamale ed intestinale, a ciclo diretto, a decorso prevalentemente cronico che colpisce ruminanti domestici e selvatici. Il ciclo biologico per parassiti appartenenti alle superfamiglie Trichostrongyloidea e Strongyloidea è diretto quindi non presenta ospiti intermedi, mentre parassiti appartenenti alla superfamiglia Metastrongyloidea presentano un ciclo indiretto.</p>
<p>Il ciclo biologico in questo caso è composto da una fase esogena, influenzata da condizioni climatiche (temperatura, umidità, quantità di ossigeno),dal tempo di sviluppo delle larve, dalla sopravvivenza delle larve nel pascolo, dalla gestione del pascolo(carico n°animali/ha e orario di pascolo, cioè idro-foto-geotropismo delle L3) dalle caratteristiche pedologiche del pascolo (aerazione del terreno, acidità, copertura erbosa) e una fase endogena , influenzata dal parassita ( numero dei parassiti in uno stesso ospite, dalla prolificità degli elminti), dall’ospite (stato immunitario dell’ospite) e dall’ipobiosi (arrestato a livello della mucosa allo stato larvale per un periodo, per esempio Ostertagia, Haemonchus). Il PPR o periparturient rise, cioè l’aumento dell’emissione fecale di uova nel periodo peripartale, e legato a fattori endocrini, fattori nutrizionali, fattori immunitari, fattori climatici e genetici. Nell’ ambiente le larve uscite dalle uova presenti nelle feci, evolvono da L1 a L3 (7gg) per poi svolgere la loro azione patogena nel tratto gastro-enterico fino a L5, entrate per ingestione , per esempio con foraggio o acqua, o per via transcutanea (strongyloides e bunostomum).</p>
<p>PARASSITA             FAMIGLIA                     PRESENTE              ANIMALE<br />
Haemonchus           Trichostrongyloidea      Abomaso                Bovini<br />
Trichostrongylus     Trichostrongyloidea       Abomaso,tenue       Ovini, bovini<br />
Ostertagia                Trichostrongyloidea     Abomaso                Bovini<br />
Cooperia                  Trichostrongyloidea      Intestino tenue       Bovini<br />
Nematodirus            Trichostrongyloidea      Intestino tenue       Ovini, bovini<br />
Chabertia                 Strongyloidea               Intestino crasso     Ovini, bovini<br />
Oesophagostomum  Strongyloidea               Intestino crasso     Ovini, bovini,suini<br />
Bunostomum           Strongyloidea               Intestino tenue       Ovini, bovini<br />
Strongyloides          Rhabditoidea                 Intestino tenue       Ovini, bovini,suini</p>
<p>Questi parassiti svolgono un’azione patogena di tipo traumatica (adulti e larve), anemizzante, disoressica, depauperativi, dismetabolizzante, tossica e favorente; è una malattia cosmopolita, che colpisce fino al 100% degli allevamenti e degli animali infetti, specie negli ovini .</p>
<p><strong>SINTOMATOLOGIA</strong><br />
In genere si tratta di una malattia asintomatica ma nei giovani e/o animali senza immunità è possibile osservare diarrea, disappetenza, disidratazione, anemia, dimagramento, calo produzioni, edemi. Il genere Ostertagia provoca  diarrea acquosa e profusa, sete intensa, arresto dell’accrescimento, &gt;ph abomasale e pepsinogeno serico (1 tipo).</p>
<p><strong>DIAGNOSI</strong><br />
La diagnosi intra-vitam prevede esami coprologici qualitativi e quantitativi (diagnosi generica, cioè coltura coprologica per ottenere le L3 ad eccezione di nematodirus, marshallagia, strongyloides), dosaggio del pepsinogeno per l’Ostertagia; il prelievo delle feci dev’essere fatto direttamente dal retto del 10-15% dei capi; la quantità prelevata verrà conservata in frigorifero a +5•6°C per poi essere portata al laboratorio al più presto (max 48 ore). La diagnosi post-mortem prevede il rilievo dei parassiti in situ e il riscontro di lesioni (abomasite da Ostertagia, enterite nodulosa da Oesophagostomum).</p>
<p><strong>TERAPIA</strong><br />
La terapia prevede l’uso di benzimidazolici, imidazotiazolici, avermectine, farmaci da somministrare dopo i parti invernali (gennaio-metà marzo), prima del pascolo (per diminuire la carica infestante), alla fine del pascolo (dopo i parti autunnali, Ottobre-Novembre) e a primavera inoltrata (per rimonte a Maggio-Giugno)</p>
<p><strong>PROFILASSI</strong><br />
La profilassi prevede un’azione sul pascolo (rotazione dei pascoli, pascolo alternato ovini/bovini, aratura profonda, drenaggio acque stagnanti, uso di fertilizzanti attivi contro  le larve, oppure spostare per circa due mesi (prepotenza) sapendo che una L1 ci mette 7 giorni per diventare L3 e quindi infestante); un’azione sui ricoveri (igiene delle strutture, separazione giovani /adulti, in quanto è possibile la trasmissione vacca-vitello per via transamammaria, sistema di allontanamento delle deiezioni, maturazione dei liquami e dei foraggi), e un’azione sugli animali (terapia, rispettare modi e tempi di somministrazione per evitare chemioresistenza, introduzione dei giovani al pascolo possibilmente in aree non pascolate dagli adulti).</p>
<div class="paragraph-author">                                                                                             di <b>Denis Squizzato</b></div>
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		<title>Trasportare animali in treno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Oct 2016 16:41:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cani]]></category>
		<category><![CDATA[Gatti]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggiare con gli animali]]></category>
		<category><![CDATA[trasportare animale treno]]></category>
		<category><![CDATA[trasportare cane treni regionali trasportare gatto treni regionali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2016/10/caniXXL_-ITALO-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />Nel nostro precedente articolo abbiamo visto come trasportare i nostri animali in aereo. Ora affronteremo il trasporto degli animali in treno. Treni Nazionali Puoi trasportare gratuitamente cani di piccola taglia, gatti ed altri piccoli animali domestici da compagnia, alle seguenti condizioni: Il trasporto è ammesso nella prima e nella seconda classe di tutte le categorie di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2016/10/caniXXL_-ITALO-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2016/10/caniXXL_-ITALO.jpg" data-rel="lightbox-gallery-36DcQZGQ" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-2429" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2016/10/caniXXL_-ITALO.jpg" alt="canixxl_-italo" width="620" height="387" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2016/10/caniXXL_-ITALO.jpg 620w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2016/10/caniXXL_-ITALO-600x375.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2016/10/caniXXL_-ITALO-300x187.jpg 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a>Nel nostro precedente articolo abbiamo visto come <a href="https://www.animalieanimali.eu/leggi-e-regolamenti/come-trasportare-in-aereo-animali/">trasportare i nostri animali in aereo</a>.</p>
<p>Ora affronteremo il trasporto degli animali in treno.</p>
<h2>Treni Nazionali</h2>
<p><strong>Puoi trasportare gratuitamente cani di piccola taglia, gatti ed altri piccoli animali domestici da compagnia, alle seguenti condizioni:<br />
</strong>Il trasporto è ammesso nella prima e nella seconda classe di tutte le categorie di treni e nei livelli di servizio Executive, Business, Premium e Standard. <strong>Gli animali devono essere custoditi nell’apposito contenitore di dimensioni non superiori a 70x30x50 e tale da escludere lesioni o danni sia ai viaggiatori che alle vetture.</strong><br />
Nel caso di treni effettuati con materiale ETR 450 il contenitore va tenuto sulle ginocchia. E’ consentito un solo contenitore per ciascun viaggiatore.<br />
A bordo delle carrozze a cuccette, vagoni letto, e vetture Excelsior, devi acquistare il compartimento per intero (escluso il cane guida per i viaggiatori non vedenti).<br />
Nelle carrozze ristorante/bar non è consentito l’accesso agli animali (fatta eccezione solo per il cane guida dei non vedenti)</p>
<p><strong>Puoi trasportare un cane di qualsiasi taglia alle seguenti condizioni:</strong><br />
Puoi portare un cane di qualsiasi taglia su tutte le categorie di treni nazionali, in prima e seconda classe e nei livelli di servizio Business e Standard. Sono esclusi il livello di servizio Executive, Premium, l’Area del silenzio, i salottini e le carrozze ristorante/bar. Per il trasporto del cane devi acquistare presso le Biglietterie di stazione, le Agenzie di viaggio abilitate o chiamando il Call Center, contestualmente al tuo biglietto <em>(di qualsiasi tipologia)</em>, un biglietto di seconda classe o livello Standard al prezzo Base previsto per il treno utilizzato ridotto del 50%, anche per i viaggi in prima classe e nel livello di servizio Business.<br />
<strong><br />
Devi sempre tenere il cane al guinzaglio e munito di museruola.<br />
</strong>A bordo delle carrozze a cuccette, vagoni letto e vetture Excelsior, devi acquistare un biglietto alla tariffa di seconda classe ridotta del 50%. E’ inoltre sempre richiesto l’acquisto dell’intero compartimento. Fuori dal compartimento devi tenere il cane al guinzaglio e munito di museruola.</p>
<p><strong>Il cane guida per viaggiatori</strong> <strong>non vedenti</strong> è ammesso <strong>gratuitamente</strong> su tutte le categorie di treni, classi o livelli di servizio e nelle carrozze ristorante/bar. Per tali cani non è, inoltre, previsto l&#8217;obbligo dell&#8217;acquisto dell&#8217;intero compartimento cuccette, VL o Excelsior.<br />
<strong>In tutti i casi</strong>, per il trasporto del cane di qualsiasi taglia devi sempre avere il <strong>certificato d’iscrizione all’anagrafe canina e il libretto sanitario</strong> (o, per i cittadini stranieri, il passaporto in sostituzione di entrambi i documenti). Tale obbligo non è previsto per il cane guida per viaggiatori non vedenti.</p>
<p><b>I</b><strong>l cane guida per i non vedenti può viaggiare su tutti i treni gratuitamente senza alcun obbligo.</strong></p>
<p><strong>Cambio della prenotazione e del biglietto<br />
</strong>Puoi effettuare il cambio della prenotazione e il cambio del biglietto per il trasporto del cane solo se:</p>
<ul>
<li>previsti per il tuo biglietto e nei limiti temporali dello stesso;</li>
<li>li richiedi insieme al tuo titolo di viaggio e per treni che ammettono il trasporto del cane.</li>
</ul>
<p><strong>Rimborso</strong><br />
Puoi ottenere il rimborso del biglietto per il trasporto del cane solo se:</p>
<ul>
<li>previsto per il tuo biglietto e nei limiti temporali dello stesso;</li>
<li>lo richiedi insieme al tuo titolo di viaggio.</li>
</ul>
<p>L’importo minimo non rimborsabile (10 euro) è calcolato sull’importo complessivo.</p>
<h2>Treni Regionali</h2>
<p>Puoi trasportare gratuitamente cani di piccola taglia, gatti ed altri piccoli animali domestici da compagnia, nella prima e nella seconda classe di tutte le categorie di treni Regionali, salvo particolari eccezioni, custoditi nell’apposito contenitore di dimensioni non superiori a cm.70x30x50 e tale da escludere lesioni o danni sia ai viaggiatori sia alle vetture.<br />
Puoi inoltre trasportare, salvo diversa disposizione regionale, un cane di qualsiasi taglia, provvisto di museruola e guinzaglio, sulla piattaforma o vestibolo dell’ultima carrozza, con la sola esclusione dell’orario dalle 7 alle 9 del mattino dei giorni feriali dal lunedì al venerdì, acquistando un biglietto di seconda classe alla tariffa prevista per il percorso effettuato ridotta del 50%.<br />
E’ ammesso <strong>il trasporto a titolo gratuito del cane guida delle persone non vedenti</strong>, anche se accompagnate, su tutte le categorie di treni, senza vincoli. Per trasportare i cani, con eccezione del cane guida per non vedenti, è necessario il certificato di iscrizione all’anagrafe canina ed il libretto sanitario, (o, per i cani dei cittadini stranieri, il “passaporto del cane” in sostituzione di entrambi i documenti), da esibire al momento dell’acquisto del biglietto dell’animale, ove previsto, e durante il viaggio ad ogni richiesta del personale.</p>
<h2>Irregolarità</h2>
<p>Puoi accedere con il tuo cane a un treno diverso da quello prenotato, se consentito dal tuo biglietto e nei limiti temporali dello stesso, avvisando il personale di bordo e, nel caso di un cane di qualsiasi taglia, pagando l’eventuale differenza di prezzo e il sovrapprezzo di 8 euro.<br />
Se a bordo treno risulti sprovvisto del biglietto per l’animale (se richiesto) vieni regolarizzato con il pagamento dell prezzo Base intero previsto maggiorato di una <a href="http://www.trenitalia.com/tcom/Informazioni/La-guida-del-viaggiatore/Acquisto,-utilizzo-e-modifica-biglietto-nazionale"><strong>penalità</strong></a> (nel caso di viaggio in vetture letto, il compartimento deve essere acquistato per intero). La stessa regolarizzazione è prevista se l’animale non è ammesso al trasporto e, in tal caso, devi anche scendere con il cane alla prima stazione in cui il treno effettua fermata.<br />
Se invece non presenti la prescritta iscrizione all’anagrafe canina e il libretto sanitario (o il “passaporto del cane” per i cani dei viaggiatori stranieri) devi corrispondere una penalità di 25 euro.<br />
Se il trasporto dell&#8217;animale non rispetta le condizioni previste (per esempio se il cane è sprovvisto di museruola o guinzaglio) o le dimensioni del contenitore superano quelle ammesse, devi pagare, salvo diversa disposizione tariffaria, una penalità di 8 euro.<br />
In tutti questi casi dovrai comunque scendere con il cane alla prima stazione in cui il treno effettua fermata, senza diritto al rimborso di quanto pagato.</p>
<p>Se l’irregolarità riguarda sia il biglietto che il rispetto delle condizioni di trasporto dell’animale oppure nel caso di utilizzazione di più treni di categoria diversa, le penalità dovute si applicano una sola volta.<br />
Durante il trasporto in treno devi sorvegliare il tuo animale e sei responsabile di tutti i danni eventualmente arrecati. In nessun caso l’animale può occupare posti destinati ai viaggiatori e qualora rechi disturbo, su indicazione del personale del treno, dovrai spostarti in un altro posto eventualmente disponibile o scendere alla prima stazione in cui il treno effettua fermata.</p>
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<p>fonte: trenitalia.com</p>
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		<title>Allarme della Fao, venti razze animali a rischio di estinzione</title>
		<link>https://www.animalieanimali.eu/allarme-della-fao-venti-razze-animali-a-rischio-di-estinzione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Feb 2016 11:48:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali da Fattoria]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[bovini]]></category>
		<category><![CDATA[cavalli]]></category>
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		<category><![CDATA[mucche]]></category>
		<category><![CDATA[razze animali a rischio di estinzione]]></category>
		<category><![CDATA[suini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2016/02/mucca_pontremolese-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />In Toscana sono venti le razze animali a rischio estinzione tra mucche, pecore, capre, cavalli e maiali. C’è il cavallo monterufolino, il suino nero macchiola maremmama, la mucca pontremolese, quella garfagnina, quella pisana e quella della calvana. Ed ancora i suini di Cinta senese, la pecora zerasca, quella dell’Amiata ed altri. Lo dice la Coldiretti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.animalieanimali.eu/allarme-della-fao-venti-razze-animali-a-rischio-di-estinzione/">Allarme della Fao, venti razze animali a rischio di estinzione</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.animalieanimali.eu">Il Portale sugli animali - www.animalieanimali.eu</a>.</p>
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<p>La Toscana degli allevatori sta lavorando per salvare sei razze di bovini, sei di ovini,due di caprino, uno di suino, quattro di cavalli ed uno di avicoli, si legge in una nota di Coldiretti. “E’ il risultato del lavoro di intere generazioni di agricoltori impegnati a difendere – spiega Tulio Marcelli, presidente Coldiretti Toscana – la biodiversità sul territorio e le tradizioni alimentari”.</p>
<p>Tra i bovini ‘salvati’, figura la maremmana, un risultato che ha permesso alla Toscana di guadagnare una seconda posizione nella graduatoria nazionale: con 2.221 capi iscritti al libro genealogico. In crescita anche la mucca pontremolese e garfagnina. Ancora in fase di lieve erosione, ma in consolidamento, invece, la presenza della mucca pisana e la calvana passata dai 487 ai 454 capi.</p>
<p>Sull”Arca di Noè’ toscana sono saliti anche i suini di Cinta senese e la macchiaiola maremmana. E’ la volta poi delle razze ovine: la pecora zerasca, quella massese e quella appenninica. Meno importanti i numeri, pur se in crescita, della pecora dell’Amiata, e della pomarancina. Tra gli equini una considerazione a parte la merita il celebre cavallo monterufolino della Contessa Wrangler, moglie di Ugolino della Gherardesca.</p>
<p>Fonte: ASA</p>
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		<title>Sverminare gli ovini &#8211; Ivomec</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2015 10:47:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali da Fattoria]]></category>
		<category><![CDATA[acari]]></category>
		<category><![CDATA[IVOMEC]]></category>
		<category><![CDATA[parassitosi intestinali]]></category>
		<category><![CDATA[parassitosi intestinali ovini]]></category>
		<category><![CDATA[vermi capra]]></category>
		<category><![CDATA[vermi pecora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/07/1657872-caprone-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />Mi è capitato di notare un costante dimagrimento di alcuni soggetti presenti nel mio allevamento famigliare. Poichè hanno la possibilità di pascolare dall&#8217;alba al tramonto su un ricco prato inerbato da colture miste e siccome gli esami del sangue fatti dalla Asl erano tutti negativi, altro non può essere che una infestazione parassitaria da vermi. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/07/1657872-caprone-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><p><a href="https://www.animalieanimali.eu/animali-da-fattoria/sverminare-gli-ovini-ivomec/attachment/1657872-caprone/" rel="attachment wp-att-2104"><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-2104" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/07/1657872-caprone.jpg" alt="1657872-caprone" width="680" height="380" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/07/1657872-caprone.jpg 680w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/07/1657872-caprone-600x335.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/07/1657872-caprone-300x168.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/07/1657872-caprone-128x72.jpg 128w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /></a>Mi è capitato di notare un costante dimagrimento di alcuni soggetti presenti nel mio allevamento famigliare. Poichè hanno la possibilità di pascolare dall&#8217;alba al tramonto su un ricco prato inerbato da colture miste e siccome gli esami del sangue fatti dalla Asl erano tutti negativi, altro non può essere che una infestazione parassitaria da vermi. Ho cercato un prodotto specifico su google ma non ho trovato nulla. Su molti forum non sono gradite pubblicità ai prodotti mentre qui vi indicherò come fare.</p>
<p><strong>Per sverminare le mie caprette ho usato l&#8217;IVOMEC</strong> che gentilmente mi ha passato la mia vet in una siringa.  Basta una sola iniezione per risolvere il problema.</p>
<p>Di seguito trovate la scheda del prodotto.</p>
<p>Spero di esservi stato utile! 😉</p>
<p>Se volete sapere di più sulle malattie degli ovini, <a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2015/07/10_allevamento_ovino_malattie.pdf">SCARICATE QUESTA GUIDA</a></p>
<p>La soluzione iniettabile e&#8217; indicata per il trattamento ed il controllo delle seguenti specie di nematodi gastrointestinali, vermi polmonari, altri nematodi, parassiti esterni, pidocchi ematofagi ed acari della rogna dei bovini. Nematodi gastrointestinali (adulti e larve di 4 stadio) Ostertagia ostertagi (incluse le larve inibite), Ostertagia lyrata, Haemonchus placei, Trichostrongylus axei, Trichostrongylus colubriformis, Cooperia oncophora, C. punctata, C. pectinata, Cooperia spp., Oesophagostomum radiatum, Bunostomum phlebotomum, Nematodirus helvetianus (adulti), N. spathiger (adulti), Strongyloides papillosus (adulti),Toxocara (Neoascaris) vitulorum (adulti). Vermi polmonari: (adulti elarve di 4 stadio) Dictyocaulus viviparus (incluse le larve inibite).Altri nematodi: Parafilaria bovicola e Thelazia spp. (adulti). Parassiti esterni: Hypoderma bovis, H. lineatum (stadi larvali). Pidocchi: Linognathus vituli, Haematopinus eurysternus, Solenopotes capillatus, come ausilio nel controllo dei mallofagi appartenenti alla specie Damalinia bovis. Acari: Psoroptes ovis (sin. P. communis var. bovis), Sarcoptes scabiei var. bovis, come ausilio nel controllo di Chorioptes bovis.</p>
<p>Il farmaco, somministrato <strong>alla dose raccomandata di 1 ml per 50 kg di peso corporeo</strong> controlla reinfestazioni sostenute da Haemonchus placei e Cooperia spp. che hanno luogo nei primi 14 giorni dal trattamento,da Ostertagia ostertagi ed Oesophagostomum radiatum che hanno luogo nei primi 21 giorni dal trattamento e da Dictyocaulus viviparus che hanno luogo nei primi 28 giorni dal trattamento.</p>
<p>SUINI: la soluzione iniettabile di IVOMEC e&#8217; inoltre indicata per il trattamento ed il controllo dei seguenti parassiti dei suini: nematodi gastrointestinali (adulti e larve di 4 stadio) Ascaris suum, Hyostrongylus rubidus, Oesophagostomum spp., Strongyloides ransomi (adulti), come ausilio nel controlodei nematodi ematofagi appartenenti alla specie Trichuris suis (adulti). Il prodotto somministrato alle scrofe 7-14 giorni prima del parto controlla efficacemente la trasmissione transmammaria ai suinetti delleinfestazioni da Strongyloides ransomi. Vermi polmonari (adulti) Metastrongylus spp. Pidocchi: Haematopinus suis. Acari: Sarcoptes scabiei var. suis. Nota: si raccomanda di usare particolare attenzione per prevenire il trasferimento della parassitosi ad animali sani o luoghi noninfestati, dato che l&#8217;effetto dell&#8217;ivermectina sugli acari non e&#8217; immediato. I suini non dovrebbero essere spostati in luoghi indenni od esposti a contatto con soggetti sani per almeno una settimana dopo il completamento del trattamento. Le scrofe dovrebbero essere trattate almeno una settimana prima del parto per minimizzare il trasferimento di acari ai suinetti. Nel caso di pediculosi, puo&#8217; rendersi necessario ritrattare i soggetti poiche&#8217; alle uova del parassita occorrono almeno 3 settimane per schiudere.</p>
<p><span style="color: #6285dc; font-family: verdana; font-size: small;">CONTROINDICAZIONI/EFFETTI SECONDARI:</span><br />
Non usare per via intramuscolare ed endovenosa.</p>
<p><span style="color: #6285dc; font-family: verdana; font-size: small;">USO/VIA DI SOMMINISTRAZIONE:</span><br />
Via sottocutanea.</p>
<p><span style="color: #6285dc; font-family: verdana; font-size: small;">POSOLOGIA:</span><br />
BOVINI: il dosaggio raccomandato e&#8217; di 200 mcg di ivermectina ogni chilogrammo di peso corporeo, corrispondente a 1 ml di soluzione ogni 50kg di peso corporeo, da somministrarsi unicamente per via sottocutanea. L&#8217;iniezione sottocutanea va effettuata in posizione craniale o caudale rispetto alla spalla. Si raccomanda l&#8217;uso di ago sterile calibro 16, da 15 a 20 mm. SUINI: il dosaggio raccomandato e&#8217; di 300 mcg di ivermectina ogni chilogrammo di peso corporeo, corrispondente a 1 ml di soluzione ogni 33 kg di peso corporeo. La via di somministrazione raccomandata e&#8217; quella sottocutanea nella parte dorsale del collo. La soluzione puo&#8217; essere somministrata con qualsiasi apparecchiatura standard automatica o a dosaggio singolo, rispettando le normali condizioni di asepsi. Programmi consigliati di trattamento dei suini. Suini da riproduzione: all&#8217;inizio di qualsiasi programma di controllo antiparassitario e&#8217; importante trattare tutti gli animali da riproduzione presenti nel gruppo. Dopo il trattamento iniziale, impiegare IVOMEC con regolarita&#8217; come segue: scrofe e scrofette: trattare preferibilmente 7-14 giorni prima del parto per minimizzare l&#8217;infestazione dei suinetti. Trattare anche 7-14 giorni prima dell&#8217;accoppiamento. Verri: trattare almeno due volte all&#8217;anno a seconda della gravita&#8217; dell&#8217;infestazione. Suini all&#8217;ingrasso: si raccomanda di trattare tutti i suini prima dell&#8217;immissione nei recinti da ingrasso non infestati e comunque qualora si dovessero riscontrare episodi di endo- ed ectoparassitosi.</p>
<p><span style="color: #6285dc; font-family: verdana; font-size: small;">CONSERVAZIONE:</span><br />
Questo medicinale veterinario non richiede alcuna speciale condizionedi conservazione. Non congelare.Tenere fuori dalla portata dei bambini. Non usare dopo la data di scadenza riportata in etichetta. Periodo di validita&#8217; dopo la prima apertura del flacone: 11 mesi</p>
<p><span style="color: #6285dc; font-family: verdana; font-size: small;">AVVERTENZE:</span><br />
Suddividere dosi superiori a 10 ml in due punti di iniezione per ridurre i disturbi occasionali e le reazioni all&#8217;inoculo. Utilizzare puntidi inoculo differenti per altri prodotti ad uso parenterale.</p>
<p><span style="color: #6285dc; font-family: verdana; font-size: small;">TEMPI DI SOSPENSIONE:</span><br />
Carni bovine: 42 giorni. Carni suine: 28 giorni. Da non usare in bovine in asciutta, in lattazione ed in riproduzione, al fine di evitare residui del farmaco nel latte destinato al consumo umano.</p>
<p><span style="color: #6285dc; font-family: verdana; font-size: small;">SPECIE DI DESTINAZIONE:</span><br />
Bovini e suini.</p>
<p><span style="color: #6285dc; font-family: verdana; font-size: small;">INTERAZIONI:</span><br />
Puo&#8217; essere somministrato contemporaneamente al vaccino antiaftoso o ai vaccini per le clostridiosi,senza provocare reazioni indesiderate. Altri prodotti iniettabili devono essere somministrati in aree cutaneediverse.<br />
DIAGNOSI E PRESCRIZIONEDa vendersi dietro presentazione di ricetta dedico-veterinaria in triplice copia non ripetibile.</p>
<p><span style="color: #6285dc; font-family: verdana; font-size: small;">EFFETTI INDESIDERATI:</span><br />
Sono stati notati disturbi transitori in alcuni bovini dopo il trattamento sottocutaneo. Inoltre, nel punto di inoculo sono stati osservatidei transitori e leggeri gonfiori. Tali reazioni secondarie si sono risolte senza trattamenti.</p>
<p><span style="color: #6285dc; font-family: verdana; font-size: small;">GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO:</span><br />
Da non usare in bovine in asciutta, in lattazione ed in riproduzione,al fine di evitare residui del farmaco nel latte destinato al consumo umano.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>E alla fine arriva Ciccio, il nostro maiale.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2014 07:16:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Maiali]]></category>
		<category><![CDATA[allevamento del suino all'aperto]]></category>
		<category><![CDATA[allevamento familiare del maiale]]></category>
		<category><![CDATA[allevamento maiale uso familiare]]></category>
		<category><![CDATA[allevare il maiale all'aperto]]></category>
		<category><![CDATA[allevare maiale a casa]]></category>
		<category><![CDATA[maiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7790-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />Tanti, ma non troppi anni fa, chi aveva una corte, un&#8217;aia, uno spazio all&#8217;aperto, allevava a casa un maiale ad uso alimentare, per il consumo familiare. In Romania, ancora oggi, ogni famiglia di campagna ha il suo maiale che viene macellato nel periodo natalizio, spesso con l&#8217;aiuto del parente o del vicino di casa che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.animalieanimali.eu/arriva-ciccio-maiale/">E alla fine arriva Ciccio, il nostro maiale.</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.animalieanimali.eu">Il Portale sugli animali - www.animalieanimali.eu</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7790-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7780.jpg" data-rel="lightbox-gallery-7w5Fd46F" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-1772 " src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7780-1024x768.jpg" alt="maiale allevato a casa" width="651" height="488" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7780-1024x768.jpg 1024w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7780-600x450.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7780-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7780-180x135.jpg 180w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7780-900x675.jpg 900w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7780.jpg 1048w" sizes="(max-width: 651px) 100vw, 651px" /></a></p>
<p>Tanti, ma non troppi anni fa, chi aveva una corte, un&#8217;aia, uno spazio all&#8217;aperto, allevava a casa un maiale ad uso alimentare, per il consumo familiare. In Romania, ancora oggi, ogni famiglia di campagna ha il suo maiale che viene macellato nel periodo natalizio, spesso con l&#8217;aiuto del parente o del vicino di casa che a sua volta contraccambierà il favore facendosi dare una mano al momento della macellazione del suo maiale. La macellazione del maiale è sempre stata una giornata di festa, di condivisione, di aiuto reciproco. L&#8217;aria frizzante di dicembre, il fuoco, l&#8217;odore del fumo, pane, salame e del buon vino accompagnano da sempre questo giorno unico.</p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7785.jpg" data-rel="lightbox-gallery-7w5Fd46F" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignright wp-image-1774 size-medium" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7785-300x225.jpg" alt="io con Cioccio" width="300" height="225" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7785-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7785-600x450.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7785-1024x768.jpg 1024w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7785-180x135.jpg 180w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7785-900x675.jpg 900w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7785.jpg 1048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Chi lo avrebbe detto&#8230;dopo tanti anni, ho deciso di riprendere il maiale anch&#8217;io! In passato avevo già fatto questa esperienza e <strong>come tradizione vuole, l&#8217;allevamento casalingo del suino a scopo alimentare è facile, biologico e di grande resa</strong>. Prima di tutto ho sentito il servizio asl veterinario della  mia zona per verificare la fattibilità. Dopo un sopralluogo del veterinario incaricato insieme ad un componente per il benessere animale, ho avuto l&#8217;ok e il mio <strong>numero di stalla</strong> utile anche per l&#8217;acquisto successivo delle pecore e delle caprette.</p>
<p>La sistemazione per Grugru è stata facile, abbiamo recintato circa 20mq di terreno su cui è presente un piccolo riparo in muratura. Per il recinto abbiamo utilizzato pali di legno, filo di ferro tra un palo e l&#8217;altro e del telo verde per vivaisti. All&#8217;interno abbiamo fatto passare tramite appositi anelli il nastro elettrificato. Il primo giro di nastro è a 25 cm dal terreno, <a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7789.jpg" data-rel="lightbox-gallery-7w5Fd46F" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1776" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7789-300x225.jpg" alt="IMG_7789" width="300" height="225" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7789-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7789-600x450.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7789-1024x768.jpg 1024w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7789-180x135.jpg 180w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7789-900x675.jpg 900w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7789.jpg 1048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>l&#8217;altro a 50 cm. Il recinto elettrico è fondamentale per contenere un suino. Hanno una forza sul grugno pazzesca e amano tirare su col muso qualsiasi cosa anche la più pesante, come se fosse un fuscello leggero leggero&#8230;</p>
<p>La cassetta che fornisce l&#8217;impulso elettrico sta al di fuori, accanto al cancelletto di entrata ricavato da una pedana per pallet. Eravamo consapevoli del fatto che Ciccio avrebbe presto &#8220;arato&#8221; tutto il terreno presente per cui abbiamo fatto particolare attenzione a interrare e cementare la mangiatoia e la beverina ricavati entrambi da 2 vecchi lavandini. All&#8217;interno del riparo, provvisto di pavimento in cemento abbiamo posto abbondante paglia.</p>
<p>A Settembre siamo andati a prenotarlo presso un allevamento intensivo. L&#8217;allevatore è stato coscienzioso, preparato e disponibile. Lo ha tenuto per una settimana diviso dagli altri, lo <a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7790.jpg" data-rel="lightbox-gallery-7w5Fd46F" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignright wp-image-1777 size-medium" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7790-300x225.jpg" alt="IMG_7790" width="300" height="225" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7790-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7790-600x450.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7790-1024x768.jpg 1024w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7790-180x135.jpg 180w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7790-900x675.jpg 900w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7790.jpg 1048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>ha sverminato e ha verificato che fosse in perfetta salute. Ci ha regalato mezzo sacco di mangime da mischiare gradualmente con quello fornito a casa. Ci ha raccomandato di tenerlo d&#8217;occhio perchè i primi giorni, i suinetti si sentono soli e non mangiano. Ci ha regalato anche un vermifugo da somministrargli qualche tempo prima della macellazione. Siccome lo prendevamo per settembre, ci ha consigliato un peso vivo di almeno una quarantina di chili in modo da essere sufficientemente grande nel periodo del freddo intenso e così abbiamo fatto. Ciccio pesa 43 kili e con 120 euro abbiamo iniziato questa esperienza.  Il trasporto è dovuto avvenire con mezzo idoneo e autorizzato al trasporto animale insieme ai <strong>documenti di cessione (modello IV)</strong> con tutti i dati dell&#8217;animale, dell&#8217;allevamento e del servizio veterinario di appartenenza. Questi documenti sono stati prontamente trasmessi al nostro servizio asl di zona collegati al nostro numero stalla. I primi 2 giorni Ciccio si è fatto delle grandi dormite nel suo riparo, letteralmente sommerso <a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7787.jpg" data-rel="lightbox-gallery-7w5Fd46F" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1775" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7787-300x225.jpg" alt="IMG_7787" width="300" height="225" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7787-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7787-600x450.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7787-1024x768.jpg 1024w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7787-180x135.jpg 180w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7787-900x675.jpg 900w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7787.jpg 1048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>dalla paglia. Dormiva così profondamente che sembrava morto&#8230; poi ha iniziato ad assaggiare gli avanzi di cucina, gusti diversi, hanno risvegliato il desiderio atavico di nutrirsi&#8230; Gli diamo da mangiare due volte al giorno, mattina e sera. Si accontenta davvero di poco: avanzi di cucina come pasta, verdure cotte, minestroni, bucce di mela, pane duro, grissini, frutta bacata, ecc&#8230; Il nostro panettiere ci tiene da parte il pane avanzato che ci vende a 50 cent il kilo. E&#8217; una ottima fonte di carboidrati a basso prezzo. Al consorzio agrario invece compriamo un saccone di fioccato misto di cereali che lo fanno letteralmente impazzire! Tutti i prodotti della serra e dell&#8217;orto non più idonei al consumo casalingo finiscono al nostro maiale di casa. Pomodori, zucchine, cetrioli, peperoni, melanzane ormai vecchiotte..</p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7782.jpg" data-rel="lightbox-gallery-7w5Fd46F" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignright wp-image-1773 size-medium" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7782-300x225.jpg" alt="IMG_7782" width="300" height="225" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7782-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7782-600x450.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7782-1024x768.jpg 1024w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7782-180x135.jpg 180w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7782-900x675.jpg 900w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_7782.jpg 1048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Tutto funziona a meraviglia. Ha scelto come &#8220;bagno&#8221; un punto opposto a dove ha l&#8217;acqua e la mangiatoia, altra dimostrazione di intelligenza. Ciccio è passato da un allevamento intensivo ad una vacanza! Passa le sue giornate a mangiare, a prendere il sole, a dormire, a sgrufolare allegramente nel terreno. Cresce a vista d&#8217;occhio. L&#8217;allevatore dice che questa razza, la Large White, ha una velocità di crescita impressionante, circa 1,7 kg al giorno&#8230; Una &#8220;macchina&#8221; da ingrasso, e si vede! Il prossimo anno ho intenzione di allevare un maiale di Cinta Senese, razza antichissima dalla qualità gastronomica elevatissima. Il fatto è che essendo un animale di razza arcaica, cresce molto meno velocemente del White quindi servono molti più mesi per portarlo ad un adeguato peso di macellazione. In cambio di qualche salsiccia e un arrosto, la pasticceria vicina ci regala scarti di pizzette, pasticcini, tortine, salatini di vario tipo e genere di cui Ciccio è ghiotto. Siamo nel 2014 e sono felice di poter vivere ancora questa esperienza, so cosa metteremo in tavola e so che la carne e i suoi derivati non avranno lo stesso sapore di quella comprata. Spero che queste informazioni possano servire ad altre famiglie come la nostra che cercano, ancor oggi, il biologico, la genuinità e gli antichi sapori di una volta!</p>
<p>Federico Lavanche</p>
<p>Aggiornamento al 29-12-2014</p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_8576.jpg" data-rel="lightbox-gallery-7w5Fd46F" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1921" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_8576-300x225.jpg" alt="maiale ciccio" width="300" height="225" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_8576-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_8576-600x450.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_8576-700x525.jpg 700w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_8576-476x357.jpg 476w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_8576-644x483.jpg 644w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/10/IMG_8576.jpg 1000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Non è stata una buona idea lasciare al maiale tutto quello spazio di terreno perchè in poco tempo, con il suo grosso grugno, ha smosso tutto il terreno che con le piogge si è inzuppato all&#8217;inverosimile. Per fortuna il terreno ha una leggera pendenza che ha consentito il naturale deflusso delle acque. Il prossimo anno, di fronte alla apertura del suo ricovero, faremo un battuto di cemento recintato con pali di ferro.</p>
<p>Il carattere di Ciccio è cambiato radicalmente, non cerca più i grattini che gli regalevamo al cambio dell&#8217;acqua o al momento del pasto. Ora, l&#8217;unica cosa che cerca è il cibo. E&#8217; diventato una &#8220;macchina da ingrasso&#8221;. Dorme, mangia, beve, sgrufola. E&#8217; arrivato il primo freddo e gli ho messo abbondante paglia nel ricovero, cosa che ha gradito moltissimo.</p>
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		<title>Pecora Suffolk</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2014 09:57:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali da Fattoria]]></category>
		<category><![CDATA[Pecore]]></category>
		<category><![CDATA[pecora da carne]]></category>
		<category><![CDATA[pecora suffolk]]></category>
		<category><![CDATA[razza pecora da carne]]></category>
		<category><![CDATA[tosare pecora]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/pecora-suffolk-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />La razza di pecore Suffolk, originaria della Gran Bretagna, si caratterizza per l’aspetto imponente, la rusticità e l’estrema adattabilità al pascolo anche in condizioni di clima inclemente. Pochi capi (da 2 a 4 esemplari) sono in genere più che sufficienti per tenere «pulita» un’area incolta di circa un ettaro senza dover ricorrere al decespugliatore Origine. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/pecora-suffolk-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><h2><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/pecora-suffolk.jpg" data-rel="lightbox-gallery-n6L2MiAd" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-1743" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/pecora-suffolk.jpg" alt="pecora suffolk" width="800" height="614" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/pecora-suffolk.jpg 800w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/pecora-suffolk-600x461.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/pecora-suffolk-300x230.jpg 300w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></h2>
<p style="text-align: center;"><strong><em>La razza di pecore Suffolk, originaria della Gran Bretagna, si caratterizza per l’aspetto imponente,</em></strong><br />
<strong> <em> la rusticità e l’estrema adattabilità al pascolo anche in condizioni di clima inclemente.</em></strong><br />
<strong> <em> Pochi capi (da 2 a 4 esemplari) sono in genere più che sufficienti per tenere «pulita» un’area</em></strong><br />
<strong> <em> incolta di circa un ettaro senza dover ricorrere al decespugliatore</em></strong></p>
<h2></h2>
<h2>Origine.</h2>
<p>Questa speciale razza di pecore è stata ottenuta in Gran Bretagna a metà dell’ Ottocento, incrociando pecore della Contea di Norfolk (Norfolk Homed) con arieti Southdown. Viene allevata in Scozia, Galles, Irlanda, nord-centro e sud Europa, Nord America, Nuova Zelanda. Dalla Southdown ha ereditato la qualità della carne e della lana, dalla Norfolk Homed la rusticità. Ottima razza da carne e ottima pascolatrice, da vari anni è stata importata anche in Italia centro settentrionale per incroci con razze locali e per l&#8217;allevamento per la produzione di agnelli pesanti.</p>
<h2>Caratteristiche.</h2>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/pecora-suffolk-2.jpg" data-rel="lightbox-gallery-n6L2MiAd" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1742" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/pecora-suffolk-2-300x200.jpg" alt="pecora suffolk 2" width="300" height="200" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/pecora-suffolk-2-300x200.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/pecora-suffolk-2.jpg 460w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Le Suffolk mangiano moltissima erba, hanno una taglia molto grande, il vello spesso e bianco, la testa nera e gli arti nudi e neri, non hanno corna, sono da carne e non producono latte. Il tronco è cilindrico e voluminoso. I maschi raggiungono il peso da 120 a 140 kg ed oltre , le femmine da 75 a 90 kg . Hanno un’ ottima fecondità, con grande capacità di allattamento e quindi l’accrescimento degli agnelli è molto rapido: ad appena 70 giorni di vita possono superare i 30 kg di peso. La loro carne è assai apprezzata,magra e molto digeribile.<br />
Le pecore Suffolk hanno un aspetto bello e imponente, sono molto docili, tanto che si avvicinano alle persone, piacciono specialmente ai bambini, poiché vengono a prendere il mangime dalle loro mani.<br />
Sono molto resistenti, vivono sempre all’aperto anche in inverno. Non temono le basse temperature, anche quando piove o nevica raramente si riparano. Soffrono nelle estati molto calde, per questo è bene che nei loro recinti ci siano delle piante che facciano ombra e, naturalmente, devono avere sempre buona acqua a disposizione.</p>
<h2>In Italia.</h2>
<p>Il maggior numero di capi Suffolk si trova nell&#8217;italia centro settentrionale, in special modo in Emilia Romagna sono dislocati parecchi allevamenti con una consistenza di circa 2.700 capi. La Toscana è al secondo posto con circa 340 capi ma al primo posto per l&#8217;allevamento in selezione di riproduttori di altissima qualità di razza Suffolk. In particolare nella Vallata del Mugello, in provincia di Firenze, si trovano oltre il 95% dei capi di tutta la regione.</p>
<h2>Tosatura</h2>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/come-tosare-le-pecore-2.jpg" data-rel="lightbox-gallery-n6L2MiAd" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignright size-medium wp-image-1739" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/come-tosare-le-pecore-2-300x199.jpg" alt="come-tosare-le-pecore (2)" width="300" height="199" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/come-tosare-le-pecore-2-300x199.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/come-tosare-le-pecore-2-600x399.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/come-tosare-le-pecore-2.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>È noto che la tosatura degli ovini avviene, in generale, nello stesso periodo per tutte le razze. Nel caso della pecora Suffolk, è da considerare che questo esemplare patisce le afose giornate estive e quindi dovrete comportarvi di conseguenza. Detto questo dovrete effettuare la tosatura delle vostre pecore all&#8217;inizio della primavera, in particolare verso la fine di Marzo e l&#8217;inizio di Aprile. All&#8217;occorrenza potreste andare addirittura incontro alla necessità di effettuare anche due tosature per anno, nel caso in cui le temperature si dovessero assestare per lunghi periodi verso i 30 gradi.Dunque a seconda delle temperature, mettete in preventivo la possibilità di effettuate la seconda tosatura durante <a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/come-tosare-le-pecore.jpg" data-rel="lightbox-gallery-n6L2MiAd" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1740" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/come-tosare-le-pecore-300x200.jpg" alt="come-tosare-le-pecore" width="300" height="200" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/come-tosare-le-pecore-300x200.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/come-tosare-le-pecore-600x400.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/come-tosare-le-pecore-900x600.jpg 900w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/come-tosare-le-pecore.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>l&#8217;estate, nel periodo di Luglio. Badate che la lana sia molto asciutta, quindi possibilmente procedete alla tosatura oltre metà mattinata, non prima poiché la lana potrebbe risultare umida per la brina notturna.È consigliabile, radunare le pecore in una stanza coperta, almeno il pomeriggio prima della rasatura, in maniera da proteggerle dalla brina notturna. Per effettuare la rasatura, vi consiglio sia le tipiche forbici da tosatura oppure le pratiche macchinette elettriche, facilmente acquistabili sul mercato.Procedete alla tosatura tenendo fermo l&#8217;animale con una mano, mentre con l&#8217;altra impugnate le forbici o la macchinetta elettrica. Iniziate a tosare la pancia della pecora, e in successione passate agli arti inferiori, al dorso e infine agli arti superiori.</p>
<p>Manuale Allevamento Suffolk PDF (<strong>da leggere!</strong>)<a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/manuale-suffolk-1.pdf">manuale-suffolk-1</a></p>
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		<title>Capra camosciata delle Alpi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Sep 2014 14:44:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali da Fattoria]]></category>
		<category><![CDATA[Capre]]></category>
		<category><![CDATA[capra]]></category>
		<category><![CDATA[capra camosciata]]></category>
		<category><![CDATA[capra camosciata delle Alpi]]></category>
		<category><![CDATA[capra da latte]]></category>
		<category><![CDATA[formaggi di capra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/09/camosciata-delle-alpi-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />Fin da bambino, grazie all&#8217;amore per gli animali trasmesso da mia madre, ho avuto a che fare con caprette tibetane e saanen che producevano una discreta quantità di latte per il fabbisogno familiare. Vivendo in Piemonte, ho avuto modo di avvicinarmi ad una razza di capra molto bella e rustica che proviene dei monti Svizzeri: [&#8230;]</p>
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<p>Molto apprezzata nel suo Paese di origine, si è diffusa anche in Francia e in Germania. In Italia è molto diffusa al nord.</p>
<h2><strong>Caratteristiche morfologiche e produttive</strong></h2>
<p><strong>Taglia</strong>: medio-grande.<br />
<strong>Testa</strong>: relativamente piccola, leggera e fine, barba nei maschi. Orecchie: lunghe, oblique in avanti mai pendenti.<br />
<strong>Tronco</strong>: torace ed addome ampi, mammelle di tipo piriforme e capezzoli ben sviluppati.<br />
<strong>Vello</strong>: fulvo con varie tonalità, pelo corto, con riga mulina. Estremità degli arti e unghielli neri, caratteristica maschera facciale.<br />
<strong>Pelle</strong>: sottile, pigmentata in nero; lingua, palato ed aperture naturali scure.<br />
<strong>Altezza al garrese</strong>: Maschi a. cm. 86 &#8211; Femmine a. cm. 74<br />
<strong>Peso medio</strong>: Maschi a. Kg. 100 &#8211; Femmine a. Kg. 70<br />
<strong>Produzioni medie latte</strong>: primipare lt. 324 &#8211; pluripare lt. 507<br />
<strong>Fertilità</strong>: 95%<br />
<strong>Peso medio dei capretti alla nascita</strong> 3,5 kg, a 60 giorni 12,5 kg.</p>
<p><strong>Prezzo indicativo a capo</strong>: tra i 150 euro e i 250 euro</p>
<h2><strong>Proprietà del latte di capra</strong></h2>
<p>Il latte di capra, decisamente poco utilizzato da noi rispetto al latte vaccino, trova invece notevole utilizzo in altri paesi, come la Francia, nella produzioni di prodotti caseari.<br />
In effetti il latte di capra, poco conosciuto e poco gradito dai consumatori italiani, è ricco di proprietà benefiche che lo dovrebbero far preferire al latte che quotidianamente consumiamo.<br />
Tanti sono i benefici che si traggono dall’assunzione del latte di capra.<br />
Innanzi tutto il latte di capra è più digeribile, dato che la catena dei suoi grassi è di natura completamente diversa rispetto al latte vaccino.<br />
Le proteine presenti in questo latte sono sostanzialmente dello stesso gruppo e livello di quelle presenti nel latte vaccino, con in più la taurina, un aminoacido che svolge una funzione di primaria importanza nella sintesi degli acidi biliari.<br />
Inoltre è caratterizzato dalla assoluta mancanza di potere aterogeno, quello che innesca il processo aterosclerotico così pericoloso per la salute delle arterie e del cuore.<br />
Il latte di capra si contraddistingue per il contributo in calcio e fosforo ottimo per le ossa, e per la sua ricchezza di vitamine.<br />
Dopo quello di asina, è il più simile al latte materno, ideale per i bambini.</p>
<p>In primavera, quando nasceranno i capretti, avremo il primo latte con il quale faremo formaggi freschi e stagionati, tranquilli, faremo anche le foto e vi diremo come farli al meglio!</p>
<p>Continuate a seguirci!</p>
<p>Federico Lavanche</p>
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		<title>Pollo razza Marans</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jun 2014 20:56:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali da Fattoria]]></category>
		<category><![CDATA[Polli e Galline]]></category>
		<category><![CDATA[Uccelli]]></category>
		<category><![CDATA[gallina]]></category>
		<category><![CDATA[Marans]]></category>
		<category><![CDATA[pollo]]></category>
		<category><![CDATA[pollo rustico]]></category>
		<category><![CDATA[razza francese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/06/marans-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />“E’ un pollo elegante, robusto, con ossatura assai fine, e assai rustico”. Così la prof.ssa Giavarini definisce la razza Marans nel suo libro “Le razze dei polli” (Edagricole, 1983). Di categoria medio pesante, ottimo pascolatore, il pollo Marans è molto rustico e non teme gli sbalzi di temperatura e le condizioni meteorologiche più disagevoli. La [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.animalieanimali.eu/pollo-razza-marans/">Pollo razza Marans</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.animalieanimali.eu">Il Portale sugli animali - www.animalieanimali.eu</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/06/marans-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/06/marans.jpg" data-rel="lightbox-gallery-xyDInjMj" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-1637" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/06/marans.jpg" alt="marans" width="279" height="220" /></a>“E’ un pollo elegante, robusto, con ossatura assai fine, e assai rustico”. Così la prof.ssa Giavarini definisce la razza Marans nel suo libro “Le razze dei polli” (Edagricole, 1983).<br />
Di categoria medio pesante, ottimo pascolatore, il pollo Marans è molto rustico e non teme gli sbalzi di temperatura e le condizioni meteorologiche più disagevoli.<br />
La gallina depone dalle 160 alle 180 uova annue, grandissime e di un colore rosso ruggine molto carico o rosso fegato, più o meno uniformi o macchiettate.<br />
Basterebbe questo a motivare l’interesse degli allevatori, amatoriali e non, verso la Marans, ma questa antica razza francese ha ancora molte frecce al suo arco.Le origini<br />
Le radici più lontane, dal punto di vista genetico, risalgono addirittura al XII-XIV secolo, periodo di intensi traffici commerciali tra Francia e Inghilterra. I combattimenti tra galli erano allora già diffusi e molto praticati, anche a bordo delle navi mercantili che facevano la spola tra la Cornovaglia ed il porto di La Rochelle, nei pressi della cittadina di Marans. I galli reduci dai combattimenti, sbarcati, ebbero modo di incrociarsi con i polli locali, di origine del tutto ignota, allevati diffusamente nel marais costiero ed abituati a prosperare in un ambiente difficile. Da questo primo rimescolamento di geni nasce una razza locale di polli rurali estremamente rustici, piuttosto variabili nella colorazione, visto che i combattenti erano selezionati per la forza e l’aggressività, non certo per il colore, di corporatura relativamente robusta e deponenti un uovo rossiccio.<br />
Ben poco cambia fino alla seconda metà del 1800, quando vengono importate in Europa le razze giganti cinesi, in particolare la Langshan, che verrà allevata verso il 1880 da L.Rouillè poco lontano da Marans, e di cui si apprezzavano molto la stazza, la carne, l’uovo grande e rosso.<br />
Dall’incrocio dei Langshan acquistati dagli allevatori del marais con i soggetti locali, nascono i primi Marans più propriamente detti, simili alla versione odierna. Animali che hanno colorazione molto variabile, ma presentano per il resto caratteristiche sufficientemente uniformi di rusticità e struttura fisica, deponendo inoltre un uovo piuttosto grande e fortemente colorato.<br />
Bisognerà attendere il 1920 perchè si inizi una selezione rigorosa ad opera di M.me Rousseau ed il 1928-1929 per una presenza un po’ più diffusa alle esposizioni ed i primi riconoscimenti ufficiali. Nel 1929 viene anche fondato il Marans Club de France con lo scopo di tutelare e diffondere la razza, definita inizialmente “Marandaise” e poi semplicemente”Marans”, dal nome del luogo di origine. Lo standard viene approvato nel 1931 e si trasforma successivamente senza troppe modifiche in quello attuale.</p>
<p><strong>L’aspetto</strong><br />
La struttura fisica suggerisce l’idea di un pollo rustico, di altezza media, piuttosto massiccio ma non appesantito, con piumaggio abbondante ma aderente al corpo, come si conviene ad un degno erede di razze combattenti, il che maschera in qualche modo il suo peso reale, che secondo lo standard francese, è di 3,5-4 Kg per il gallo e di 2,6-3,2 Kg per la gallina.<br />
Il corpo risulta piuttosto allungato anziché rotondeggiante, con petto ampio e ben formato, spalle larghe e con ali corte e portate alte e strette al corpo. Dorso anch’esso largo e piatto con sella ben guarnita di lancette.<br />
Il collo è lungo e robusto, fornito di una ricca mantellina che copre anche le spalle. Tende tipicamente a flettersi all’apice, verso il cranio, soprattutto nella femmina.<br />
Faccia, cresta, bargigli ed orecchioni sono rosso vivo, la cresta è semplice e portata dritta nel gallo, mentre nella femmina può anche presentarsi piegata. I dentelli sono bene incisi e separati, il lobo posteriore non tocca la nuca. L’occhio è di colore rosso aranciato, vivo e ardito, ed il becco robusto, un po’ ricurvo, color corno. Nel complesso, la testa trasmette un’impressione di forza e di fierezza, ma non di grande aggressività, come capita nelle razze combattenti.<br />
La coda è piccola e corta sia nel maschio che nella femmina, portata con un angolo non superiore ai 45°. I tarsi e le dita sono impiumati più o meno leggermente, solo sulla parte esterna, chiara eredità lasciata dal progenitore Langshan. Il loro colore è bianco rosato, tranne che nelle femmine di varietà nera e nero ramata, in cui sono grigi. La misura dell’anello di identificazione, rilasciato dalle associazioni avicole nazionali (per l’Italia lo distribuisce la Federazione Italiana Associazioni Avicole FIAV) e indispensabile per presentare i soggetti nelle manifestazioni che prevedono il giudizio, è di 22mm per il gallo e 20mm per la gallina.<br />
L’uovo, grande, rotondeggiante e molto colorato, caratterizza la razza Marans in modo inconfondibile ed esclusivo.</p>
<p><strong>L’uovo</strong><br />
<a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/06/uovo-marans.jpg" data-rel="lightbox-gallery-xyDInjMj" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-1638" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/06/uovo-marans.jpg" alt="uovo marans" width="292" height="221" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/06/uovo-marans.jpg 292w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/06/uovo-marans-180x135.jpg 180w" sizes="(max-width: 292px) 100vw, 292px" /></a>L’uovo è forse il motivo principale di interesse verso questa razza. Ha un aspetto assolutamente spettacolare ed un colore rosso unico, tanto che vedendone per la prima volta uno di buona qualità, viene spontaneo esclamare: “Ma è stato colorato!?!”.<br />
In effetti è proprio così, l’uovo è dipinto, ed il maestro pittore che produce tanta meraviglia è la gallina stessa, che è dotata, a circa dieci centimetri dalla fine dell’ovidotto, di un tessuto spugnoso in grado di secernere il pigmento colorante rosso fegato. Inoltre il muco che ricopre l’uovo può conferirgli un certo grado di lucentezza. Una volta che l’uovo è stato deposto e si asciuga, il colore si fissa sul guscio e non si altera più, a meno che venga lavato via intenzionalmente.<br />
La quantità di pigmento che si deposita sul guscio dipende da moltissimi fattori, tra cui il tempo di attraversamento impiegato dall’uovo, la quantità di pigmento secreto dal tessuto spugnoso, la quantità di uova deposte, il periodo dell’anno, le condizioni fisiche dell’ovaiola, la grandezza, e quindi la superficie esterna dell’uovo stesso.<br />
E’ quindi normale che la stessa gallina deponga uova anche molto diverse tra loro, soprattutto se esse vengono deposte in sequenza: le prime saranno più scure e diventeranno via via più chiare fino al giorno fisiologico di riposo, in cui non viene deposto l’uovo, per poi riprendere con il colore base. Nello stesso modo, ad inizio deposizione le uova sono generalmente più scure che verso la fine. In generale, comunque, ogni gallina tende a mantenere una sua tipologia nella disposizione delle chiazze o dei puntini scuri sulla superficie del guscio, così come del grado di lucentezza dell’uovo, quindi in un certo senso ogni gallina ‘firma’ le sue creazioni, per l’occhio attento dell’allevatore.<br />
Esistono uova molto uniformi, in cui il pigmento si spalma su tutta la superficie senza irregolarità, uova puntinate, che hanno un fondo più chiaro ma ricoperto di una fitta rete di puntini più scuri e uova maculate, spruzzate di macchie di una certa grandezza, di cui talvolta si riesce anche a percepire lo spessore.<br />
Il Marans Club de France ha messo a punto una scala colorimetrica per la misurazione del colore dell’uovo. La gradazione parte dal valore 1 per l’uovo bianco, fino a 3 per l’uovo rossiccio di tipo industriale. Il valore 4 è il minimo accettato per la Marans, dal 5 al 7 si progredisce nel grado di colore, avvicinandosi alla tonalità cioccolato, i gradi 8 e 9 sono riservati alle uova eccezionali, in cui il pigmento si presenta praticamente puro, e che di solito vengono prodotti come eccezione anche dalle stesse campionesse di razza. In Francia si tengono normalmente concorsi in cui le uova vengono sottoposte a giudizio come gli esemplari vivi, in base al complesso delle loro qualità.<br />
Nella sua forma più tipica, l’uovo di Marans non è allungato, ma rotondeggiante e globoso, tanto che spesso è difficile distinguere il polo acuto da quello ottuso. La lucentezza è qualità desiderabile.<br />
Il peso dell’uovo si attesta rapidamente tra i 70 e gli 80 grammi (si pensi per confronto che un uovo di Livorno pesa attorno ai 55 grammi), ma nella gallina ormai adulta e a fine deposizione, o al secondo anno, non sono affatto rare medie attorno ai 100 grammi.<br />
Una volta aperto, l’uovo mostra l’interno inaspettatamente bianco candido, per cui rammenta tantissimo le note uova di cioccolata con sorpresa di cui vanno pazzi i bambini, e non solo loro.<br />
Va detto inoltre che per il suo guscio con spessore più alto del normale, e per la particolare resistenza delle membrane testacee interne, l’uovo di Marans risulta più conservabile, meno o per nulla soggetto a contaminazioni esterne (es: salmonella) e meno soggetto a rotture, caratteristiche molto interessanti sul piano industriale.</p>
<p><strong>Le varietà</strong><br />
Come si è detto, la Marans possiede un patrimonio genetico estremamente variegato, che inevitabilmente ha dato origine a molte varietà di colorazione; alcune storiche, ben affermate e fissate e pertanto riconosciute dallo standard, altre in corso di omologazione, altre ad oggi ancora oggetto di selezione da parte di allevatori e amatori avanzati, che non rinunciano al tentativo di estrarre dal grande serbatoio genetico nascosto nella Marans delle livree sempre nuove.<br />
Si deve ribadire a questo proposito (cfr. paragrafo sulla selezione) che la necessità di mantenere le eccezionali caratteristiche dell’uovo rende impossibile la ricerca di nuove colorazioni attraverso incroci extra-razza, per cui in effetti non si tratta di creare nuove varietà, quanto piuttosto di portare alla luce, nel fenotipo, qualche caratteristica già contenuta nel genotipo della razza.<br />
Lo standard italiano riconosce ufficialmente ad oggi soltanto le colorazioni bianca, nera, nera argentata, nera ramata, dorata frumento, fulva a coda nera, sparviero argentata.<br />
Per la corretta interpretazione della descrizione delle varie colorazioni che segue, i termini ‘sparviero’ e ‘cucù’ sono da considerare sinonimi, così come i termini ‘frumento’ e ‘dorata frumento’.<br />
Cucù Dorato, Cucù (o Sparviero) Argentato<br />
La prima è ancora relativamente rara, mentre la seconda è piuttosto diffusa ed è stata la varietà principale per molti anni. Lo splendido piumaggio sparviero si distribuisce secondo una barratura grossolana e irregolare, che non forma striature precise. La mantellina, le lancette e le spalle sono rispettivamente dorate ed argentate e formano uno splendido effetto. Inoltre, come succede nelle colorazioni di questo tipo, i maschi sono molto più chiari delle femmine, fenomeno che si spiega con il fatto che la barratura chiara del maschio ha altezza doppia rispetto a quella scura, mentre nella femmina i due colori si equivalgono. Questa caratteristica, legata al sesso, rende i pulcini autosessanti, in quanto la differenza di piumaggio è evidente molto presto. Alla nascita il piumino è nero con ventre bianco argentato o giallastro ed una macchia dello stesso colore sulla testa.<br />
Nero, Blu, Bianco Splash<br />
La varietà nera pura, dominante rispetto a tutti gli altri colori, è quasi scomparsa ed anche le altre due sono relativamente rare. Specificamente per la livrea nero puro, ma anche più in generale nella Marans, non e’ richiesto né desiderabile che le parti di piumaggio nere presentino abbondanti riflessi verde lucente, indice di alta produzione di melanina, ma piuttosto devono avere riflessi verdi e violacei non particolarmente scintillanti. Di fatto il nero, il bianco ed il blu sono strettamente correlati tra loro. Il blu non è che un nero ‘diluito’, mentre il bianco splash, o chiazzato, è un lavanda molto molto chiaro in cui alcune piume si presentano marcate di blu, un po’ come i piccioni ‘arlecchino’. Si deve notare che l’incrocio di nero e bianco splash genera il blu, mentre l’accoppiamento di soggetti blu genera un 25% di nero, un 50% di blu e un 25% di bianco splash. Questo indica che in pratica il bianco splash è in realtà il colore blu omozigote, che quando si presenta nel genotipo in combinazione con le altre colorazioni, agisce come ‘diluitore’ delle parti di piumaggio nere, le quali diventano appunto blu nel fenotipo.<br />
Nero Ramato, Nero Argentato, Blu Ramato, Blu Argentato<br />
La prima è ad oggi la varietà più diffusa, di cui si conoscono stirpi che producono uova tra le più colorate. Le altre sono numericamente molto meno rappresentate, ma ugualmente affascinanti. Si tratta in definitiva di variazioni sul tema della livrea totalmente nera tranne che per la mantellina e, nel gallo anche il dorso e le spalle ramati, con tonalità che possono andare dal rosso ruggine al rosso mogano sostenuto. Il nero può essere diluito e diventare blu, il ramato può essere sostituito dal carattere argentato, generando appunto le varianti citate. Si tratta in ogni caso di soggetti molto appariscenti ed apprezzati. Bisogna fare attenzione a non confondere esemplari nero ramato che presentano eccesso di nero, e quindi dal piumaggio completamente nero, con esemplari realmente nero unito (rarissimi). Anche se i fenotipi possono essere identici, dal punto di vista genetico le due colorazioni appartengono a gruppi diversi con livelli di dominanza diversi (il nero unito domina), e questo non mancherà di essere evidente appena si tenterà di riprodurre i soggetti, ottenendo risultati inaspettati.<br />
Frumento (o Dorata Frumento)<br />
E’ anch’essa una varietà molto diffusa oggigiorno. La livrea del maschio è molto simile a quella del gallo nero ramato, da cui si distingue per il piumino grigiastro più chiaro nel frumento e dal triangolo dell’ala color cannella anziché nero. Anche i riflessi delle parti nere tendono più al violaceo e meno al verde scarabeo. La femmina è completamente diversa, possiede una livrea colore del chicco di grano, con dorso fulvo chiaro, mantellina più scura, parte inferiore del corpo color crema e coda e remiganti nere. La somiglianza del maschio di questa varietà con quello nero ramato e con quello salmonato ha causato in passato parecchia confusione, in quanto gli abbinamenti per la riproduzione potevano avvenire, inconsapevolmente, tra varietà diverse, è quindi necessario prestare la massima attenzione ai dettagli identificativi. I pulcini della varietà frumento sono gialli, al contrario dei nero ramato, che sono neri, e dei salmone, che hanno delle strisce sul dorso come i polli di colorazione selvatica. A tre settimane, poi, i galletti si distinguono nettamente dalle femmine perché hanno già le copritrici dell’ala nere, mentre le pollastre le hanno color frumento. La colorazione frumento è recessiva rispetto al nero ramato e dominante (tranne eccezioni rarissime che non è il caso di approfondire qui) rispetto al salmonato.<br />
Salmone Dorato, Salmone Argentato. Sono varietà poco diffuse, di cui si conoscono ceppi dall’uovo splendido ma con esemplari di massa ancora troppo leggera. La colorazione è quella che più si avvicina a quella selvatica del gallus Bankiva e ricorda, per intenderci, quella della Livorno collo oro. La pettorina salmone dorata o argentata e la mantellina oro o argento delle femmine hanno valso alle due varietà il loro nome. Il maschio assomiglia molto al nero ramato e soprattutto al fumento, ma ha pettorina leggermente più chiara, un po’ più grigiastra. I pulcini hanno piumino giallo e recano sul dorso le strisce tipiche dei piccoli selvatici. Essendo inoltre anche qui come nel frumento il triangolo dell’ala color cannella, bisogna essere molto accorti se si intende procedere alla selezione in purezza.<br />
Ermellinato<br />
Anche questa varietà è molto rara. Si era quasi estinta, ma qualche appassionato sta cercando con pazienza di recuperarla. Il piumaggio è bianco ermellinato, cioè con fiamme nere sulla mantellina e sulle lancette e coda e punta delle remiganti nere. La testa resta bianca. Esiste anche, ma ancora più rara, una versione fulva dell’emellinato in cui le parti bianche vengono sostituite dal colore fulvo.<br />
Fulvo a Coda Nera<br />
Numericamente poco rappresentata, questa bellissima e capricciosa varietà rammenta come colorazione la New Hampshire, ed è vicina, per certi versi, alla Marans frumento. La femmina è di un colore fulvo sostenuto il più possibile uniforme, non come nella frumento che ha mantellina scura e pettorina chiara, mentre il gallo presenta la parure ramata, ma il ventre resta di un bel colore fulvo, mentre il gallo frumento ha il corpo nero. La coda e parte delle remiganti sono nere.<br />
Bianco<br />
Questa colorazione ha avuto in passato molto seguito, essendo stata utilizzata a scopo industriale. Successivamente semi-abbandonata, è stata invece recuperata ed è ad oggi abbastanza diffusa. Il bianco totale si può presentare nella Marans con diverse modalità: come colore-non-colore, che maschera gli altri colori presenti nel genotipo manifestandosi da solo nel fenotipo, ed in questo caso risulta dominante, oppure come colore bianco recessivo, che scompare dal fenotipo al primo incrocio. Di solito si incontra il bianco del secondo tipo, che si manifesta solo se omozigote e che, sotto l’influenza di altri geni, tende a presentare su dorso, spalle e mantellina, dove sarebbe stata presente la parure, dei riflessi paglierini che infatti sono ammessi dallo standard di colorazione. Un tempo il colore delle uova era più debole, ma oggi si conoscono ceppi con uovo molto ben colorato.<br />
Nana<br />
Esiste anche una varietà nana, o piuttosto semi-nana o miniatura, anche se non è molto diffusa. La taglia dovrebbe essere circa la metà di quella grande, mentre il peso circa il 30%, quindi attorno al Kg. Le colorazioni e tutti gli altri parametri di riferimento sono identici a quelli adottati per la razza di taglia normale. L’uovo è di solito di colore meno scuro di quello della Marans grande e necessita ancora di selezione.<br />
Altre varietà<br />
Nonostante l’enorme numero di varietà già presenti, o forse proprio per il fatto di disporre di così tanto materiale, alcuni allevatori evoluti si cimentano nella creazione di nuove colorazioni. Per esempio, l’allevatore olandese sig. P.Verwimp ha creato il cucù giallo, in cui la barratura si applica non al classico colore grigio, ma piuttosto ad un bel fulvo-limone, con risultati a dire poco spettacolari. L’allevatore francese sig. E.Mèon ha dato di recente notizia dei suoi primi risultati nella creazione di una varietà di argentato che non ha ancora nemmeno un nome ufficiale. La testa ed il collo, come la parte superiore della pettorina restano bianche, mentre il resto del corpo presenta delle barrature a fiocchi molto attraenti. L’insieme rammenta, ad esempio, la Braekel. L’allevatore francese sig. M.Martinod sta lavorando su un gruppo di ermellinate e bianco splash portatrici di ramato e di argentato con risultati vagamente simili al Faverolle.</p>
<p><strong>Varietà in via di creazione</strong> (foto Marans Club de France)</p>
<p>Caratteri generali e comportamento<br />
Come abbiamo visto, questo pollo è originario della zona paludosa prossima alla foce della Loira, esposta ai gelidi venti invernali che discendono dall’Artico attraverso l’Atlantico, ma con estati torride e relativamente asciutte. Non stupisce, di conseguenza, la sua estrema rusticità e la sua attitudine di pascolatore, che lo rende capace, in ambiente adatto, di ricavare buona parte del proprio nutrimento giornaliero razzolando qua e là.<br />
Prospera nei grandi spazi, allontanandosi anche parecchio dal pollaio, se ne ha la possibilità. Ciò non toglie che sia capace di adattarsi anche alla vita in ambienti contenuti, purchè vengano rispettate le normali condizioni di densità (circa quattro soggetti per m2 di superficie dei ricoveri).<br />
Entrambi i sessi sono piuttosto confidenti e addomesticabili, personalmente li ho abituati a prendere il mangime dalle mie mani e non posso entrare nel pollaio senza che mi sciolgano le stringhe delle scarpe tirandole con il becco. Probabilmente le scambiano per succulenti lombrichi. Le femmine sono sempre piuttosto tranquille, mentre i galletti si rivelano abbastanza battaglieri, soprattutto quando il gruppo di appartenenza non possiede una gerarchia stabile e ben definita. Non ho mai osservato direttamente, invece, alcun eccesso di aggressività né dei maschi verso le femmine, né viceversa, né verso gli umani, e non ho mai notato alcun accanimento verso animali più giovani. Talvolta anche le femmine sviluppano, con l’età, dei piccoli speroni, spesso su un tarso solo. Probabilmente questa è una eredità proveniente dagli avi combattenti, ma lo standard non la contempla e quindi è da evitare.<br />
La femmina può chiocciare, ma non è detto che lo faccia, dipende soprattutto dal ceppo di appartenenza. Quando cova, comunque, è una buona madre e si prende cura senza problemi della sua prole. Le caratteristiche dell’uovo (grandezza, spessore del guscio) ostacolano in qualche misura la nascita del pulcino, il che si traduce talvolta in percentuali di schiusa leggermente inferiori alla norma. Per questo è importante selezionare per la cova le uova di peso medio, da 70 a 80 grammi, ben formate, senza asimmetrie e difetti visibili.<br />
L’impennamento e la crescita del pulcino sono generalmente rapidi, anche se ogni tanto ne capitano alcuni che tendono a rimanere di corporatura più piccola del normale o ad impennarsi tardivamente, cosa che obbliga ad escluderli dalle linee di riproduzione. In diverse varietà di colorazione, come abbiamo visto, i pulcini sono autosessanti.<br />
Di regola il peso di 2,5-3kg circa viene raggiunto dai maschi poco dopo il quarto mese, il che dimostra la buona attitudine alla produzione di carne dalle ottime qualità organolettiche (il sapore rammenta la faraona). Tutti i tessuti sono particolarmente consistenti e fermi, la pelle, bianca per tutte le colorazioni di piumaggio, è abbastanza resistente alla lacerazione anche nell’animale giovane, come ben sa chi ha provato a spiumarne qualcuno a mano.</p>
<p><strong>La selezione</strong><br />
I principi di selezione sono relativamente semplici, ma la selezione in sé è abbastanza laboriosa, complicata dal fatto che per apprezzare correttamente le qualità di un riproduttore, si dovrebbe attendere la produzione di uova della sua prole e valutarne il colore, il che non è sempre possibile e/o agevole. Inoltre, l’insieme di geni che originano l’uovo extra-rosso è talmente complesso che ogni inquinamento proveniente da incroci fuori razza produce immediatamente uova troppo chiare. Questo fornisce una prima, importantissima regola da seguire: nessun incrocio fuori razza è ammissibile.<br />
Per quanto non si conosca il meccanismo in dettaglio, almeno una parte dei geni “uovo rosso” è legato al sesso, lo testimonia il fatto che viene trasmesso dal gallo in maniera doppiamente forte rispetto alla gallina, come hanno dimostrato incroci sperimentali condotti ad hoc. Un’altra regola di selezione, quindi, sarà la scelta di riproduttori, soprattutto galli, nati da uova molto scure.<br />
A questo proposito è anche opportuno, nel valutare il grado di colore dell’uovo, tenere ben presenti tutti i principi di variabilità della sua colorazione già enunciati, allo scopo di evitare di dare la preferenza, per esempio, a uova di una mediocre ovaiola, che essendo deposte più di rado sono di regola più scure, rispetto a quelle di una buona ovaiola, che magari ne produce di altrettanto scure, ma in maggior numero, o più grandi, per cui al momento risultano un po’ più chiare.<br />
In ogni caso, anche se le prime due regole vengono osservate, è sempre possibile che una pollastra deponga uova brutte o non sufficientemente scure, dunque sarà necessario escludere comunque dalla selezione le femmine che producono uova non nello standard e anche quelle che ne producono troppo poche, visto che non si deve dimenticare l’origine rurale ed utilitaristica di questo pollo. Oltre a questo, dovranno essere preservate la velocità di crescita e di impennamento così come il piumaggio aderente al corpo e ben conformato nelle ali, cosa che garantisce che gli animali siano perfettamente capaci di volare.<br />
Come per tutte le razze, la selezione dovrà poi mirare al mantenimento delle caratteristiche dichiarate come desiderabili nello standard, quindi: mantenimento del peso, della silhouette, della costituzione fisica, del portamento previsti, mantenimento del colore e dell’impiumatura dei tarsi e infine miglioramento della colorazione del piumaggio in termini di rispondenza a quello previsto per la varietà di appartenenza.<br />
Il primo e più importante punto da curare, comunque, resta la deposizione di un uovo extra-rosso, tanto che è preferibile eventualmente ‘allargare’ i parametri di selezione per qualche altro carattere, da migliorare in un secondo tempo, pur di mantenere costantemente alto quanto possibile il livello qualitativo dell’uovo. L’insieme dei geni responsabili delle sue caratteristiche, una volta disperso, potrebbe non essere più riproducibile.</p>
<p>Bibliografia<br />
&#8211; S.Deprez-C.Herment – La Marans – Ed. Rupella, 2000 (in lingua francese)<br />
&#8211; I.Giavarini – Le Razze dei Polli – Ed. Edagricole, 1983<br />
&#8211; F.Focardi – Il colore delle uova nella Marans – Avicoltura/Avicoltura n.11 Lug.-Set.2004<br />
&#8211; www.marans.eu &#8211; sito ufficiale del Marans Club de France curato da C.Herment (anche pagine in italiano)<br />
&#8211; www.marans.be &#8211; sito sulla Marans curato da C.Veltenaar (anche pagine in italiano)<br />
&#8211; www.fiav.info &#8211; sito ufficiale della Federazione Italiana Associazioni Avicole curato da S.Tonetto</p>
<p>Paolo Rasoini abita in provincia di Pisa ed alleva polli a livello amatoriale da molti anni. Fa parte dell&#8217;Associazione Toscana Avicoltori e dal 2003 si interessa della Marans collaborando anche con il Marans Club de France di cui è socio. E-mail: prasoin@tin.it</p>
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		<title>Anatra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Feb 2014 17:35:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Anatre]]></category>
		<category><![CDATA[Animali da Fattoria]]></category>
		<category><![CDATA[allevare anatra]]></category>
		<category><![CDATA[anatra]]></category>
		<category><![CDATA[anatra da carne]]></category>
		<category><![CDATA[anatra ricetta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-2-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />L&#8217;anatra è un uccello dell&#8217;ordine degli Anseriformi, classe Anatidi. Le specie di anatra allevate in cattività sono molte, e alcune di esse sono state addomesticate. Vengono utilizzate soprattutto per scopo alimentare, per produrre uova, per la carne e per il fegato, ma possono anche essere impiegate per la caccia e per scopi ornamentali. Le anatre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-2-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><p><strong>L&#8217;anatra</strong> è un uccello dell&#8217;ordine degli Anseriformi, classe Anatidi.</p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-2.jpg" data-rel="lightbox-gallery-A7Be5x8k" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1554" alt="anatra muta 2" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-2-300x200.jpg" width="300" height="200" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-2-300x200.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-2-600x400.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-2-1024x682.jpg 1024w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-2-900x600.jpg 900w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-2.jpg 1048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Le specie di anatra allevate in cattività sono molte, e alcune di esse sono state addomesticate. Vengono utilizzate soprattutto per scopo alimentare, per produrre uova, per la carne e per il fegato, ma possono anche essere impiegate per la caccia e per scopi ornamentali.</p>
<p>Le <strong>anatre allevate</strong> discendono da due specie selvatiche, la Chairina moschata, la famosa <strong>anatra muta o muschiata</strong>, detta anche anatra di Barberia, e il <strong>Germano reale o anatra selvatica</strong> (Anas platyrhynchos), che ha dato origine a tutte le anatre domestiche, spesso chiamate anatre comuni.</p>
<h2>Allevamento dell&#8217;anatra</h2>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta.jpg" data-rel="lightbox-gallery-A7Be5x8k" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1555" alt="anatra muta" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-300x225.jpg" width="300" height="225" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-180x135.jpg 180w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta.jpg 480w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>L&#8217;anatra presenta alcuni vantaggi rispetto al pollo. Non razzolando, non danneggia i giardini e libera la vegetazione e il terreno da larve, insetti (anche zanzare), molluschi, essendo instancabile nella ricerca del cibo; il piccolo di anatra non ha bisogno né del caldo artificiale, né di quello materno già dopo pochi giorni di vita; la sua alimentazione è molto più semplice, la crescita molto rapida; è meno sensibile alle intemperie, quindi si ammala di meno e necessita di ricoveri meno protettivi.</p>
<p>L&#8217;<strong>anatra domestica</strong> è diventata negli ultimi anni una forte concorrente dei polli nella produzione di uova, che sono più grandi (circa 70 g), e vengono utilizzate soprattutto in pasticceria e nella produzione di pasta.</p>
<p>Le anatre da carne sono solitamente macellate intorno alle 7-8 settimane di vita.</p>
<p>L&#8217;<strong>anatra muta </strong>è utilizzata per la produzione di carne di eccellente qualità e del fegato, che è adatto per produrre<strong> foie gras</strong> (fegato grasso).</p>
<h2>L&#8217;anatra in cucina</h2>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-cucina.jpg" data-rel="lightbox-gallery-A7Be5x8k" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1556" alt="anatra muta cucina" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-cucina-242x300.jpg" width="242" height="300" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-cucina-242x300.jpg 242w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2014/02/anatra-muta-cucina.jpg 420w" sizes="(max-width: 242px) 100vw, 242px" /></a>La<strong> classica ricetta a base di carne di anatra</strong> prevede l&#8217;uso dell&#8217;arancia, che ben si sposa con l&#8217;aroma caldo e intenso di questo animale. C&#8217;è da dire che le carni degli animali allevati in modo intensivo non hanno aromi e sapori particolarmente spiccati e quindi possono essere gradite a tutti coloro che non amano carni dai sapori forti.</p>
<p>L&#8217;anatra è un uccello volatore e quindi il suo petto contiene mioglobina, rendendo la sua carne di colore rosso. Il <strong>petto di anatra</strong> si presenta come una grossa bistecca con la pelle da un lato, va cotto brevemente, lasciandolo rosato all&#8217;interno, e la pelle va utilizzata per liberare il grasso da utilizzare in cottura, che rende questa carne magrissima più tenera e succosa.</p>
<p>La <strong>coscia di anatra</strong> può essere utilizzata per preparazioni in umido, come quella del pollo, mentre l&#8217;<strong>anatra intera</strong> può essere preparata arrosto alla stregua del pollo.</p>
<p>Il <strong>germano reale</strong> (anatra selvatica), ha carni scure dall&#8217;aroma molto intenso e va in genere preparato in umido con l&#8217;aggiunta di spezie (ginepro, chiodo di garofano, cannella), con un soffritto di odori (sedano, carota, cipolla) sfumati nel vino che poi vanno frullati per preparare la salsa di accompagnamento.</p>
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		<title>Allevamento del maiale allo stato brado</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 07:58:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali da Fattoria]]></category>
		<category><![CDATA[Maiali]]></category>
		<category><![CDATA[allevamento maiale]]></category>
		<category><![CDATA[allevamento maiale all'aperto]]></category>
		<category><![CDATA[allevamento maiale libero]]></category>
		<category><![CDATA[allevamento suino stato brado]]></category>
		<category><![CDATA[suino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/maiale-allevato-allaperto-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />La tecnica di allevamento all’aperto dei suini, nota all’estero con i termini outdoor e plein air, si differenzia dall’allevamento in porcilaia per l’impiego di ampie superfici di terreno recintate, all’interno delle quali i suini dispongono di zone funzionali predisposte e attrezzate per l’abbeverata, l’alimentazione e il riposo. Normalmente si utilizzano recinzioni, strutture e attrezzature di tipo mobile per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/maiale-allevato-allaperto-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/maiale-allevato-allaperto.jpg" data-rel="lightbox-gallery-fhkQYOea" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1035" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/maiale-allevato-allaperto-300x225.jpg" alt="maiale allevato all'aperto" width="300" height="225" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/maiale-allevato-allaperto-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/maiale-allevato-allaperto-600x450.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/maiale-allevato-allaperto-180x135.jpg 180w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/maiale-allevato-allaperto.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La tecnica di allevamento all’aperto dei suini, nota all’estero con i termini outdoor e plein air, si differenzia dall’allevamento in porcilaia per l’impiego di ampie superfici di terreno recintate, all’interno delle quali i suini dispongono di zone funzionali predisposte e attrezzate per l’abbeverata, l’alimentazione e il riposo.<br />
Normalmente si utilizzano recinzioni, strutture e attrezzature di tipo mobile per agevolarne il periodico trasferimento sui diversi appezzamenti destinati all’allevamento.<br />
Caratteristica di questa forma d’allevamento, infatti, è la pratica di ruotare i recinti nell’ambito di un idoneo piano aziendale di avvicendamento colturale, finalizzato a massimizzare lo sfruttamento agronomico dei nutrienti contenuti nelle deiezioni rilasciate dai suini sul terreno e a minimizzare, al tempo stesso, i fenomeni di inquinamento delle acque superficiali e sotterranee, l’erosione del<br />
suolo e i danni alla vegetazione.<br />
Con questo sistema di allevamento è possibile limitare gli investimenti necessari per le porcilaie biologiche, purché vi sia la disponibilità di superfici idonee e a basso costo (terreni marginali o scarsamente produttivi).<br />
Questa tecnica risulta di grande interesse per l’allevamento dei riproduttori, ma può essere estesa anche alle fasi di accrescimento e ingrasso.<br />
<strong>Organizzazione dei recinti</strong><br />
La progettazione di un allevamento suinicolo all’aperto prevede innanzitutto la definizione delle superfici di terreno necessarie, con riferimento ai seguenti parametri:<br />
• numero di recinti e relative destinazioni per fase di allevamento;<br />
• numero e categorie di suini per ogni recinto;<br />
• superficie per capo da destinare a ciascuna categoria di suini in relazione alla fase produttiva e alle caratteristiche climatiche e pedologiche, ottemperando alle norme in vigore in materia di impatto ambientale delle produzioni zootecniche.<br />
All’intero dei singoli recinti i suini devono disporre di:<br />
• un abbeveratoio;<br />
• una buca riempita di acqua o uno spruzzatore da azionare in continuo in estate durante le ore più calde del giorno;<br />
• una zona riparata dal sole, alberata o realizzata con reti ombreggianti sorrette da un’intelaiatura<br />
infissa nel terreno;<br />
• una zona di riposo riparata, costituita da strutture mobili (capannine), individuali o collettive, di vario tipo e dimensione, in relazione alla fase di allevamento alla quale vengono destinate.<br />
<strong>Le attrezzature necessarie</strong><br />
La tecnica di allevamento all’aperto si basa essenzialmente sull’impiego di recinzioni elettrificate per delimitare le aree a  disposizione degli animali e di capannine mobili di varie forme e dimensioni, secondo la fase di allevamento in cui devono essere utilizzate.<br />
Le recinzioni elettrificate permettono,con costi accettabili, di confinare gli animali in aree di dimensioni adeguate e organizzate in base alle diverse fasi di allevamento e alle specifiche esigenze gestionali dell’allevamento.<br />
La recinzione è costituita, di norma, da due ordini di filo posti a 250 e a 500-550 mm di altezza dal piano di campagna, sorretti da picchetti della lunghezza di 1 m; ma nei recinti per scrofe in gestazione è sufficiente un unico ordine di filo installato a 400 mm d’altezza. Per i recinti destinati alla fase di maternità, invece, è possibile utilizzare tre ordini di filo, installati alle altezze di 150 mm,<br />
300 mm e 500 mm, che meglio si adattano alla diversa taglia della scrofa e dei suinetti.<br />
Sulla recinzione è consigliabile la predisposizione di una banda in plastica forata di colore verde, del tipo usato nei cantieri edili, allo scopo di rendere più visibile la recinzione stessa e di associare il colore al dolore provocato dalla scossa elettrica, ottenendo, quindi,un maggiore rispetto della recinzione da parte dei suini.<br />
Per la movimentazione dei suini e dei mezzi meccanici si deve prevedere un accesso per ogni recinto; il sistema più comune è quello di utilizzare apposite molle collegate alla recinzione elettrica e dotate di maniglie isolanti per la loro temporanea rimozione.<br />
Gli apparecchi elettrificatori necessari per fornire energia ai recinti sono di vario tipo e di diversa potenza; essi convertono l’energia elettrica in impulsi di brevissima durata e di elevatissima tensione, molto dolorosi, ma distanziati nel tempo, in modo che l’animale possa indietreggiare dopo aver ricevuto la scarica.<br />
Per quanto riguarda le capannine,sul mercato europeo ce n’è disponibile una vasta gamma con soluzioni differenti, sia per forma e dimensioni, sia per materiali costruttivi impiegati; questi ultimi possono essere il legno, in tavole o compensato, la lamiera d’acciaio zincata, la vetroresina e le materie plastiche.<br />
Le capannine per la fase di maternità sono destinate a<a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/maiali-stato-brado.jpg" data-rel="lightbox-gallery-fhkQYOea" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignright size-medium wp-image-1036" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/maiali-stato-brado-300x199.jpg" alt="maiali stato brado" width="300" height="199" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/maiali-stato-brado-300x199.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/maiali-stato-brado.jpg 480w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> ospitare una sola scrofa con la nidiata e sono dotate, di norma di finestra per la ventilazione e di piccolo recinto esterno in  corrispondenza dell’ingresso, per impedire l’uscita dei suinetti durante i primi giorni di vita.<br />
Normalmente le capannine di maternità sono prive di fondo e all’inizio di ogni ciclo devono essere riempite con abbondante lettiera di paglia (da 10 fino a 40 kg a seconda del clima), che viene trattenuta all’interno per mezzo di un apposito bordo. La paglia ha il duplice<br />
scopo di garantire agli animali un adeguato isolamento termico durante la stagione fredda e di offrire un substrato sufficientemente soffice per limitare i casi di schiacciamento dei suinetti da parte della scrofa.<br />
Le capannine per le fasi di gestazione e d’ingrasso sono realizzate, di norma, con soluzioni costruttive semplici ed economiche e sono dimensionate per ospitare gruppi di animali (5-7 scrofe, 10-20 suini all’ingrasso). Sul mercato vengono proposte capannine in vetroresina e in lamiera di acciaio zincata, con dimensioni che possono variare in funzione del numero di capi alloggiati. Una soluzione alternativa alle capannine è costituita dalla struttura denominata “tenda”, realizzata mediante l’impiego di telo plastico sorretto da una struttura tubolare a doppia falda di acciaio zincato, a sua volta fissata su due pareti contrapposte costituite da una doppia fila di balle di paglia di forma prismatica o cilindrica. Le balle devono essere ancorate l’una all’altra e protette dai suini mediante rete elettrosaldata; i teli vengono tesi e fissati sulla struttura di sostegno, prevedendo ampi lembi per la copertura delle pareti di paglia, onde evitare infiltrazioni di acqua piovana.<br />
Le capannine per la fase di svezzamento devono presentare un buon grado di coibentazione del tetto e delle pareti; normalmente dispongono di mangiatoie interne a tramoggia con rifornimento di mangime dall’esterno e di abbeveratoi a tazzetta o a succhiotto<br />
installati sul lato esterno.<br />
I principali modelli in commercio sono costituiti da strutture a una falda o ad arco realizzate con pannelli di compensato marino, con vetroresina oppure con pannelli sandwich di lamiera zincata coibentati con polistirene o poliuretano espanso.<br />
La capienza di ciascuna capannina dipende dalle sue dimensioni interne e, ovviamente, dal peso vivo finale dei soggetti ospitati; generalmente le dimensioni interne sono adatte a contenere da 20 a 60 suinetti fino al peso di 20-35 kg.<br />
Nella maggior parte dei casi ogni capannina dispone di un recinto esterno a cielo aperto, di superficie doppia rispetto a quella interna, delimitato da pannelli ciechi in legno o in lamiera d’acciaio zincata; in alternativa si può prevedere un recinto molto più ampio di terreno inerbito, dimensionato con superfici di 25-30 m2/capo e delimitato con recinzione fissa o elettrificata a<br />
maglia quadrata del tipo di quella impiegata per gli ovini.<br />
<a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/il-maiale-brado-di-norcia-in-umbria.jpg" data-rel="lightbox-gallery-fhkQYOea" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-1038" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/il-maiale-brado-di-norcia-in-umbria.jpg" alt="il-maiale-brado-di-norcia-in-umbria" width="300" height="200" /></a><strong>L’impatto ambientale nella produzione</strong><br />
Le norme vigenti disciplinano lo spandimento dei liquami e il carico di suini in<br />
riferimento all’allevamento intensivo e non a quello all’aperto. In ogni caso per<br />
ridurre il rischio d’inquinamento da nitrati e preservare la struttura del suolo<br />
occorre limitare la permanenza degli animali sullo stesso terreno e creare un<br />
buon cotico erboso, che influisce positivamente anche sul benessere degli animali.<br />
Gli allevamenti suinicoli “industriali” si caratterizzano per l’elevata concentrazione di capi in limitate superfici stabulative coperte e per il carico di bestiame molto elevato in rapporto alla Sau. Una tale organizzazione degli allevamenti ha originato gravi problemi di impatto ambientale legati principalmente ai rischi di inquinamento idrico connessi allo smaltimento di elevati volumi di liquami suinicoli. Il superamento di tali problemi passa anche attraverso l’adozione di tecniche di stabulazione più rispettose dell&#8217;ambiente tra cui l’allevamento su lettiera e l’allevamento all’aperto. Per quest’ultima tecnica risulta strategica l’analisi e la verifica sperimentale della sostenibilità ambientale, in particolare per le aree marginali del nostro Appennino per le quali tale tecnica viene solitamente proposta. Ciò per acquisire le informazioni necessarie alla definizione dei criteri cui gli allevatori devono attenersi per garantire l’ecocompatibilità del sistema di allevamento all’aperto. Per questo appare importante un progetto di verifica delle condizioni di sostenibilità ambientale dell’allevamento suino brado e semibrado nell’Appennino emiliano-romagnolo, presentato dal Centro Ricerche Produzioni Animali nell’ambito della tornata di finanziamenti previsti per il 2004 sulla legge 28/98 della Regione Emilia-Romagna. L’allevamento all’aperto, infatti, non comporta alcuna produzione di liquami ma richiede, comunque, il rispetto di un rapporto equilibrato tra superficie agricola aziendale e peso vivo allevato. A tale proposito le conoscenze scientifiche sono tuttora limitate e i risultati dei pochi studi condotti di recente in ambito internazionale non risultano trasferibili alla realtà territoriale e produttiva dell’Emilia Romagna, caratterizzata dalla produzione di suino pesante.<br />
Per evitare equivoci, è necessario sottolineare, però, che allevamento dei suini all’aperto non è sinonimo di metodo di produzione biologica, anche se è vero che questa tecnica facilita l’adozione del metodo biologico. La motivazione principale sta nel fatto che, nel caso in cui un allevatore intenda convertire un allevamento intensivo convenzionale alla produzione biologica, deve sostenere oneri molto forti, principalmente perché, a parità di capi allevati,deve ampliare notevolmente le superfici coperte a causa delle maggiori superfici unitarie minime di stabulazione richieste dal regolamento Ce 1804/99 (Allegato VIII) che sono pressoché doppie rispetto a quelle previste dalle norme minime per la protezione dei suini (decreti legislativi n. 534/92 e n. 53/04). Nell’allevamento all’aperto, invece, possono essere soddisfatte abbastanza agevolmente le condizioni relative al sistema di<br />
stabulazione, così come previsto dal citato regolamento e dalle relative norme d’attuazione (decreto ministeriale 4 agosto 2000, decreto ministeriale 29 marzo 2001 e per la Regione Emilia- Romagna la delibera della giunta regionale 5 maggio 2003 n. 794).<br />
<strong>Un vuoto normativo da colmare</strong><br />
In materia d’impatto ambientale la tecnica d’allevamento dei suini all’aperto non è contemplata né dalla normativa nazionale (decreto legislativo n. 152 dell’11 maggio 1999, che ha recepito la cosiddetta direttiva “nitrati”) né dalla normativa vigente in Emilia Romagna (legge regionale 24 aprile 1995, n. 50 e relative norme di attuazione), che disciplina soltanto lo spandimento sul suolo dei liquami provenienti da insediamenti zootecnici senza prevedere norme specifiche relative al rilascio in continuo, per tutto l’arco dell’anno o del ciclo produttivo, delle deiezioni da parte dei suini stessi. Inoltre, nella definizione delle densità dei suini all’interno dei recinti di allevamento non è propriamente corretto applicare agli allevamenti all’aperto i limiti di carico di suini per unità di superficie agricola destinata allo spandimento, fissati dalla normativa per gli allevamenti intensivi, con riferimento a 170 kg di azoto per ettaro per anno (zona vulnerabile o aziende biologiche) e ai 340 kg di azoto per ettaro per anno (zona non vulnerabile). Infatti tali limiti sono riferiti all’allevamento stabulato e alla relativa pratica di spandimento frazionato, nel corso dell’anno, di liquami precedentemente stoccati e maturati in azienda mentre nell’allevamento all’aperto le deiezioni sono rilasciate fresche e in continuo, per tutto l’arco dell’anno o del ciclo produttivo; pertanto, essendo diverse le qualità dei reflui distribuiti sul suolo e le loro modalità di distribuzione, si ritiene che altrettanto diversi possano essere nei due sistemi di allevamento i fenomeni di degradazione, di adsorbimento e di trasporto nel suolo dei nutrienti contenuti nelle deiezioni e, in particolare, dell’azoto in forma nitrica. La permanenza di un vuoto normativo per gli allevamenti all’aperto può comportare seri problemi d’interpretazione e di applicazione delle norme da parte degli organismi di controllo (Arpa, Asl, Corpo Forestale, ecc.) con il rischio per gli allevatori di incontrare difficoltà nell’ottenimento del rilascio delle autorizzazioni necessarie per la normale conduzione dell’attività zootecnica. L’acquisizione di dati sperimentali è quindi utile anche per gli organismi legiferanti in materia d’impatto ambientale degli allevamenti zootecnici, affinché in futuro si possa giungere ad emanare norme specifiche per l’allevamento all’aperto dei suini.<br />
<strong>Carichi e pascolo brado</strong><br />
L’allevamento all’aperto comporta, comunque, la necessità di prevedere un rapporto equilibrato tra superficie agricola aziendale e peso vivo allevato. A livello orientativo si possono indicare le superfici minime unitarie, tratte dalla bibliografia internazionale,da considerare per il dimensionamento dei recinti in base alle diverse fasi d’allevamento (tabella alla pagina  precedente).<br />
I principali limiti a questa forma di allevamento sono rappresentati dai fattori pedo-climatici. Il terreno non deve essere eccessivamente pesante ma, al contrario, deve essere strutturato in modo tale da permettere un efficace allontanamento delle acque meteoriche evitando i ristagni idrici; ciò al fine di garantire agli animali condizioni di benessere accettabili dal punto di vista<br />
igrotermico e di consentire in ogni stagione dell&#8217;anno la percorribilità delle vie di transito.<br />
Un aspetto particolare dell’allevamento all’aperto riguarda l’analisi e la verifica della sostenibilità ambientale dell’allevamento brado in aree boschive e marginali; scopo principale è individuare i motivi di opportunità del pascolo brado, sia quelli attivi (effetti positivi sugli ecosistemi per il rimescolamento degli strati superficiali, l’apporto di sostanza organica, la riattivazione di catene trofiche utili alla fauna selvatica, ecc.) che passivi (utilizzazione di risorse alimentari come specie vegetali erbacee, frutti spontanei, microfauna, ecc.), e di definirne i limiti di compatibilità e sostenibilità al fine di evitare danni agli ecosistemi. Un’analisi di questo tipo si dovrebbe proporre di definire i limiti di compatibilità e sostenibilità in osservanza dei provvedimenti normativi per i terreni<br />
pascolivi (art. 67, 68, 69 delle Prescrizioni di Massima e Polizia Forestale, delibera della giunta regionale 31 maggio 1995 n. 182) e dei riferimenti specifici in materia d’impatto ambientale dell’attività zootecnica, al fine di predisporre una razionale gestione del bosco in funzione del pascolo e di impedire pertanto danni agli ecosistemi.<br />
<strong>A protezione del suolo</strong><br />
Per limitare i rischi d’inquinamento da nitrati e garantire il mantenimento della struttura del suolo, è necessario che i suini permangano sullo stesso terreno per un periodo non superiore a due anni nei settori di riproduzione e di svezzamento e a un anno o alla durata di un unico ciclo (per esempio, da 25-30 kg a 130-150 kg) nei settori di accrescimento e ingrasso. La limitata<br />
permanenza dei suini sullo stesso terreno ha anche la funzione igienicosanitaria di contenere la diffusione delle parassitosi. In ogni caso la presenza di cotico erboso nei recinti d’allevamento riduce i rischi di lisciviazione e d’infiltrazione dei nitrati nel terreno; inoltre la copertura vegetale del terreno sembra influire positivamente anche sul benessere degli animali e, in particolare, sulle<br />
prestazioni produttive delle scrofe. Nei recinti il prato deve essere seminato l’annata precedente quella d’immissione dei suini,<br />
utilizzando varietà di graminacee caratterizzate da rapido sviluppo vegetativo e da un buon adattamento alle condizioni pedologiche e climatiche; di norma il prato è seminato in autunno per procedere all’immissione dei suini a metà della primavera successiva, generalmente dopo avere effettuato un primo taglio. Per favorire la conservazione della copertura vegetale durante il periodo di allevamento occorre evitare un eccessivo calpestio del suolo, adottando carichi di animali per unità di superficie sufficientemente bassi, in relazione alle caratteristiche del terreno.<br />
<strong>Dimensioni minime dei recinti per l’allevamento di suini all’aperto</strong><br />
Categoria Superficie unitaria (m2/capo)<br />
Scrofe in maternità 300-500<br />
Suini riproduttori in fecondazione e in gestazione 400-600<br />
Suinetti in svezzamento 25-50<br />
Suini in accrescimento e ingrasso 60-200</p>
<h2>Per approfondimenti:</h2>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/allevamento-del-maiale-allaperto.pdf">allevamento del maiale all&#8217;aperto</a></p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/allevare-maiale-aperto.pdf">allevare maiale aperto</a></p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/L’ALLEVAMENTO-ALL’APERTO-DEL-SUINO.pdf">L’ALLEVAMENTO ALL’APERTO DEL SUINO</a></p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/Linee-guida-della-Regione-Emilia-romagna-per-lallevamento-del-maiale-allo-stato-brado.pdf">Linee guida della Regione Emilia romagna per l&#8217;allevamento del maiale allo stato brado</a></p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/Suini-così-si-allevano-all’aperto.pdf">Suini, così si allevano all’aperto</a></p>
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		<title>Maiale Cinta Senese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 07:39:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali da Fattoria]]></category>
		<category><![CDATA[Maiali]]></category>
		<category><![CDATA[maiale]]></category>
		<category><![CDATA[maiale cinta senese]]></category>
		<category><![CDATA[maiale rustico]]></category>
		<category><![CDATA[razza toscane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/cintasenese-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />Le origini di questa razza sono molto antiche ed esistono testimonianze pittoriche che dimostrano l&#8217;allevamento di suini simili all&#8217;attuale Cinta Senese fin dal Medioevo. Il tratto più caratteristico di questo suino è la presenza di una cinghiatura bianca, che dà il nome alla razza, su un mantello che è di colore nero-ardesia. La più famosa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/cintasenese-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/cinta-senese.jpg" data-rel="lightbox-gallery-UMUvFKI1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1031" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/cinta-senese-300x225.jpg" alt="cinta senese" width="300" height="225" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/cinta-senese-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/cinta-senese-600x450.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/cinta-senese-1024x768.jpg 1024w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/cinta-senese-180x135.jpg 180w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/cinta-senese.jpg 1048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Le origini di questa razza sono molto antiche ed esistono testimonianze pittoriche che dimostrano l&#8217;allevamento di suini simili all&#8217;attuale Cinta Senese fin dal Medioevo. Il tratto più caratteristico di questo suino è la presenza di una cinghiatura bianca, che dà il nome alla razza, su un mantello che è di colore nero-ardesia. La più famosa raffigurazione di un suino che assomiglia all&#8217;attuale Cinta Senese è di ambrogio Lorenzetti, &#8220;Effetti del buon Governo&#8221; (1319-1347), nel Palazzo Comunale di Siena. Altre rappresentazioni di suini con cinghiatura bianca appaiono in dipinti e affreschi della scuola senese del XII secolo in diverse chiese della campagna di Siena. Questa razza era probabilmente conosciuta anche al di fuori della Toscana, come si può dedurre dalla presenza di altre opere pittoriche raffiguranti questo animale, ad esempio a Venezia nella cappella dell&#8217;Annunziata, in un dipinto datato 1510, di esecuzione faentina.<br />
E&#8217; una razza molto rustica e frugale, per cui la sua struttura si avvicina al tipo longilineo, con arti abbastanza lunghi ma robusti, tronco poco profondo, testa allungata a profilo rettilineo, adatta al pascolamento.<br />
L&#8217;area di origine e di allevamento della Cinta Senese è quella della Montagnola Senese, compresa nel territorio dei comuni di Monteriggioni, Sovicille, Gaiole, Castelnuovo Berardenga e Casole d&#8217;Elsa, nel territorio delimitato dall&#8217;alta valle del fiume Merse da una parte e dall&#8217;alta valle del fiume Elsa dall&#8217;altra.<br />
Negli anni Quarante del XX secolo veniva definita come la più importante razza suina della Toscana, ed era allevata in modo assai diffuso per ottenere l&#8217;incrocio di prima generazione con il Verro Large White. Questi meticci, noti con i nomi di &#8220;grigi&#8221; o &#8220;tramacchiati&#8221;, erano molto ricercati dai caseifici del Nord Italia (che alimentavano i suini col siero che rimaneva dopo la casificazione) per la produzione del suino Pesante, in quanto dotati di rusticità, di facile ingrassamento e di carne molto pregiata.<br />
Ad opera dell&#8217;ispettorato Provinciale dell&#8217;Agricoltura di siena, fin dai primi anni Trenta, fu attuata per questa razza un&#8217;azione di miglioramento genetico che comprendeva l&#8217;apertura di un Libro Genealogico. Tale libro venne poi chiuso negli anni sessanta a causa della forte contrazione demografica della razza che sfiorò l&#8217;estinzione; venne poi riaperto nel 1997 e trasformato in Registro Anagrafico nel 1999.<br />
La Cinta Senese era molto diffusa in Toscana fino agli anni Cinquanta. Tra gli anni Sessanta e Novanta ha subito una drastica contrazione demografica, ma negli ultimi anni so è registrata una inversione di tendenza e la Cinta Senese presenta ormai da qualche tempo un trend positivo.<br />
La Cinta Senese produce carne di ottima qualità, le cui caratteristiche sono apprezzate soprattutto per la trasformazione in salumi tipici. Il peso di macellazione varia dai 40 ai 60 kg per la produzione della porchetta. Per la produzione del suino pesante il peso di macellazione medio è di circa 120 kg e la sua carne viene prevalentemente trasformata in salumi tipici tradizionali, quali il prosciutto toscano, la spalla salata, le salsicce, la gola, il lardo, la pancetta o rigatino, il capocollo, la soppressata, la finocchiona, il buristo. Come carne fresca viene utilizzata maggiormente la lombata per la cottura sulla griglia sotto forma di bistecche e rosticciane.<br />
E&#8217; un animale adatto all&#8217;allevamento all&#8217;aperto, allo stato brado o semibrado.</p>
<h2>Caratteristiche morfologiche</h2>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/cintasenese.jpg" data-rel="lightbox-gallery-UMUvFKI1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-1032" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/cintasenese-300x200.jpg" alt="cintasenese" width="300" height="200" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/cintasenese-300x200.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/04/cintasenese.jpg 550w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>E&#8217; una razza di tipo fine, di taglia media, con scheletro leggero ma solido. Il peso adulto è di 300 kg per i verri e di 250 kg circa per le scrofe.</p>
<p>Mantello e cute &#8211; La cute e le setole sono di colore nero, salvo la presenza di una fascia bianca continua che circonda completamente il tronco all&#8217;altezza delle spalle includendo gli arti anteriori. Il passaggio tra nero e bianco può essere graduale e non netto. Sono inoltre ammesse macchie nere all&#8217;interno della fascia bianca.<br />
Testa &#8211; La testa è di medio sviluppo, con profilo fronto-nasale rettilineo; orecchie dirette in avanti e in basso, di media lunghezza.<br />
Collo &#8211; Il collo è allungato ed armonicamente inserito nel tronco.<br />
Tronco &#8211; Il tronco è moderatamente lungo, di forma cilindrica depressa lateralmente, torace poco profondo e addome ampio, spalle muscolose e ben fasciate, linea dorso-lombare diritta, groppa inclinata, coda attorcigliata, natiche ben discese.<br />
Arti &#8211; Gli arti sono medio-lunghi, sottili ma solidi, con articolazioni asciutte, pastorali netti e unghielli compatti.<br />
Caratteri sessuali &#8211; Nel maschio: testicoli ben pronunciati. Nella femmina le mammelle devono essere in numero non inferiore a 10, regolarmente distanziate, con capezzoli normali ben pronunciati e pervii.</p>
<p>da Atlante delle razze autoctone &#8211; Daniele Bigi, Alessio Zanon &#8211; Edagricole</p>
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		<title>Allevare il Tacchino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Feb 2013 17:14:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali da Fattoria]]></category>
		<category><![CDATA[Tacchini]]></category>
		<category><![CDATA[allevamento tacchino]]></category>
		<category><![CDATA[allevare tacchino]]></category>
		<category><![CDATA[chioccia tacchino]]></category>
		<category><![CDATA[tacchino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino-225x145.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />Cennti storici Il primo a parlare del tacchino, nel 1525, fu lo spagnolo Gonzalèz Fernando de Oviedo, governatore di Hispaniola, nel suo &#8220;Summario de la Historia Natural de las Indias Occidentales&#8221;: lo descrive qui come una varietà del Pavone, con una coda meno grande del Pavone comune e con una carne ancora più saporita. Proveniente [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino-225x145.jpeg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><h2>Cennti storici</h2>
<div id="centerblock">
<p class="pagetext"><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino.jpeg" data-rel="lightbox-gallery-JKeVWXmw" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-905" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino.jpeg" alt="tacchino" width="247" height="260" /></a>Il primo a parlare del tacchino, nel 1525, fu lo spagnolo <strong>Gonzalèz Fernando de Oviedo</strong>, governatore di Hispaniola, nel suo &#8220;Summario de la Historia Natural de las Indias Occidentales&#8221;: <strong>lo descrive qui come una varietà del Pavone</strong>, con una coda meno grande del Pavone comune e con una carne ancora più saporita.<br />
Proveniente dal Messico, fu introdotto in Spagna intorno al 1520; da qui raggiunse la Francia &#8211; dove fu chiamato <strong>Pollo d&#8217;India</strong> (Coq d&#8217;Inde, da cui deriva l&#8217;attuale Dindon e Dinde) &#8211; e poi, in seguito, in tutto il Continente, divenendo sempre più comune.<br />
In Inghilterra comparve per la prima volta sotto il regno di Enrico VIII nel 1524; gli storici di quel tempo, credendo che provenisse dai possedimenti turchi dell&#8217;Asia Minore, lo chiamarono <strong>Gallo Turco (Turkey-cocks)</strong> e, per abbreviazione, Turkey, mantenuto fino ad oggi.<br />
Fernandez, nel suo &#8220;Tesoro di cose nella Nuova Spagna&#8221; del 1576, già distingue il tacchino domestico da quello selvatico, ed aggiunge che gli spagnoli ed i portoghesi lo chiamavano &#8220;Pavones de las Indias&#8221;.<br />
Già intorno al 1565, in Francia, in un convento vicino a Bourges i monaci avevano impiantato un allevamento, con soggetti direttamente importati dall&#8217;America: si dice anche che il primo tacchino servito a tavola fosse quello delle nozze di Carlo XI con Elisabetta d&#8217;Austria il 20 novembre 1570.<br />
La prima descrizione scientifica del tacchino è dovuta al naturalista viaggiatore francese Pierre Gilles, edita a Lione nel 1553; a lui seguirono Pierre Belon, sempre francese, che fornì nella sua &#8220;Histoire Naturelles des Oiseaux&#8221; (Lione, 1555) il primo disegno del tacchino; indi Gesner da Zurigo ed il nostro grande Ulisse Aldrovandi.</p>
<p class="pagetext">I Tacchini che noi oggi conosciamo derivano tutti dai tacchini selvatici del genere &#8220;Meleagris&#8221;. Si contano sette sottospecie con caratteristiche più o meno simili che vivevano in un&#8217;area molto vasta, dal Canada al Messico.<br />
Ecco cosa diceva <strong>Brehm</strong> del tacchino selvatico nel suo lavoro &#8220;La Vita Degli Animali&#8221; (Torino, 1869):</p>
<blockquote><p>«Il tacchino vive allo stato selvatico anche al giorno d&#8217;oggi, è di una grande bellezza e prolifico assai. Era sparso nei piani dell&#8217;America del Nord, particolarmente nell&#8217;Arkansas, nell&#8217;Illinois, l&#8217;Alabama, l&#8217;Ohio, Kentucky, l&#8217;Indiana, il Missouri e il MissisSipi. I grandi branchi condotti da vecchi maschi i quali sono di una meravigliosa vigilanza che temono del continuo l&#8217;insidia, che non cercano il cibo se non quando si vedono rimpiazzati da altri vecchi di ugual tempra. Fanno lunghissimi giri di strada a piedi e possono in un giorno fare tanto cammino quanto ne può fare un robusto cane; in caso di bisogno fanno anche forti voli per oltrepassare corsi di acque. Si nutrono di semi, frutti di alberi, ghiande, bacche, insetti, verdure ed ogni sorta di tuberi che trovano. Sono ghiotti specialmente di lumache e di insalate tenere, e sovente fanno indigestioni pel troppo mangiare. Certi scrittori a torto prendono questo animale come prototipo della collera stupida ed inconscia; ma molti altri lo difendono, ed alcuni americani, come Beniamino Franklin, ebbero a proporre agli Stati Uniti che si mettesse nello stemma nazionale l&#8217;emblema del Tacchino in luogo della superba e antisociale aquila; mentre il tacchino è di origine essenzialmente americana&#8221;.»</p></blockquote>
<p class="pagetext">Riporto anche integralmente quello che il grande naturalista <strong>G. Buffon</strong> (1707 &#8211; 1788) scriveva, sia per la sua importanza storica che per la sua pittoresca e scrupolosa descrizione:</p>
<blockquote><p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino.jpg" data-rel="lightbox-gallery-JKeVWXmw" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignright size-medium wp-image-906" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino-295x300.jpg" alt="tacchino" width="295" height="300" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino-295x300.jpg 295w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino-80x80.jpg 80w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino.jpg 300w" sizes="(max-width: 295px) 100vw, 295px" /></a>«E&#8217; rimarchevole per la grandezza della sua statura come per certe naturali inclinazioni che non gli sono comuni con un piccol numero di altre specie. La sua testa che è molto piccola a proporzione del corpo, è quasi interamente spogliata di piume e solamente coperta, del pari che una parte del collo, di una pelle turchina carica di capezzoli rossi nella parte anteriore del collo e di capezzoli biancastri sulla parte posteriore della testa con alcuni piccioli peli neri sparsi raramente tra i capezzoli e con piume più rare all&#8217;alto del collo. Dalla base del collo gli scende sul collo fino ad un terzo circa della sua lunghezza una specie di barba carnosa rossa ondeggiante, composta di una doppia membrana. Sulla base del becco superiore gli si innalza una caruncola carnosa di figura conica e solcata di grinze traversali assai profonde: questa allo stato naturale ha poco più di un pollice, cioè quando il gallo d&#8217;India passeggia tranquillamente senza oggetti intorno a lui che lo tormentino; ma se qualche straniero oggetto gli si presenta inaspettatamente, massimo nella stagione degli amori, lascia questo uccello il suo portamento semplice ed umile, si ingalluzza immediatamente con fierezza, la sua testa e il suo collo si gonfiano, la caruncola si spiega, s&#8217;allunga e discende due o tre pollici più basso coprendosi il becco interamente; tutte le dette parti carnose si colorano di rosso vivo, nel tempo stesso le piume del collo e del dorso si arruffano, e la coda si alza a guisa di ventaglio, mentre le ali spiegandosi si abbassano fino a trascinarsi a terra.<br />
In tale attitudine or va camminando fieramente intorno alle sue femmine, accompagnando la sua azione con un sordo rumore, prodotta dall&#8217;aria del petto che esce pel becco, e che è seguito da un lungo sussurro; ora abbandona la sua femmina come per minacciare quelli che lo turbano; e in tal caso la sua andatura è grave, e soltanto si accelera nel momento in cui fa sentire il rumore suddetto; di tempo in tempo egli interrompe siffatto esercizio per gettare un altro grido più forte, e che gli si può, tante volte, far ripetere quanto si vuole o fischiando o facendogli sentire qualsiasi altro tono acuto; egli ricomincia in seguito a far la ruota, la quale esprima ora il suo amore per la femmina, ed ora la sua collera contro quel che non conosce. Ventotto penne si contano in ciascuna delle ali, e diciotto nella coda; egli ha peraltro due code, l&#8217;una superiore e l&#8217;altra inferiore, la prima formata come sopra di penne grandi piantate intorno al groppone, è quella che l&#8217;animale rialza facendo la ruota, la seconda poi consiste in altre penne men grandi e non l&#8217;alza dalla sua situazione orizzontale.<br />
Due attributi sensibili distinguono il maschio dalla femmina; un mazzetto cioè di crini duri e neri, lungo da 5 a 6 pollici, che gli esce quando è adulto dalla parte inferiore del collo, e l&#8217;altro che è uno sperone cha ha a ciascun piede, che è più o meno lungo, ma più corto e spuntato che quel del gallo ordinario. La gallina d&#8217;India è diversa dal maschio non solo per gli attributi suddetti, per la caruncola del becco superiore più corta ed incapace di allungarsi e pel rosso più pallido della barba carnosa e della barba glandulosa che le copre la testa, ma eziandio per gli attributi propri del sesso, essendo più piccola, avendo una fisionomia meno caratteristica, con men di forza nell&#8217;interno, e men d&#8217;azione all&#8217;esterno: di più il suo grido non è che un accento lamentevole, i suoi movimenti non sono che per cercare il nutrimento o per fuggire il pericolo; finalmente è priva della facoltà di far la ruota, non già perché non abbia la coda doppia, ma perché manca dei muscoli atti a levare e raddrizzare le penne più grandi (in questo devo purtroppo smentire il Buffon in quanto, come abbiamo detto, anche la femmina saltuariamente fa la ruota, ndr).<br />
Un maschio può avere cinque o sei femmina, ove sianvi più maschi, si fanno fra loro la guerra battendosi, non però col furore dei galli ordinari. La femmina non è così feconda coma la gallina ordinaria, non fa essa le uova che una volta all&#8217;anno per quindici giorni circa, il suo accoppiamento col maschio non è così breve come quello del gallo, appena ha terminato di far l&#8217;uovo che si mette tosto a covare; cova pure le uova di ogni sorta di uccello, basta che abbia il nido in luogo asciutto e nascosto, vi si abbandona ella a questa occupazione con tanto ardore ed assiduità che morrebbe di inazione sulle sue uova se non si avesse la cura di levarla una volta al giorno per darle da bere e da mangiare.<br />
Quando il maschio vede a covare la sua femmina cerca di rompervi le uova, riguardandole forse come un ostacolo ai suoi piaceri, il perché essa si nasconde allora con tanta cura. Finito il tempo in cui debbono schiudersi tali uova, i pulcino battono col becco il guscio dell&#8217;uovo che li chiude; talvolta ancora per essere il guscio troppo duro, vengono aiutati a romperlo, il che si fa con molta circospezione. Appena schiusi dal guscio, hanno questi pulcini la testa coperta di una specie di lanugine, e non hanno ancora né carne glandulosa, né barba carnosa, parti che si sviluppano in capo a sei settimane o due mesi. La madre li guida con la stessa sollecitudine onde la gallina conduce i suoi; essa li riscalda sotto le proprie ali col medesimo affetto e li difende collo stesso coraggio. Quando questi sono divenuti forti, lasciano la loro madre, o piuttosto ne sono abbandonati, amano andare a pollaio in aria libera, e passano così le notti più fredde dell&#8217;inverno or sostenendosi sopra un sol piede, ritirando l&#8217;altro nelle piume del loro ventre come per riscaldarlo, ora al contrario annicchiandosi in equilibrio sul lor bastone, per dormire, mettendosi la lor testa sotto l&#8217;ala, e durante il loro sonno hanno il moto della respirazione sensibile e notabilissimo. Essi hanno diversi toni e differenti inflessioni di voce secondo l&#8217;età e il sesso e secondo le passioni che vogliono esprimere. La loro andatura è lenta e il loro volo pesante, bevono, mangiano ed inghiottiscono dei piccoli sassolini digerendo presso a poco come i galli. Se credesi ai viaggiatori, sono essi originari dell&#8217;America e delle isole adiacenti e prima della scoperta di quel nuovo continente essi pure non esistevano nell&#8217;antico.<br />
I galli d&#8217;India selvaggi non sono differenti dai domestici se non perché sono molto più grossi e più neri, del resto essi hanno gli stessi costumi, le stesse naturali inclinazioni, e la medesima stupidità; vanno a pollaio nei boschi sui rami secchi e quando se ne fa cadere qualcuno a colpi di fucile, gli altri se ne restano al lor sito, e non ne vola via neppure uno.<br />
Ha questi la carne più dura, e se ne allevano facilmente dovunque trovansi nei parchi e nei boschetti.»</p></blockquote>
<p class="pagetext">Oggi il Tacchino allo stato selvatico, a causa della caccia di cui è stato oggetto, è diventato molto più raro, anche se si sono tentate reintroduzioni, alcune delle quali andate a buon fine.<br />
I Meleagridi sono i più grandi galliformi oggi esistenti.</p>
<p class="pagetext">Molteplici sono le denominazioni volgari con cui esso è stato ed è chiamato; eccone alcune, tratte da una lista ben più lunga riportata nel libro di Savorelli:<br />
&#8211; Piemonte: Pitu/Pita, ma anche Biru e Bira come pure Dindi e Dinda o Bibin e Bibina.<br />
&#8211; Veneto: Dindio/Dindia<br />
&#8211; Brianza: Polin e Pola<br />
&#8211; Crema: Pulù/Pola<br />
&#8211; Ravenna: Tachèn e Tachena<br />
&#8211; Toscana: Lucio o Tacco<br />
&#8211; Arezzo: Billo/Billa<br />
&#8211; Roma: Gallinaccio<br />
&#8211; Cagliari: Dindu e Piocce<br />
&#8211; Messina: Ciurro e Gaddu d&#8217;India</p>
<h2>Allevamento</h2>
<div id="centerblock">
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchinoocellato.jpg" data-rel="lightbox-gallery-JKeVWXmw" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-907" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchinoocellato-300x209.jpg" alt="tacchinoocellato" width="300" height="209" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchinoocellato-300x209.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchinoocellato.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Non è molto sviluppato in Italia; peccato, perché è un animale molto bello e per le nostre campagne lo trovo molto più indicato del Pavone.<br />
Devo però riconoscere che solo chi ha grandi spazi può permettersi l&#8217;allevamento del tacchino, che necessita infatti di pascolare: un tacchino in un pollaio non è bello da vedere.</p>
<p>Anche se il tacchino domestico è meno battagliero del selvatico, è bene comunque non tenere più di un maschio nel periodo della riproduzione: si disturberebbero a vicenda e non dimostrerebbero alle femmine il dovuto riguardo.<br />
<strong>Il gruppo riproduttore</strong> potrà essere formato da un giovane maschio e tre o quattro femmine di almeno due anni.<br />
E&#8217; la femmina che decide quando accoppiarsi: il maschio non deve fare altro che essere pronto, e lo dimostra facendo sempre la ruota.<br />
E&#8217; sufficiente un accoppiamento andato a buon fine perché tutte le uova che la femmina deporrà, prima di iniziare la cova, risultino fecondate.<br />
L&#8217;inizio della deposizione è la primavera: molte femmine però iniziano anche nel mese di febbraio.<br />
L&#8217;incubazione dura 28/30 giorni.</p>
<p><strong><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino-e-pulcini-2.jpg" data-rel="lightbox-gallery-JKeVWXmw" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-908" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino-e-pulcini-2-300x225.jpg" alt="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" width="300" height="225" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino-e-pulcini-2-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/tacchino-e-pulcini-2.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La tacchina è una covatrice e madre eccezionale</strong> che può portare a termine più covate in una sola stagione; per questa sua dedizione è sfruttata come &#8220;incubatrice&#8221; naturale: non è comunque bene approfittarne troppo, per lei è sempre uno stress; assicurarsi giornalmente che sia uscita dal nido e si sia rifocillata; anche un buon bagno di sabbia sarebbe l&#8217;ideale per dargli sollievo e disfarsi di un po&#8217; di parassiti.<br />
Spesso è restìa ad allontanarsi dal nido; con alcune, dopo averle messe fuori, dovevo chiudere la porta per garantire almeno 15 minuti d&#8217;aria.</p>
<p>Quando allevavo il Tacchino Crollwitz facevo fare alle mie femmine una sola covata; mi davano soggetti sufficienti, e devo dire che avere un gruppo di più di 20 tacchini non è una cosa semplice da gestire: orto devastato, vasi in continuo pericolo, tetti presi d&#8217;assalto con i conseguenti danni alle tegole, ecc.</p>
<p>E&#8217; preferibile che sia la tacchina stessa a fare da madre perché, se allevati sotto lampade, può succedere che i tacchinotti abbiano difficoltà ad iniziare a nutrirsi.<br />
Se poi la stagione è asciutta si possono far uscire prima, approfittando delle giornate di sole &#8211; necessario per lo sviluppo scheletrico &#8211; e per farli cominciare fin da piccoli a mangiare sassolini, erba e insetti, tanto utili al loro sviluppo.<br />
Nei primi due/tre mesi comunque è bene somministrare una miscela con una dose proteica del 28% e con coccidiostatico per prevenire brutte epidemie.<br />
A tre mesi effettuare due sverminazioni a distanza di 15 giorni l&#8217;una dall&#8217;altra.<br />
Hanno bisogno di molta verdura, frutta e di tanto spazio a loro disposizione con tanto verde.<br />
Personalmente non ho mai riscontrato la fatidica &#8220;crisi del rosso&#8221; o &#8220;crisi del corallo&#8221;: in queste condizioni i miei tacchini sono sempre cresciuti velocemente e in salute.</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Oca romagnola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Feb 2013 18:55:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali da Fattoria]]></category>
		<category><![CDATA[Oche]]></category>
		<category><![CDATA[oca bianca]]></category>
		<category><![CDATA[oca domestica]]></category>
		<category><![CDATA[oca romagnoila]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-bianche-e-grigie-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />Origine, diffusione e caratteristiche economiche Razza italiana originaria dell&#8217;Emilia-Romagna (province Ravenna, Forlì, Bologna e Ferrara). L&#8217;attuale Standard Italiano Razze Avicole (1996) propone come nuova denominazione il termine di &#8220;Oca Italiana&#8220;. L&#8217; oca di Romagna o romagnola, è meglio conosciuta in tutto il mondo col nome di oca di Roma affibiatole dagli avicoltori spagnoli di Barcellona, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-bianche-e-grigie-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><h2><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-bianche-e-grigie.jpg" data-rel="lightbox-gallery-ilEXtzLx" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-898" alt="oche bianche e grigie" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-bianche-e-grigie-300x225.jpg" width="300" height="225" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-bianche-e-grigie-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-bianche-e-grigie-600x450.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-bianche-e-grigie-1024x768.jpg 1024w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-bianche-e-grigie-180x135.jpg 180w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-bianche-e-grigie.jpg 1048w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Origine, diffusione e caratteristiche economiche</h2>
<p>Razza italiana originaria dell&#8217;Emilia-Romagna (province Ravenna, Forlì, Bologna e Ferrara). L&#8217;attuale Standard Italiano Razze Avicole (1996) propone come nuova denominazione il termine di &#8220;<strong>Oca Italiana</strong>&#8220;.<br />
L&#8217; oca di Romagna o romagnola, è meglio conosciuta in tutto il mondo col nome di oca di Roma affibiatole dagli avicoltori spagnoli di Barcellona, quando la nostra razza venne presentata in quella città ad una esposizione mondiale nel maggio del 1924. In quell&#8217;occasione i visitatori si domandarono se la romagnola appartenesse alla razza che salvò il Campidoglio dalle truppe galliche di Brenno nel lontano 382 a.C. La questione probabilmente non sarà mai chiarita perché Lucrezio sostiene che quelle oche erano bianche, mentre Virgilio le definì argentate&#8230; Ma con lo scorrere dei secoli il piumaggio potrebbe aver subito variazioni. Certo è che le oche romagnole possiedono una voce assai acuta e stridula, diversamente dal tono borbottante delle Tolosa, per esempio&#8230; Comunque sia, le nostre candide oche romagnole sono sicuramente tra le razze più antiche al mondo&#8230; Tra l&#8217;altro è la razza più feconda e ovaiola tra le oche (110/115 uova l&#8217;anno, dal peso minimo di 150 grammi). Inoltre il suo piumino è tra i più apprezzati e la sua carne è ottima!<br />
In Italia vi sono tre razze tra cui la pezzata veneta che non possiede però ancora uno standard preciso. C&#8217;è la grigia padovana, di media taglia, molto apprezzata anch&#8217;essa! Ma è la romagnola che detiene il primato tra le tre e soprattutto nel mondo per la sua numerosa deposizione di uova! L&#8217;oca di Roma ha una variante col ciuffo sul capo (tuffed roman goose) che viene meticolosamente selezionata negli Stati Uniti d&#8217;America.<br />
Peccato si allevi poco qui in Italia e che la selezione in questo campo, non sia ancora così curata come negli altri Stati altrimenti la fama della romagnola potrebbe ritrovare il plauso che le fu riservato lo scorso secolo in tutta Europa e in Inghilterra.</p>
<h2>Caratteristiche morfologiche</h2>
<p><strong><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oca-romagnola.jpg" data-rel="lightbox-gallery-ilEXtzLx" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-899" alt="oca romagnola" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oca-romagnola-300x200.jpg" width="300" height="200" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oca-romagnola-300x200.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oca-romagnola.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Taglia: </strong>piccola.<strong><br />
Peso medio:</strong><br />
&#8211; maschio a. 5-6 kg<br />
&#8211; femmina a. 4-5 kg</p>
<p>Mantello bianco. Becco largo, forte, attaccato alto, arancione con unghia carne.<br />
Zampe mediamente lunghe, color arancio intenso. Occhi azzurri con caruncola oculare rossa.<br />
Non possiede alcun sacco ventrale.<br />
L&#8217;oca Romagnola di pura razza ha la particolarità, alla pari dell&#8217;oca di Embden, di essere autosessabile alla nascita: i paperi nascono con macchie brune sulla testa e sul dorso e queste macchie sono decisamente più scure nelle femmine.</p>
<p>fonte: agraria.it</p>
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		<title>Allevare le oche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Feb 2013 18:37:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali da Fattoria]]></category>
		<category><![CDATA[Oche]]></category>
		<category><![CDATA[oca]]></category>
		<category><![CDATA[oca domestica]]></category>
		<category><![CDATA[oca romagnola]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" />Origini L&#8217;allevamento dell&#8217;oca è antichissimo, molto anteriore a quello dell&#8217;anatra. Se ne trova traccia 4000 anni a.C. nella tomba del faraone Tè (V° dinastia), nella metropoli di Menfi. In essa è dimostrata l&#8217;avvenuta domesticazione, in quanto sono raffigurate, oche in un cortile insieme a gru e colombi, con sotto l&#8217;iscrizione: «La riunione dei colombi e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="225" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-225x145.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" /><h5><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche.jpg" data-rel="lightbox-gallery-yUIQFi6D" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-891" alt="oche" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche.jpg" width="550" height="342" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche.jpg 550w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/oche-300x186.jpg 300w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a>Origini</h5>
<p>L&#8217;<strong>allevamento dell&#8217;oca è antichissimo</strong>, molto anteriore a quello dell&#8217;anatra. Se ne trova traccia 4000 anni a.C. nella tomba del faraone Tè (V° dinastia), nella metropoli di Menfi. In essa è dimostrata l&#8217;avvenuta domesticazione, in quanto sono raffigurate, oche in un cortile insieme a gru e colombi, con sotto l&#8217;iscrizione: <cite> «La riunione dei colombi e delle oche dopo che essi hanno mangiato.»</cite><br />
Omero ne parla nell&#8217;Odissea, allo XV° canto, in cui è citata Elena che alleva oche nella corte del palazzo di Menelao ed al canto XIX°, quando Penelope, raccontando un sogno, parla del suo allevamento di oche.<br />
I poeti greci si ispirarono al candore dell&#8217;oca e la paragonarono alla grazia e alla bellezza delle giovani fanciulle.</p>
<p>Ha oltretutto innumerevoli antenati famosi:<br />
L&#8217;<strong>oca sacra di Augusto</strong>: abbandonata fra le braccia di sua moglie Livia dall&#8217;aquila cara a Giove, fu ritenuta un dono degli dei e pertanto consacrata.<br />
Le <strong>consorelle del Campidoglio</strong>, allevate nel tempio di Giunone, che col loro sberciare avvertirono dell&#8217;arrivo dei barbari di Brenno.<br />
L&#8217;<strong>oca di Friburgo</strong>, immortalata con un monumento, che, con la sua sensibilità, durante la seconda guerra mondiale funzionava da radar, avvertendo gli abitanti dell&#8217;arrivo degli aerei nemici.</p>
<p>Viene da pensare che mai più ingiuste furono espressioni come: &#8220;Stupido come un&#8217;oca&#8221; o &#8220;Essere un&#8217;oca giuliva&#8221;.<br />
Il secondo può andare, se non viene inteso in senso dispregiativo, in quanto l&#8217;oca è gaia e festosa e saprebbe godersi la vita se l&#8217;uomo gliene desse l&#8217;opportunità.</p>
<p>La <strong>capostipite dell&#8217;oca domestica</strong> la troviamo nella famiglia degli Anatidi nell&#8217;ordine Anseriformi: l&#8217;<strong>Oca Selvatica Grigia (anser cinereus)</strong>.<br />
È una delle oche selvatiche più grandi, pur mantenendo una forma molto aerodinamica, ha un peso di circa kg. 3,5 ed un&#8217;apertura alare di 180 cm.Il becco è grosso e robusto, alla base è più alto che largo, di colore arancio intenso con unghiata rosea; esso è provvisto, ai margini, di lamine cornee che servono a strappare, triturare e spesso filtrare gli alimenti che l&#8217;oca trova sondando il fondo degli stagni.<br />
Ha comunque un menu esclusivamente vegetale: erbe, semi, tuberi, bacche e frutta.<br />
La testa è piccola, in proporzione al corpo. Il collo è lungo e fine. Le lunghe ali stanno aderenti e, quando sono chiuse, raggiungono l&#8217;estremità della coda senza però incrociarsi o sorpassarla.<br />
I tarsi sono rosei e robusti.<br />
Come tutte le oche selvatiche porta a termine una sola covata l&#8217;anno, covando, per 28/29 giorni, 5/6 uova al massimo.<br />
Ha una colorazione particolare, che ritroviamo in molte razze di oche domestiche.<br />
Il colore di fondo è un grigio brunastro uniforme ed il margine delle penne è orlato di bianco. Bianco nella parte bassa del petto, ventre castano con macchie di tonalità più intensa. La coda è come il resto del piumaggio.</p>
<h5>Allevamento</h5>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/accrescimento-oca.jpg" data-rel="lightbox-gallery-yUIQFi6D" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-full wp-image-894" alt="accrescimento oca" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/accrescimento-oca.jpg" width="200" height="286" /></a>In Romagna l&#8217;oca era altamente considerata, si diceva che, quando venne sparso nel Mondo il sale del giudizio, tre parti di questo furono assorbite dalle oche; il resto venne assimilato dagli uomini.<br />
Definita il &#8220;maiale dei poveri&#8221;, in tempi in cui era difficile vivere, lei dava uova, piumino e ottima carne con pochissima spesa; anche la pelle veniva usata e, dopo essere stata sapientemente conciata, serviva per confezionare candide pellicce.</p>
<p>Le nostre oche domestiche assomigliano molto all&#8217;Oca selvatica grigia, anche se hanno un aspetto più pesante; la distinzione del sesso non è facile, perché nei due sessi la colorazione è identica; solo in età adulta, in alcune razze, il maschio è riconoscibile perché più grosso.<br />
Nel recente passato il suo allevamento era molto sviluppato, specialmente nell&#8217;Emilia Romagna e Veneto.</p>
<p>Allevare oche non richiede molto, <strong>è sufficiente un prato per il pascolo</strong>, più o meno ampio a seconda del numero dei soggetti che si vogliono tenere, e acqua, anche poca, perché l&#8217;oca non è come l&#8217;anatra, ama soprattutto pascolare. I tarsi, situati al centro del corpo, sono molto più lunghi di quelli delle anatre, questa particolarità conferisce loro un passo più sicuro.<br />
Se dispongono di sufficiente alimento verde sarà sufficiente, ogni tanto, un pastone di pane, cruschello di frumento e farina di granoturco oltre ad un po&#8217; di grani, niente di più.<br />
Ho letto, in un vecchio libro, che in Pomerania Occidentale &#8211; Regione a nord est della Germania da cui proviene l&#8217;omonima razza e dove fino alla metà del secolo scorso l&#8217;allevamento era particolarmente sviluppato &#8211; un ragazzo, al mattino, passando nei pressi dei villaggi suonava a distesa un corno e, da ogni casolare, uscivano branchi di oche che il ragazzo stesso conduceva al pascolo, come un gregge di pecore. Alla sera le oche rientravano al Paese e ciascun gruppo ritrovava la propria casa.Un agricoltore, mio vicino, ha un bellissimo gruppo di oche bianche, sempre immacolate nonostante stiano tutto il giorno nei campi; molto indipendenti, le trovo addirittura sulla strada a più di un chilometro di distanza dai loro prati, sempre tranquille e con aria indolente, senza fretta e senza paura, si spostano, quando passo in macchina, quando sono a piedi allungano il collo e sembra mi redarguiscano con il loro verso per averle disturbate.<br />
Quando non le vedo le cerco con lo sguardo e spesso le intravedo in fondo al prato nel ruscello e mi viene da pensare: che bella vita fanno!Intorno <strong>all&#8217;età di sei mesi</strong>, a seconda della razza, <strong>le femmine iniziano a deporre</strong>, ma è bene per la riproduzione usare soggetti di almeno un anno compiuto. Un&#8217;oca può dare buoni risultati fino ai 4/5 anni; dopo, la fertilità ed il numero di uova calano.</p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/morfologia-oca.jpg" data-rel="lightbox-gallery-yUIQFi6D" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-895" alt="morfologia oca" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/morfologia-oca-289x300.jpg" width="289" height="300" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/morfologia-oca-289x300.jpg 289w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2013/02/morfologia-oca.jpg 400w" sizes="(max-width: 289px) 100vw, 289px" /></a>Il <strong>gruppo ideale è formato da un maschio e tre femmine</strong> ed è bene che siano soggetti della stessa età, specialmente le femmine, altrimenti il maschio tende a preferire la più giovane (però!!) snobbando le altre. Mai il gruppo deve avere due maschi, si disturberebbero a vicenda.</p>
<p>La scelta dei riproduttori va fatta standard alla mano e non si deve incorrere nell&#8217;errore: più grosse più belle. A parte la fecondità, che non è compatibile con la grossezza, lo Standard va anche seguito per la mole.Le nostre oche un tempo erano riconosciute come eccezionali produttrici di uova e carne prelibata, ma erano anche apprezzate per la loro robustezza e facilità di allevamento; per queste loro doti furono esportate in tutta Europa. Sono sicuro che <strong>molte razze oggi esistenti in altri Paesi hanno il sangue delle oche italiane</strong>.</p>
<p>Sul libro <strong>Standard inglese, con prima edizione datata 1956</strong>, si legge:<br />
<cite>«Non ci sono dubbi che, in Germania ed Olanda del nord, fu usata l&#8217;oca bianca italiana per creare la Embden, incrociandola con le loro indigene bianche.»</cite></p>
<p>Oggi l&#8217;Oca non è più allevata come una volta e quei pochi soggetti che si vedono provengono dai tanti mercati di provincia, dove parole come morfologia, colorazione, disegno o produzione hanno poca importanza, ma agli inizi del secolo scorso, fino ad oltre la metà, l&#8217;oca faceva parte di quel patrimonio avicolo da conservare gelosamente nelle sue caratteristiche morfologiche di colorazione e di produzione.<br />
La selezione, volta nel tempo a migliorare la produzione o l&#8217;aspetto, ha fatto sì che si creassero varietà con caratteri stabili dovuti anche al rapporto con l&#8217;ambiente e, quindi, al clima ed alla nutrizione.</p>
<p>fonte: www.fiav.info</p>
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		<title>Asino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Nov 2012 22:07:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali da Fattoria]]></category>
		<category><![CDATA[Asini]]></category>
		<category><![CDATA[asini]]></category>
		<category><![CDATA[asino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="145" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/asini-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/asini-150x150.jpg 150w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/asini-300x300.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/asini-100x100.jpg 100w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/asini-36x36.jpg 36w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/asini-145x145.jpg 145w" sizes="(max-width: 145px) 100vw, 145px" />STORIA e preistoria (lo abbiamo bastonato e sfruttato per secoli, ora lo facciamo estinguere&#8230;) Le prime tracce di domesticazione dell’asino risalgono al 4000 a.C., nel basso Egitto, mentre in Europa i primi ritrovamenti appartengono all’epoca tra quella del bronzo e quella del ferro. Oltre che lungo le coste dell&#8217;Africa orientale-settentrionale, vive ed ha vissuto nella [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="145" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/asini-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/asini-150x150.jpg 150w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/asini-300x300.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/asini-100x100.jpg 100w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/asini-36x36.jpg 36w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/asini-145x145.jpg 145w" sizes="(max-width: 145px) 100vw, 145px" /><p><strong><a href="https://www.animalieanimali.eu/asino/asini/" rel="attachment wp-att-734"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-734" title="asini" alt="" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/asini-300x219.jpg" width="300" height="219" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/asini-300x219.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/asini-600x439.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/asini-478x350.jpg 478w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/asini-75x55.jpg 75w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/asini.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>STORIA e preistoria</strong></p>
<p align="justify"><em>(lo abbiamo bastonato e sfruttato per secoli, ora lo facciamo estinguere&#8230;) </em></p>
<p align="left">Le prime tracce di domesticazione dell’asino risalgono al 4000 a.C., nel basso Egitto, mentre in Europa i primi ritrovamenti appartengono all’epoca tra quella del bronzo e quella del ferro.<br />
Oltre che lungo le coste dell&#8217;Africa orientale-settentrionale, vive ed ha vissuto nella Siria, in Mesopotamia, nell&#8217;Afghanistan, nella Persia, nella Russia asiatica meridionale, nel Tibet, nella Mongolia, ecc.<br />
Dagli asini selvatici africani deriverebbero i ciuchi armati di pazienza destinati a fare la parte più dura dei lavori di una volta, in cambio di un magro pasto; senza mai dar peso al fatto di esser eletto simbolo dell’ignoranza e della testardaggine.</p>
<p align="left">E’ sempre stato allevato da contadini che non avevano i mezzi per selezionarne razze, quindi è rimasto molto simile, anche nelle abitudini, al suo antenato selvatico che viveva in branco in ambienti desertici; è in grado di nutrirsi anche mangiando anche rovi secchi e spinosi e di sopportare molto bene la sete. Le striature caratteristiche che l’asino ha sul dorso, da una spalla all’altra, sono il segno della stretta parentela con la zebra.<br />
Bassorilievi assiri mostrano le prime figure di muli, quindi l’asino ha da sempre alleviato le fatiche di molti, ricchi e poveri girando la mola, portando pesi, trainando carri e aratri&#8230; (img: mulino.jpg) ma anche fornendo carne, cuoio e latte (che tra l’altro è ottimo come composizione nutritiva, meglio di quello vaccino).<img alt="prime tracce storiche di orecchie lunghe addomesticate" src="http://www.asinofenice.it/images/stories/Asinofenice/donkey%20cn.jpg" width="220" align="right" border="0" hspace="5" vspace="5" /><br />
Va considerato che la sua ben nota testardaggine è data da una cattiva interpretazione del fatto che è difficile forzare chiunque a fare qualcosa che contraddica i suoi istinti di conservazione;<br />
date le bastonate e i lavori che comunque svolgeva merita un plagio alla pazienza che dimostrava: solo quando crollava a terra ci si rendeva conto di averlo caricato troppo.<br />
Dopo millenni di servizio, alcune razze rischiano ora l’estinzione, persino le poste italiane nel 2007 hanno pubblicato un francobollo che rappresenta le razze italiane a rischio di estinzione.</p>
<p align="left"><strong>ETOLOGIA<br />
</strong><em>(son guidati dall’asina più saggia, prima di scalciare avvertono più volte&#8230;)</em></p>
<p align="left"><img alt="branco brado" src="http://www.asinofenice.it/images/stories/Asinofenice/liberi.jpg" width="210" align="right" border="0" hspace="5" vspace="5" />Nel 1936 grazie a K. Lorenz, K. Von Fish e N. Tinberg naque l’etologia, disciplina che si dedica allo studio dei comportamenti degli animali, soprattutto alle differenze tra comportamenti istintivi e appresi, la possibile derivazione genetica dei comportamenti e il comportamento comparato con altre specie.<br />
Le condizioni precarie che l’asino ha dovuto sopportare nei secoli gli hanno conferito il carattere che ha oggi:<br />
&#8211; è paziente.<br />
&#8211; è pacifico.<br />
&#8211; è attento (perchè se non badava lui a se stesso e a dove metteva i piedi, nessun’altro se ne preoccupava di sicuro).<br />
&#8211; è intelligente (riflessivo più di un cavallo).<br />
Basta fare un piccolo sforzo di immaginazione per capire che tante delle esperienze dell’asino nei secoli erano vissute a bastonate e morsi alle orecchie, quindi come può reagire ad un bambino che vuole solo giocarci insieme, con rispetto?<br />
E’ interessante scoprire, frequentando un somaro per qualche tempo, che prima di scalciare lo anticipa con colpi di coda, poi picchia in terra i piedi e solo se a questo punto si insiste magari il calcio arriva, ma piuttosto che scalciare preferisce solitamente allontanarsi di qualche passo.<br />
Per capire l’asino bisogna fare uno sforzo e accettare il principio fondamentale secondo cui se l’uomo è più intelligente, toccherà a lui scendere al livello dell’asino per comunicare: già lo facciamo coi bambini piccoli, imitando il loro modo di parlare li agevoliamo per essergli più vicini e permettergli di comunicare meglio con noi.<br />
Se avrete la fortuna di conoscere un asino vi accorgerete che sarà sempre meno cosciente l’intervento per pensare come lui.<br />
<img alt="Somaro attento." src="http://www.asinofenice.it/images/stories/Asinofenice/donkey2.jpg" width="150" align="left" border="0" hspace="5" vspace="5" />Gli asini comunicano attraverso il linguaggio del corpo: la mimica, la posizione della coda, i versi, i movimenti del corpo, delle zampe e delle orecchie (orecchie abbasssate all’indietro sono cattivo segno, alte e ritte sono segno di attenzione e curiosità)&#8230;</p>
<p align="left">Allo stato selvatico gli asini vivono in famiglie non troppo numerose composte dalle madri coi rispettivi piccoli (nascono più spesso femmine). Lo stallone tollera i giovani maschi nel branco, ma, quando ai primi calori iniziano a interessarsi alle femmine e a lottare tra loro o a sfidarlo, li caccia; spesso gli allontanati formano branchi separati.<br />
Sono dotati di un ampio repertorio di comportamenti sociali, e il branco non è guidato dallo stallone come tra i cavalli, ma dall’asina più saggia, spesso la più anziana.</p>
<p align="left">L’asino selvatico vive in luoghi pietrosi e desertici con scarsa vegetazione (per questo mangia anche i rovi, anche con le spine) spesso son costretti dal clima anche a periodiche migrazioni. In alcuni esemplari si può notare una riserva di grasso che va dalla nuca alla coda che come le gobbe dei cammelli serve per fare scorte d’acqua per le traversate di zone aride.<br />
Se l’appellativo “ASINO” si riferisce ad una personalità libera, indipendente, non influenzabile, ad una natura che non si lascia sottomettere e dominare, se “ASINO” è il nomignolo che si attribuisce a chi manifesta un comportamento che non si lascia addomesticare, beh allora dare dell’ASINO a qualcuno dovrebbe essere un complimento.</p>
<p align="left"><strong>VETERINARIA<img alt="L'arte della mascalcia si applica anche al piede nudo degli asini." src="http://www.asinofenice.it/images/stories/Asinofenice/mascalcia2.bmp" width="150" align="right" border="0" hspace="5" vspace="5" /></strong><br />
<em>(se fosse ferrato non sarebbe somaro&#8230;)</em></p>
<p align="left">Le uniche cure di cui necessita sono quelle del maniscalco per la pareggiatura degli zoccoli e quelle del veterinario per le vaccinazioni e per la svermatura. Magari una limata ai denti ogni tanto per pareggiarli, dato che sono in crescita continua. Animale robusto, difficilmente dimostra sofferenza, bisogna osservarlo attentamente, magari quando mangia, per capire se ha problemi.</p>
<p align="left">http://www.asinofenice.it</p>
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		<title>Capre Tibetane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Lavanche]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Nov 2012 21:41:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali da Fattoria]]></category>
		<category><![CDATA[Capre]]></category>
		<category><![CDATA[capre nane]]></category>
		<category><![CDATA[capre tibetane]]></category>
		<category><![CDATA[caprette tibetane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="145" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/capra-tibetana-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/capra-tibetana-150x150.jpg 150w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/capra-tibetana-300x300.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/capra-tibetana-100x100.jpg 100w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/capra-tibetana-36x36.jpg 36w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/capra-tibetana-80x80.jpg 80w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/capra-tibetana-145x145.jpg 145w" sizes="(max-width: 145px) 100vw, 145px" />Nome comune: Capretta tibetana Nome scientifico: Capra hircus domestica Paese d&#8217;origine: Ande peruviane e cilene Morfologia: Piccolo ruminante alto circa quaranta centimetri al garrese, mantello folto e duro di vari colori. I maschi presentano corna robuste, pizzo ed odore caratteristico intenso. Alimentazione: Fieno, erba, cereali, come tutte le capre ama il sale Riproduzione: Le femmine [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="145" height="145" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/capra-tibetana-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/capra-tibetana-150x150.jpg 150w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/capra-tibetana-300x300.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/capra-tibetana-100x100.jpg 100w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/capra-tibetana-36x36.jpg 36w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/capra-tibetana-80x80.jpg 80w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/capra-tibetana-145x145.jpg 145w" sizes="(max-width: 145px) 100vw, 145px" /><p><a href="https://www.animalieanimali.eu/capre-tibetane/capre-tibetane/" rel="attachment wp-att-726"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-726" title="Capre-tibetane" alt="" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/Capre-tibetane-300x225.jpg" width="300" height="225" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/Capre-tibetane-300x225.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/Capre-tibetane-466x350.jpg 466w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/Capre-tibetane.jpg 560w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Nome comune:<br />
Capretta tibetana</p>
<p>Nome scientifico:<br />
Capra hircus domestica</p>
<p>Paese d&#8217;origine:<br />
Ande peruviane e cilene</p>
<p>Morfologia:<br />
Piccolo ruminante alto circa quaranta centimetri al garrese, mantello folto e duro di vari colori. I maschi presentano corna robuste, pizzo ed odore caratteristico intenso.</p>
<p>Alimentazione:<br />
Fieno, erba, cereali, come tutte le capre ama il sale</p>
<p>Riproduzione:<br />
Le femmine raggiungono la maturità sessuale a sei mesi, partoriscono dopo 21 settimane circa due, raramente tre capretti subito attivi</p>
<p>Allevamento:<br />
In recinto con piccola stalla per la notte e l&#8217;inverno. Le femmine sono decisamente più facili da gestire, i maschi sono talvolta un po&#8217; aggressivi</p>
<p>Consigli:<br />
Evitate i maschi a meno che non vogliate vedere l&#8217;accoppiamento ed i capretti. Per risolvere il problema dell&#8217;odore intenso l&#8217;unica possibilità è la sterilizzazione</p>
<p>Se potessimo disporre della macchina del tempo e viaggiare sulle montagne dell&#8217;Europa, dell&#8217;Asia e dell&#8217;Africa settentrionale di qualche migliaio d&#8217;anni fa vedremmo che erano popolate da branchi di piccoli ruminanti, agilissimi e capaci di arrampicarsi senza difficoltà sui dirupi più scoscesi. I nostri antenati diedero a questi mammiferi, progenitori di tutte le capre domestiche, il nome di Egagri o Capre del bezoar a causa della concrezione presente nel loro stomaco, per lungo tempo considerata medicamentosa, detta appunto bezoar o belzoar.</p>
<p>Dall&#8217;Egagro o da una specie selvatica simile detta Capra prisca, si pensa siano derivate tutte le razze di capre domestiche grandi e piccole oggi allevate dall&#8217;uomo. Si tratta di animali che, pur nella domesticità, hanno conservato alcuni caratteri peculiari dei loro antenati come la combattività, l&#8217;agilità e l&#8217;adattabilità a condizioni alimentari estreme e, comunque, improponibili per tutti gli altri ruminanti.</p>
<p>Particolarmente docili, simpatiche e robustissime sono le caprette nane del Tibet, oggi presenti in tutti gli zooparchi come attrazione per i piccoli ed i meno piccoli, che difficilmente ne possono ignorare la sfacciata invadenza. Le piccole capre tibetane, fatte salve le dimensioni, si presentano con la tipica struttura morfologica di una capra tradizionale, pelame più lungo e folto, corna possenti e un pizzo arrogante nel maschio.</p>
<p><a href="https://www.animalieanimali.eu/capre-tibetane/capra-tibetana/" rel="attachment wp-att-727"><img loading="lazy" class="alignleft size-medium wp-image-727" title="capra tibetana" alt="" src="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/capra-tibetana-300x200.jpg" width="300" height="200" srcset="https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/capra-tibetana-300x200.jpg 300w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/capra-tibetana-600x401.jpg 600w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/capra-tibetana-523x350.jpg 523w, https://www.animalieanimali.eu/wp-content/uploads/2012/11/capra-tibetana.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Come tutte la capre si affezionano morbosamente a chi le accudisce e, le femmine soprattutto, diventano particolarmente ossessive nel loro attaccamento fino a piangere e disperarsi se vengono lasciate sole. Allevare in un giardino le caprette tibetane è facilissimo, occorre solo ricordarsi che, per la capra gli arbusti ornamentali sono cibo e nulla più. Si deve quindi disporre di un piccolo appezzamento di terra recintato con una stalla-casetta in legno ben coibentata per l&#8217;inverno, si deve anche prevedere un mini fienile nel quale conservare all&#8217;asciutto il fieno che rappresenta, insieme ad altri prodotti di natura vegetale, la base dell&#8217;alimentazione della capra.</p>
<p>Trovare sul mercato i capretti di un paio di mesi è facilissimo, sono reperibili sia nelle fiere del bestiame che si svolgono un po&#8217; dovunque nelle nostre campagne, sia su ordinazione in qualsiasi negozio specializzato. Si tratta sempre di animali bellissimi e dolcissimi che si presentano come miniature dell&#8217;adulto di cui possiedono già l&#8217;agilità e la simpatia. In pochi mesi raggiungono le dimensioni definitive che, in ogni caso, non superano quasi mai i quaranta-cinquanta centimetri al garrese, cioè alla spalla. Come tutte le capre sono curiose e addentano un po&#8217; tutto, chi pensasse quindi di lasciare che vaghino libere in giardino si troverà presto le aiuole ridotte a dune sahariane.</p>
<p>Maschio o femmina? Sicuramente femmina, il maschio, una volta raggiunta la maturità sessuale, manifesta una inevitabile e devastante caratteristica negativa: il classico puzzo di caprone che è veramente intenso ed insostenibile anche per i più tolleranti. Chi volesse nonostante tutto tenere un maschietto farà bene a ricorrere all&#8217;intervento del veterinario che, chirurgicamente, rimuoverà la causa prima del cattivo odore rendendo però l&#8217;animale inidoneo alla riproduzione. Chi a tutti i costi desiderasse allevare un maschio intero, ovvero sessualmente attivo per farlo riprodurre, dovrà rassegnarsi all&#8217;ammorbante olezzo o, in alternativa, volendo far coprire la propria femmina, potrà ricorrere ad un maschietto in prestito lasciando ad altri il tormento olfattivo.</p>
<p>Le caprette tibetane raggiungono la maturità sessuale sui sei %u2013 sette mesi e presentano una serie di cicli da settembre a gennaio, partoriscono dopo ventuno-ventidue settimane uno o due capretti vivacissimi, mobilissimi e subito in grado di attaccarsi ai capezzoli. Robustissime e frugali le piccole tibetane resistono bene agli inverni anche rigidi, sono facili da alimentare e raramente si ammalano, ovviamente richiedono un minimo di attenzione per quanto riguarda soprattutto l&#8217;alimentazione che deve essere limitata a foraggio di buona qualità integrato con poca frutta o verdure.</p>
<p>di: <strong>Dr. Michele Venneri</strong></p>
<p>Per Approfondimenti è disponibile un libro on-line visionabile <a title="Caprette Tibetane" href="http://reader.ilmiolibro.kataweb.it/v/563860/Le_caprette_tibetane#!" target="_blank">QUI</a></p>
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