Cacciatori aggrediti da un orso sul monte Peller, il presidente della giunta provinciale di Trento firma ordinanza di abbattimento

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L’aggressione a due cacciatori da parte di un orso sul monte Peller ha scatenato polemiche e accuse. Perché il presidente della giunta provinciale di Trento, il leghista Maurizio Fugatti, ha annunciato di prepararsi a firmare un’ordinanza che autorizzi non solo la cattura, ma addirittura l’abbattimento del plantigrado nel momento in cui sarà identificato e intercettato. Inoltre, vuole rivedere il piano relativo agli orsi perché sarebbero troppi e occorrerebbe procedere a una selezione. Ma gli animalisti e le associazioni ambientaliste, come la Lav, non ci stanno e replicano: “È l’ennesima ordinanza spara-orso, ma ci sono delle regole dettate dal Piano d’azione che non possono essere calpestate a piacimento da politici in cerca di visibilità”.

L’aggressione dei due trentini, Fabio Misseroni, 58 anni, macellaio di Cles, e il figlio Christian, 28 anni, è avvenuta domenica pomeriggio. I due stavano perlustrando il bosco in vista di una futura battuta di caccia quando l’orso si è avventato sul più giovane, che è caduto a terra. Con grande coraggio il padre è intervenuto in suo soccorso, ma è stato ferito a una gamba, che poi risulterà fratturata dalla violenza dei colpi. Per loro fortuna l’animale è fuggito. Non è escluso, secondo gli uomini della Forestale, che potesse trattarsi di una femmina che avrebbe agito così, impaurita, per difendere i piccoli che però nessuno dei due cacciatori ha visto.

Il giorno dopo l’aggressione, che ha fatto finire entrambi gli uomini in ospedale, il governatore Fugatti ha annunciato: “Firmerò un’ordinanza per farlo abbattere. È chiaro che un episodio del genere, che si aggiunge a numerosi altri casi di plantigradi confidenti che entrano sempre più spesso nei centri abitati a fondo valle, ci impone di avviare una riflessione sulla situazione presente sul nostro territorio. In Trentino ci sono fra gli 82 ed i 93 esemplari, a cui si aggiungono i nuovi cuccioli. Questi numeri mettono in dubbio la possibilità di convivenza dell’orso con l’uomo”. E ha spiegato: “Sottoporremo questa situazione al ministro Costa per avviare una discussione sulla prospettiva gestionale degli orsi che sta diventando sempre più insostenibile. Vogliamo dialogare con il Ministero, sapendo comunque che la nostra legge numero 9 del 2018 ci consente ampi margini di manovra sulla gestione dei grandi carnivori”.

Intanto gli agenti della Forestale stanno cercando reperti che possano portare all’identificazione dell’orso. Il dirigente generale Romano Masè ha spiegato che gli abiti di padre e figlio sono stati inviati al laboratorio della Fondazione Mach, alla ricerca del Dna dell’orso. Claudio Groff, responsabile Grandi carnivori della Provincia, ha detto: “Non sappiamo se fosse una femmina, ma è improbabile che si tratti di uno degli orsi che stavamo monitorando in zona”. Gli orsi presenti saranno catturati con trappole-tubo per raffrontare il Dna, finché sarà trovato l’aggressore. Un lavoro lungo, che impegnerà la Forestale per settimane.

Cacciatori aggrediti da un orso sul monte Peller, il presidente della giunta provinciale di Trento firma ordinanza di abbattimento
Cacciatori aggrediti da un orso sul monte Peller, il presidente della giunta provinciale di Trento firma ordinanza di abbattimento
Il ferimento di un padre e suo figlio è avvenuto domenica pomeriggio. Gli animalisti e le associazioni ambientaliste, come la Lav, non ci stanno e replicano: “È l’ennesima ordinanza spara-orso, ma ci sono delle regole dettate dal Piano d’azione che non possono essere calpestate a piacimento da politici in cerca di visibilità”

L’aggressione a due cacciatori da parte di un orso sul monte Peller ha scatenato polemiche e accuse. Perché il presidente della giunta provinciale di Trento, il leghista Maurizio Fugatti, ha annunciato di prepararsi a firmare un’ordinanza che autorizzi non solo la cattura, ma addirittura l’abbattimento del plantigrado nel momento in cui sarà identificato e intercettato. Inoltre, vuole rivedere il piano relativo agli orsi perché sarebbero troppi e occorrerebbe procedere a una selezione. Ma gli animalisti e le associazioni ambientaliste, come la Lav, non ci stanno e replicano: “È l’ennesima ordinanza spara-orso, ma ci sono delle regole dettate dal Piano d’azione che non possono essere calpestate a piacimento da politici in cerca di visibilità”.

L’aggressione dei due trentini, Fabio Misseroni, 58 anni, macellaio di Cles, e il figlio Christian, 28 anni, è avvenuta domenica pomeriggio. I due stavano perlustrando il bosco in vista di una futura battuta di caccia quando l’orso si è avventato sul più giovane, che è caduto a terra. Con grande coraggio il padre è intervenuto in suo soccorso, ma è stato ferito a una gamba, che poi risulterà fratturata dalla violenza dei colpi. Per loro fortuna l’animale è fuggito. Non è escluso, secondo gli uomini della Forestale, che potesse trattarsi di una femmina che avrebbe agito così, impaurita, per difendere i piccoli che però nessuno dei due cacciatori ha visto.

Il giorno dopo l’aggressione, che ha fatto finire entrambi gli uomini in ospedale, il governatore Fugatti ha annunciato: “Firmerò un’ordinanza per farlo abbattere. È chiaro che un episodio del genere, che si aggiunge a numerosi altri casi di plantigradi confidenti che entrano sempre più spesso nei centri abitati a fondo valle, ci impone di avviare una riflessione sulla situazione presente sul nostro territorio. In Trentino ci sono fra gli 82 ed i 93 esemplari, a cui si aggiungono i nuovi cuccioli. Questi numeri mettono in dubbio la possibilità di convivenza dell’orso con l’uomo”. E ha spiegato: “Sottoporremo questa situazione al ministro Costa per avviare una discussione sulla prospettiva gestionale degli orsi che sta diventando sempre più insostenibile. Vogliamo dialogare con il Ministero, sapendo comunque che la nostra legge numero 9 del 2018 ci consente ampi margini di manovra sulla gestione dei grandi carnivori”.

Intanto gli agenti della Forestale stanno cercando reperti che possano portare all’identificazione dell’orso. Il dirigente generale Romano Masè ha spiegato che gli abiti di padre e figlio sono stati inviati al laboratorio della Fondazione Mach, alla ricerca del Dna dell’orso. Claudio Groff, responsabile Grandi carnivori della Provincia, ha detto: “Non sappiamo se fosse una femmina, ma è improbabile che si tratti di uno degli orsi che stavamo monitorando in zona”. Gli orsi presenti saranno catturati con trappole-tubo per raffrontare il Dna, finché sarà trovato l’aggressore. Un lavoro lungo, che impegnerà la Forestale per settimane.

È intanto arrivata una dura risposta della Lega Antivivisezione. “Invece di lanciare ordinanze spara-orso, va ricostruita l’esatta dinamica dell’incontro ravvicinato, anche in questa occasione, risoltosi con lievi ferite agli umani coinvolti” per cercare di capire “se si trattasse o meno di una mamma orsa in difesa dei propri cuccioli, o di un orso solitario”. Una differenza importante, secondo la Lav: “Ma ciò pare non interessare al Presidente della Provincia il quale, disinteressandosi di come si sono svolti i fatti, si dichiara pronto a firmare un’ordinanza di uccisione, una vera esecuzione, e rincara la dose asserendo che vi sono troppi orsi e che presenterà al Ministro dell’Ambiente un piano per ridurne il numero”. Tra le ipotesi formulate dalla Lav c’è quella che i due uomini “si siano avvicinati inconsapevolmente ai cuccioli, provocando una reazione della mamma”. Simone Stefani, responsabile del movimento a Trento, dichiara: “Il piano di azione per la conservazione dell’orso bruno sulle Alpi prevede delle regole e una serie di interventi più o meno energici in base all’evento avvenuto e al comportamento dell’orso. In questo caso non si può affatto affermare di un attacco deliberato da parte del plantigrado e l’uccisione non è prevista dalle norme, oltre ad essere eticamente inaccettabile”. E riferendosi ad alcun eventi accaduti negli ultimi anni, ha concluso: “Purtroppo i presupposti sembrano portare verso finali scontati, come le crudeli uccisioni di Daniza e di KJ2 e l’ergastolo a vita per M49-Papillon. Siamo comunque pronti a fare il possibile per opporci ad una nuova ingiustizia e tutelare anche nelle aule dei tribunali il diritto a vivere liberi, nei loro boschi, di questi splendidi animali”.

di Giuseppe Pietrobelli
ilfattoquotidiano.it

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